Quando ho guardato gli arazzi

Triangolazione.
Avevo già linkato un post di GL d’Andrea su Lovecraft: oggi ne linko un altro, questo, e aggiungo anche un altro post con cui Francesco Dimitri interviene nella discussione. Che, come capirete, non è soltanto su Lovecraft e sul suo disgusto, o disprezzo, o distacco, dalla vita.
Nei fatti, la discussione si sta sviluppando sul rapporto fra opere e autori, e su come le prime vadano per i fatti loro, spesso in direzioni molto diverse da quelle immaginate da chi le ha scritte  (Francesco cita giustamente Tolkien), e su quanto chi legge (e magari scrive anche) tenda a interpretare un autore, inevitabilmente, con la propria ottica (gli scrittori sono bugiardi, dice altrettanto giustamente Gielle).

A proposito di bugie.
Avevo promesso un post sulla triade: nel caso, la triade che ha iniziato me. Non esattamente alla scrittura, perchè quella è venuta molto dopo, ma ad una disposizione mentale che poi ha reso possibile non solo quel tipo di scrittura, ma che ha fatto di me una lettrice che ama e crede nel fantastico.
Ricordo bene.
E’ stato come quando ho imparato a leggere: e ricordo anche quello, avevo cinque anni, era Natale e io sfogliavo uno dei libri che avevo trovato sotto l’albero, e a un certo punto alle lettere t.r.e.n.o. la mia mente, con un clic, ha associato un treno. Fine, o inizio, della storia.
Invece ne avevo dodici, quando ho letto Ligeia, di Edgar Allan Poe. Bene, cosa mi ha folgorato di quel racconto? Non tanto la sventura del protagonista, non il ritorno dalla morte di Ligeia nelle spoglie della seconda moglie. Ma gli arazzi. I disegni degli arazzi, meglio, che cambiano forma a seconda del punto di osservazione. Vedo qualcosa, non la vedo più, ne vedo un’altra. Cosa sto guardando, davvero?
In realtà tutto il racconto è giocato sulla stessa domanda:  è l’immaginazione del protagonista, o c’è un’ombra nella stanza? E’ un delirio, o gocce misteriose cadono nella medicina? Ed è davvero Ligeia quella che si è alzata e si strappa il sudario con le lunghe dita?
Questa, per me, è stata la chiave: vedere quel che non si dovrebbe/potrebbe nel mondo di tutti i giorni. Quando, pochi anni dopo, ho incontrato King, ne ho avuto la conferma. E quando sulla mia strada si sono messi prima il signor Lovecraft, quindi il signor Machen, e, anni dopo, i signori Barker e Gaiman, ho pensato che sì, era possibile il delirio. Anzi, che era bello.

Ps. Perchè poi, come dice King ne La storia di Lisey, è sempre dallo stesso pozzo che peschiamo. Il pozzo dei miti: qualcuno ci vede pesci normalissimi, altri ci vedono anguille con occhi di libellula e ali di pipistrello. Dipende dagli occhi del pescatore.

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19 Risposte to “Quando ho guardato gli arazzi”

  1. francescodimitri Says:

    Per me fu Tolkien. C’erano state altre cose, prima (Vampiretto su tutte, ed Ende, che però smise di piacermi presto). Ma a farmi scattare fu Tolkien. E lo fa ancora.

  2. Lara Manni Says:

    Il signore degli anelli? Oppure?

  3. Roberto (YD) Says:

    Eh: ma la forza del racconto è di prescindere dal suo autore, no?

