Come fare paura

Come fare paura? Vediamo. Ci sono delle situazioni che attirano il brivido per definizione.

Il buio, per cominciare. Sarà che il nostro cervello rettile funziona sempre egregiamente in assenza di luce e con amplificazione di scricchiolii e rumori vari. Ottima anche la nebbia, passabile la penombra e tutte le circostanze in cui la visuale è scarsa.

Al secondo punto metterei l’inaspettato. Ricordate gli Scary Movies? Laddove una fanciulla si trova i fili del telefono tagliati ed è sola in casa, si può scommettere che la sua anima volerà presto nel paradiso delle comprimarie. Invece la paura VERA era nei primi film di Dario Argento: il riflesso che non cogli, la stanza dove un armadio si spalanca improvvisamente, una canzoncina che echeggia da un luogo non identificabile. Ora, tutto questo è diventato maniera. E allora paura è, per esempio, la signora che entra in un camerino a provarsi un vestito e il vestito medesimo diventa vivo e le succhia via il sangue (sto andando a braccio, eh).

Al terzo posto vanno le paure reali: la perdita, in primo luogo. Un amante, un figlio, un genitore, un amico: la fine di un personaggio legato da questi rapporti con il protagonista è di per sè qualcosa che ti scaraventa in una sacca fredda di terrore.

Al quarto metterei l’inganno: quando un personaggio si pensa in salvo, e il lettore pensa la stessa cosa, e invece trova un’orribile fine proprio mentre già il respiro stava tornando regolare.

Al quinto pensate voi, vero?

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7 Risposte to “Come fare paura”

  1. Mele Says:

    I mostri sotto il letto, o nell’armadio. Dopo aver letto Salem’s Lot.
    Tutte le cose di cui avevi paura da bambino. Perché in realtà non si sono risolte. Sono lì. Dietro i tuoi vestiti.

    (Non ho dormito per una settimana a causa di Salem’s Lot.)

    (Il libro è Jonathan Strange & Mr. Norrell. Oppiaceo ad alto contenuto di allucinazioni.)

  2. Mele Says:

    Ah, scusa, dimenticavo. E se il riflesso non c’è?

    (A proposito: più paura qualcuno che *appare in stanza o qualcuno che *è in stanza? – Ring americano o giapponese?)

  3. Vincent Says:

    Oggi ho letto proprio qualcosa che riguarda questo argomento.
    Sto rileggendo un libro di Edith Wharton, una raccolta delle sue storie di fantasmi.
    Lei nell’introduzione dice che un racconto per fare paura deve riuscire a descrivere bene l’ambinete, dare l’atmosfera giusta per poter poi parlare di quello che succede, che deve fare appunto paura.
    fa un esempio del mare in tempesta, del cielo grigio e del vento gelido, per quello che lei vuole trasmettere al terrore è quella senzazione giusta che richiama il fantesma che nello sfondo diventa una figura secondaria appunto perchè è più importante curare l’atmosfera.
    Poi dice che è importante che quando si descrive un’apparizzione di un fantasma ci sia totale silenzio.
    Inatto il silenzio per alcuni può essere un elemento che da tensione, e soprattutto il passare da una scena dove predomina il paesaggio cupo e soocante dove c’è una grande quiete all’entrata di qualcosa che poi stravolge.
    Tutto questo secondo me è molto affascinante e penso che la Wharton sia una delle migliori autrici di storie del terrore che riguardano il paranormale degli inizi del ‘900.

  4. jekka Says:

    Io non faccio per niente testo in questi discorsi. Pensa che, da quanto sono fifona, non riucivo a leggere “io uccido” di Faletti, se non in pieno giorno!
    Mi basta il solito clichè “cantina”, “scala”, “buio” per farmi stritolare il divano con le unghie.

  5. Blackvirgo Says:

    Quello che conoscevi ma è diventato sconosciuto senza che tu te ne rendessi conto. Finchè non ce l’hai davanti. Il gatto di Pet Sematary (ribardisco: quel libro per me è stato terrore puro. L’unico finora). Ma anche gli abitanti del villaggio dei Tommyknocker… quello non mi ha fatto paura, dall’esterno, ma se ti metti nei panni del protagonista è angosciante. The Others. Non tanto la paura ma mi ha tolto fiato. Proprio mozzato. Cioè lì un attimo di terrore l’ho avuto: quando nel bel mezzo della notte (cioè mentre lo guardavo) mio fratello ha aperto la cigolante porta della cucina bisbigliando “ma sei ancora alzata?” A quel punto mi sono ritrovata aggrappata al lampadario.

  6. Luthien Says:

    Appartenedo alla categoria”Coraggio,scappiamo!” tutto quello che va al di là del razionale,mi fa “paura”.
    Da buon capricorno ci deve essere una spiegazione e dove non c’è….
    Io ancora oggi non riesco a guardare L’esorcista,per questo motivo,e faccio fatica a leggere horror”puro”,perchè mi conosco e se non riesco a razionalizzare non dormo più…
    Sono una fifona,amen…

  7. laramanni Says:

    Prendo nota, eh? Silenzio. Cantina. Gatto…
    Un aneddoto sull’esorcista: lo stavo guardando in televisione con aria scettica (seee, già visto, non mi fa paura), ma mentre padre Karras urla “io ti esorcizzo!” la luce è andata via. E sul lampadario mi ci sono ritrovata anche io…xDDD

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