Lara clicca su Reload

Basta, da oggi cambio. Ieri sera riflettevo sul “non combinerai mai niente di buono” che mia madre mi ha sempre ripetuto e mi ripete. E in effetti, quando mi succede qualcosa di positivo, la mia prima reazione è sempre “non me lo merito”.
Oggi, con un sole gelato su Roma, ho deciso che invece mi merito qualcosa. Il giusto, almeno. Non pretendo la luna, non pretendo la fama: pretendo una buona vita, però. O almeno cerco di guadagnarmela: nonostante la mancanza cronica di denaro, la solitudine, le piccole e grandi cattiverie.
Intanto, il Fato mi manda un segno. Su Repubblica di ieri, che ho letto a notte fonda, ho trovato una recensione ad After Dark di Murakami dove si dice questo:

In After Dark (Einaudi, pagg. 178, euro 18) Murakami, reduce da un´impresa di grandi ambizioni come quella di Kafka sulla spiaggia e desideroso di dedicarsi a un progetto su scala ridotta, ha scelto questa idea prettamente cinematografica e l´ha seguita fino in fondo realizzando il suo romanzo più concentrato e compatto. In After Dark, come nei modelli filmici a cui si ispira, l´unità di tempo è rigorosamente rispettata – i capitoli sono scanditi dall´immagine di un orologio dove le lancette indicano con precisione il passare delle ore – mentre quelle di luogo e azione sono infrante con la massima libertà. Murakami compone il racconto di una città polimorfa e vagamente mostruosa che si espande in ogni direzione, un gigantesco animale attraversato da un´infinità di arterie luminose e pulsanti.
A seguire i movimenti dei personaggi, a esplorare i vari piani di realtà, non è l´io narrante, protagonista sinora di tutti i romanzi di Murakami, ma un´entità non meglio precisata che si esprime in prima persona plurale, una sorta di sguardo meccanico, telecamera snodata e acrobatica capace di insinuarsi quasi dappertutto. Mai in un romanzo il punto di vista era assurto a un ruolo così primario, e allo stesso tempo mai era stato reso così spoglio e impersonale. A chi appartengono, questi occhi dotati di intelletto, fino a che punto questa prima persona plurale vuole includerci, accompagnarci e farci luce nel buio della notte, e fino a che punto tagliarci fuori? E fin dove può spingersi? Ecco, diversamente da un narratore onnisciente, questa telecamera che dice «noi», per quanto agile e snodata, incontra dei limiti, limiti di fronte ai quali il lettore è costretto a frenarsi.
Avanza, noi avanziamo, si blocca, ci blocchiamo con lei.
La narratologia, che ha fatto del punto di vista un tema cruciale delle sue ricerche, analizzandolo e classificandolo per trasformarlo a sua volta in strumento di analisi e classificazione, dovrà vedersela con il caso After Dark e con questo sguardo tecnologico e indeterminato, quasi il clone di un narratore tradizionale. C´è un passaggio, nel romanzo, di particolare interesse. A un certo momento, per osservare dall´interno cosa accade dentro uno schermo televisivo, lo sguardo narrante deve spostarsi dall´altra parte. Come? «Basta separarsi dal corpo, lasciarlo indietro e diventare un punto di osservazione ideale privo di massa». Eppure, nella percezione del lettore, quel punto di vista era già, dall´inizio, incorporeo. Il gioco si fa complicato. Il testo sembra diventare una scacchiera dove il lettore cerca di localizzare la propria posizione e quella del narratore, elusivo e onnipresente.

Fare i conti. Diventare un punto di osservazione privo di massa. Ci provo. Ci provo.

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9 Risposte to “Lara clicca su Reload”

  1. Demonio Pellegrino Says:

    mmm, per una volta repubblica mi ha fatto venire voglia di comprare un libro. Adoro Murakami, ma after dark non l’ho ancora letto.

  2. Demonio Pellegrino Says:

    (ovviamente tralascio commenti su fatti personali che non cAnosco, confermandomi che spesso, ho la tua stessa reazione, ma piu’ forte: quando mi capita qualcosa di buono, sono sicuro che di li’ a poco mi scopriranno una malattia. Ho la sindrome di Ghost…quando lui dice “è perfetto, non puo’ durare’, e, appunto, BUM, muore.

