Lupus in fabula

Il discorso è complicato, ma provo lo stesso a farlo.
Partiamo dal presupposto che, anche se state scrivendo di una creatura con otto piedi, cinque paia di ali e una ventina di bulbi oculari sparsi qua e là, dentro di lei c’è qualcosa di voi.
Il presupposto è banale, me ne rendo conto, e oltretutto è stato raccontato  molto meglio di come posso fare io nel corso dei secoli,  dal signor Orazio con il suo De te fabula narratur al signor King con Comincia da quel che conosci.
Però è così, almeno per me.

Ora, nel momento in cui metti dentro al tuo personaggio – che abbia due gambe o trentatre non conta – quel “qualcosa”, in qualche modo lo rivivi.

Qualsiasi cosa sia: l’acqua che ti entra nel naso quando avevi cinque anni e un’onda ti ha portato sotto e tu ti sei sentito capovolgere e soffocare, o la delusione sentimentale più recente delle cinquecentosette in cui sei incappato dai tredici anni a oggi, o semplicemente (semplicemente?) il tempo che passa e ti si sbriciola tra le dita.

Dove voglio arrivare? Al fatto che certe volte è facile, altre è difficilissimo operare il trasferimento: perchè episodi, storie, persone, emozioni che ti sembravano enormi e golose se riferite a te, diventano incredibilmente piccole o addirittura insignificanti quando le riporti a un altro. Sia pure esistente solo nella tua storia.

Il che dovrebbe insegnare umiltà, probabilmente. Anche a chi non scrive.

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13 Risposte to “Lupus in fabula”

  1. Caska Says:

    Io sono del tutto convinta che all’origine di quasi tutta la cattiva scrittura ci sia una totale mancanza di umiltà ed un esubero incontrollabile di egocentrismo, che porta l’autore a dare per scontato che se sono esperienze sue, allora sono di ineguagliabile interesse e intensità ò_o

  2. G.L. Says:

    Caska, posso abbracciarti?

  3. Lara Manni Says:

    Mi associo. 🙂
    E non finisce, eh? Uno pensa: secoli di cattiva scrittura dovrebbero pur insegnare qualcosa a qualcuno. Neanche un po’, invece.

  4. Mele Says:

    Bah.
    Forse si presume che anche il destinatario si identifichi nel sentimento e lo… ingrandisca (?) di nuovo. Spiegherebbe come tanta cattiva scrittura abbia successo.
    Forse la colpa è soprattutto del lettore.
    (Forse segretamente invidio chi ha fatto un mucchio di soldi come voi sapete chi…)

  5. Lara Manni Says:

    (no, chi?)

  6. Mele Says:

    (Ma Laraaaa! Non prendermi in giro!)

  7. demoniopellegrino Says:

    Molto bello questo post. Non tanto per cosa hai scritto (che comunque condivido) quanto per come lo hai scritto. un post languido. Una scrittura languida che trasmette il sentimento. bellissima la figura del tempo che si sbriciola tra le mani. Mi hai fatto sentire proprio

    Alla grande. Non vedo l’ora di acvere il tuo libro per le mani (e la mia offerta congiiuntiva rimane assolutamente valida…dimmi solo “vai”).

  8. Lara Manni Says:

    (Mele: la Meyer?)
    Demonio, evviva! Ben ritrovato. E come sempre, troppo buono.
    Te lo dico, te lo dico: fra una ventina di giorni 🙂 Grazie!

  9. Caska Says:

    mele, secondo me molta della cattiva scrittura che viene definita da qualcuno “guardarsi l’ombelico” (stile: ragazza che oh, guarda caso racconta una storia quasi pari pari alla propria vita, possibilmente poco più che adolescente e carina in foto) vende così tanto perché…esempio. Mio padre, per esempio, prende sul serio un film solo se c’è scritto grosso nei titoli di testa TRATTO DA UNA STORIA VERA. Penso che in molti facciano lo stesso discorso sulla letteratura, se ti si fa vagamente intuire che potrebbe essere vero vero verissimo (come se fosse quello, a rendere vero uno scritto), allora attira molto più interesse. Guarda da 100 colpi di spazzola in poi…qual era il problema della gente, stabilire se fosse un libro scritto bene o interessante o che faceva capire qualcosa della generazione dell’autrice? No, era “ma tu quelle cose le hai fatte veramente?” Penso che libri del genere si autoalimentino di propaganda di questo tipo.
    In quanto alla cattiva scrittura più “ingenua”, se vogliamo, nel senso proprio di libri bruttini…beh, esistono cattivi lettori come esistono cattivi scrittori, tutto qui xD

  10. Caska Says:

    Aggiungo: sì, G.L., puoi abbracciarmi, non ti conosco ma essere d’accordo con me di solito è un punto d’inizio per piacermi! xD

  11. Laurie Says:

    Per fare confessioni, catarsi e altro rivolgersi ad un analista, non scrivere un libro di narrativa. Le autobiografie sono tristi, se poi sono mascherate da romanzo ancora di più.
    Certe volte, come lettrice, mi piacerebbe non conoscere proprio nulla di nulla dello scrittore altrimenti perdo il gusto di leggere e cominico a discettare su quanto di autobiografico ci sia nel suo libro. Uhm, non mi piace come sensazione.

  12. Lara Manni Says:

    Ma infatti chi legge non deve sapere nulla! La parte autobiografica deve rimanere un segreto tra autore e personaggi, altrimenti si finisce dritti dritti nei casi citati da Caska. Che stimolano la parte guardona delle persone e infatti, molto spesso, hanno un successo che supera le dimensioni abituali della lettura in Italia. Melissa P., appunto.

  13. Laurie Says:

    Ah sì ho letto adesso l’intervento di Caska. Brr Melissa P. Abbiamo già i reality in tv, non voglio il reality libro.

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