Cattivi pensieri

Da brava scorpiona,  vivo male questo periodo dell’anno. Male non è neanche la cosa giusta da dire, in effetti: diciamo che mi ricopro di sabbia, mi nascondo e aspetto. In genere, intorno a novembre, mi passa. Però è facile che il mese di ottobre sia il momento dove divento più scontrosa e sociopatica che mai, ho poca voglia di vedere gente e poca voglia di essere ottimista. Se si aggiunge l’aggravante del libro terminato (depressione post-parto, suppongo) e dell’altro in revisione che si avvia a concludersi, andiamo male: della serie, e poi?

Il cattivo umore è peggiorato dopo aver letto gli articoli sul nuovo Nobel per la letteratura, Jean-Marie Le Clézio, mai sentito nominare in vita mia. Oggi Repubblica riportava una sua dichiarazione secondo la quale lo scrittore è “un testimone che ascolta il rumore del mondo e pone domande”.

Sarà anche vero, però mi sono chiesta per l’ennesima volta perchè tutto questo valga solo per la letteratura “generalista” e mai per quella fantastica. Ogni volta che parlo con qualcuno che si rifiuta di leggerla, la massima concessione che mi viene fatta è “ma sì, quando ci si vuole distrarre, un fantasy o un horror vanno benissimo”.

E non è vero, e io lo so e so anche che molti di voi lo sanno. In un fantasy o in un horror il rumore del mondo c’è, eccome: solo che viene ingigantito, o gli vengono dati altri colori e altre modalità. Ne “La regina dei dannati” c’è il frastuono, oltre che il rumore: solo che quelle domande di cui parla il Nobel vengono poste da creature che non esistono. C’è differenza?

No, secondo me. Comunque, per vendetta, oggi leggerò solo il numero 30 di Bleach. (Non è vero, ma lo dico lo stesso).

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4 Risposte to “Cattivi pensieri”

  1. Luthien Says:

    Se ti può consolare il Nobel non l’avevo mai sentito nominare manco io…
    io vado in depressione a Novembre, quindi facciamo uno scambio equo e solidale (quest’anno non so…ci sono vagamente dentro anche ad Ottobre)…
    La letteratura fantastica, fantasy horror e chi ne ha più ne metta è considerata di”genere” quindi una letteratura di serie B.
    Asimov, Tolkien e chi ne ha più ne metta hanno parlato del frastuono del mondo…eppure…e anche il tuo amato King…
    Ciao!

  2. laramanni Says:

    Luth, mi sa che il Nobel non l’ha sentito nominare nessuno, almeno a giudicare da giornali e blog…xDDD
    Oh, il mio amato King: ho evitato di citarlo ma è a lui che ho pensato per primo: dentro c’è più di quanto trilioni di libri “realisti” potrebbero raccontare, sull’America e non solo.
    Un bacione, e d’accordo per lo scambio!

  3. Anghelos Says:

    Ma è stato proprio il Nobel a fare la differenza tra letteratura generalista e fantastica?
    Io sostengo che gli steccati vadano abbattuti, ma per farlo ci vuole buona volontà da entrambe le parti; invece, ho l’impressione che tranne pochi pioneri anche nel settore fantasy ci sia un arroccamento sulle proprie posizioni

  4. Roberto (YD) Says:

    Beh, ma non è che si debba sempre essere pronti e smaglianti ad andarsene in giro per il mondo!
    Anzi, questa pretesa tipicamente, moderna(?) di essere sempre brillanti e scoppiettanti, io la trovo piuttosto fastidiosa.

    Amo i giorni di sole perché si può uscire con gli altri, e quelli di pioggia perché è più facile e piacevole starsene a casa. Una cosa dovrebbe escludere l’altra?
    E ancora aspetto che chi si è rubato la nebbia tra le mie colline, me la venga a riportare XD
    (Era bellissimo, quand’ero un ragazzino, andarsene in giro per le strade non frequentate d’inverno quando la nebbia era così fitta da non vedersi a 10 metri – si poteva credere che non ci fosse più niente al mondo).

    Non vale la pena dare troppo retta a ‘sti discorsi. La narrativa fantastica e dell’orrore è tra quelle più potenti. Spesso è meno “barbosa” di tante altre (e già non è poco, e probabilmente già questo la fa archiviare come “non seria”).
    C’è il fatto che permette di parlare di cose che vanno molto più alla radice degli esseri umani. Si finisce per tornare al discorso di Gamberetta che avevo citato un po’ di tempo fa.
    La narrativa fantastica e dell’orrore permette di parlare di giustizia e ingiustizia, bene, male, dolore, consolazione molto molto più di gran parte degli altri generi. Se la si vuole usare bene.
    Per questo volerla finalizzare a meri “fini politici” le toglie una delle sue più interessanti specificità (oltre a correre il rischio colossale di finire per essere predicatori).
    Si può farlo, e si deve farlo, perché lo SCENARIO è fondamentale. Ma se ci si dedica solo a quello, si rinuncia a una potenza eccezionale. E’ come installare un motore potentissimo su una vecchia carretta. Lo puoi fare, ma, ecco, non per tornare al discorso delle metafore, è un po’ uno spreco.

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