Death file

E’ che mi sto interrogando su molte cose. Choen, nei suoi commenti, contribuisce (ehi, ma in quale metamondo ci siamo incontrati, a proposito?).
Contribuisce anche Gaiman, a modo suo. C’è una frase, in American Gods, che dice: “La narrativa ci permette di entrare in altre menti, in altri luoghi, di guardare con altri occhi. E poi nel racconto ci fermiamo, prima di morire, oppure un sostituto muore per noi, che restiamo in buona salute, e nel mondo di là della storia voltiamo pagina o chiudiamo il libro, tornando alla nostra esistenza”.
Pensavo proprio al sostituto. Io ho fatto fuori molti personaggi, da quando ho cominciato a scrivere, e senza neanche troppa esitazione. Molti e molti di più sono i personaggi creati da altri che ho visto morire. A volte piangendo, a volte annuendo con soddisfazione.
Ci sono state morti che avrei voluto impedire: quella di Romeo e Giulietta, come tutti, o di Emma Bovary. Morti eroiche che mi hanno fatto fremere di rabbia e partecipazione: come quella di Carmen, che per me è la più coraggiosa delle eroine, perchè davvero muore per la propria libertà anche se non ha una spada in mano, ma un anello di fidanzamento fra i denti che sputa in faccia al suo assassino. Come quella di Amleto, che muore sapendo di temere quella nebulosa oscura che lo attende una volta spalancato il cancello. Morti su cui ho pianto perchè erano descritte in poche righe, come quella, che forse è la più straziante di tutte, di Arwen Undomiel ne Il signore degli anelli: si sdraia su un prato fiorito, e tutto (un mondo intero) finisce. Morti, anche,  che ho trovato stupide e ingiuste, come Anna Karenina che si inginocchia sui binari del treno.
Questo per dire che per la prima volta, iniziando il numero tre di quella che sarà, e resterà, una trilogia, so di dover dire addio a qualche personaggio. Ieri notte ho letto il numero speciale di Death Note con l’intervista all’autrice, la quale racconta di aver pianto per tre giorni, senza mangiare, quando ha ucciso Elle. Eppure, era necessario farlo.
Penso, non decido nulla, lascio, come dice Choen, che siano i miei occhi (o gli occhi del gatto) a immaginare per me.

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13 Risposte to “Death file”

  1. Caska Says:

    Io non ho mai pianto né provato dispiacere per un personaggio della letteratura ò_o il che è strano. Penso sia perché il mezzo Ufficiale e Definitivo per me per queste cose è dal 1997 la Playstation, dopo la morte di Aeris NIENTE mi ha più fatto del male così, e penso di essere sopravvissuta fin adesso e continuare a sopravvivere portandomi dentro questo trauma…XD

  2. Lara Manni Says:

    E’ vero. Pensavo anche a Aeris, mentre scrivevo. Sai anche che pensavo? Che è DIFFICILE rendere con le parole un tipo di morte come quella…

  3. Caska Says:

    E’ impossibile, principalmente perché bisognerebbe ricreare tutto FFVII, ed è praticamente come mettersi a ricreare Eros e Psyche dalla pietra con solo un piccone e la carta vetrata.

  4. Lara Manni Says:

    Il che significa che dobbiamo arrenderci, Caska? 🙂

  5. Caska Says:

    Sì,quel livello è e resterà inviolato XD

  6. Anghelos Says:

    In effetti la morte di Aeris è troppo rapida e traumatica perché in letteratura possa essere resa con stile cinematografico: soprattutto perché non si può contare sulla musica di sottofondo del Maestro Uematsu 😉
    La morte più cinica in assoluto che ho letto deve essere stata quella di Tommaso in “Una vita violenta” di Pasolini, che comunque era adatta al registro della narrazione. Al contrario, molto spesso le morti melodrammatiche stridono. In tutti i casi, si tratta sempre di una buona lezione: i personaggi muoiono, perché le narrazioni nascono come risposta alla morte, e non ne possono trascendere

  7. Caska Says:

    Mah, secondo me il trucco per una grande morte resta soltanto uno ed è inevitabile: deve morire un grande personaggio. Mi fanno ridere quegli autori che vogliono fare il tragedione tutto fanfara e lacrime per la morte di personaggi insignificanti la cui vita o morte non ti cambiava niente. Mi fa sempre pensare a quando muore l’amico di lui in Tre metri sopra il cielo….XDDD (mio suocero ha il dvd. NON SO PERCHE’.) Se invece hai le palle di far morire un Gran Personaggio, allora l’85% del lavoro è già fatto. Penso alla serie di Metal gear Solid (l’ho detto, è il mezzo ufficiale la ps xD), la storia di per sé richiede tante morti ed essendo Kojima un grandissimo narratore (malgrado i suoi sceneggiatori vadano spesso fucilati) ti prendono tutte, ma quando alla fine del terzo muore The Boss già è un trauma, poi il fatto che sia il protagonista a ucciderla, il personaggio che insieme a lei ami di più, che hai seguito e nel quale ti identifichi, ti riduce ad uno straccio lacrimanete che implora perdono per tutto il filmato finale xD Ma questo è possibile solo perché The Boss è stato, nel corso della storia, un personaggio meravigliosamente intenso.
    D’altra parte una morte può essere “bella” anche se non triste. La morte di Don Corleone (sia letteraria che filmica), per esempio, ti fa pensare “infondo, era chiaro che non vedeva l’ora”, ed è l’effetto di questa morte sugli altri a turbarti, non la morte stessa. Insomma, non sempre morte = lacrima, anche se, chiaramente, se suscita riso isterico è evidente che la scena non è ben riuscita XD

