Tempaccio

Sto litigando con i tempi. Nella revisione di Sopdet, per alcuni flashback, ho usato in prima stesura il presente, ma le acque erano troppo confuse.  Poi sono passata all’imperfetto. Ma non sono del tutto convinta. Non mi convince neanche il passato remoto, però, e immagino terrò l’imperfetto.
Di qui, riflettevo sul fatto che mi trovo bene soprattutto con il presente. Mi sono chiesta perchè. Poi si sono anche chiesta se ogni motivazione sia sempre logica. E no, non lo è. Logica (e tecnica) sono indispensabili, soprattutto in fase di riscrittura, per testare il meccanismo e per levigare il linguaggio: ma ci sono certe decisioni (prima o terza persona, uso del tempo) che possono essere spiegate con le più approfondite teorie. Ma che, di fatto, restano una questione di istinto.
Magari sbaglio. Sicuramente, anzi.

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26 Risposte to “Tempaccio”

  1. Mele Says:

    Istinto. Sì sì. Forse perché col presente mostri e col passato racconti.
    Mmmh. No. Forse tu riesci a stratificare la narrazione meglio partendo dal presente. Occielo. Dovrei prendere Sopdet e rileggerlo. (Sono io che preferisco il passato, che egocentrica!)
    Occielo. Poi il tempo in Sopdet è una cosa tralasciabilissima, neh, neh?
    C’è un episodio dove tu usi il presente, poi ricordi una cosa avvenuta prima e usi il passato e quando la racconti torni al presente. Forse perché è il tempo che usi quando devi fissare un immagine. Boh.
    Secondo me puoi inventarti l’uso che vuoi, dei tempi. Basta che ne inventi uno che rimanga quello per tutto il libro.
    Certo, devi pensare alla difficoltà di un continuo cambio di tempo (ti ricordi di quello che parlavamo un po’ di tempo fa, con il passaggio da… cosa avevo scritto? occhi – ipotalamo, giusto? Ecco. Immagina, presente-passato. Una frase con un tempo, una frase con l’altro. All’inizio un momento di smarrimento, poi il lettore capisce il meccanismo. Certo, rimane la confusione perché tutto scivola una frase nell’altra, ma è quello che accade nella testa di Secchan. Ovviamente, questo è il modo di trasmettere le sensazioni del personaggio che piace a me, ma sai che sono egocentrica.). Soprattutto devi porti un problema: vuoi scrivere in modo da essere accessibile e chiara a tutti, sacrificando magari l’elaboratezza e alcuni gusti e colori sottili che non tutti riuscirebbero a cogliere, o vuoi scrivere in un modo più ricercato (in senso buono) e “accontentarti” di chi riesce a capire il tuo meccanismo e lo segue godendone *anche* (non solo) al di là della storia?

  2. Aryaali76 Says:

    Ciao Lara,
    è un bel po’ che lurko spudoratamente in casa tua… da quando ho letto quell’esordio con il botto che è Esbat (il tuo blog mi piace moltissimo. E, a proposito, non deprimerti per le cattiverie: è un gran libro! Ah, io non vedo l’ora di averlo fra le mani, Sopdet!!! Ops! Ho divagato!).
    Riacchiappo il filo al volo: questo post sull’uso e sulla scelta dei tempi verbali mi ha colpito in modo particolare, perciò mi sono decisa a uscire – un minimo – allo scoperto.
    In genere, quando scribacchio uso l’imperfetto – e penso che sia il tempo più diffuso – tuttavia, devo dire che il presente (l’ho scoperto leggendo e innamorandomi perdutamente di Pan) ha una immediatezza e una forza che gli altri tempi non hanno (sai che novità! è presente). Descrivere una scena, in particolar modo d’azione, usando il presente – usandolo come Dio comanda, ovvio – trascina il lettore in un gorgo dal quale difficilmente uscirà, almeno a mio avviso.
    Per incollare la gente alla pagina, il presente è meglio del Superattack!
    Io ci ho provato solo una volta – un mezzo racconto che secondo me si prestava bene all’esperimento – e a mio parere ho azzeccato a riscriverlo in quel modo: il testo funziona meglio.
    E poi concordo con te: la scelta di usarlo o meno è una questione di istinto e prescinde da considerazioni di altro genere, che si possono fare – in effetti credo che si facciano – in un secondo momento, per l’appunto quando inizia la fase di riscrittura.
    Io però resto convinta che le decisioni prese d’istinto, quelle proprio “di pancia” siano le migliori. È vero, sono “senza paracadute” e, se si sbaglia, si prendono delle facciate mai viste (non esenti dagli strali del senno di poi e dai “ecco lo sapevo!” o – che sono anche peggio – dai “te l’avevo detto che avresti dovuto pensarci su meglio”). Ma quando non si sbaglia, una sola di queste decisioni regala più soddisfazioni di cento mosse pianificate a tavolino, perché nasce dalla parte più profonda, criptica e vera del nostro essere!
    Beh, almeno secondo me!

