Gli autobus, Facebook e una poesia

Sul Faccialibro accadono un sacco di cose. Si parla del Q.I. di Povia e delle sue canzoncine anti-adulterio, anti-gay (domani, chissà, anti-onanismo?). Sbocciano gruppi contro gli autobus “laici” di Genova, quelli che dovrebbero recare sulla fiancata la scritta “La cattiva notizia è che Dio non esiste, la buona è che non ne hai bisogno”. Se avete un profilo Facebook, fateci un giretto (anche su gruppi tipo Scegli Gesù): sia che siate laici, sia che siate credenti. A dimostrazione di quanto sia tremenda, cieca, ottusa l’intolleranza.

Da quel che ho letto, i vertici genovesi della Chiesa hanno accolto con disponibilità la mossa dell’UAAR (l’associazione di atei che ha promosso l’iniziativa autobus), e l’hanno giudicata come un’occasione di confronto.
Altri (e, ohi ohi, molti sono giovanissimi) si scagliano contro le anime perse col coltello fra i denti. Qualche buontempone ha citato l’UAAR per pubblicità ingannevole: io non vedo l’ora di sapere come i denuncianti dimostreranno l’esistenza di Dio, prove alla mano.
Fra le altre cose faccialibresche, ci sono i passaparola. Anzi, ne sono l’anima. Questa mattina, per esempio, un amico mi ha inviato una poesia di Filippo Tuena, uno scrittore, chiedendomi di postarla qui. E io lo faccio. L’argomento della poesia è facilmente intuibile.

Prediligo postazioni rialzate,
Battute dal vento, anche se pericolose
Per i colpi vaganti o l’ingordigia dei cecchini
Che prima della fine del turno
Vogliono ancora una volta far centro.

Ma in queste notti arabe
Sono i cumuli di macerie che m’aggradano di più
Perché a volte, sotto, li sento ancora lamentarsi,
Con voce sempre più sottile o insistente pervicacia.

Eppure moriranno entro pochi minuti
Ed è inutile affannarsi a sollevare le pietre,
Scalzare travi, rotolare macigni.

E’ la polvere che li condanna. S’incolla alla gola
O alle ferite sanguinanti e li sigilla come
Statue di gesso o sale. Immobili. Fermàti nel tempo
Come i calchi degli schiavi di Ercolano.

Per esperienza so che, passata l’orda,
Li ritroveranno quando spianeranno le macerie,
Solitamente avvinghiati alle madri.
Del resto il loro mondo era davvero poca cosa:
Un seno un poco avvizzito, un battito rassicurante del cuore.

Askenazita di Bolechov che hai pigiato il bottone,
Palestinese di Hebron che hai caricato il mortaio,
Texano di Dallas che hai il grilletto facile,
Talebano di Kabul che hai il coltello affilato:
Non cucinerai l’agnello nel latte della madre.

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4 Risposte to “Gli autobus, Facebook e una poesia”

  1. Anghelos Says:

    Pensa che io volevo iscrivermi in un gruppo contro l’Inter (giusto per una vecchia diatriba scherzosa con mio fratello), salvo poi lasciar perdere quando mi sono reso conto che due terzi degli iscritti insultava lo “zingaro” Ibrahimovic…
    In fondo Facebook è un luogo per analisi interessanti, se appunto lo si interpretasse in termini più distaccati e meno passionali pro o contro

  2. Lara Manni Says:

    Vero. Anche io volevo iscrivermi a uno di questi gruppi per porre domande, non per provocare. Ma mi sono resa conto che gli iscritti non avrebbero voluto ascoltarle. Sto imparando parecchie cose, a proposito di Facebook, e confermo che è interessante. Continuo però ad essere spaventata da una cosa di cui abbiamo già parlato ai tempi del forum: il radicalismo dei più giovani (che spiega anche parecchie cose sul voto alla Lega etc.etc.)

  3. jekka Says:

    …consolati. A me è arrivata una richiesta per iscrivermi ad un gruppo di nostalgici sostenitori di Mussolini! Io sono rimasta a bocca aperta!

  4. Laurie Says:

    Pubblicità ingannevole? E quella dell’otto per mille alla Chiesa? Lo sanno i cristianissimi italiani come una parte delle loro tasse viene spesa dalla Chiesa? Oh, direi di no.
    P.S. La denuncia per pubblicità ingannevole l’hanno fatta a destra. Se non sbaglio gente di AN.

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