Amare Mr.Hyde

Anche se ho mal di testa, mal di ossa, mal di mondo, stavo leggiucchiando qualche fan fiction. Le constatazioni sono le solite: a stragrande maggioranza scrivono le ragazze. A stra-stra-stragrande maggioranza si tratta di storie d’amore. E va bene così: in fondo, scava scava, anche i romanzi parlano per lo più di amore, in modo più o meno totalizzante.
Ma c’è un particolare che ho mentalmente sottolineato: il Lui. Non è quasi mai da solo, ma è scisso. Come se Jeckyll e Hyde fossero tornati ad essere due invece che le metà di uno. Insomma, questo Lui ha quasi sempre un Rivale, e quel rivale è Nero quanto Lui è Bianco, Bastardo quanto Lui è Protettivo, Arido quanto Lui è Appassionato.
Mi è tornato in mente Amleto, atto terzo:

Regina: Amleto, m’hai spaccato il cuore in due.
Amleto: Gettate via la parte d’esso guasta,
e vivete più pura con quell’altra…

Ma non è così. Non funziona mai in questo modo, le cose si mescolano sempre. Nella vita come nella scrittura, le due metà si riuniscono sempre. Bianco e Nero. Jeckyll e Hyde.
E noto che questa curiosa schizofrenia riguarda soprattutto le adolescenti: quando l’adolescente ero io, non mi/ci accadeva. Buffo.

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11 Risposte to “Amare Mr.Hyde”

  1. Luthien Says:

    Mmm…
    Azzardo, a volte questi lui sono Il Grigio, la linea d’Ombra o la sfumatura impercettibile che non riusciamo a cogliere…
    E anche io un po’ mi riconosco nell’adolescente spaventata da Hyde, ma che ne subiva il fascino tremendo…

  2. Lara Manni Says:

    E forse perchè sono il Grigio scegliamo il Bianco o il Nero?

  3. Anghelos Says:

    Non so se in questo caso si possa parlare di schizofrenia: la presenza di due lui equivale a quella di due modelli tra cui scegliere, ma il soggetto della scelta è unico, e non è detto che la dissociazione delle opzioni nasca da una dissociazione della personalità

  4. Luthien Says:

    E’ una bella domanda, ma non ho la risposta…
    Forse una definizione scacchistica ci sta bene, Il Bianco muove per primo, ma spesso vince il Nero 🙂

  5. Lara Manni Says:

    Ma infatti,Angelo, ho esagerato volutamente. E’ la questione dei modelli che mi incuriosisce.
    Luth, a meno di non fare la mossa del Barbiere. xD

  6. Mele Says:

    Forse è solo che ad una certa età si tende ad assolutizzare… Però…
    Occielo, adesso vado a controllare le mie vecchie storie per vedere se ho messo due lui (O.O)…
    (Yaoi a parte.)
    (Storie di *genere particolare* a parte)
    Beh, forse il modello è quello delle fiabe, ancora una volta?
    Boh. Tanto nero, bianco e grigio stanno bene con tutto.
    Mh…

    Un’aspirina?

  7. Guimi Says:

    Ma è proprio il Grigio la cosa bella.
    E’ da quando ho scoperto i “grigi” che ho iniziato ad amare i protagonisti.
    All’era del Bianco e il Nero parteggiavo per il Nero. Perchè di tanto in tanto il Bianco è… noioso.

    [vi siete mai chiesti perchè in genere il cattivo è più intelligente/ha più sfumature del buono? che fregatura]

  8. Rohchan Says:

    Ciao splendore!!!
    Spero tu ti senta meglio..era un sacco che non passavo…=.=
    BUON ANNO!!!!!

