Orriediting

Insomma, mi sono arrabbiata, e per almeno due motivi.
Su aNobii c’è un gruppo che frequento volentieri: si chiama i Libri Orrilibri, dove si può dire la propria sui testi, chiamiamoli così, sopravvalutati. A volte la discussione diventa molto seria e interessante, come quella sugli orrilibri scolastici. Altre volte è amabile cazzeggio.
Ora, in un topic sull’Orrilibro degli Orrilibri (stravinto da Twilight), ho letto qualcosa che non mi è piaciuto. In poche parole, un’utente sostiene che Niccolò Ammaniti non conosce la lingua italiana e non azzecca un congiuntivo, ma ha un editor che provvede a sistemare tutto. Giustamente, qualcuno le chiede perchè dica una cosa del genere, e lei risponde: “conosco un editor che conosce il suo editor”.

La cosa mi manda in bestia. E non per Ammaniti  (non è il mio scrittore preferito, ma mi piace), ma perchè la leggenda metropolitana dell’editor Mago Merlino, che trasforma un analfabeta in uno scrittore, mi è sempre parsa una fesseria. E una falsità. Intervengo e dico che gli editor non lavorano in questo modo, neanche un po’.
La risposta dell’utente è questa, e probabilmente interesserà un paio di lettori di questo blog:

“Domando, giusto per curiosità, se gli editor con cui lavori sono della Mondadori.Per quanto riguarda Ammaniti, a me piaceva l’Ammaniti che scrisse Fango, e mi sarebbe piaciuto anche con problemi di grammatica e rimaneggiamenti vari. Che sono noti non soltanto a me, e assolutamente non grazie alla rete.
Tra l’altro, non è un uso pulito della lingua quello che mi interessa di un autore. Sono idee e contenuti che mi affascinano.
E, a livello di contenuti, trovo che quello cannibale fosse un Ammaniti geniale, uno dei pochi da apprezzare nel panorama della provincialissima letteratura italiana ( e che sia provinciale non lo dico io, ma gente come la Pivano ).
Sempre a livello di contenuti, trovo che ” da ti prendo e ti porto via” in poi, Ammaniti si sia venduto, o forse svenduto, alle tristi regole del mercato italiano. E a quelle ancora più tristi della Mondadori”.

Lo scambio di battute prosegue (e per quel che mi riguarda si chiude) con un riferimento a Gordon Lish che ha rimaneggiato Carver e con l’ipotesi che se lo ha fatto lui lo possono fare – e forse lo fanno – tutti.
Ora, ad irritarmi profondamente sono due cose (e in nessuna delle due c’entra Ammaniti):

– Uno scrittore che non conosce i congiuntivi non è uno scrittore. Sostenere che ci siano editor che di fatto riscrivono in buon italiano i libri altrui a me sembra folle. Ancor più folle è pensare che esistano delle “tristi regole” di Mondadori che uniformano tutti gli autori.  Mi chiedo quale siano, queste regole. Oltre ad Ammaniti, Mondadori ha pubblicato Saviano, Kai Zen, D’Andrea, per citare tre autori  italiani che ho letto. Sono tre autori diversissimi – e ci mancherebbe altro – e nei loro libri  non riesco a vedere un solo filo conduttore che li accomuni e tanto meno li normalizzi. Mi chiedo in nome di cosa si debba continuare a parlare dell’esistenza di un Grande Fratello dell’editing che riconduce tutto ad una sola formula. Per la piccolissima esperienza che ho avuto, non funziona così. Anzi.

– Il secondo punto è persino più serio, e riguarda Internet. Io su Internet ci vivo, ci spendo il mio tempo e la amo. Ma usarla in questo modo – ed è un modo frequentissimo – mi spaventa. Mi spaventa perchè le fa perdere credito. Mi spaventa perchè la fa diventare una via semplice e immediata alla maldicenza priva di riscontri. E così la sputtana. Perchè una cosa è sostenere che un libro non ci piace, e dire perchè, e sputarci anche sopra: quello è legittimo, e chiunque scriva sa di correre il rischio di diventare Orriautore (e guai se io stessa non pensassi che Esbat può finire tra gli Orrilibri: sarei un’imbecille).  Ci sta tutto. Un’altra cosa è dire che quel libro ha i congiuntivi giusti grazie a qualcuno che non è l’autore, il quale, poveretto, la grammatica non sa dove stia di casa. Questo no, non ci sta.

