Cattivi!

Dal momento che sono di ottimo umore, parliamo di cattivi?
O se preferite di villain, di antagonisti negativi che sono necessari come il pane alle storie, e che, spesso, risultano molto più graditi dei protagonisti. Chi di noi, leggendo I tre moschettieri, non ha fatto il tifo per Milady piuttosto che per Costanza? O, andando indietro negli anni, chi non ha desiderato vedere il canarino Titti finire finalmente in un tramezzino farcito fra i dentini di Gatto Silvestro?
Io sì.
Ora. I cattivi, dal punto di vista della scrittura, sono difficilissimi da gestire. Fortunatamente, è andato declinando almeno uno degli stereotipi: il brutto e cattivo. Ovvero, la malvagità dell’anima che rende deforme anche il corpo: sotto l’influenza di Pan, non posso non pensare a Capitan Uncino. Ma l’elenco sarebbe lungo, da Riccardo III fino a Sauron (che bello non è, almeno all’epoca de Il signore degli anelli). Da un’interessante voce di Wikipedia apprendo infatti che

Esiste anche lo stereotipo del cattivo affascinante che assomiglia all’eroe per le sue fattezze, ma la sua personalità e il suo atteggiamento tradiscono una natura diabolica. Questa variante sarebbe stata popolare specialmente dopo la Seconda guerra mondiale, quando fu rivelato l’Olocausto, e l’opinione pubblica fu indotta a proiettare il cattivo popolare nell’ideale nazista biondo dagli occhi azzurri. Quella fredda bellezza nasconde però un arrogante senso di superiorità e l’insofferenza verso i cosiddetti “inferiori”. Dal cattivo biondo con occhi azzurri è stato recentemente estrapolato un bizzarro stereotipo, l’albino malvagio, un cattivo che racchiude diverse caratteristiche solitamente associate all’albinismo (pelle pallida, capelli biondo platino, occhi blu o rossi), ma che non ricade necessariamente in questa condizione.

Nulla che una lettrice di narrativa fantastica e di manga non sapesse, peraltro.
Il problema, però, è caratteriale più che fisico. Perchè in molti, moltissimi casi, il cattivo non ha sfumature: è il Male e punto, va sconfitto e punto. Di più: una delle caratteristiche del cattivo è di perseguire a tutti i costi i propri interessi e i propri scopi. I quali non cambiano mai in corso di narrazione, e spesso si somigliano tutti: quando non si tratta di conquistare l’universo, o di distruggerne uno, quando non si tratta di potere in senso letterale o di possesso di “qualcosa” che renderà più agevole ottenere il medesimo, si tratta di piegare il mondo alla propria visione. Una forma mentis che, curiosamente, fa dei cattivi dei portatori di etica: che amano l’ordine anche quando apparentemente sostengono il contrario. Il Caos è degli dei: e gli dei non sono nè buoni nè cattivi, sono e basta.

Ed ecco perchè è difficile raccontare un cattivo: anche cercando di evitare le banalità (discorsi prolissi, eccesso di sicurezza, anaffettività), un antagonista degno di questo nome, secondo me, deve essere ricco di contraddizioni, di passi indietro, di incertezze. Senza mai diventare, per carità, “buono”: i redenti sono nella maggior parte dei casi “sleali”, narrativamente parlando. Per non parlare dei cattivi che muoiono alla fine della storia: la promessa di un ritorno, per me, deve esserci sempre.

Ieri, chiacchierando col mio amico Leo, ho detto: “Per me un cattivo meraviglioso è il vampiro Lestat”. Lui mi ha guardato perplesso e ha detto: “Ma Lestat non è un cattivo”. E io: “Certo che lo è. Ma tu non te ne sei accorto. Per questo è perfetto”

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12 Risposte to “Cattivi!”