  3. Vale Says:

    Istinto pure per me.
    Il tempo presente è più immediato, specialmente quando si punta l’attenzione sulla storia e non sul resto…

  4. uriele Says:

    Dipende tutto dal tempo verbale che hai scelto per il resto della narrazione. Io ho trovato utilissimo il post di Daniele Bonfanti (il gatto cadoglio). É il capo editor delle edizioni XII e alcune cose che scrive sono illuminanti.

    http://xii.forumfree.net/?t=31979137

    (salta gli altri commenti, sono inutili, solo cadoglio :D)

  5. Lara Manni Says:

    Mele, in quel famoso capitolo ho risolto graficamente, come avevi suggerito tu: tondo e corsivo. E sembra funzionare molto meglio che con il cambio di tempo, che invece ho usato nel primo capitolo (il sogno di Ivy, che era pasticciatissimo). Quanto alla domanda che poni e che, accidenti, importantissima: no, io non voglio “sacrificare”, ma sto tenendo conto di una serie di critiche che erano state fatte, e sto cercando di fare un doppio salto mortale, ovvero non tradire quello che è il mio stile ma cercando di rendere meno confusi alcuni passaggi. Ci si prova, eh!
    Aryaali (coetanea??), benvenuta! E, hai ragionissima. Il problema della riscrittura è proprio quello di conciliare la pancia con la razionalizzazione. Almeno per me.
    Uriele, vado a vedere 🙂

  6. Mele Says:

    XDDD! L’episodio di cui parlavo all’inizio del commento era proprio il sogno di Ivy.
    Io non dubito delle tue abilità ginniche. Forza, bella!

  7. Lara Manni Says:

    Visto? xD

  8. demoniopellegrino Says:

    Concordo con Mele. pero’ Lara ti faccio una domanda: che succede al tuo uso del corsivo o di altri caratteri nelle edizioni ebook?

    me lo sono chiesto spesso, visto che sto cominciando – con calma e un po’ di resistenza – a comprare un sempre maggior numero di libri per il Kindle della Amazon.

    Quando un domani i tuoi libri saranno convertiti in un file per il Kindle (se e mai il Kindle arrivera’ in italia) o per il Sony Reader, che usa un formato aperto, che ne sara’ dei tuoi corsivi? resteranno? Oppure spariranno, e con loro sparira’ anche la chiarezza del tuo scritto?

    il problema della formattazione negli ebook e’ uno dei piu’ gravi. E’ chiaro che e’ piu’ un problema degli editori. Ma diventa anche un problema per autori come te, che scientemente scelgono di usare corsivi e font particolari per i POV e altro.

    Dai, cosi’ ti do un’altra cosa di cui preoccuparti per il futuro.

  9. Lara Manni Says:

    Infatti mi sto mangiando le unghie, Demonio 😦
    Non sapevo che la formattazione facesse sparire i corsivi!!!! HELP!

  10. Ele Says:

    Tu pensa che Meta era in terza persona, all’inizio inizio inizio, perché la prima persona mi dava un’idea di grezzone, non mi convinceva. In effetti, per come spesso è usata, è vero. Ma anni dopo mi sono ritrovata Meta davanti e mi ha detto: “Ok, bella, lascia decidere a me, visto che tu non sai cosa stai facendo” e ha voluto essere riscritta in prima. E aveva ragione. In sella alla bestia ci siamo noi, le briglie le teniamo noi, ma l’ultima decisione su dove andare è sempre sua, secondo me.

  11. Lara Manni Says:

    E infatti (svelo il privilegio di lettrice pre-pubblicazione) Meta non poteva che essere scritto in prima. Non riesco a immaginarlo in terza neanche sforzandomi 🙂

  12. Uriele Says:

    Nel PRS505, il reader “normale” della sony, i corsivi si vedono(se carichi i testi con calibre, devo ammettere che dopo le prime brutte esperienze non ho più usato Library), il problema sono le parti NON di testo (disegni, calligrafie strane, simboli grafici particolari) che tendono a sparire. Se carichi il pdf riesci a vedere tutto (però a lungo andare diventi cieco).

  13. Roberto Says:

    Chissà! XD

    Io so solo che leggendoti mi hai fatto “sentire” il tempo presente come mai prima (sono sempre stato un fan dell’imperfetto!), tanto da prendertelo a prestito. Immagino perciò che tu e il tempo presente siate fatti l’una per l’altro xD

    Il che non significa che tu non possa piazzargli le corna di tanto in tanto con altri tempi verbali, se serve 😉

  14. Lara Manni Says:

    Un cornino con l’imperfetto lo sto mettendo, eh, saggio…ssst! 🙂

  15. demoniopellegrino Says:

    Lara e Uriele – per gli ebook tutto dipende da chi formatta il testo. E’ molto piu’ raro “perdere” formattazione nei libri pubblicati ufficialmente da editori grandi, ma e’ possibile. Per autori piu’ piccoli, o per chi mette in pdf testi liberi da copyright (o violando il copyright), il rischio e’ piu’ forte. Basti pensare che io scaricato un corvo in prosa, invece che in versi. Fate voi…

  16. Aryaali76 Says:

    @Lara: grazie per il benvenuto e sì sono coetanea!