    Perciò, una storia davvero potente deve pur sempre prescindere da chi la scrive. Tolkien era un roccioso cattolico, ma svisceratamente appassionato dei miti nordici precristiani (pagani, appunto). Così come i suoi Ainur intrecciano tra di loro il canto, così lui ha intrecciato la sua fede in un mondo fantastico paganeggiante dal quale ha tratto la bellezza che conosciamo. E ha, giustamente, messo la sua fede al servizio della storia e non il contrario. Una blasfemia solo apparente che solo un credente che sa il fatto suo si può permettere. Questo emerge sia dal suo epistolario che dal Silmarillion in particolare (che, tra l’altro, non era neppure opera da “pubblicazione”, giusto?), che trasuda addirittura di catechismo cattolico xD Ma è tutto mischiato, intrecciato, “contaminato” nel senso migliore del termine: e in questo forse sta una delle grandezze del Tolkien-autore. Il massimo del rispetto in quel che si crede e il massimo del rispetto per il lettore e ancora di più per la storia che si sta raccontando, così che ogni occhio (orecchio, direi senz’altro XDXD ) non senta l’autore, o meglio sia “libero” di sentire quel che vuole.

    Per citare King, insomma, “la storia, non colui che la racconta”!

  4. G.L. Says:

    Ligeia, cazzo, sì. Ligeia. La perfetta matematica di Poe. Credo di aver capito quello che dici, penso di aver provato la stessa sensazione di straniamento/non straniamento quando lessi, giovanissimo, Baudelaire. Ancora adesso certe sue immagini mi tormentano.

    Tolkien non lo conosco così bene come Roberto, ma sono d’accordo con lui: Tolkien si faceva guidare dalla storia, non l’opposto.

  5. francescodimitri Says:

    Lo Hobbit prima. E pochi mesi dopo (il tempo di trovarlo: vivevo nel profondo Sud Italia, e le librerie erano un bene raro), il Signore degli Anelli. Un’esplosione: ha contribuito a rendermi quel che sono, e mi ha fatto appassionare ai funghi.

    E su di lui, elaboro. Primo, quello che dice Roberto è vero, ma c’è un’altra cosa che secondo me lo è ancora di più – e che ho intuito l’anno scorso, durante il festival del solstizio d’estate a Avebury. Tolkien è inglese. Ed è cresciuto in campagna. E la campagna inglese è pagana nel midollo osseo, per molti versi – ‘pagana’ nel senso romantico (e ‘romantico’ nel senso originario) della parola. Ci farò un post, tempo permettendo (sono ossessionato dal tempo, in questi giorni).

    E Poe è un altro dei miei autori-culto, intendiamoci. Più che Ligeia, però, il gatto nero… e il Corvo, una delle poche poesie, nella mia vita, che mi siano davvero piaciute.

  6. Roberto (YD) Says:

    La bucolica(!) campagna inglese.

    Ma Tolkien, di fatto, era un ibrido sotto tanti di quegli aspetti che farne un elenco è dura xD

    Tra l’altro, Tolkien nasce in Sud Africa e passare da certi ampiezze e certi paesaggi alle città inglesi sarà stata una “botta” … perciò il suo amore per la campagna doveva essere viscerale …

    Mi viene anche da pensare che tutta la sua battaglia di “affabulatore”, di narratore di storie sia passata nei suoi racconti e abbia contribuito con grande potenza a decretarne il successo inarrestabile.

    Gli attacchi sistematici con contorno di accuse di “alienazione”, “evasione / fuga dalla realtà”, che nascono in un ambito esasperatamente industrializzato e razionalista che rifiuta qualunque aspirazione al “verticale”, qualunque elemento di “disordine”, che si fa cieco alla volontà di guardare al di là del mondo per vederne altri (la “divisione” tra i mondi!), come scriveva Lara nel suo post (attacchi vigorosi e spesso bellicosi che cercavano qualsiasi appiglio: per esempio lo si accusò di essere razzista perché i suoi ‘cattivi’ erano scuri!) lo hanno reso un precursore. Quando nacquero quei movimenti che a questa mentalità piatta fino ai limiti dell’ottusità si ribellavano, lui ne divenne, perciò, logicamente una bandiera.
    Poi ognuno rielabora con la propria sensibilità e i suoi gusti. Questo lo ha reso “trasversale” come pochi e un punto di riferimento per chiunque riconosca l’importanza, il vero valore e (la vera ragione?) della narrativa fantastica.