  1. Laurie Says:

    Parliamo di cattivi?
    Parliamo di Benjamin Linus. No, seriamente, la differenza tra un antagonista gestito da dio e uno partito bene e gestito malissimo sta nella differenza tra il vecchio Ben e il caro, vecchio Sommo.
    Che poi è l’applicazione pratica di ciò che dicevi nel penultimo paragrafo: metteteci delle incertezze (ma guarda caso ci metto sempre una donna impossibile da raggiungere per ‘sti poveri cattivi. Pure il grande Richelieu era stato respinto).
    Comunque penso che alla fin fine i migliori antagonisti sono di due tipi: quelli che hanno una propria visione del mondo a cui vogliono piegare una certa realtà e quelli che sono tali perché hanno obbiettivi e ideali diversi dal protagonisti. Quelli cioé che secondo le parole di George R.R. Martin sono “the hero of the other side”. I primi sono quelli che più o meno consciamente vogliono autorealizzarsi, spesso a discapito di altri (penso al Sommo), i secondi sono come Lestat o come Kagehisa Anotsu di Blade of Immortal.
    Potrei andare avanti, ma direi che basta così xD

  2. laramanni Says:

    Andiamo avanti! Adoro questo argomento!
    Bellissima la definizione di Martin. L’eroe dell’altra parte mi piace moltissimo, in realtà. Anche se i primi hanno fascino maggiore, e maggiore determinazione.
    Il difficile è non lasciarsi andare scrivendo: si vede che sono alle prese con uno Yobai in crisi?
    xD

  3. Laurie Says:

    Oh povera!
    Ma ti capisco se sei in crisi perché Yo-Yo è in crisi.
    Però insomma, è divertente muoverli. E sopratutto ‘sti cattivi ragazzi sono persone così rigide e così solitarie e così sociopatiche che quando sono troppo sotto pressione, perché qualcosa va storto, diventano intrattabili. Farebbero cascare il mondo xDDD
    Vedrai che avrai ragione anche su Yo-Yo.
    Io aspetto il suo probabile confronto con quella sbarazzina e tremenda dea *__*

  4. laramanni Says:

    Ci sarà presto…molto presto 🙂
    Infatti, Yo-Yo sta per commettere un GROSSO errore….xD

  5. Roberto (YD) Says:

    Oh! I villain, i villain! Che bello. Potrei parlarne ore.

    E poi sto discettando di Benjamin Linus con Laurie sul sito di Inuyasha … adesso va a finire che mi sdoppio xD

    Comunque. Stereotipi … beh beh gli stereotipi sono appunto, tali. A mio modo di vedere, il villain deve essere, come tutti gli altri personaggi, al servizio della storia. Finché questo è, io non mi preoccupo affatto che ricada in uno stereotipo o l’altro (anche perché, tira tira, spingi spingi, si può finire per dire che tutto è stereotipo).

    Per esempio. Il villain brutto. Non c’è problema, ma dipende. Il villain brutto, e meglio ancora che diventa brutto, per me resta perfetto in una creatura sovrannaturale che da buona diventa malvagia, à la Sauron o Melkor-Morgoth. Cliqué? Ebbene? La vedo comunque un’immagine tra le più potenti per rendere la “caduta nella corruzione”. Troppo Tolkien? Può darsi ma non me ne preoccupo.
    Certo, se poi gli autori non vedono questo legame tra causa ed effetto, e utilizzano il villain brutto sempre, allora la cosa stufa. Ma perché si è perduto “il senso” della bruttezza, non so se mi spiego. Nulla impedisce ad altri autori di trovare diversi legami tra aspetti dei loro villain e la bruttezza. Se c’è una ragione, o meglio un “effetto evocativo”, quella bruttezza non sarà più un cliqué ma qualcosa di qualificante.

    Villain belli “pseudonazisti”. S’è visto in alcuni aspetti della narrativa recente: gli elfi cattivi e razzisti nei confronti degli umani, per esempio. Ecco qualcosa che mi fa subito rizzare le antenne. Perché sono perfettamente d’accordo con quel che ha scritto Gamberetta in uno dei suoi saggi (ed è una cosa che in sostanza dice anche King in IT): è una perversione della Narrativa: considerare la Narrativa secondaria alla Realtà, tanto che la narrativa acquisterebbe importanza diventando specchio, metafora, interpretazione della Realtà (mentre la Narattiva vera parla a ciò che è eterno e presente in ogni tempo).
    Lì risiede un intento pedagogico che di solito ammazza la narrativa.

