Dammi tre parole

Ecco, nell’ultimo commento Pippolina tocca un altro punto importante: reiterare le definizioni. Lei parla di Edward Cullen (e ha ragione: il fastidio che io provo nei confronti di questo personaggio è proprio nel suo essere riproposto con gli stessi termini e con gli stessi atteggiamenti). Io penso anche ad altro: penso, visto che sono bravissima a martirizzarmi, a me.
E’ che è difficile: non sto parlando di evoluzione dei personaggi (su quella, spero di essere riuscita, a due capitoli dalla fine di Sopdet, a farli cambiare tutti, nel modo che volevo). Penso proprio alle parole.
Faccio due conti e rifletto sui termini che utilizzo per definire il caro Demone: alieno, bello, antico, altezzoso, perfetto, gelido, aggraziato, ferale, maestoso.
Forse un tantino restrittiva, la faccenda. Terreno su cui lavorare: vocabolario, intanto. E allenamento mentale. Nessun personaggio può essere descritto sempre nello stesso modo: certo, una creatura sovrannaturale avrà difficilmente le occhiaie e il mal di testa. Ma può, e deve, essere raccontato in modo meno ripetitivo.
Vado a riflettere.

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6 Risposte to “Dammi tre parole”

  1. Mele Says:

    Il rischio di appiccicare epiteti.
    Ma hai anche scelto un personaggio di suo noioso (Sesshoumaru), che si salva solo perché gliene capitano tante. (Non ho la testa per un commento, ti prego di aspettare. Però.)
    Per fortuna che lo agiti e lo fai correre (non avrà le occhiaie, ma un po’ di pancetta… eh).
    (Intanto rido perché ferale mi fa venire in mente Secchan col mantello nero e la falce… – che oltre ad essere sfortunato porti sfiga?)
    Mmh. È anche fedele. È curioso. (Non troppo) saggio.
    È in divenire, ormai, neh? Poverino.
    Ecco, è anche tendenzialmente depresso.
    Cavolo, ce ne sono di aggettivi, per lui.

    Il modo migliore per capire come descrivere un personaggio è farlo accomodare sul divano, metterlo a suo agio, aprire il taccuino e interpellarlo. –Le va di iniziare con qualcosa della sua infanzia?-

    Prepariamo i kleenex.

  2. Kade Says:

    A mio parere, Sua Grazia è talmente divino e perfetto che trovare aggettivi adatti a descriverlo è quasi un’utopia. Anche il fatto che non si riescano ad intendere i suoi pensieri e le sue emozioni, mette ancor più in difficoltà l’autore di Fan Fiction.
    Perciò è quasi normale riproporre la sua figura sempre nello stesso modo. Come puoi caratterizzare un personaggio che quasi quasi non parla nemmeno? ò.ò

    E comunque, non preoccuparti. Sei comunque bravissima.

  3. Faffy Says:

    Secondo me il problema è che è troppo coerente come personaggio, ok si è evoluto e tutto il resto, ma alla fine non sconvolge troppo il suo ordine: tutto sommato il suo carattere è quello. E con la coerenza ci rimette la varietà, temo.

  4. laramanni Says:

    Eh già. Dipende dai personaggi. Ma io mi pongo proprio un problema di vocabolario: di cassetta degli attrezzi, come dice King. E su questo punto temo di avere ancora moltissimo da imparare…xD

  5. Rohchan Says:

    Ciao a tutti…^^
    mi ‘intrometto’ in questa discussione perchè questo post mi ha dato parecchio da pensare.
    Il confronto tra il caro Ed e Sesshoumaru mi ha fatto accendere una lampadina…in effetti, sono più simili di quanto si creda.
    E’ stata una specie di illuminazione improvvisa, e cerco di spiegarmi come meglio posso: Lara, ti lamenti del piattume con cui la Meyer descrive Edward…hai ragione. Alla lunga stanca (e già sento le sue fans affilare le mannaie…^^).
    Troppo bello, troppo perfetto, troppo gentile, troppo…IMMOBILE.
    Nell’edizione italiana del testo, il traduttore si sforza in qualche modo di cambiare un pochino la traduzione dei verbi, per dare un minimo di varietà alle sue espressioni, sensazioni, pose. Nel testo originale, l’autrice usa sempre i soliti tre-quattro verbi, le solite due-tre espressioni per descriverlo. Questo perchè, come credo di aver già letto in qualche intervento qui, da qualche parte, lui è eterno mentre Bella è solo umana.
    Lei cambia, lui no.

    La stessa cosa capita nelle tue fic (che, tra l’altro, mi tengono sempre incollata allo schermo): Ssshoumaru è eterno, immutabile come il divenire delle stagioni. Ivy, e con lei tutti i personaggi umani che gli hai messo accanto, sono solo umani. Loro cambiano, si evolvono, e hanno in un certo senso DIRITTO ad avere sempre descrizioni nuove, diverse. Sono come l’acqua che scorre, mai uguale a sè stessa eppure sempre acqua.
    Sesshoumaru no: lui è un demone, ed è eterno, e cercare di trovare nuovi modi per descriverlo secondo me è un po’ come ballare sull’orlo del precipizio…si rischia sempre di andare un po’ OOC.
    Per carità, sei straordinariamente brava, e il tuo Sesshoumaru credo sia il migliore di cui abbia mai letto…il più aderente possibile a quello che ha creato la Takahashi. Ha ragione Mele quando dice che Sesshoumaru è noioso…è sempre uguale a se stesso, non si può capire cosa lo muove, perchè è completamente alieno, diverso da noi. E cercare di capirlo è come provare ad infilare nella toppa la chiave sbagliata…magari ci entra, ma poi non gira.
    Oddei, ho il terrore di stare andando OT. Però ci tenevo un sacco a spiegarti un pochino il mio punto di vista. Stai facendo un lavoro eccezionale, e fai bene a cercare nuovi modi per definire Sesshoumaru.
    non ci sono mai abbastanza strumenti nella cassetta degli attrezzi, come la chiami tu; me ne accorgo anche io, nel mio piccolo.
    Faffy dice che con la coerenza ci rimette la varietà…ha ragione, ma Sesshoumaru non può esere diverso da se stesso, perchè lui NON PUO’ cambiare…evolversi, certo, fare qualche passetto avanti, ma non troppo. Se lo ‘spingessi’ troppo creeresti un secondo Inuyasha, e non andrebbe bene.
    Poi magari sto sbagliando, e ti ho riempito una pagina di stramberie…però spero di essere riuscita a farti capire un po’ come la penso…
    nel frattempo, vai avanti che io leggo…^^
    Rohchan

  6. laramanni Says:

    Oh, cara Rohchan: SI! Questo è il punto, e lo hai colto benissimo. Forse, e sottolineo il forse, qualcosa di diverso è avvenuto con Sopdet….Ma la cassetta va riaperta, ora: e bisogna lavorare!
    Grazie, di cuore: da una magnifica autrice come te, queste parole fanno proprio bene!

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