Non lo facevo da tanto

Scarpinare fino alla cima di una montagna, dico. Ci sono arrivata con il cuore che batteva come un tamburo, la certezza che avrei avuto un infarto fulminante, la maglietta zuppa (mai fare passeggiate alle tre di pomeriggio), il proposito di dimezzare le sigarette. Ma ci sono arrivata. E quegli ultimi metri in vista della cima, i più ripidi, mi hanno dato una carica che non ricordavo di avere.
Quindi, sarò clemente con me stessa: stasera non caccio avverbi, ma incongruenze (ne ho beccata una nelle prime pagine di Esbat, laddove la protagonista apre una porta di comunicazione fra studio e cucina. Ma se è giapponese non ci sono “porte”, a meno che non abbia una casa in stile occidentale, che è quella che le ho donato, precisando meglio).
Ah, ho anche finito “Un giorno cose terribili”. Non male: finale molto aperto ad eventuale seguito e molto ritmo, alla fine. Dubbio: mi pare che Botti oscilli fra il desiderio di razionalizzare avvenimenti inspiegabili e quello di lasciarli in zona soprannaturale. Com’è noto, io preferisco la seconda ipotesi, ma va benissimo così.

Ma che stanchezza!

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6 Risposte to “Non lo facevo da tanto”

  1. Luthien Says:

    Per aspera ad astra!
    🙂

  2. Arwen Undomiel Says:

    ma non c’erano le porte scorrevoli nelle case giapponesi? 😮

  3. Mele Says:

    Quest’anno sono stata in gita geologica alle Eolie, in gita storica a Fonteno… ho fatto scarpinate per una vita. Comprendo. Se vuoi, devo avere in giro una mappa di tutti i percorsi che si possono fare nella provincia di Bergamo, se vuoi farti esplodere un polmone.

    (Non si capisce, da Esbat, che fumi, neh…?)

    Botti che target ha?

  4. laramanni Says:

    ARWEN UNDOMIEL IN PERSONA! Yay!!!
    E certo che c’erano. Ma io non le avevo messe nella prima stesura. E siccome mettere le porte scorrevoli mi costringeva ad essere molto attenta e rigorosa nella descrizione di una casa tradizionale giapponese, con seri rischi per la mia incolumità filologica, ho pensato che la Sensei è tipo da casa all’occidentale, coi suoi divanoni bianchi e le sue tende bianche da copertina di Domus. xDDDD
    Mele, Botti viene definito “lo Stephen King francese”, dunque è buono per tutti i palati e le età.

  5. Vincent Says:

    Mi hai fatto ricordare quando ho fatto la mia prima maratona da piccolo. XD A scuola.
    Anche se pretico uno sport abbastanza faticoso, non mi stanca per niente lo faccio con piacere, ma qunado vedo che esco fuori i miei limiti e mi spingo oltre quello che il mio corpo riesce a fare, lì vedo anch’io gli ultimi tratti più difficili prima di arrivere alla cima.
    L’importante e non demordere e poi dopo questa esperienza ti sentirai meglio, anche se per un pò sei distrutta, sia dentro che fuori.

    IO penso che le vette siano dappertutto, e che l’ultimo trato prima di arrivare alla meta è sempre il più difficoltoso, ma non bisogna farsi intimorie.

    Buon Lavoro, per le porte scorrevoli, si chiamavano fusuma, l’ho appreso grazie alla lettura di una fanfiction di una mia amica, moooolto timida, ma ha molte idee e penso che sia anche lei brava.

  6. laramanni Says:

    Oh Vince! Grazie! Fusuma. Ne farò tesoro, e ringrazia anche l’amica (ho una mezza idea di chi sia, ed è bravissima).
    In questo momento, dal punto di vista della ri-scrittura, sono proprio nel tratto ripido. Speriamo di non accasciarmi…

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