    Oh! E non solo! L’intento di rendere il villain solo il male da sconfiggere finisce per ottenere un “effetto-boomerang” perché i bambini in particolare finiscono per parteggiare con colui che viene sempre sconfitto. Quindi un villain che viene sempre sconfitto induce i bambini a identificarsi con esso xD

    Ma, una volta schivato l’intento pedagogico, ribadisco che non mi faccio alcun problema. L’importante è che quel che mi viene presentato dall’autore sia coerente con quanto precede. E la cosa bellissima della narrativa fantastica è che, con immaginazione bastante, puoi rendere credibile praticamente tutto. Certo, più una svolta nel racconto è brusca (chiunque sia il personaggio che la subisce) più bisogna rimboccarsi le maniche per renderla credibile.

    Io sto ancora inseguendo l’ambiziosa (troppo ambiziosa lo so …) idea di riportare Naraku IC modificando poco o nulla di quel che la Taka ha scritto. Non so se ci riuscirò (per inseguire questa idea, sono finito in un ginepraio molto più vasto di quanto avessi previsto, ma non nego che mi ci sto divertendo), ma resto dell’opinione che non c’è nulla che non si possa tirar fuori dal cilindro. Tutto sta solo nel come.

    Comunque io non trovo difficili i cattivi, che posso dire. Sarà perché ho una forma mentis portata all’ordine come quella che dici???

    Onigumo è facile. Hakushin sì che è difficile.
    Naraku è facile. Inuyasha, maledettamente difficile.
    Kikyou (che malvagia non è, ma paragonata a Kagome agli occhi di molti la sembra) – bof, mi ci trovo perfettamente a mio agio (sì va bene la adoro, e allora??). Kagome, è impossibile!

    PS: ovviamente, il vero villain è Titti (un sadico malefico), non certo Gatto Silvestro. E il fatto che non se ne accorga nessuno dimostra che è un villain perfetto XDDD

  6. Mele Says:

    A me piacciono i cattivi che muoiono e punto. XD. (Teh, guarda come sono sempre allegra, quando ti rispondo…)
    Dicevo. No, non dicevo. (distratta dalla gatta che ha visto una cimice, che schifo, speriamo non la mangi.)
    Una specie di “cattivo storico”, no? Come un uomo di stato che ha voluto una guerra e l’ha persa.
    Perché poi è sempre così, se vinci sei un genio, e perdi sei pazzo.
    Non so, io vedo le cose divise in bianco e nero?
    Per me, che abbia una psicologia complessa o meno, una persona che fa certe scelte si ritrova *sempre in una situazione pericolosa, e se perde, kaputt. Nessun ritorno.

    L’ordine.
    Mi ricordo quando lessi Eragon (che titoli tiro fuori, eh…?): “ma sono loro che vanno contro lo stato”.
    Occielo, sarò la reincarnazione di un reazionario?
    (Mele versione Ultras. Dell’Atalanta)
    In certi casi, se non lo sai prima, come fai a decidere chi è il cattivo?
    Poi, io ho una visione molto “umana” della cosa. “politica”?
    Bah. Se dovessi pensare a demoni e dei, ordine e caos in questo senso…
    Non lo so, mi fa strano, quello che hai detto. No, ‘spetta. Il bene non sono gli dei.
    AAAAAAAAARGH!!

    Ma allora, i buoni cosa vogliono? Vivere in pace? Il salvataggio degli orsi polari?
    E perché è cattivo quello che vuole qualcosa per sé? (Da piccola sognavo di diventare la regina del mondo, ero cattiva?)

    Comunque sì, è più probabile che siano i buoni, quelli “saldi&tuttidiunpezzo”. Altrimenti come fanno a combattere fino alla morte?

    Mmh. Scusa. Penso di a) non aver capito il post, b) non avere materiale / esperienze letterarie per farlo.

    Ora passerò la notte in bianco a pensare a questa cosa, accidenti! Mi mandi in crisi!