    Ahem…
    ok, detto questo…condivido in pieno quello che dice Guimi.
    Vero, il buono rompe un po’ le scatole…è sempre bello, sempre gentile, sempre attento…è il ‘cattivo’ della situazione che mette sale nella vicenda.
    E poi è lui quello che si incasina la vita a strappare la ragazza /oggetto del desiderio /vita più o meno tranquilla al buono.
    Il buono se ne sta nel suo bozzolo ad aspettare che qualcosa cambi, godendosi ciò che ha…il cattivo, per invidia, gelosia, o noia, o amore, prova a strapparglielo.
    Va anche detto che essere desiderata da due ragazzi/uomini che sono uno l’opposto dell’altro e sono disposti a tutto per di averti, è un sogno di moltissime adolescenti…^^
    A me i cattivi hanno sempre fatto paura. Tanta.
    Sempre parteggiato per i buoni. Sono noiosi, ma rassicuranti.
    Quindi no, forse io non soffrivo di questa ‘psicosi da Hyde’…con me i cattivi perdono sempre…

    Ma…Lara, hai mai notato come, spesso e volentieri, se il cattivo alla fine cambia od ottiene ciò che vuole, si scopre che sotto sotto covava un trauma tale da far sciogliere come neve al sole un team intero di psichiatri? O anche senza ottenere ciò che vuole…il trauma salta fuori, punto e basta.
    E a quel punto…sì, era un disgraziato…però fa compassione.
    Uhn…

  9. Lara Manni Says:

    Oh Rohchan! Buon anno anzitutto! Ed è così, il cattivo-con-trauma è un classico, e alla fine mi deprime un poco. E’ vero quello che dice Guimi, anche: il Bianco è noioso. Modelli di fiaba, Mele, appunto.
    I grigi…anche per me sono la scelta finale, no? 🙂

  10. avalon9 Says:

    Ciao Lara!
    Oddio! Spero che tu stia un po’ meglio, in questi giorni. Mannaggia all’inflienza! (*a morte, a morte*).
    Però, se anche da malata partorisci simili riflessioni…
    I modelli, gli opposti, Jeckyll e Hyde. Ostico, come pensiero. Complesso. Ma penso che il motivo sia nel “bisogno”, nella necessità di inventarsi un universo (e di conseguenza dei “personaggi”) che, anche se difficili, possono ridursi a stereotipo. Non a macchiette, e la cosa è ben diversa. Uno stereotipo è la sicurezza, il conosciuto (nel bene e nel male). E quando si è adolescenti c’è il bisogno di sapere che anche se vedi tutto nero da qualche parte esiste il bianco. Il grigio no. Il grigio lo scappi. Perchè? Semplice: fa male. Fa male accorgersi che si è “limitati”; che tutta la vita (la vita banale quotidiana e ovvia) non è nulla di speciale e principi azzurri (o vampiri scintillantiXD) come quelli delle fiabe non esistono. Forse è per questo che, spesso, in manga, fanfiction o “storie” (usiamo un “generale”, anche se non va molto bene ricorrere a sacchi) si simpatizza per l’atnagonista, per lo “sconfitto” problematico e disadattato, ambiguo, affascinante. E’ la soluzione comoda: il Buono resterà sempre lì accanto, e sarà pronto a “salvare”. Intanto, l’esperienza dello sbagio è permessa, è fattibile.
    Dividere i protagonisti (uomini, se le autrici sono donne/ragazze; ma c’è anche il contrario, per fortuna) in Jeckyll e Hyde è (Aristotele docet) catartico. E’ come Odisseo: se vuoi vincere la morte, devi morire. Se vuoi scoprire il grigio, devi vedere prima bianco e nero. E quando ti sarai accorto che non ti soddisfano, che ti “annoiano”, allora ti “svegli” e ti ricordi che nemmeno lo specchio riflette l'”identico”.
    [Va bene. Mi sono lasciata trasportare. Scusa il post troppo prolisso]

  11. Lara Manni Says:

    Macchè prolisso, Avalon, ti leggerei per ore. E’ verissimo. Se vuoi vincere la morte devi morire, e se vuoi avere esperienza del reale devi semplificarlo. Salvo poi riuscire a reinventarlo in forme più complesse.
    Però…mi chiedo se alla fine si riuscirà mai a inventarne di nuovi, di stereotipi…

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