I domandoni del martedì

Grandi domande.
Che in qualche modo derivano dal post di ieri, ma che ci posso fare?
Quanto ha senso, oggi e qui, in Italia, la suddivisione stretta in generi?
Non sarebbe forse più utile per tutti parlare di “narrativa fantastica”, punto e basta?
Per caso, non sta succedendo nel fantasy e nell’horror quello che succedeva fino a qualche tempo fa nel noir e nel giallo?
Non è che esiste un manipolo di scrittori non interessati ad approfondire e rinnovare il genere che si tiene strette le definizioni e non le molla?
Non è che ad un pubblico che sta crescendo manca il corrispettivo, ovvero autori che stiano crescendo insieme al pubblico?
A parte poche eccezioni (e ci metto senza dubbio Dimitri, e ci metto la Palazzolo, e ci metto Evangelisti e poi aiutatemi voi)?
Non è che dovrei andare a farmi un giretto?

Annunci

Tag: , , , ,

12 Risposte to “I domandoni del martedì”

  1. demonio pellegrino Says:

    concordo in pieno. ho avuto lo stesso dubbio quando categorizzavo i miei libri su anobii. E alla fine ho creato una categoria unica che ho chiamato horror/fantasy/SF, nella quale metto i vari King, Evangelisti, Dimitri, Dick…

    E’ una forzatura forse solo per la fantascienza pura e dura, ma neanche tanto.

    E se ci pensi, ci starebbero anche alcuni murakami.

    O sono completamente pazzo?

  2. Lara Manni Says:

    No che non sei pazzo!!!!! Penso al Murakami di Kafka, e quello cos’è se non un romanzo fantastico? E King, parliamone. Quanti dei suoi romanzi andrebbero sotto la definizione stretta di horror? L’acchiappasogni. Insomnia. Cuori in Atlantide. Sto citando davvero a caso. Non sono horror in senso canonico. E neanche Duma Key lo è! Ma non lo era neanche Carrie. Per non parlare dei racconti di Al crepuscolo. Qualcosa non mi torna, no no.

  3. Totosai Says:

    Secondo me le categorie, le definizioni, servono per avere una prima idea di “cosa hai in mano”.
    Poi, come tutte le categorizzazioni, è lacunosa.
    Quindi ci sono item che non rientrano strettamente in nessuna categoria, altri che rientrano in più categorie contemporaneamente.

    Se ti può interessare, il problema si potrebbe risolvere sviluppando un’ontologia dei generi letterari (c’ho pensato ieri, ho evitato di scrivere nel vano tentativo di non sembrare matto, ma tu mi istighi 😉 ).
    http://en.wikipedia.org/wiki/Web_Ontology_Language

    Con questo tipo di robaccia ci lavoro, ed è molto utile per trasferire facilmente informazioni e rendere interoperanti i sistemi informatici.
    Potrebbe senza dubbio essere utile per una libreria o un editore (IBS) per allocare correttamente i libri e per “suggerire” libri ai suoi clienti basandosi sugli acquisti.
    Per un ontologia, giustamente, un libro potrebbe appartenere a più generi letterari in contemporanea (volendo potrebbe anche essere interessante metterci un grado di appartenenza da 0 a 100 :-p ).

    MA… nel momento in cui un autore scrive un libro, pensa forse al genere dove vuole inquadrarlo?
    Oppure il lettore ci pensa mentre lo legge?
    Non penso proprio. O almeno io non lo faccio.
    Forse, più o meno un poco ci penso all’inizio.
    Quando è davvero utile una classificazione? Secondo me solo nel momento dell’acquisto, quando hai troppo poche informazioni e vai “a spanne”.

    Che ne pensate?
    (se poi volete fare un’ontologia letteraria e venderla a IBS possiamo parlarne :-p )

  4. Lara Manni Says:

    Totosai, cavolo! Sarebbe importantissimo farla!
    Provo a rispondere su qualcune cose. No: al momento in cui si scrive, se devo rispondere per me, non si pensa “oh, oggi faccio un bello splatter”, oppure “mmm, mi sento ispirato da un legal thriller”. Scrivi e basta: ma non perchè sei preda della Musa, ma perchè cerchi di mettere su carta le parole, le psicologie, il meccanismo che stanno nella tua testa.
    Oltretutto, io non ho chiarissime le sfumature, come si vede dai due post. Non le ho da lettrice: per me King è King, e Dimitri è Dimitri. Mi piacciono a prescindere dallo scaffale dove sono collocati.
    Però, lo scaffale è utile per chi non li conosce, entra in libreria e pensa: vediamo un po’ cosa c’è di bello nel reparto horror o fantasy o altro. Almeno credo.
    Quindi l’ontologia sarebbe utilissima sia per IBS sia per i librai.

  5. Laurie Says:

    Palazzolo who?

    Anyway, sì, è molto possibile. Anche i lettori ci mettono la loro. A parte che i lettori di fantasy italiani sono degli IGNORANTI: non sono una cippa lippa e sparano stronzate. Mi ci metto anch’io, ho sparato stronzate per un po’, possibile che continuo ma almeno mi informo (Lord Dunsany, chi è costui? x°D). Tra l’altro lettori (scrittori?) italiani: o hanno l’idea che fantasy sia solo cloni tolkieniani/roba di di-and-di/varie ed eventuali cloni di tutto questo oppure che il fantasy sia tutto ciò che è vagamente fantastico. Tipo. Il Beowulf. E’ FANTASY! OMG! Mi sembra di ricordare Eco e il postmoderno: per chi piace l’etichetta si applica questa parola a tutto. Omero è postmoderno. Ops, forse ora è fantasy x°D

    P.S.
    Tra l’altro gente davvero con quattro palle nella fantasy americana/inglese ha avuto grandissime esperienze in campi scifi, e infatti mescola allegramente il tutto (ciao Moorcock! ciao Le Guin!).

