In piccolo

Particolari. Accidenti quanto contano!
L’ho scoperto ieri, tralasciando per un pomeriggio i libri che ho cominciato a leggere o che mi sono proposta di leggere, e tuffandomi su due racconti di Yoko Ogawa, scrittrice, quarantasette anni (quasi come la mia Sensei, dunque): il titolo è Una perfetta stanza di ospedale.
Sono magnifici: mi hanno ricordato la Banana Yoshimoto degli inizi (poi un poco mi ci sono persa, con Banana: mi è sembrata ripetere un meccanismo già sentito).
La cosa incantevole è che in apparenza accade poco: e invece no. Soprattutto nel primo racconto,  accade qualcosa di definitivo: la morte del fratello minore della protagonista. Ma anche: il disamore di lei verso il marito, l’angoscia per la madre folle uccisa da un rapinatore, l’attrazione verso un giovane medico.
Il punto è come sono raccontate queste cose. Uno scrittore meno bravo avrebbe teso una riga dritta dal punto A al punto B. Lei lavora per particolari: la coda di un gambero sgusciato, il colore del sugo di uno stufato, l’odore di uno sgabuzzino.
In piccolo.
Mi siedo e prendo nota.

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12 Risposte to “In piccolo”

  1. Caska Says:

    beh, questo più che proprio dell’autrice lo è della narrativa giapponese, anche i film sono così.

  2. marian Says:

    No, qui la narrativa giapponese c’entra fino a un certo punto. La Ogawa trasmette emozioni, attraverso i famosi “particolari” di cui parla Lara. Ma queste emozioni non equivalgono – come generalmente avviene in narrazioni meno complesse – alle “sensazioni”, ma a forti impressioni intellettuali.
    La Ogawa appartiene a quel nucleo ristrettissimo di scrittori capaci di suscitare emozioni che parlano alla nostra mente, alla nstra esperienza, e ci cambiano. Viene da pensare – se proprio vogliamo fare un paragone – a Emily Dickinson ad esempio, alla sua poetica del riflesso del raggio di sole in un bicchiere di vetro come summa dell’arte – massimalista! che gran paradosso – del particolare.
    Insomma la Ogawa naviga nei mari estremi della grande letteratura. Bella segnalazione, Lara. Abbiamo gli stessi gusti…

  3. Lara Manni Says:

    Sì sì sì! Proprio vero, Marian. ANche a me ha ricordato la Dickinson! Perchè se è vero quello che dice Caska (i giapponesi sono attentissimi ai dettagli), in questo libro un granello di polvere diventa davvero l’universo. Nel secondo racconto c’è un’introspezione sul corpo femminile da mozzare il fiato, e parte dal niente…
    Felicissima, Marian 🙂

  4. Rohchan Says:

    Mi metti la curiosità di leggere, Lara…^^

    Beh, anche io resto sempre affascinata dalla maniera giapponese di scrivere. Per loro mai nulla è banale, diretto, nemmeno nelle favole.
    E’ da lì che mi sono innamorata del loro stile.
    Per fare un paragone, noi tendiamo a scrivere come se dipingessimo un quadro ad olio; colori definiti, tratto sicuro, sfumature nette tra luce ed ombra.
    Loro, invece, sono più simili ad un acquerello; delicati, leggeri, sfiorano l’oggetto della descrizione e questo si accende, dentro la nostra testa, e procede da solo. Non hanno bisogno di dire “da che parte bisogna andare per capire ciò che leggi”, si lascia fare alla nostra mente.
    Come una sorta di giochino alla “unisci i puntini dall’1 al 20”, una cosa così. ^^
    Per ora le mie letture giapponesi sono limitate; a parte le favole, la storia di Genji, qualcosa di mitologia letta per l’università e quasi tutti i libri della Yoshimoto, non ho letto praticamente nulla.
    Però mi sono pisciuti tutti…^^
    A parte un libro solo, che si chiama Antena, di Randy Taguchi. La sua è una scrittura più occidentale, trovo, anche se rimangono comunque in alcuni punti la delicatezza e la…non saprei come definirla…forse quella specie di spiritualità che brilla senza far male agli occhi, tipica del modo di scrivere giaponese. Ma la storia e il linguaggio sono un po’ forti, e forse -anzi, altamente probabile- io non sono pronta a leggere cose simili.

    Però sì. Prima di continuare con i miei sproloqui, meglio chiudere. Il fascino del loro modo di scrivere è una cosa che strega chiunque sia abbastanza aperto e sensibile da lasciarsi toccare da queste cose. E da lì a prendere nota e tentare di emulare, dei…il passo è cortissimo…^^
    E devo andarmi a rileggere qualcosa della Dickinson…>>

  5. Lara Says:

    Proprio così Rohchan. Passo cortissimo. Però, grazie a dio, esiste anche un’emulazione buona. 🙂

  6. Rohchan Says:

    Cosa intendi per emulazione buona? o.O

  7. Lara Says:

    Il rendersi conto di una tecnica di scrittura che non conoscevi e farla tua. 🙂

  8. Rohchan Says:

    Giusto…
    *Debby prende a testate il muro, per svegliare Guendalina

    Scusa…ma del giro promozionale per Esbat sai qulcosa? *_*

  9. Lara Says:

    Ma no, ferma! 🙂
    Ps. Ancora no! *Alle parole giro promozionale Lara prende a testate la scrivania*

  10. Rohchan Says:

    Ma no, FERMA!!!
    Se ti si rovina la testa poi chi lo scrive Tanit? ç.ç
    Non farmi questo! *le mette un cuscino sotto la testa

  11. Lara Manni Says:

    D’accordo, smetto 🙂

  12. wwayne Says:

    Ho letto tutti i libri di Banana Yoshimoto, e proprio ieri ho postato un articolo (anche) su di lei. Fino a “La piccola ombra” dava l’ impressione di essere una scrittrice perennemente toccata dalla grazia, che scriveva degli ottimi libri quasi senza sforzo; poi, appunto con “La piccola ombra”, é partita la sua parabola discendente, durata fino a “Il coperchio del mare.” Non si tratta di una mera opinione personale: il suo crollo verticale é stato universalmente riconosciuto, se si esclude lo zoccolo duro di fan che la osanna a prescindere. Infine, da “Chie-chan e io”, ha cominciato un lento ma costante ritorno alla qualità dei primi libri, un miglioramento che mi fa ben sperare per il futuro. La Ogawa invece non ha mai raggiunto i picchi qualitativi della Yoshimoto, ma in compenso é più continua: al contrario di quanto avviene con Banana, quando si compra un suo libro si é sicuri che non sarà uno spreco di soldi. Tuttavia l’ unico autore giapponese che garantisce sia la qualità che la continuità é Haruki Murakami, del quale vanno assolutamente letti:
    A sud del confine, a ovest del sole
    Dance dance dance
    La ragazza dello sputnik

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