    Oh, adesso torno ai miei conti che è meglio! xD (non ho tempo di rileggere quel che ho scritto perciò prendetelo com’è venuto, eh!)

  7. Lara Manni Says:

    Ferma lì, saggio Yoda, i conti possono aspettare. Anche perchè il discorso è goloso.
    Su “La storia, non colui che la racconta” trovate adesione entusiasta e incondizionata. E’ uno dei motivi per cui penso che gli autori dovrebbero fare un passo indietro rispetto al proprio testo, anche se la cosa è difficile. Su Tolkien, in particolare, è avvenuto di tutto e continua ad avvenire: io sento molto vicino il discorso di Francesco. Quando ho letto ISDA era la parte “selvaggia” e “pagana” che mi incuriosiva: e quello che mi ha conquistato era che tutto questo stesse svanendo. Il mondo sta cambiando (il mondo è andato avanti, avrebbe detto poi King). Personalmente (e la trilogia di Esbat è nata per questo, anche se credo si capirà solo al numero tre con chiarezza) è la cosa che mi affascina più di ogni altra: un mondo che svanisce. Un mondo altro, concreto, potente, che perde nitidezza.
    Sto mentendo, come al solito. 🙂
    GL, la matematica di Poe, sì. Il fatto che quell’uomo fosse così terribilmente logico da aver inventato Auguste Dupin, e che intravedesse in quella logica uno squarcio in grado di capovolgerla. Questa è la sua forza.
    Che è anche la forza del corvo, a pensarci bene.
    Francesco: funghi? 🙂

  8. G.L. Says:

    From Yuggoth, suppongo… (i funghi, dico)

  9. Mele Says:

    Il tuo modo di vedere le cose Larù! Il tuo abito mentale! Ti ho già detto che scrivi cose che mi mettono paura.

    Mi picchiate se esco dall’apologia di Tolkien e confesso di essere stata spinta alla scrittura quando lessi (Bei tempi!) Ascolta il mio cuore?
    Lo Hobbit l’ho presi in mano a dodici anni, era già un po’ tardi: il danno era stato fatto.
    Mi fate sentire un paperotto tra i cigni!
    Sono della generazione cresciuta a pane e cartoni, la mia mentalità è stata forgiata “in nome della luna!”.
    Già qui capisci tante cose…
    Poi, da piccola avevo una cotta bestiale per Noah Hathaway / Atreju. Non c’è altro da aggiungere.

  10. Lara Manni Says:

    Paura? Io???? Ma no, Mele. A parte il fatto che Ascolta il tuo cuore l’ho letto anche io, così come ho letto tante altre cose, diversissime (incluse Piccole donne e Via col vento, e Sailor Moon l’ho seguita da assai grandicella). Solo, penso che ognuno di noi abbia il suo libro-chiave, e all’interno del libro-chiave un passaggio-chiave.
    Non ci sono paperotti e non ci sono cigni: siam qui che nuotiamo sulle acque placide del pozzo, no?

  11. Roberto (YD) Says:

    Oh, dopo aver esplorato le pieghe delle Risoluzioni ministeriali di quegli psicotici del Ministero delle Finanze e del Lavoro (dopo le quali posso fare senza problemi le parole crociate senza schema sulla quarta di copertina della mia copia sgualcita del Necronomicon senza subirne danni …) torno qua, e che succede??

    Siamo stati troppo seri? xD
    Ma daiii, Mele, stai parlando con uno che è cresciuto a girelle come il Golosastro e si è sparato ogni singolo cartone di robottoni giapponesi reperibile, Uomo Tigre, Cavalieri dello Zodiaco … compreso di apprendimento mnemonico di mosse, effetti ecc. xD

    Alle girelle ho sacrificato l’appendice e ai cartoni qualche neurone, immagino XDDD
    E se c’è da fare l’esegesi di qualche episodio di Kenshiro, penso di non essere troppo arrugginito!