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21 Risposte to “Orriediting”

  1. Caska Says:

    “Ammaniti si sia venduto, o forse svenduto, alle tristi regole del mercato italiano”
    Cioè, non è possibile che uno con l’età e l’esperienza cambi, no…ò_o

    Non ho niente da dire, come sai ti sostengo su sta cosa e ciò che mi rende effettivamente triste è sapere che all’ignoranza purtroppo non c’è rimedio, quindi anche a spiegarle le cose è praticamente inutile…mah. Io quando scrivo in chat spesso sbaglio l’ordine delle lettere, ma quando scrivo “seriamente” no: verranno a dirmi che il mio editor lo corregge xD?

  2. marian Says:

    Copio-incollo di seguito gli ultimi due commenti postati dai lettori su ibs in riferimento al romanzo-capolavoro di Shirley Jackson, “L’ incubo di Hill House”

    Sagana widoworblack@gmail.com (08-11-2008)
    Il romanzo, o come sarebbe più corretto dire, il “quasi-romanzo” scritto da Shirley Jackson è attualmente definito da taluni critici, la miglior e più rappresentativa storia horror di questo secolo. Ebbene dopo un attenta lettura dell “opera” posso dire con certezza e decisione, che il testo in questione potrebbe benissimo essere usato per rinvigorire il fuoco invernale del vostro caminetto, tale sarebbe certamente un uso proprio, rispetto a quello solito della lettura. Analizzando il testo, sin dalle prime battute si possono rilevare due fattori, che nell’incubo di Hill House sono frequenti: 1. Lo spessore dei personaggi è pari a quello di una pozzanghera, e in certi casi, addirittura nullo, pertanto capita di confondere le azioni e i sentimenti dell’uno con quelli dell’altro, e che i pensieri di un personaggio finiscano nelle frasi di un altro. L’unico fattore che infine ci fa distinguere i personaggi, è il loro passato, e alcune azioni caricaturali, che paiono ridicole, irrealistiche e goffe. 2. Il racconto non possiede nulla di Gotico, ne influenze vagamente horror, al contrario, le poche scene sovrannaturali, sono possibilmente da considerarsi un ridicolo tentativo di incattivire il testo, pertanto capita che un azione o l’altra non abbiano nessun reale significato se non quello di spaventare il lettore, fallendo miseramente. (parte 1)
    Voto: 1 / 5

    Pietro (18-09-2008)
    Non mi è piaciuto. Sarebbe questo il libro archetipo sulle case maledette? Sarebbe questo il capolavoro che ha dato origine ad un intero filone della letteratura horror ? E la “Caduta di casa Usher” allora, che sarebbe? La storia è di una semplicità sconcertante. Quattro sconosciuti si ritrovano a trascorrere alcuni giorni in una casa dalla fama inquietante e dall’aspetto terrorizzante. La permanenza ivi e lo sfiorare l’imponderabile li cambierà tutti , ma in particolare la protagonista Eleanor, una donna dalla vita scialba e difficile. Proprio i personaggi sono l’aspetto meno convincente del libro. Semplicemente non ci sono…nel senso che di loro non si sa nulla, non si capisce nulla delle loro motivazioni, tutto resta avvolto in una vaghezza che vorrebbe essere inquietante e risulta invece irritante. Anche la casa, che forse è la vera protagonista del libro, poteva essere descritta molto meglio e molto più approfonditamente. Il finale è come spesso succede in questo genere di racconti facilmente risolutivo. Una delusione. E per favore evitiamo di commentare i libri alludendo al quoziente intellettivo del lettore…questo non è “un horror per menti evolute”. E’ un racconto, e come tale può piacere o non piacere, e ciò non ha nulla a che fare con l’intelligenza. Voto 2/5
    Voto: 2 / 5

    Eccola qui, la famosa “cultura” internettiana. Povere noi, Lara…

  3. Lara Manni Says:

    Ma è ovvio, Caska. Anzi: il tuo editor ti convince a sbagliare appositamente in chat affinchè il suo lavoro risulti più evidente, no? 🙂
    Scherzi a parte, la faccenda è deprimente: anche perchè a cosa serve questa simpatica tela di maldicenze? Perchè non si riesce a parlare semplicemente dei libri, dicendo cosa ci è piaciuto e cosa no, invece di accanirsi sugli autori? Bah.