  6. Lara Manni Says:

    Allora, i lettori quali? Perchè sono sinceramente incuriosita, a questo punto. Quelli che comprano la Troisi o quelli che discutono nei blog e nei forum? Perchè in genere in rete incontro o leggo gente con due palle così, che sa di quel che parla, e poi quando si dice fantasy italiano l’equivalenza è con la Troisi, ahimè.
    Invece, gli scrittori. Io non conosco abbastanza il fantasy, lo ammetto, ma forse non lo conosco perchè sono incerta sull’etichetta.
    Palazzolo. Chiara Palazzolo, Non mi uccidere. E’ un horror? Apparentemente sì, c’è una non morta che torna dalla tomba, letteralmente. Ma cavolo come è scritto! Ma cavolo che linguaggio! Che psicologia! E poi…c’è una saga dietro. Dunque è soprattutto “fantastico”, credo.
    Ps. Della serie: sbaglio o c’è qualcosa di vagamente sbagliato nel modo in cui editori e molti scrittori affrontano l’argomento?

  7. demonio pellegrino Says:

    secondo me non sbagli per niente. Se poi vogliamo anche complicare le cose, visto che citi al crepuscolo, beh, in quel libro ci sono un paio di racconti che fanno una paura matta senza che ci sia una goccia di sangue (il racconto della cyclette…)

  8. Mele Says:

    Siamo al cambio d’epoca Micia. Come tutte le volte nei secoli passati, il cambio d’epoca si tira dietro il cambio di letteratura. Ovvio, nascerà un genere nuovo, che raccolga gli stracci di tutti quelli vecchi. Mi consenti?, un romanzo-romanzo. XD… Adesso non sappiamo come chiamarlo, ma neanche Petronio sapeva di scrivere un “romanzo”, visto che la parola non esisteva… fra qualche secolo, qualche letterato prenderà una parola ricorrente nelle nostre discussioni e la trasformerà in un nome. Così, un altro sassolino nella strada della letteratura (un altro capitolo da studiare per l’esame dei nostri pronipoti).
    Ma poi… a parte prosa/poesia/prosimetro… sempre si pone il problema dell’etichetta, e ci trasformiamo tutti in Callimaco.
    Però è importante. Un conto è “liberare la voce”, roba da attori, un conto è impostarsi lirica, jazz, leggera…
    Scusa la metafora musicale. Ciao.

  9. Totosai Says:

    Omero è decisissimamente fantasy.

    si si.

    Forse mi verrebbe da dire che per il lettore è più di “peso” l’autore che il genere.
    E l’autore cambia generi da un libro all’altro o banalmente fa “mix” di generi.

    Bye!

  10. Laurie Says:

    Lettore random. E’ un lettore non molto dentro il genere, che magari guarda le novità in libreria e si legge quei rari articoli di giornalisti che sono capre in materia e guardano appunto le novità dela libreria (o i libri più strombazzati – visto che hai tirato in ballo la Troisi).
    Ad esempio. Ho trovato un articolo pubblicato sull’unità. Articolo.. due articoli. Qualcosa di osceno: uno confrontava il fantasy col reality show venendo fuori con conclusioni fuori da ogni logica (nel fantasy non ci sono ambiguità morali e tutto è stabilito a priori, in sintesi).
    Il secondo era una lunga pubblicità a libri usciti da poco, con un accenno a Twilight.
    Fine.
    Poi vado a leggere certi discussioni su anobii, sul gruppo fantasyitalia e vedo gente che legge il genere ma non più in là di quei tre-quattro titoli famosi. E pensa che sia solo quello, il fantasy.
    Poi sono in libreria, incollata nel mitico angolino fantasy-scifi-horror e sento tre ragazzotte passare “Oh, c’è il fantasy, quello lì… quellasolitarobalìdascemotti”.
    OHHH!
    Indendiamoci, io capisco benissimo cosa c’è all’origine di tutto ciò. Stereotipi. E’ inevitabile. Chi non conosce bene qualcosa ragiona su poche caratteristiche. Lo sbaglio è credere che quelle poche caratteristiche siano sempre presenti. Lo sbaglio è fissarsi sul pensiero minimo.

  11. Demonio Pellegrino Says:

    OT: vi segnalo quest’articolo in cui Stephen King dice che la Signora Meyer non sa scrivere una beneamata mazza: http://omg.yahoo.com/news/stephen-king-on-twilight-author-stephenie-meyer-can-t-write-worth-a-darn/18406?nc

  12. Lara Manni Says:

    GRAZIE!
    Demonio, ho dedicato un post alla cosa: mi pare meravigliosa. 🙂

    Mele, hai proprio ragione: sono anche io convinta che stia per nascere qualcosa di diverso, come avviene nella narrativa cosiddetta mainstream. Ma occorre fare qualcosa perchè questo “nonsoche”, oltre a nascere, prosperi. E qui il punto lo tocca Laurie. Stereotipi. Bisogna estirparli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: