Oh, ecco!

Un intervento che definire perfetto è poco: quello di Angelo Scotto su Esbat, e non solo.

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6 Risposte to “Oh, ecco!”

  1. Laurie Says:

    Mi è venuto da pensare che se avessi scritto l’ennesimo fanfic… romanzo su Orgoglio e Pregiudizio si sarebbe chiaccherato di meno sulla sua orgine.
    Ma fottitine (brutalmente xD).
    L’opera è gradevolissima anche per chi non è mai stato nel fandom.

  2. Loredana Says:

    Bell’intervento. Osservazioni davvero interessanti.
    E adesso posso anch’io dire la mia, visto che ho finito “Esbat” proprio ieri! 🙂
    Per quanto mi riguarda, il fatto di sapere che “Esbat” era in orgine una fan fiction è stato solo l’elemento che mi ha spinta a incuriosirmi, a vedere di che si trattava. Certo, probabilmente chi conosce Sesshomaru e Naraku, non può fare a meno di giudicare/recepire Hyoutsuki e Yobai attraverso il confronto con gli “originali”. Ma questo cosa cambia, nel recepire il romanzo “Esbat” nel suo complesso? Credo proprio nulla. Il fatto che due dei personaggi di “Esbat”, in alcune loro caratteristiche, derivino da un’altra parte, da un’idea precedente, finisce per essere irrilevante, visto che, come faceva notare Angelo Scotto nel suo intervento, questi personaggi sono profondamente reinterpretati, posseggono “nuovi elementi di complessità” che finiscono per renderli ben diversi dagli spunti di partenza.
    Come auspicato dall’autrice, “Esbat” è un romanzo del tutto autonomo dalla sua origine, e pertanto può essere letto/recepito/giudicato totalmente a prescindere da essa.
    Come giò detto in precedenza, quando ero giunta circa a metà lettura, ho trovato “Esbat” un romanzo inquietante, sconvolgente per molti versi. Ciò che lo rende “terrificante”, nel vero senso della parola, è il modo crudo e impietoso in cui dipinge questo mondo folle e al tempo stesso incredibilmente affascinante in cui viviamo, e queste creature altrettanto folli e affascinanti chiamate esseri umani, preda delle loro passioni e dei loro desideri fino a limiti estremi e impensabili. Leggere questo romanzo è come venire messi di fronte a uno specchio, uno specchio che rimanda immagini davvero poco rassicuranti. Ci sono libri che tentanto di riportare “ordine” nel mondo, ce ne sono altri che invece ne dipingono il caos, e che solitamente, proprio perché più “veri”, finiscono per farti l’effetto di un pugno nello stomaco. “Esbat” fa parte del secondo gruppo, e non è un difetto. Ammetto che solitamente preferisco i romanzi della prima categoria, e che solo occasionalmente mi avventuro nel terreno dei secondi, ma ogni tanto ci vuole pure quello, giusto per non dimenticare quello che di oscuro, di incomprensibile e di pericoloso si agita in fondo al nostro animo.
    I personaggi sono tutti estremamente complessi e sfaccettati, nessuno escluso, comprese le figure più “marginali” (mi ha colpito molto quella di Sasaki).
    Venendo a questioni più tecniche, ecco il riassunto delle mio osservazioni: notevole capacità di scrittura, buona padronanza della lingua e dei meccanismi narrativi, nessuna artificiosità nel passare da un registro all’altro a seconda del punto di vista.
    Un ottimo romanzo, in definitiva, mai banale ed estremamente complesso per le tematiche che affronta. Credo di poter affermare che Lara sia, attualmente, una delle voci più originali della letteratura fantastica in Italia.

  3. Lara Manni Says:

    Loredana, grazie, grazie mille.
    Lau. Penso che dovrò ripetere fino alla nausea che in nessun modo sto negando o rinnegando l’origine di Esbat come fan fiction. Anzi. Sono fiera di essere una fan writer e voglio continuare ad esserlo. Ma, d’altro canto, spero anche che un testo – un qualsiasi testo, non necessariamente il mio – possa essere accettato o criticato o giudicato al di là di chi lo ha scritto e in quali circostanze lo ha scritto. Insomma, l’autore, secondo me,ha da sparire. 🙂

  4. Vale Says:

    Io penso che qui in Italia piacciono un sacco le etichette… il probllema è che usano una supercolla per mettertele addosso, e quindi fanwriter una volta fanwriter per sempre. Ma forse non è una questione italiana, e dapertutto è così.
    Un po’ di tempo fa mi ero appassionata alle opere di Friede Jelinek, autrice controversa austriaca. Una volta saputo che vive abbastanza vicino al paese di mia nonna, ho chiesto un po’ in giro ai parenti (zie soprattutto) che ho lì, e una di loro mi ha detto che la Jelinek non è ben vista, per quello che scrive. Ora, da come sono fatti, immagino che questa autrice potrà scrivere qualsiasi cosa, in futuro, ma resterà sempre e comunque “quella donna che scrive di relazioni sessuali deviate”.

  5. Laurie Says:

    Lo so, Laruccia *_* Ma boh, la tendenza a pettegolare su questioni che non riguardano lo scritto temo che sia troppo forte ù_ù
    (Dee che pessimismo del lunedì xDD)

  6. Lara Manni Says:

    Io mi sto quasi rassegnando Lau. In fondo non è importante, via.
    Vale! E’ vero, conosco anche io la Jelinek, e posso immaginare…

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