    Allegria!!!!

  3. Teiresias Says:

    Sarò razzista quanto vuoi, ma io detesto i libri giapponesi ._. l’unico che mi è un po’ piaciuto è stato il primo Ringu, che come storia è fantastico ma per come è scritto mi ha lasciato la bile in bocca. Non sono mai riuscito a trovare Parasite Eve, mannaggia, che lo voglio leggere da una vita e non ho IDEA di come trovarlo, anche solo in inglese T_T

  4. Lara Manni Says:

    La sindrome di Ghost è anche mia, purtroppo…xD
    Quanto a Murakami…Teiresias, dovresti almeno tentare secondo me.
    Ringu è favoloso, ma a me sono piaciuti anche gli altri!
    Ps. Voglio sapere tutto di Parasite Eve.

  5. Caska Says:

    A me Parasite Eve è piaciuto di più in videogioco…”XD *malata*

  6. Rohchan Says:

    Ugh..tra punti di vista e narratore, anche a me viene mal di testa…=.= e francamente, non so se me la sono sempre cavata bene…non sono capace di un giudizio oggettivo.^_^

    La letteratura giapponese…a me piace. anzi no…la ADORO. E’ un modo di esprimersi totalmente diverso, o delicato al punto da sembrare un quadro, come la Yoshimoto -anche se la definiscono la più occidentale tra gli scrittori giapponesi contemporanei- oppure così forte che sembra un pugno nello stomaco, come la Taguchi. Murakami non l’ho mai letto, ma mi piacerebbe…soprattutto Kafka sulla spiaggia, che me ne hanno parlato tutti benissimo. E poi non so se vi capita, ma a volte i libri mi chiamano…^^”” sarò matta io…^_^
    Ah, beh…e poi ho letto TANTI testi per il corso di letteratura giapponese che ho seguito in università….miti, leggende, diari di viaggio, diari di dame di corte…il più bello di tutti secondo me è ‘le note del guanciale’ di Sei Shonagon…una poesia dall’inizio alla fine, e a tratti anche ironico e divertente. Però sto andando OT…-_-

    La sindrome di Ghost…vah, che la conosco. Mi sa che ne soffro anche io. E probabilmente, Lara, la mia mamma e la tua o sono sorelle separate oppure cugine alla lontana. Si somigliano come due gocce d’acqua…>.>

  7. Totosai Says:

    Lara… una considerazione veloce…
    Una mamma ha/ha avuto MAI ragione?
    NO, mai successo.
    E’ una regola che generazioni e generazioni di figli confermano.
    Quindi… non pensarci e goditi gli amici, l’essere una persona interessante e lo scrivere libri appassionanti.
    Capita di non sentirsi adeguati; io quando finisco un qualcosa di grosso… invece di esser tutto contento vado in depressione e penso che non andrà mai bene e che tutti gli sforzi sono stati inutili (depressione postproject? :-p ).
    E per esperienza, al prossimo fantasma che ti tormenterà, offri una coppa di champagne.
    Diventerete come fratelli (ehm…non prenderla alla lettera, che poi è scomodo aggiornare il blog con quelle ditina trasparenti e incorporee), o almeno diverrai ciucca.
    :-p

  8. Demonio Pellegrino Says:

    Cmq di Murakami il top del top è Norwegian Wood. Diobono quanto è spettacolare quel libro. Buon secondo è A sud del confine a ovest del sole, molto molto bello, ma un po’ ripetitivo se uno ha già letto Norwegian Wood.

  9. Lara Manni Says:

    Norwgian Wood è da svenimento! Invece, confesso di non aver letto l’altro, e so cosa regalarmi per Natale. 🙂
    Totosai, adorato gattone: capita anche a te? A me succede regolarmente, purtroppo, e non sempre lo champagne funziona (forse perchè uso il prosecco?).
    Rohchan: tu te la cavi benissimo con i pov, lo dico e lo ripeto. Io saltabecco un po’ troppo. ahia.

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