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Mancare a un appuntamento

novembre 12, 2008

Ci sono delle frasi che ti tornano su. Insomma, che fendono tutti gli altri pensieri come i fari di un’automobile nella nebbia, e che rimastichi mentre ti lavi i denti, o mentre passi l’olio paglierino sugli scaffali.
La frase, nel mio caso, è questa: “Non era mai dove doveva essere”.
Ha un senso, anche se non sembra.
Sto girando intorno allo scheletro di quello che sarà Tanit: grosso modo so quale sarà il centro della storia, so come comincia e potrei persino sapere come finisce, salvo ripensamenti. Ho ancora parecchi interrogativi sulle azioni dei nostri due amabili protagonisti sovrannaturali, Hyoutsuki e Yobai. Ne ho meno sulla cara Axieros.  Ancora meno sugli umani: Ivy, Max, e i due personaggi nuovi.
Sì, ci saranno due new entry. Un uomo e una donna, come in Esbat, come in Sopdet. Masada e la Sensei nel primo caso, Adelina e Johann nel secondo.
Questi due saranno…molto particolari.
Sulla signora ho le idee abbastanza chiare.
Quanto al signore, beh, è colui a cui si riferisce la frase.
A questo punto devo raccontarvi una storia: a me sono sempre piaciute molto le case stregate, e tutte le leggende che le riguardano. Non potevo non adorare Ca’ Dario: il più nefasto dei palazzi veneziani, che ha donato – pare – a tutti i suoi proprietari una morte terribile.
Tranne a uno: che, sia pur malconcio, è sopravvissuto. Il penultimo abitatore della casa prima di Raul Gardini.
Ecco, diversi anni fa, chiacchierando con un amico veneziano, ho ascoltato quella frase.
“Perchè il proprietario si è salvato?”, ho chiesto. E lui: “Perchè non era mai doveva essere. Mancava a tutti gli appuntamenti”.
Tutto è tornato a galla ieri sera, mentre riponevo l’ultimo libro in uno splendente scaffale.
Accidenti, se mi piace. Accidenti.