Taglia e asciuga

Una delle scene che ho amato di più in Mucchio d’ossa (abbiate pazienza, ma la mia kingomania è cosa nota) è la morte della moglie del protagonista. Perchè pur essendo l’evento chiave di tutto il romanzo (non solo perchè il nostro la ama teneramente, ma perchè è dopo la sua scomparsa che a) ha il blocco dello scrittore b) si chiede come mai non sia più tornato nella loro casa sul lago), è lineare, essenziale, senza indulgenze di alcun tipo.

Lei è uscita dalla farmacia, sente il rumore di un incidente. Vede il tamponamento.  Corre per aiutare la vecchietta che è al volante (e che non si è fatta nulla). Fa molto caldo. Cade. Un aneurisma, si saprà dopo. L’esplosione di una supernova, dice più avanti King. Il tempo di fare un passo e tutto diventa buio. Il marito la rivedrà su un monitor di un obitorio. E, dopo poco, nei suoi incubi.

Riuscire a restituire un momento di massima intensità con sobrietà, e lasciare che la commozione filtri dopo, nelle giornate disperate del marito, è quanto di più difficile possa avvenire. Come si fa?  Per quel che intuisco io, in vari modi: anzitutto riscrivendo molte volte la stessa scena e asciugando ad ogni revisione. Asciugare, sempre secondo me, significa togliere le parole di troppo. Gli aggettivi, soprattutto: ne sto facendo strage. Anche perchè metterne molti in una stessa frase rischia di far perdere intensità a tutti:  allora, cerco di capire qual è il “colore” più importante e mi concentro su quello. Secondo (ma qui è questione di stile personale e dunque di gusti personali): non eccedere con le descrizioni. Ho abbandonato proprio ieri un romanzo italiano (non di oggi, di nove anni fa) che ad ogni nuovo personaggio, o location, o mezzo di trasporto, partiva con tre paragrafi descrittivi: abbigliamento, arredamento, oggettistica, personaggi di sfondo. Alla fine  la tensione cadeva e io, che non lascio quasi mai i libri a metà, non ce l’ho fatta.

Il che non significa che io sia in grado di fare meglio. Rendo grazie a chi mi ha mandato la frase (di David Gerrold): i primi dieci  romanzi sono solo di allenamento. Ottimo!

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12 Risposte to “Taglia e asciuga”

  1. Roberto Says:

    Sobrietà! Pochissime cose sono più importanti.
    E’ una cosa diversa dalla sintesi, attenzione, anche se spesso camminano a braccetto.
    La sintesi non è “farla breve” ma la capacità di cogliere “il punto”, il cuore delle cose.
    La sobrietà è la capacità di dare la dignità necessaria al cuore, una volta che l’hai visto (o trovato).

    Per esempio il titolo di questo post è perfetto xD non credo ci siano parole più adatte che ‘taglia e asciuga’ per esprimere il concetto che vuoi trasmettere.

  2. Lara Manni Says:

    Verissimo, o mio saggio! La sintesi è ancora un’altra cosa, e rischia di essere fredda come il lago che ho davanti se non è “sobria” 🙂 Ma è difficile, eh…

  3. Roberto Says:

    Ancora al lago, fortunella!!
    *me invidioso*

    Mmmmm. Credo che la sintesi sia gelida quando chi scrive non ‘crede’ in quel che sta scrivendo.
    Se chi leggo sta scrivendo “tanto per” allora potrà sollevare un polverone, che è il contrario della sintesi, per nascondere l’aridità con cui (non) si sta impegnando. Ma la moltiplicazione di aggettivi e l’appesantimento del testo è una mazzata che non sopporto.
    Mentre se è sintetico, lo si sgama subito.

    Se la lunghezza serve ( IT!!! ) per dare vita ai personaggi in un modo unico e straordinario, ben venga, s’intende!!

  4. Lara Manni Says:

    Ah sì!!!! Non sono mica contro ai romanzi lunghi: anzi, ci sono storie che ti fanno venire voglia di dire “ancora!” anche se sono tomi che superano le mille pagine.
    La questione degli aggettivi è davvero complessa: perchè d’istinto sembra che siano indispensabili, e che usarne pochi “inaridisca”. Mentre è esattamente il contrario 🙂

  5. Roberto (YD) Says:

    Esssì!

    Perché la questione ad esempio è: il tal personaggio Pinco Pallo è un cattivone crudele & porco. La sintesi mi fa dire che è importante che il lettore abbia conoscenza di questo fatto: questo è quel che voglio trasmettere.
    Allora io posso (opzione A) scrivere diverse frasi in cui ripeto in continuazione che Pinco Pallo è cattivo, crudele & porco … si abbandona a risate (che saranno ovviamente ciniche e malvagie), i suoi occhi scintilleranno (e ovviamente di una luce crudele e sadica) e blablabla.

    Naturalmente a un certo punto anche i miei occhi di lettore scintilleranno di una luce crudele e sadica, immaginando quel che farei, se potessi, a un autore così da poco.

    OPPURE posso costringere il lettore a vedere quel che ho in mente. Il che potrebbe costare una quantità di parole molto superiori rispetto all’opzione A. Ma è questa l’opzione 1-sintetica: faccio vedere quel che serve (che può essere anche TANTO!) ma senza perdermi 2-e sobria: ho impresso le immagini che volevo nella testa di chi legge, là dove la memoria dura più a lungo (dove vengono ricordate non le parole, non le immagini, ma le emozioni).

  6. Roberto Says:

    Ops, ho usato la vecchia mail defunta xD

  7. Lara Manni Says:

    Una faticaccia, ma ci si prova. E del resto gli aggettivi – me ne sto convincendo – abbondano quando lo scrivente si impigrisce…:)

  8. demonio pellegrino Says:

    Mucchio d’ossa e’ il solo libro tra i molti di King che ho letto che proprio non mi e’ piaciuto…

    Pero’ volevo dirti un’altra cosa: secondo me non e’ sempre vero che le descrizioni vadano tagliate. Dipende (come sempre): prendi American psycho e Glamorama. Pieni zeppi di descrizioni (abiti, capelli, case, macchine): una delle scene piu’ inquietanti di AP si basa proprio su tre (mi pare) descrizioni di diversi biglietti da visita…

    Dipende.

  9. kira Says:

    Sono d’accordo per certi versi. La descrizione della morte della donna in “Mucchio d’ossa” a me è paciuta tanto, e la descrizione di quel momento si riduce sempre di più… ma King è King, e ciò che scrive è sacro!

    Per quanto riguarda la descrizione in sè e per sè, io credo che siano gusti personali. A me piace la scrittura secca e di getto. (Se le parole sono efficaci non c’è bisgno di dilungarsi), ma se in un libro mi descrivono l’ambiente in modo dettagliato, tanto meglio per me e la mia fantasia.

    P.S. Ovviamente, la descrizione deve essere fatta bene o diventa noiosa!

    De gustibus! 🙂

  10. Lara Manni Says:

    Demonio, hai ragione: il talento è il discrimine. Diciamo che nella medietà artigianale sarebbe meglio preferire intanto una via sobria.
    Kira, essì. 🙂

  11. Lo Stregatto Says:

    quando ti chiederanno di farne un film, ti ispirerai allora a:

  12. Lara Manni Says:

    Tu. Sei. Un. Genio.

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