  4. Lara Manni Says:

    Marian. Oh santo cielo. E’ esattamente quello che intendevo.

  5. Anghelos Says:

    – Sulla questione editor, il discorso del tuo interlocutore mi ricorda un gustoso aneddoto pubblicato parecchio tempo fa su Lipperatura riguardo la casa editrice Adelphi, che impone ai libri stranieri che pubblica una traduzione che modifica il linguaggio originale verso canoni “alti”, così che tutti gli autori pubblicati da Adelphi sembrano parlare nello stesso modo. Questo sembra in linea con i discorsi sugli editor che modificano i linguaggi, solo che Adelphi è una casa editrice di nicchia con una gradevole aria retrò, Mondadori è la casa editricedi Berlusconi, quindi è più facile prendersela con quest’ultima, anche se segue politiche editoriali migliori (al primo che prova a considerarmi filo-berlusconiano gli sbatto in faccia il mio curriculum XD)…
    – La questione internet è più spinosa. Il punto è che mancano regole, ma non nel senso di leggi come vorrebbero i governi, proprio regole di comportamento come quelle che si insegnano ai bambini: per strada non si buttano le carte, non si accettano inviti dagli sconosciuti. Allo stesso modo, su internet non si spamma, non ci si fida del primo articolo trovato, si ragiona prima di parlare come se si parlasse con qualcuno dal vivo. Sono cose che dovrebbero essere spiegate ai bambini a scuola: ma il punto è che oggi la maggior parte delle persone che usa ha internet ha finito la scuola quando ancora la banda larga era privilegio di pochi, ed è normale che non ci sia una educazione diffusa su come comportarsi, e i risultati sono gli esempi che avete citato tu e Marian. Ci vuole tempo e pazienza per cambiare, e possibilmente una riforma scolastica.

  6. Lara Manni Says:

    La storia di Adelphi me la sono persa, ma non mi pare casuale, appunto, che non venga quasi mai citata. Ora, Mondadori: anche io sono pronta a ringhiare se qualcuno mi dovesse tacciare di filo-berlusconismo, ma credo che abbia pubblicato e pubblichi dei buoni libri. Dobbiamo schifarci perchè li pubblica Mondadori? Che, tra l’altro, è anche la casa editrice di Valerio Evangelisti, uno che di tutto può essere accusato tranne che di connivenze con la destra. Se l’argomento è questo, è davvero, sì, triste.
    Su Internet hai perfettamente ragione: mi viene da chiedermi solo chi dovrebbe spiegare tutto questo ai bambini…non è che gli adulti siano meglio, da quel che vedo.

  7. Kade Says:

    Si è perso completamente il senno, ormai.
    Spesso mi è capitato di girovagare per i vari siti internet e devo ammettere che sta diventando tutto uno schifo. Come hai detto tu, Lara, la semplice critica su cosa ci piace o non ci piace di un libro non esiste più. Ora ci si accanisce sugli autori e si attribuiscono false accuse.
    E magari quelli che criticano sono proprio coloro che leggono “Tre Metri Sopra il Cielo” e che difendono Moccia a spada tratta. Però accusano Ammaniti di non sapere la lingua italiana, eh. -.-“

  8. Lara Manni Says:

    Nel caso specifico, no. Anzi, la mia interlocutrice sosteneva che Ammaniti si rodeva dall’invidia perchè Moccia aveva un editor più bravo del suo…:)

  9. francescodimitri Says:

    Due penny.

    Il primo: Internet genera ‘instant experts’, genere che in Italia è sempre andato di moda. Leggo spesso recensioni scritte, nel bene e nel male, con pretese da ‘intenditori’ che sono, semplicemente, ridicole. Se le persone si limitassero a dire ‘questo mi piace/ questo no’, e magari spiegare perchè, tutte le opinioni sarebbero degne. Ma quando si va nello specifico, o si hanno davvero capacità di livello professionale (e anche un hobbysta può averle, non dico di no), o si dà solo aria all’ego. Cosa che blog e forum rendono molto semplice.