    (Eh!! Te lo detto che Lestat mi inquieta! Poi ricollego sempre Symphaty for the devil… Brrrr…)

  7. Faffy Says:

    I vampiri della Rice sono tutti cattivi! Anche se io personalmente preferisco Armand (è che amo i capelli rossi)… la mia migliore amica dice che assomiglio a Marius -__-‘
    Comuuunque…l’antagonismo a mio parere è un qualcosa di fortemente relativo. Nel senso che nove volte su dieci i “cattivi” e non parlo solo di narrativa, ma anche di quelli veri, sono convintissimi di essere buoni. Ora, per fare un esempio: Eldest, sinceramente mi piace poco, ma Galbatorix è perfettamente convinto di essere un innovatore, di fare il bene comune, tanto che riesce a persuadere anche i personaggi “buoni”. Quello secondo me già non cade nello stereotipo. Ma per tornare alla questione del relativismo: Lestat è un esempio particolarmente calzante, un protagonisa buono all’interno della storia, eppure un assassino, quindi fuori dalla storia stessa è un antagonista. Un esempio meno elegante: Lupin. Il ladro è il protagonista, l’ispettore l’antagonista. Ruoli completamente ribaltati e questo per rimarcare il concetto “the hero of the other side”. Riprendiamo nuovamente, infine, la Rice: ci fa entrare nella testa di personaggi sostanzialmente crudeli, rendendo la loro malvagità un qualcosa di perfettamente normale, così come per noi umani è normale e tutt’altro che crudele, uccidere esseri viventi per nutrirci, una volta che ciò che è negativo rientra nella perfetta normalità, il lettore se ne dimentica e il cattivo è “giustificato” amabile, spregevole come sempre. Perfetto.

  8. Blackvirgo Says:

    Che argomento affascinante.
    Io sono un po’ ingenua quindi a volte i cattivi mi affascinano e mi sfuggono.
    Ad esempio: il cattivo che vuole conquistare il mondo non lo capisco. “Che te ne fai?” mi viene da chiedere.
    Vabbè, lasciamo stare.

    Il cattivo che diventa schiavo di un’idea: affascinante purchè non lo facciano redimere. Ma rientra in genere nella categoria di cui sopra. Tipo l’Imperatore in Guerre Stellari. Tipo Hitler, ma andremmo a impelagarci in qualcosa di troppo complicato.

    “The hero of the other side” (bella questa!!): generalmente mi piace un sacco. Uno su tutti: Magneto degli X-Men. Un genio del male che non ha dimenticato che il suo più grande nemico è stato anche il suo migliore amico.

    Il pazzo, tipo Joker. Imprevedibile. Contorto. Che gioca sulle aspettative per poi deluderle. Che ti fa credere che i buoni siano solo degli stupidi. Affascinante e complicato. E da non incontrare per strada.

    Brutto e cattivo: quoto Yoda. Se ha un significato ben venga. Sennò perchè brutto? O bello? Un eroe e un anti-eroe non possono essere nella norma (in fatto di fisionomia intendo)?

    Oppure quando il vero cattivo non c’è. Avete mai letto/visto quella storiellina (che io amo!) che è la prima serie di Magic Knight Rayearth delle Clamp? Le tre eroine della situazione lottano per il pianeta Sephiro e per la principessa Emeraude, la principessa Emeraude “lotta” per Sephiro e Zagato (il sacerdote cattivissimo, rapitore della meravigliosa Emeraude e causa della rovina di Sephiro) lotta contro le tre eroine.
    Trovatemi il cattivo.
    P.S.: io consiglierei a tutti di leggerlo o vederlo, ma per chi non lo conosce sono disposta a raccontare tutto… avverto solo che ogni parola in più è uno spoiler mentre è bello beccarsi il pugno nello stomaco alla fine…

  9. Teiresias Says:

    Uh, i cattivi!
    Difficili tanto quasi i buoni XD questo perché si rischia da una parte o dall’altra: da una, di creare un cattivo “cattivo”, piatto e senza sfumature; dall’altra, di creare un cattivo talmente poco “cattivo” da renderlo per nulla credibile.
    A mio parere, tutto dipende dalla storia: per esempio, Il Signore degli Anelli non sarebbe tale senza un cattivissimo Sauron. Lì è necessario che il cattivo sia il Male Assoluto. Così come per me è infattibile un It senza il mefitico pagliaccio: concorderai con me che lì, Pennywise ci da ben poche possibilità di capire la sua malvagità….al contrario, una storia come quella di Blade Runner, dove Roy diventa cattivo per cercare di non morire, o un FFVII senza spiegazioni sul perché Sephiroth voglia conquistare il mondo, non hanno senso.
    Dipende, assolutamente.