    (spero si capisca qualcosa, ora torno a letto ad aspirinarmi T_T)

  8. Laurie Says:

    Sì, alcune morti sono tremende. Ma alcune morti sono necessarie e senza di quelle mancherebbe qualcosa al libro. E’ come se lo scrittore non avesse abbastanza fegato per farlo. In quel caso mi sento presa in giro xD

  9. Lara Manni Says:

    Abbastanza fegato…è vero. Il punto è capire quanto e se è davvero necessaria. Insomma, se è davvero una decisione a freddo, di meccanismo, o a caldo.
    Caska, hai ragionissima. Anche io penso che una morte possa essere bella e non triste, o non spettacolare…

  10. Rohchan Says:

    Morte…ugh.
    Io detesto veder morire i personaggi…(non so chi sia questa Aeris…san Google mi ha aiutata un pochetto, e ora vedrò di colmare la lacuna con Youtube…^^)
    Soprattutto perchè, INVARIABILMENTE, mi affeziono. Se un personaggio attira per un motivo o per l’altro la mia attenzione, poi vado in bestia quando me lo fanno fuori. Mi incacchio anche di più se gli fanno fare una morte stupida. Soprattutto se era qualcuno di coraggioso, o forte, e non importa se sia principale o secondario…uno che si arrende di colpo, come svuotato. Mi viene voglia di entrare nella storia, mettermici davanti e combattere al posto suo.
    Mi è successo così tante volte che ormai ho perso il il conto…ho pianto quando è morta Beth, in Piccole Donne, -la prima che mi viene in mente- e quando Pollo (l’amico di Step ^^) muore in Tre Metri Sopra Il Cielo. Nel libro, però…al film darei fuoco. è.é
    Ho pianto quando Liù muore cercando di salvare il segreto di Calaf, con Romeo e Giulietta, con Quasimodo ed Esmeralda, con Emeraude e Zagato, con Jack Dawson, con Kagura, con Tosca, con Othello e Desdemona, quando Odette muore nel Lago dei Cigni, con Lee Scoresby e Roger nella trilogia di Pullman…
    e perfavore, non parliamo di Oscar ed Andrè. Vi stupirebbe la quantità di lacrime che posso versare.^^
    Piango SEMPRE.
    La mia migliore amica dice che sono peggio di Candy…^^ Va un pochino meglio quando la morte si prende tutti e due i personaggi.
    Riesco ad ingoiarla un pelino meglio.
    Ma se me li separano….

    Ecco, forse quello che mi strappa più di tutto l’anima sono le separazioni, non le morti in se stesse. Non l’atto in sè di morire, -che per alcuni personaggi può essere anche una liberazione- quanto il dolore di chi resta, perchè nella sua mente l’autore ha ancora qualcosa da fargli fare. Gli ha assegnato ancora un compito.
    Ecco, quella è la sensazione che prego di non sentire mai, quando leggo un libro, un fumetto, guardo un film, un’opera, un balletto, un cartone animato, ascolto una canzone.
    Non mi separate gli amanti.
    Tanto vale che mi mettiate il cuore su un tagliere e lo tritiate con la mezzaluna sotto i miei occhi.

    Oddio, temo di essere andata OT. Scusate.
    Però sappiate che condivido tutto quello che avete detto. Ci sono morti che non si possono descrivere in altra maniera che con le immagini, perchè le parole non bastano mai…
    e, tanto per la cronaca, Lara…anche io pangevo come una pazza quando Arwen è morta…
    (ma la morte è solo un’altra via….)

  11. Lara Manni Says:

    Ah le separazioni…a chi lo dici. Questa è la cosa che a me fa soffrire di più….Specie quando non sono reversibili, e la morte non giunge a separare gli amanti, ma è la vita a farlo…

  12. Rohchan Says:

    Triplo ugh… ç.ç
    Fammi un piacere, vuoi? (sempre che tu non l’abbia già fatto a mia insaputa…che è possibile, considerata la quantità di cose che leggi /hai letto ^_^)
    Comprati la trilogia di Philiph Pullman, “Queste Oscure Materie”. Leggila.
    Poi, mentre io aspetto che tu decida se preferisci farmi a dadini, fare una bambola woodoo con le mie fattezze e riempirla di aghi e darle fuoco, armarti di khalashnikov e salire fino a Torino, oppure aspettare che sia io a scendere dalle tue parti per investirmi con la macchina, provvederò a fustigarmi da sola.^_-
    Però leggila.
    Mai niente, mai più nulla come quella trilogia, saprà entusiasmarmi e ammazzarmi in quel modo…

  13. Lara Manni Says:

    Lo farò e ti abbraccerò per questo, dovessi venire fino a Torino. 🙂

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