Fase due

Me la sto prendendo quasi comoda. Nel senso che ho finito la prima stesura del racconto, in tempi più rapidi di quelli preventivati, e adesso rileggo-correggo-cambio-sistemo.
Posso dire che è il momento migliore? Quando la fase uno è finita, e hai buttato fuori tutto quello che si affastellava e pulsava nelle dita,  poter prendere il pennello più sottile per passare alla rifinitura ti porta in stato di grazia. Giocare con le parole: cercare alternative attraverso le immagini (non solo i fiori si “aprono”, ma anche…cosa?), e intanto bere una gazosa o alzare gli occhi per guardare il lago, o andare a fare la spesa e incantarsi su una signora dall’aria infelice che, sì, non compra caramelle se non ha esaminato per bene l’espositore, e l’altra signora in fila scuote la testa con compassione malevola, o entrare al bar a prendere un caffè e incontrare un vecchio che geme (davvero, geme) perchè sono finiti i cornetti e cosa darà alla sua nipotina?
Ecco. In momenti così, penso che neanche vincere il superenalotto mi renderebbe altrettanto “in armonia”. E non è retorica. Giuro.

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17 Risposte to “Fase due”

  1. Mele Says:

    Si schiudono? (di)stendono i loro petali? Rivelano il loro cuore? O… sbocciano? Mmh. Banale. Ecco: si srotolano.
    Occielo, non mi vengono le parole.
    La mitica fase due. (Mitica perché non ci arrivo quasi mai)
    Ti da quella sensazione di… boh, potere? Hai in mano la tua creaturina, la accarezzi e… puoi decidere se maltrattarla o coccolarla, crescerla o ucciderla. Ti fa sentire divina.

  2. timothy Says:

    Si chiama normalità questà o per meglio dire vita monotona(non in senso negativo o dispregiativo), semplicemente è che le cose che vedi, sono cose che conosci e ti fanno sentire al sicuro…. 🙂

  3. Lara Manni Says:

    Sì, vero Timothy. C’è anche qualcosa d’altro, però, e più che potere è il desiderio di poter migliorare qualcosa che già esiste. Ecco.

  4. timothy Says:

    questo però non l’hai voluto far notare nel tuo post… 🙂

  5. Lara Manni Says:

    Forse non mi sono spiegata bene, ma era quello che volevo dire. Ed era uno stato d’animo particolare, che porta proprio ad amplificare la quotidianità…Timothy-liciatroisi.eu: non me la stavo tirando, in poche parole. Stavo solo dicendo che quando uno scritto è finito in prima stesura ci si sente “aperti” verso il resto il mondo. Almeno a me, nella mia piccolissima esperienza, succede.

  6. Mele Says:

    Larù, tu neanche tra mille anni e un trapianto di cervello saresti capace di tirartela.
    (Anche se ti farebbe un po’ bene, eh ^_-!)
    Sai che pensavo? Che è vero che sei innamorata. Del tuo lavoro, ma è pur sempre amore.
    E come un’innamorata volteggi nella quotidianità, guardandola con occhi di bambino. Frrrrrrrrrrrrrrrrrr.
    (Mi parte la vena poetica)

  7. Lara Manni Says:

    Ricambio il frrrrr!:)

  8. Laurie Says:

    E’ tornata la tua groupie preferita contanta di vedere che ami la tua passione per lo scrivere *_*
    Vai, Laruccia!

  9. Lara Manni Says:

    SORELLONA!
    🙂
    Non vedo l’ora che tu lo legga, il raccontino…

  10. Laurie Says:

    Sì! Sono tanto contAnta al pensiero!

    (Lau e i refusi, parte due!)

  11. Lorenzo Says:

    E’ bellissimo perdersi in quei momenti in cui la quotidianità viene amplificata.
    Il tempo rallenta, si dalata e riesci a sorridere, commuoverti e adombrarti per piccoli gesti che sembrano presentarsi davanti ai tuoi occhi come al rallentatore.
    Grande Lara… e adesso, oltre a Sopdet, aspettiamo anche questo lavoro 😉

  12. Vale Says:

    La seconda parte! Anche io penso che sia la parte migliore… forse perché trovo difficile completare la prima fase?
    @Mele, tu perché non ci arrivi? Io di solito uccido quello che sto scrivendo perché: mi annoia o/e non lo trovo più così originale o/e entra in coma da solo…

    Ehi, ma pure io voglio leggere il racconto. Io l’unico esperimento di Steampunk l’ho postato su Writers’ Dream, e tra l’altro non era nemmeno Steampunk puro, visto che c’era almeno un elemento weird…

  13. Lara Manni Says:

    🙂
    Il racconto arriverà, ma nel 2010, se va tutto bene.

  14. Mele Says:

    Vale, io ho quella famosa malattia che impedisce di portare a termine la quasi totalità delle cose. Ah, e sono anche pigra.

    Larù, nemmeno un assaggino? Nemmeno quei due avverbi che (sono sicura) ti stai domandando se togliere o lasciare?
    Che nostalgia! Ti ricordi la battaglia sugli avverbi? C’è stata quella sul discorso indiretto, quella sul narratore, quella sui puntini di sospensione… Cavolo, quella sì che mi aveva infuocata!
    Ok, vado a farmi rapire dai ricordi da un’altra parte…
    Frrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr ancora, allora.

  15. Lara Manni Says:

    Oh, gli avverbi! Ne ho lasciati due soli!
    E’ che non dipende da me, stavolta: è un’antologia, c’è un curatore, ci sono altri autori e tutto va deciso insieme!
    (però l’assaggino lo metterò, più avanti).
    Quanto alla battaglia, ne sto preparando una…sull’ordine del discorso. Oh oh!

  16. Mele Says:

    Larù, mi fai sentire in colpa.
    Io annego la gente negli avverbi. Negli avverbi inutili, soprattutto. E tu ne metti due.
    ç_ç ( = segno di grande pentimento…)
    (… Ma non toccatemeli che mordo!)

    Su, coraggio, Mele! (Mi batto da sola sulle spalle)
    Aspetto l’assaggio e la battaglia (e affilo le armi, pronta a fare un po’ di mischia *.* ). E anche l’antologia, ovviamente.

  17. Lara Manni Says:

    Ricordo il nostro duello sugli avverbi, ma ricordati che io me la prendo solo con alcuni avverbi, eh!
    🙂

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