Piedi per terra

Giù e su, ormai lo sapete no? Il mio umore va sull’ottovolante, e in questo momento sono in disceeeeeeeeeeeeesa.
Però stamattina su Facebook ho letto una cosa. Non è che questa cosa mi abbia tirato su, anzi, volendo, mi ha depresso ancora. Ma è molto realista, e dunque molto utile.
Perchè in genere si pensa sempre per estremi, quando si parla di scrittori: o quello che ha stravenduto, o quello che non vende.
Ma c’è lo scrittore che vendicchia. E grazie ad un link sono capitata su un articolo di Giulio Mozzi, che in tutta onestà non ho mai letto, ma che conosco di nome, e che considero uno scrittore “di successo”, uno che pubblica con Einaudi, per intenderci.
Beh, ecco cosa scrive:

io ho bisogno di un certo reddito per campare; ed è difficile lavorare otto o nove ore al giorno e poi mettersi buoni buoni a scrivere. Si può fare, l’ho fatto; ma è la condizione ideale? È sensato cercar di ricavare qualcosa dallo scrivere e dagli annessi e connessi? Non per arricchirsi, cosa peraltro quasi impossibile, bensì per liberare dal lavoro una certa quantità del proprio tempo. Io dunque affronto una contraddizione. Questo è il giardino, pubblicato nel 1993 da Theoria, è un libro che non è andato male, come si dice, per essere un libro a) d’esordio, b) pubblicato da un piccolo editore, c) di racconti. Le copie vendute a fine 1995 sono più di 2.000, forse 2.500. Io ci ho guadagnato, direttamente o indirettamente: 500.000 lire lorde per un racconto pubblicato in anteprima dal quadrimestrale Panta; 1,5 milioni lordi di diritti anticipati; 996.400 lire di diritti a rendiconto; 2,2 milioni lordi per una collaborazione con il Mattino di Padova che è durata alcuni mesi; 1,1 milioni come compensi per conferenze (lordi, e comprensivi dei vari rimborsi per viaggi e alloggi): in tutto 6.296.400 lire nell’arco di tre anni: quindi una media di 2.098.800 lire lorde all’anno. Avrei anche vinti i 2,5 milioni del premio Mondello 1993 per l’opera prima; ma quei soldi non li ho mai visti e ci ho messa una pietra sopra. Nel 1995 doveva uscire presso Theoria La felicità terrena, ma poche settimane prima della data stabilita per la pubblicazione, causa un improvviso bisogno di liquidità dell’editore, i diritti sul mio libro furono venduti all’Einaudi per 15 milioni. Einaudi pubblicò il libro nel 1996 e per quanto riguardava i diritti mi dissero: quei 15 milioni che abbiamo spesi per comperarti, li scaliamo dai tuoi diritti. Va detto che 15 milioni erano più o meno tutto quello che un libretto come il mio, se pubblicato da Einaudi, poteva farmi guadagnare. Alla fine accettai di ricevere una sorta di forfait di 5 milioni lordi che Einaudi contabilizzò come «rimborso delle spese sostenute per scrivere La felicità terrena». Con questo libro sono finito tra i finalisti del premio «Pietro Chiara» di Varese, il che mi ha fruttato un assegno di 5 milioni esentasse. Altri 5 milioni esentasse sono piovuti dal premio Giuseppe Cocito che mi è stato assegnato a Montà d’Alba (Cuneo) con una cerimonia piacevolissima comprensiva di swing orchestra. Alcuni giornali e riviste mi hanno chiesto un racconto da pubblicare durante l’estate (soprattutto dopo che sono finito in finale al premio Strega – arrivando poi ultimo tra i finalisti), e alcuni tra questi giornali pagano: fino a mezzo milione per un racconto di tre cartelle. In questo modo dovrei guadagnare forse, al massimo, un altro paio di milioni. Questa è la misura economica del mio successo.

