Le bucoliche

Passeggiata in campagna. Mi sono seduta sul prato con il classico filo d’erba fra i denti, sentendomi Clint Eastwood. Ho guardato le nuvole, ascoltato i falchi, visto un leprotto. Ma che bel quadretto, mi sono detta: sembro finta.

Poi, alzando lo sguardo, ho visto sette mucche sagge. O meglio, ho visto i profili di sette mucche sulla cima della montagna: erano immobili, almeno guardandole dal basso. Ho cominciato a pensare ad una razza di bovini mistici che programmavano la conquista dell’universo; poi ad una storia dal punto di vista del ruminante (mi era già capitato una volta, a Venezia, guardando quattro piccioni appollaiati con aria feroce su un lampione); infine, ad un’entità malvagia che possiede gli animali scatenandoli gli uni contro gli altri e infine contro gli umani.

Non avevo bevuto e non ero sotto effetto di stupefacenti. Semplicemente, mi capita abbastanza spesso di “deviare”. A volte, qualche frammento di questo delirio finisce nelle mie storie, molto, ma molto camuffato. Penso che sia abbastanza normale: l’importante, secondo me, è evitare di scrivere un romanzo che ha per protagonista una donna che guarda le mucche e si sofferma per le successive duecento pagine sulla sua vita privata. Poi, oddio, c’è chi ci riesce benissimo, a scrivere storie così.

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4 Risposte to “Le bucoliche”

  1. Anghelos Says:

    Questa capacità di deviare mi ricorda uno scrittore di nome Paul… tienitela cara.
    Devio anche io, per dire che oggi ho visto un piccione accovacciato in mezzo alla strada di fronte ad un bicchiere d’acqua… non c’entra niente, ma me lo hai fatto tornare in mente XD

  2. laramanni Says:

    LO VOGLIO!
    xD

  3. Mele Says:

    Una volta, l’inverno scorso, dai miei, ho sentito chiaramente discutere due passeri fuori dalla finestra del bagno, accomodati su un vaso vuoto. In dialetto. Mi stavo lavando i denti e sono rimasta immobile ad ascoltare. Parlavano di “chei chi arìa dall’estero, neh”, dei casini che combinavano nei condomini (la colombaia?!), che ormai non ce la facevano più a sopportarli. Quelli di una volta almeno “ià lauràa”, mandavano via gli “estracomunitari” che arrivavano dal fiume e s’infilavano dappertutto a portare malattie e rubare cibo.
    Per fortuna, dicevano, che interveniva il padrone di casa, “coi pioc” e la fiamma ossidrica.

    Beh. Che i ratti (che mio padre ultimamente ama arrostire) siano un problema, sono d’accordo. Ma i piccioni si sono ormai abituati ai due ex- cuccioli del gattone dei vicini (sì, hanno gli animali in comune), o almeno così credevo…
    Lasciamo perdere il fatto che il venerabile padre li prenda a sassate, ogni tanto. (Scemi loro che non si spostano, anzi si avvicinano a vedere che ha in mano…)

  4. laramanni Says:

    Passeri dialoganti e vagamente leghisti? Ratti arrosto? Piccioni masochisti? Mele, ma tu sei una risorsa inesauribile!!!!!!!!!!!! 🙂

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