    Però come diceva Lara, specialmente con l’età e quanto meno il minor tempo a disposizione si ricorda quel che più ci ha colpito. O segnato, magari. Più si è giovani e più si onnivori, giusto. Poi ritorniamo sui nostri passi e vediamo cos’è rimasto dentro il setaccio.

    Quando si nominano i Grandi, insomma *__* bisogna pure ammirare estasiati, o no?

    La bellezza pura di Tolkien, l’orrore irredimibile e altrettanto puro di Lovecraft, e poi Poe … *slurp*

    Tra l’altro, parlando di colline … sia in Tolkien che in Lovecraft lo sfondo è, spesso, un ambiente collinare. O no? Se devo pensare al fantastico legato alla collina mi vengono spesso e volentieri in mente questi due. Se parlo “d’orrore e di bellezza”, per quanto mi concerne, penso a loro.

    E la peculiarità della collina (e io sono abitante di terre collinari) sta proprio in questo convivere di bellezza ordinata, pettinata, solare … salvo poi svoltare una curva e trovare valli dimenticate e popolazioni cresciute nelle ombre e … *__* insomma ci siamo capiti xD

    Mi viene da pensare anche al mio compaesano Tiziano Sclavi. Quando costui non si perde a farti il facili predicozzi sociali (eh queste son cose che non ho mai perdonato), nei suoi migliori Dylan Dog rivedo questa capacità onirica di “piegare” realtà vicine e lontane al tempo stesso, che fin da bambino ho sempre associato alla collina, alla nebbia, ai prati e ai filari …

    Va bene, va bene mi fermo!!!
    (è che ho il PC di casa incriccato e mi devo sfogare un po’ qua, scusatemi XDXD ).

  12. Lara Manni Says:

    Sfogati quanto vuoi, sai quanto amo i tuoi papiri.
    Non avevo mai pensato alle colline, in effetti. Ma per quanto riguarda l’immagine della curva che porta all’ombra. Ecco, intendevo proprio questo.

  13. francescodimitri Says:

    Funghi, ovviamente, di Yuggoth. Prima disarmati, poi trifolati, poi refrigerati con le loro stesse armi.

    Quanto alle colline: hanno gli occhi, si sa.

  14. Laurie Says:

    Ah a me Tolkien, subito, mi folgorò con lo Hobbit. Però io scrivevo fanfiction (nella testa) a sei anni, sono un caso a parte (forse xD).
    Sintetizzerei il tuo post con un: nel fantastico ogni cosa è possibile, anche la più folle. Ma forse mentirei perché parlo di me stessa come amante dal fantastico x°D

  15. Lara Manni Says:

    Mi state facendo venir voglia di uova strapazzate con funghi di Yuggoth…
    Lau, adesso ci racconti delle fan fiction che scrivevi a sei anni, però.

  16. Caska Says:

    Anch’io le scrivevo mentali, a sei anni, ma sui Tiny Toons.

  17. Lara Manni Says:

    Siete due mostri 🙂

  18. Laurie Says:

    Ahah io le scrivevo sui Moschettieri dell’anime giapponese, abbastanza libero adattamento di Dumas. Facevo delle Aramis/Athos che era angst/tragic in maniera inquietante (prima che qualcuno si preoccupi perché mi davo allo slash alla veneranda età di sei anni, Aramis era una donna nel cartone x°D).
    E poi c’erano le storielle fantasy sulla mia città dei Lego x°DDD
    Sì, ero un mostro.
    Ma non ti succedeva, Larù, di immaginare seguiti e versioni alternative delle tue storie preferite da piccola? °_°

  19. Lara Manni Says:

    Beh, sì. Mi succedeva – non ridere – proprio con I Tre moschettieri (riduzione per ragazzi). E facevo SEMPRE scappare Milady. 🙂

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