  17. Ema Says:

    da scrittorucolo a tempo perso mi trovi d’accordo sul fatto che il tempo è questione di… prurito. (E non perché invecchio e comincio a sentire i temporali in anticipo quando mi prudono le ossa). Personalmente mi verrebbe sempre di scrivere in prima e al presente. Quando mi forzo a fare altrimenti, se vado a chiedermi “Ma perché?” non trovo risposte e continuo svogliato per poi cambiare o fermarmi del tutto…
    Di fatto il presente in prima persona (o anche in terza) rappresenta il più da vicino possibile un punto di vista immerso nell’azione che sta descrivendo, e si accosta meglio di altri espedienti alla semplice idea dello scrivere il pensiero così come ti viene.

    PS scusate l’ignoranza ma… ched’è “Meta”?

  18. uriele Says:

    @ Demonio: purtroppo é una cosa che ho notato anch’io nei libri copiati illegalmente. La cosa peggiore é quando nei dialoghi usano il trattino lungo invece delle virgolette uncinate perché alle volte ci metti un po’per capire dove finisce il dialogo e inizia il resto del testo

  19. :A: Says:

    Baby…non so se hai mai letto Altieri…lui se ne strafotte delle alternanze temporali, e pensa solo all’impatto emotivo della frase…se ti leggi anche solo Hellgate, la sua ultima raccolta, capisci di che parlo.
    Per esempio.
    Scrivi de panza, Larù.
    De panza.

    Love love love.

  20. Vale Says:

    Esperienzuccia fresca:stamattina mi sono svegliata con uno spezzone di film (ah, i filmini mentali…) in testa, sapevo che il protagonista sarebbe stato un uomo (i libri da maschi!) e il tempo era passato remoto. Poi nel frammento ci sono dei flash-back, e senza stare a pensare a questo post (e alla discussione linkata da Uriele, per i flash ho usato il trapassato… poi rivedendolo ho pensato a voi.
    Ho pensato, certo per un breve flash il trapassato è la forma che mi viene istintiva, ma se il flash inizia a diventare un capitolo intero? A me piace molto giocare con i tempi, il primo romanzo (non è di genere, ed è praticamente una non-storia) che ho scritto è tutto strutturato sull’uso del tempo ed è quella la sua forza (almeno secondo mio marito che l’ha letto).
    Inoltre (piccola digressione sui lettori e-book) nella prima stesura c’erano dei disegni che avevo fatto, che poi attraverso i vari passaggi (pc-mac-windows-office vari) si erano persi. E ho visto che il racconto funzionava bene anche senza. Certo se i disegni fanno parte del testo è un problema…

  21. Lara Manni Says:

    Scrivo de panza, A. Però dopo la panza ci vuole anche un poco di testa, secondo me. E qui chiamo in soccorso Mele, che studia canto lirico: un fraseggio perfettamente eseguito senza temperamento è gelido, ma il temperamento senza il sostegno della tecnica rischia di arrivare poco. 🙂
    Ho letto Altieri ma non Hellgate. Rimedio!
    Ciao Ema!!! Sì, l’uso del presente mi viene spontaneo perchè mi piace scrivere “come se” quello che succede fosse davanti ai miei occhi. Mi piace anche leggere storie “come se”.
    Sugli e-book, che non frequento molto, elevo una silenziosa preghiera al dio della formattazione.
    Ah, Meta. E’ il romanzo di Eleonora. Da non perdere, quando uscirà 🙂

  22. Ema Says:

    ciao mi rendo conto che ho commentato a caldo senza nemmeno salutare… approdo qui da aNobii, alla ricerca di spunti e condivisione e opinioni interessanti sulla scrittura 😉
    Concordo pienamente sul fatto che oltre a la panza ce vole la sostanza, dove per sostanza si intende la tecnica. Da pianista, ma anche da lettore. Tollero, e forse in alcuni casi mi piace anche, i cambiamenti di tempo ad arte. Ma storco decisamente il naso di fronte alla casualità e al “chissenefrega, mi è venuto così”: l’impatto emotivo a mio avviso si ottiene, o si mantiene, anche facendo sì che nulla suoni fuori posto o disturbi (e quindi “distragga” per motivi tecnici dall’illusione della lettura).

  23. Mele Says:

    L’interpretazione senza tecnica rende il 10 %. Può farti vincere il festival di Sanremo, ma in teatro ti arriva l’insalata mista. La tecnica senza interpretazione rende al 100%. Aggiungi l’interpretazione, arrivi al 200%.
    Come diceva la Callas studiando i recitativi: prima solfeggi, poi leggi le parole.

  24. uriele Says:

    Applausa per Mele (non sono ironico, bellissimo commento che condivido in pieno)

  25. Mele Says:

    ^///^ Eheh… predico, poi vedremo quanti kg di pomodori totalizzerò…

  26. Lara Manni Says:

    Era esattamente quello che intendevo, Mele, grazie 🙂
    Ema, ri-benvenuto dunque. E, sì, il “nulla suoni fuori posto” è, secondo me, il lavoro di revisione.

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