Mooreeffoc

Lo sapevate già che mi diverto con le onomatopee. Aschiach per la fontana che starnuta me l’ero segnato a luglio,  passando vicino a una fontanella che, giuro, ha starnutito. E il suono era quello.
Però, sempre via nuovoeutile, oggi ho scoperto un aneddoto che mi conforta. E devo dire che ultimamente giocare con le parole mi attira tantissimo: magari questo potrebbe appesantire la mia scrittura, come mi è stato giustamente fatto notare. Ma credo che sia una fase, e credo anche che sia necessaria. Beccatevi l’aneddoto:

È sufficiente una parola inconsueta, misteriosa, sconosciuta ai lessici convenzionali, per aprire il rubinetto della nostra fantasia, magari una parola trovata per caso, come quella – “MOOREEFFOC” – che Charles Dickens, in una cupa giornata londinese, scorge d’improvviso riflessa sulla porta a vetri di un caffè. All’apparizione di quella parola dal suono bizzarro e inatteso, lo scrittore si estranea dalla realtà e comincia a fantasticare lasciandosi alle spalle l’uggia nebbiosa dell’inverno inglese. Soltanto in un secondo tempo, egli si rende conto che “MOOREEFFOC” non è altro che l’insegna “COFFEEROOM”, cioè “sala da caffè”, letta al contrario.


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9 Risposte to “Mooreeffoc”

  1. demonio pellegrino Says:

    ti volevo segnalare questo, OT: http://www.corriere.it/cultura/09_febbraio_17/boom_vampiri_denti_latte_polese_5c6e883e-fcce-11dd-b299-00144f02aabc.shtml

  2. Lara Manni Says:

    Molto interessante. Però, però, però. Io riesco fuori con la faccenda, banale, del talento: uno scrittore di talento è in grado di reinventare una figura-cardine in modo non scontato. La stessa Rowling l’ha fatto, con il mago. La Palazzolo lo ha fatto con gli zombie. Perchè non dovrebbe essere possibile farlo con i vampiri, prescindendo dal successo editoriale di Meyer che è giustamente avvicinata a Moccia in quanto fenomeno sociale e non narrativo?

  3. avalon9 Says:

    Oh, le parole!
    Il mio professore di italiano ripete(va) sempre che quando si scrive bisogna divertirsi con le parole. E che i futuristi – in questo- avevano pieanmente ragione. Onomatopee (a proposito! Quel è il suono della carta? krish?), hapax (parole usate una sola volta, da un solo autore: ovvero con un significato particolarissimo), neologismi. Innovare e inventare, insomma.
    E poi (dice[va]), perchè limitarsi alle parole? Il foglio è grande, partite da dove vi aggrada (basta che sia narrativa, e non un saggio breve XD).
    E poi…Non era King che iniziava con SMAG? Ci ho messo tutto il libro a capire cosa volesse dire, e quando ci sono arrivata ho detto: cavoli! Una parola che non sta nè in cielo nè in terra, ma che non mi uscirà più di testa.
    Basta poco, per iniziare a pensare. Una parola rovesciata. Un ramo che dondola. Anche il solito libro aperto a caso o un tavolino con la tovaglia verde sgargiante (orribileXD).

    [Per la fontana: l’immagine è bellissima. Complimenti. E brava! Bisogna sempre annotare (in testa, per iscritto, sulle mani, se vuoi) quello che colpisce. Dovrei imparare anch’io a farlo]

  4. Stregatto Says:

    vampiri da latte TZE!

  5. Lara Manni Says:

    Avalon, e l’inizio di Misery?
    Umber whunnnn/ yerrnnn umber whunnn/ fayunnnn/
    Il suono di una falciatrice avvertito da un uomo che si risveglia da una sorta di coma. Geniale.

    Stregatto: Tze. Come minimo. Però bisogna darsi da fare…

  6. Laurie Says:

    E’ verissimo che certa parole di colpisco, chissà perché.
    Ci sarebbe da farsi un’analisi (psicoanaliticamente intesa) su tutto questo.
    (Freud ha studiato i lapsus, perché qualcuno non studia le parole-simbolo? xD).
    A me fa impazzire Zothique ma purtroppo è una parola che già “esiste”, nel senso che un uomo di nome Clark Ashton Smith ha reso famosa nei suoi racconti. Però io l’adoro.
    Zothique.
    Dà l’idea di qualcosa di esotico e magico.

  7. Lara Manni Says:

    Dunque, io non conosco nè la parola nè l’uomo e a questo punto sono curiosissima.
    Zothique è splendida. Dentro c’è anche qualcosa di dolce. 🙂

  8. Laurie Says:

    Io non ho mai letto questo signore, perché è difficile trovare in italiano i suoi racconti che lui pubblicava su riviste americane fantasy-horror-science fantasy.
    Era legato in qualche modo a Lovecraft.
    Uno dei grandi della fantasy americana pre-Tolkien, a quanto ho sentito, e ovviamente in Italia manco lo ricordano.

  9. Lara Manni Says:

    Rovisto e cerco qualcosa in english, prometto!

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