Ingannare con sincerità

Va bene, confesso: rileggendo stamattina, in fila, i tre capitoli, mi sono resa conto di un paio di cose. Perchè non è vero che chi scrive si mette davanti al computer sapendo sempre cosa sta facendo. Ve l’ho già detto, ma è bene ribadirlo, si sa mai. Insomma, mi sono resa conto che ho un paio di “trucchi” che si ripetono molto, molto spesso: circolarità, capitoli a tema, culmine dell’intrigo intorno alla metà del testo, culmine drammatico al terzultimo capitolo, disvelamento finale.
Dunque, ho girellato sul web per curiosare sui trucchi letterari. E mi sono imbattuta in questa intervista a Wu Ming che mi ha fatto pensare parecchio:

Per Raymond Carver era importante questo: “niente trucchi da quattro soldi!”, o meglio, niente trucchi, nello scrivere. Cosa ne pensi? E poi, quanto e come pensi al pubblico, quando scrivi?

Carver è diventato Carver perché il suo editor, Gordon Lish, ha escogitato il trucco dei finali bruschi. E la stessa etichetta di “minimalismo” è un trucco: i testi originali di Carver erano molto più prolissi. Va detto che Carver non era d’accordo con gli interventi di Lish. Eppure a quegli interventi deve la gloria. Insomma, spesso questa cosa del “niente trucchi” è una bella fola per bimbi, ma tutti gli scrittori hanno – beh, dovrebbero avere – determinate capacità tecniche e un repertorio di retoriche e stratagemmi. Applicarli non significa essere insinceri. Anche un attore usa trucchi, ma se li usa con un po’ di cuore è in grado di commuovere. Quella commozione non è meno reale solo perché l’attore ha una tecnica.

Ps. Quando scrivo, sono sincera. Lo giuro. Ma conta saperlo?

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20 Risposte to “Ingannare con sincerità”

  1. Chiara Says:

    Ma solo io trovo questi trucchi piuttosto tristi? Insomma, scriviamo liberamente e al diavolo le regole, i trucchi, gli schemi! La spontaneità è tra le caratteristiche migliori che uno scrittore può avere. Ok le correzioni, ok avere un “metodo”, ma addirittura mettersi a tavolino per trovare un sistema per vendere più libri lo trovo davvero squallido. Un libro è cultura, non commercio!

  2. Lara Manni Says:

    No, aspetta, Chiara.
    “Scrivere liberamente” è qualcosa che non mi convince: è vero che lo scrittore deve essere spontaneo, ma lo scrittore è soprattutto un artigiano. Deve avere un metodo, appunto: e quel metodo è fatto di regole non soltanto grammaticali. E’ fatto di lavoro sugli avverbi, sugli aggettivi, sui pronomi. Lavoro sulla lingua.
    E lavoro sul meccanismo: perchè sia credibile, perchè tutto torni, perchè i punti di vista siano chiari.
    Questo non sminuisce affatto: esalta, semmai, il tuo lavoro.
    Se tu dovessi costruire un tavolino, ti preoccuperesti, oltre che delle decorazioni e della forma originale, anche del fatto che stia in piedi, credo. E un libro deve stare in piedi, esattamente come un tavolo.
    Altrimenti, come caspita fa uno scrittore a crescere insieme a quello che scrive?

  3. Laurie Says:

    A me sembra una cosa positiva avere trucchi. Se il risultato è buono (la storia piace al pubblico) significa che il trucco funziona.
    Il trucco non è un inganno, Lara.
    Anzi nelle arti (letteratura, teatro, ecc.) utilizzare il trucco non è sanzionato come può essere usare un’euristica in un campo tecnico, perché in quest’ultimo caso sì, si usa un trucco che nella maggio parte dei casi funziona ma a scapito di rigorosità e di precisione.

  4. Anghelos Says:

    Perché chiamarli trucchi, poi? Sono strumenti. L’artigiano per definirsi tale deve costruire i manufatti usando solo le sue mani? Non mi risulta: usa tornio, pialla, martelli e tutto il resto a seconda della sua specializzazione; e, usandoli, sviluppa anche una sua bravura personale che non dipende solo dagli strumenti, ma nasce da loro. Non si vede perché per gli scrittori dovrebbe essere diverso.

  5. Stregatto Says:

    Lo scrittore è come un mago che crea mondi con la sua penna.
    Gli spettatori, in entrambi i casi, sanno che è finzione, che ci sono trucchi, chiamali strumenti o forse “metodi” per fare in modo che la finzione funzioni e renda al massimo.
    Li accettano e se ne divertono.