    Ma il secondo è: Lara, queste cose succedono. Non spesso come si dice, non dovunque, non in Mondadori più che altrove (non ne ho idea, almeno, ma non credo proprio). E non credo sia il caso di Ammaniti, perchè di rado queste cose generano chissà che successi. Però succedono. Io le ho viste, per dire. Io-io, non parlo di aneddoti di seconda mano. Di rado. Ma le ho viste.

  10. Lara Manni Says:

    E io ti credo, Francesco. Non volevo negare la possibilità che accadessero davvero: negavo che succedessero sempre, e che magari accadessero tutte in una specifica casa editrice che avrebbe il fine di rendere tutti gli autori identici fra loro.

    Sul primo penny, metti il dito nella piaga: è un gran peccato usare blog e forum per questo fine. Ma forse sono tragicamente ingenua, in effetti.

  11. francescodimitri Says:

    Primo penny: è che Internet è ottimo per tirar fuori cose dalle persone. Tutto sta a capire, però, che cosa ci stava dentro da prima…

  12. Lara Manni Says:

    Ineccepibile. Sì.

  13. G.L. Says:

    “[…] Ma non sarà giusto che a metà, finchè non avrete, nel genere che volete lanciare, altrettanto talento che Eugéne Sue nel suo. Accendete altrettanto interesse con mezzi nuovi; raddoppiate, triplicate, quadruplicate la dose fino a una concentrazione eguale, e non avrete più il diritto di sparlare del borghese, perchè il borghese sarà con voi. Fino ad allora, vae victis!, perchè niente è vero se non la forza, che è la giustizia suprema.”

    C. Baudelaire, sulle stroncature (alla cazzo, aggiungo io).

    Lara: ma ancora stai a sentire ‘sta gente? Ma allora la citazione dantecchiana perchè l’ho messa a fare?

  14. Lara Manni Says:

    GL, e te l’ho detto che sono testona, e anche un po’ tonta. 🙂
    (Baudelaire vieppiù ineccepibile)

  15. Laurie Says:

    Trovo adorabile che questa persona sostenga che Ammaniti non sa i congiuntivi perché lo dice l’amico dell’amico, ops, l’editor che conosco che conosce l’altro editor rotfl.
    Non credo che comunque sia colpa di internet. Internet è un mezzo. Il pettegolezzo è universale, e questa è un classico esempio di pettegolezzo basato su fonti assai poco attendibili.
    Mah, io sapevo che Mondandori è messa sotto accusa per quanto riguarda il fantasy made in Italy, in quanto non propone un alto livello qualitativo delle sue opere. Così ho sentito da più fonti, tanto che quando esce un fantasy Mondadori c’è chi è già pronto a crocifiggerlo a prescindere. Mi mancava la diceria che uniforma pure gli autori italiani.

  16. G.L. Says:

    Crocifiggerlo in partenza. Sì sì, io son qui che aspetto. Finora in faccia nessuno mi ha detto niente. Che sia colpa del dopobarba allo zolfo?

  17. Lara Manni Says:

    E’ colpa delle mannaie, GL. Nascondile, almeno. 🙂

  18. Laurie Says:

    Davvero, G.L.? Pensa che credevo ti fosse capitato un commento a priori di stroncatura °_°
    E spiegami una cosa, tronchi le mani dei commentatori che non ti piacciono? x°DDD

  19. G.L. Says:

    Laurie: facciamo che dirai che ho fatto una risata satanica e ho lasciato cadere l’argomento?

  20. Laurie Says:

    Ok, lo prendo come un sì ma qui lo dico, qui lo nego, là lo nascondo.
    *annuisce convinta*

  21. Laura Costantini Says:

    E’ la solita storia. Io stessa ho sentito affermare da persone ben inserite che “La solitudine dei numeri primi” sia stato scritto, da un’idea di Giordano, da un nugolo di editor della Mondadori. Pero’ delle due l’una: o gli editor della Mondadori sono bravi, come dimostrano i libri di Ammaniti, oppure non sono bravi, come dimostrerebbe l’ultimo premio Strega. E se lasciassimo ad ognuno le proprie responsabilita’ e i propri gusti?
    Se un libro non ci piace, padroni tutti di dirlo a chiare lettere, argomentarlo e difendere la posizione. Sforare sulle maldicenze per esprimere frustrazione contro i best seller e il loro gradimento e’ una meschinita’ che lascia il tempo che trova. Brava Lara.

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