    Comunque, per me, Lestat non è un cattivo. Non lo è mai stato. Non l’ho mai pensato neppure in Intervista col Vampiro che lui lo fosse, e questo non perché sia il protagonista delle Cronache: è un personaggio ambiguo e un antieroe, questo sì. Un cattivo come protagonista, per me, è Hannibal Lecter u_u

  10. laramanni Says:

    Oh, il magnifico dottor Lecter…vero. Però io continuo a vedere “cattiveria” in Lestat: connaturata al suo essere, alla sua “fame”, alla sua alterità se vuoi. Al suo manipolare gli altri. Ma poi, certo, dipende dalla storia, hai ragione, Teiresias. It è il Male, e punto. Randall Flagg è il Male, e punto, per non parlare del Re Rosso (un tantino isterico, a mio parere).
    E poi giustamente Blackvirgo ha citato il Joker, specie quello di The Dark Knight. Davvero magnifico perchè non prevedibile, in nessuna mossa, in nessun pensiero, e senza fine alcuno. Non è solo Crudele: è, tanto per cambiare, Caos allo stato puro.
    Mele e Faffy: io devo ammettere la mia totale ignoranza su Eragon. Non l’ho letto, e prometto che mi metto in pari. Posso parlare solo dell’ “other side” del Signore degli anelli…e devo dire che il mio cattivo preferito, in quel caso, non può non essere Saruman. xD
    Yoda, come al solito mi viene voglia di stamparmi le tue analisi. In effetti…in effetti è vero. Un “buono” credibile è molto, ma molto difficile. Ci sto riflettendo…xD

  11. Mele Says:

    No, no leggerlo, non merita.
    (intanto io mi sto innamorando di Rosencrantz. E’ davvero adorabilee!)

  12. Vy Says:

    Per non parlare dei cattivi che muoiono alla fine della storia: la promessa di un ritorno, per me, deve esserci sempre.

    Ti amo per questa frase. Io parteggio per il cattivo, sempre e comunque (d’acchito mi stanno più simpatici dei protagonisti, o meglio dei “buoni”, il che può andare dall’amore incondizionato alla stima alla tenerezza se il cattivo è proprio negato XD) e odio i cattivi che muoiono, per un motivo semplice: sono banali.
    Il punto è che siccome tradizionalmente il bene dovrebbe vincere, il cattivo che muore ormai è uno stereotipo pure lui. Può morire solo se la cosa ha molto senso e non verrebbe altrettanto bene altrimenti.
    Poi, devo dire che mi piacciono i cattivi “antagonisti” più dei cattivi “totali”. Dove con antagonista intendo dire che si tratta di un personaggio opposto all’eroe, ma non per questo deve essere del tutto cattivo o per meglio dire un cattivo a tutto tondo. Tu hai fatto l’esempio di Milady; Milady d’altronde è descritta volutamente con caratteristiche diaboliche (feci tempo fa lunghi discorsi al proposito con un’amica XDD) e anche se Dumas ne dice varie cose, a volte più simpatiche altre meno, in sostanza non gli interessa darle seri motivi per essere cattiva: è così e basta. Però io ti porto (primo e non casuale esempio che mi viene) Richelieu. Non è un cattivo: è un antagonista. E bada bene, non voglio scendere nelle banalità tipo: “anche i moschettieri ammazzavano la gente, è questione di punti di vista”… un discorso simile vale per la Storia, secondo me. Nel romanzo l’eroe è d’Artagnan, il protagonista è lui e non si discute: se no si tradisce l’intenzione di chi l’ha scritto e impostato così. Però, nonostante questo, l’avversario del protagonista è un personaggio con della complessità maggiore, che occasionalmente può vedere i propri interessi accomunati a quelli dell’eroe (Richelieu non è in fondo soddisfatto che Milady sia morta? Oppure il mio adorato Magneto cinematografico… eccetera eccetera,)… questo è il tipo che preferisco. *_*

    Ps: Dimenticavo: in realtà Uncino è descritto come molto bello da James Barrie, il che è buffo, alla fine Jason Isaacs è più fedele di quanto credessimo. xD

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