    Non vedo cosa ci sia di male e il problema se ogni tanto si ripetono.
    Forse nel “lungo periodo” sarebbe bene cercare di modificarsi un po’ per evitare di esser prevedibili.
    O sfruttare il fatto che i tuoi lettori “affezionati”, conoscendoti, si aspettino qualcosa, e “stupirli” facendo l’opposto! :-p

  6. marian Says:

    Trucco però sta anche per “illusione”. Cioè serve a creare una falsa profondità. Mi sembra questo il senso della critica di Carver ( che poi lui stesso cadesse in tentazione è altro discorso).
    In questo senso, il trucco non è cosa buona, perché è qualcosa di falso che sta al posto di qualcosa di vero. Esempio banale: il “Codice da VInci”, che attraverso il trucco di una falsa erudizione ottiene l’effetto – almeno agli occhi di un pubblico inesperto – di una profondità inesistente. Insomma, una sorta di trompe l’oeil.

  7. Lara Manni Says:

    Allora, sì: intendevo esattamente quel che dice Marian.
    Il trucco, per me, è “uso in automatico una serie di strumenti”.
    O anche: i vampiri “tirano” e scrivo un romanzo con i vampiri.
    Oppure ancora: ci metto una strafiga un po’ ninfomane anche se non mi serve come personaggio.
    Oppure, più raffinato, l’esempio del finale brusco.

    Finchè sono funzionali alla narrazione e crescono con essa, sono necessari.
    Quando diventano freddi, e poi furbi, no.

  8. Laurie Says:

    Ah, ma forse ho capito, Laruccia.
    Ma per me non sono “trucchi”, sono strategie di mercato xD
    Come far parlare di sè, appunto.

  9. Lara Manni Says:

    Vero. E sai che pensavo Lau? Che a volte tornano utili anche a chi non vuole usare trucchi-strategie ecc. Volente o nolente, la Meyer ha aperto un varco: prima di lei, l’horror (sì, lo so, lei non scrive horror, ma così viene interpretata) non era filato molto, nel nostro paese…

  10. Laurie Says:

    Ma secondo me la Meyer ha fatto di meglio: ha scritto un romance fantascientifico (The Host è superiore a Twilight, lo dico pure io!).
    Pensa un po’, tante ragazzine che non prenderanno mai in mano uno sci-fi possono aprire un po’ la loro testolina rivestita di cuoricini rosa con qualche argomento fantascientifico. Tanto di cappello.

  11. Lara Manni Says:

    Ma anche in The Host c’è un alieno figo-figo-figo o si è contenuta?

  12. Laurie Says:

    No, guarda, è stata geniale per i suoi precedenti.
    In pratica, non c’è un alieno ma un’alienA.
    E l’aliena è un insetto argentato che prende possesso dei corpi e delle coscienze umane.
    Solo che lei lo rende meno horror di quel che sembra, ma la sostanza è questa: un’invasione di insetti alieni chiamata Anime sulla Terra.
    Ma wow!
    (Poi ovvio, a lei interessa solo l’ammmmore)

  13. Lara Manni Says:

    (e la luccicanza: l’insetto è argentato, ergo luccica, suppongo) 🙂

  14. Laurie Says:

    (più che altro è BUONO. Cioé invadi la Terra e sei buono??

    Ok, devono avere lo stesso ufficio stampa del governo °_°)

  15. Anghelos Says:

    Ho le traveggole o sto leggendo commenti in cui Laurie apprezza la Meyer? O_O

  16. sergio Says:

    conta conta. i trucchi di cui si parla non sono trucchi “tecnici”, ma tentativi di essere quello che non si è. la meyer è quel che è, ed è sincera. poi, non è il mio genere, per carità. ma meglio lei della ventura, per dire. e si potrebbe andare avanti all’infinito.

  17. Lara Manni Says:

    Beh ecco: hai perfettamente ragione sul paragone, ma non sono sicurissima che Meyer sia sincera. Non dal punto di vista umano, per carità: ma da quello narrativo. Forse nel primo libro, ma poi, a mia sensazione, si è uniformata a quello che ci si attendeva da lei. Credo.

  18. sergio Says:

    per vendere si fa di tutto. l’importante è non “vendersi”.

  19. sergio Says:

    come se un muratore (che ha i suoi trucchi “tecnici”) si spacciasse per architetto, insomma.

    cacchio, questa l’ho pensata per un giorno intero, si vede?
    ^_^

  20. Lara Manni Says:

    Si vede! 🙂

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