Libri e cassetti

Venerdì ho letto questo post. Che mi ha rimandato a quest’altro.
E a questo punto l’ho fatto: mi sono avvicinata quatta quatta a un’edicola e ho sfogliato Top Girl (comprato manco per sogno: non dò neanche un euro a questa roba).
Cosa ci trovo nel numero di marzo? Presto detto:  dopo l’articolo di copertina sulla gelosia di Laura Chiatti, dopo Nicolas Vaporidis, dopo diventa sexy in non mi ricordo quante mosse, dopo  i rischi del sesso orale/anale, c’è un servizio che si chiama  Pubblica il tuo libro nel cassetto.  Ovvero, grandi spot per il self publishing tipo Ilmiolibro o Lulu.
Adesso, io magari sono ingenua (lo sono, lo sono): ma ho sempre pensato che scrivere non sia uno status symbol. Che pubblicare un libro non sia qualcosa che va esibito insieme al numero di partner concupiti o alla quantità di capetti firmati.
Io speravo che nel servizio si parlasse della scrittura, soprattutto: e magari dei siti che ben conosciamo e frequentiamo, e di che cosa significhi essere o avere un beta reader, oppure ancora che esiste una cosa che si chiama aNobii (prima o poi mi arrendo e mi apro una libreria, fra l’altro).
Niente di tutto ciò, e ho perso cinque minuti della mia vita (e fatto arrabbiare il giornalaio).

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9 Risposte to “Libri e cassetti”

  1. ChaDo Says:

    Prima ancora che di scrittura, soprattutto quella autocelebrativa autoreferenziale ripiegata su se stessa (ma lo sapevi che Miley Cyrus – Hannah Montana ha pubblicato un’autobiografia sui suoi 16 anni di vita? Io no), a me piacerebbe che si parlasse di leggerli, i libri. Non conosco Top Girl (e dire che ha debuttato che io avevo proprio quell’età lì, quella giusta per comprarlo, insomma), ma da quanto so pubblicizza solo Moccia e Fazi Editore, come tutti gli altri. E invece ci sarebbe bisogno che qualcuno “dall’altra parte della barricata” promuovesse la lettura. Ce ne sarebbe davvero bisogno.

    (Coraggiosissima a sfogliarlo dal giornalaio, comunque: io ho paura anche di avvicinarmici – dopo il post della Lipperini ancora di più – e invece sono cose che sarebbe necessario affrontare.)

  2. Lara Manni Says:

    Io sono clamorosamente fuori target, per questo non mi ci ero avvicinata mai. In effetti non mi avvicino neanche a cose per la mia età, tipo Woman e Cosmopolitan: mi basta vedere HOT in copertina e reagisco gelandomi, appunto 🙂
    Sì, hai proprio ragione: la lettura andrebbe promossa in questo tipo di giornali, per ragazzine e anche per donne. E invece da quel che vedo al massimo le riviste femminili parlano della Mazzantini e del romanzo della Bignardi…

  3. Caska Says:

    Le riviste per ragazzine sono la copia in scala di quelle per donne adulte, e quello è molto più grave, secondo me “XD Come se una donna potesse leggere solo la Kinsella o il Diario gi Bridget Jones perché il suo cervello non è abbastanza grande per impiantarci cose non strettamente pensate per andare incontro alle sue limitate capacità mentali xD” D’altra parte il problema che spesso le donne ci mettono man forte a confermare i peggiori luoghi comuni su di loro.
    Però ricordati che come disse il saggio (Accorsi in Santa Maradona…xD) il problema non è leggere novella 2000, è leggere SOLO novella 2000 u_u

  4. Skeight Says:

    Secondo me il problema non è tanto nell’esibizione/esibizionismo in sé, ma nell’accoppiata di questo con la convinzione che non ci voglia troppa fatica, che la qualità sia irrilevante nel riscuotere apprezzamento.
    E’ il tipo di discorso che mi viene in mente leggendo certe autrici su Efp: se tutte le persone che vogliono tanti commenti e complimenti si impegnassero per scrivere opere decenti e migliorarsi, avremmo un archivio pieno di esibizionisti e di qualità non dico eccellente, ma media e crescente. Invece, siccome in molte hanno la certezza che anche scrivendo due cazzata in croce otterrano comunque belati positivi, l’esibizionismo porta solo ad una mediocrità dilagante. E questo è il tipo di piaga che rischia di estendersi anche a Lulu e Ilmiolibro, seppure là, essendoci l’elemento del pagamento, magari c’è una scrematura maggiore (ma anche un numero di acquisti molto minore: Genna, se ricordo bene, tentò di pubblicare un libro solo su Lulu e non andò oltre le 200 copie, figuriamoci gli esordienti…)

  5. Lara Manni Says:

    Duecento copie? Accidenti. Il che allora significa che quella di Lulu è un’opportunità ancora complicata da cogliere…
    Comunque sì, perfettamente d’accordo: il discorso che la scrittura sia FATICA (oltre che assoluto, magnifico, impareggiabile divertimento) non passa da nessuna parte. A riscontro, penso anche a tutte le tirate anti-editing che mi sorbisco spesso sul Faccialibro (“no, l’editor mai, mi frena la creatività spontanea…”).
    E poi c’è questa cosa del “faccela anche tu”, che era sottintesa nel servizio, che era veramente urtante: che si tratti di un libro o di un provino per il GF, qua pare che l’unica cosa importante sia “farcela”, non “amare quello che si fa”.
    Caska, hai ragionissima, ed è il motivo per cui DETESTO i femminili, mi fanno incazzare tutti gli articolini fai-questo fai-quello per diventare secsy e le rubriche sulla Mazzantini, appunto. 🙂

  6. Caska Says:

    Che poi, farcela, c’è gente che paga pur di avere il romanzetto da far vedere ai parenti, e per lui quello è farcela, per me non è neanche pubblicare, e neanche con una casa editrice in vista, nel mio ambito ritengo “farcela” arrivare al terzo romanzo con una buona tiratura e buone vendite, quello è avercela fatta. Ma dei dieci minuti di gloria e dell’invidia di quattro stronzetti francamente non me ne faccio niente e non la ritengo qualcosa di cui gioire xD

  7. Lara Manni Says:

    Quoto tutto, Caska. Tutto.
    Aggiungo che per me “farcela” significa anche poter contare su un piccolo gruppo di lettori che mi permetta di andare avanti a scrivere, anche dopo il terzo, e sapere che c’è qualcuno, fossero pure venti, che aspetta di leggere.

  8. Laurie Says:

    E Laruccia, hanno scansionato le pagine sui “quei ragazzi così cool di Forza Nuova OMG!!!!111”
    Trovo ORRIPILANTI quelle pubblicità sulla case editrici a pagamento. Come se i ragazzetti non avessero già in testa di fare un cosa solo per avere successo/essere ricco e famoso/andare in tivù.
    Capisco che le riviste debbano tirare avanti con quel che possono, ma le pubblicità (anche se travestite da articoli) sugli editori a pagamento non andrebbero poste in un giornaletto per ragazzine delle medie. Un minimo di rispetto e di etica. Poi c’è il Moige che rompe per i programmi in tivù e non per un giornale che insegna ai tuoi figli che non conta il talento, l’impegno e la fatica ma basta avere i soldi e tac, pubblichi un libro e sei trendy.
    Io ci rimango su queste cose.
    E spero per loro che nel servizio rischi sul sesso orale/anale non abbiano scritto cazzate è_é

  9. Lara Manni Says:

    Beh. Chi scrive male di libri, non può scrivere bene di sesso 🙂

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