Parliamo di un articolo ripubblicato ora ma che risale agli anni Novanta, dove i soldi circolavano di più.
A me fa l’effetto del lavarmi la faccia con l’acqua fredda, ed è giusto.

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12 Risposte to “Piedi per terra”

  1. demonio pellegrino Says:

    azz.

  2. Lara Manni Says:

    Vero?

  3. Totosai Says:

    Non si parla di Euro, vero?
    Dio mio… si fa prima a pubblicarlo in rete con offerta libera

    😦

    Pensavo facesse guadagnare ENORMEMENTE di più (il che non vuol dire che pensavo si guadagnasse enormemente…).

    Capisco la soddisfazione.
    Capisco tutto.
    Ma è troppo poco.

    Partecipo al tuo sconforto (come ricercatore appartengo anch’io alla categoria “lavori per passione, quindi perché pagarti?”)

  4. demonio pellegrino Says:

    piu’ che altro, mi ha stupito (ma neanche tanto) il comportamento di einaudi in questo caso

  5. Lara Manni Says:

    Da quel che penso, gli anticipi possono essere più alti, ma è difficile che lo siano i diritti, a meno di casi clamorosi.
    Insomma, di libri non si vive: questo lo sapevo già. Certo che le cifre elencate così…

  6. Totosai Says:

    valuta inflazione, euro e palle varie… penso sia ragionevole tradurre le lirette direttamente in euro.
    Spero che diano anche di più!!!

    Ma tu non hai già iniziato a parlare di soldi con il tuo editore?
    (ehm… sto diventando un filino venale di recente)

  7. Lara Manni Says:

    Certo che sì, e non da ora.
    Ma la riflessione che volevo fare riguarda soprattutto le vendite dei libri: insomma, di best-seller, o anche di libri ben venduti che diano, se non un reddito, un minimo di fiato a chi scrive, ce ne sono pochini…

  8. Totosai Says:

    la gente legge troppo poco, oppure la % dell’autore è troppo bassa?
    (o tutti e 2?)

  9. Anghelos Says:

    Aspetto negativo: in Italia leggono in pochi.
    Aspetto positivo: in Italia leggono così in pochi che le vendite dei libri sono le uniche a non calare con la crisi 😄
    Purtroppo da noi è impossibile che emergano personaggi come quelli dipinti in un mucchio di storie statunitensi, persone che un giorno decidono di lasciare il lavoro per scrivere un romanzo (e probabilmente si contano sulle dita di una mano). Questo è anche un bene, visto che l’esperienza di vita giova anche all’ispirazione e alla scrittura, però vale soprattutto per gli esordienti o gli autori più giovani, mentre si potrebbero citare molti scrittori italiani con un corposo elenco di opere pubblicate che ancora non possono permettersi di dedicarsi esclusivamente alla scrittura, per necessità prima ancora che per scelta.

  10. Laurie Says:

    a) Non pensare che in America vadi meglio altrimenti si sfiora la depressione massima.
    b) Non invidio voi scrittori professionisti. Davvero.
    c) …dove sono finiti i soldi del premio??

  11. Totosai Says:

    a) essendo gli americani di più e essendo gli anglofoni MOLTI di più, è possibile che vada meglio…
    c) tra spese e spesucce per la premiazione e la conferenza…

    Lara, scrivere in inglese? :-p

  12. Lara Manni Says:

    Non sono così brava, gattone, sorry.
    Sto riflettendo su quanto dice Angelo: soprattutto sulla parte seconda. In realtà credo che accada a pochi anche negli Stati Uniti. Il mito dello scrittore autosufficiente vale solo per i non numerosi scrittori di best seller. Diciamo che un buon artigiano, che è quel che aspiro ad essere, dove trovare il sano compromesso fra un’attività che non lo disgusti profondamente e la scrittura.
    Proviamo.
    Ps. Laurie, ma chi sarebbero gli scrittori professionisti? 🙂

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