Lara, il gatto fantasma e il loop

Il gatto fantasma guarda il piede di Lara, che come sempre è scivolato fuori dalle scarpe. Lo osserva per qualche istante, poi afferra l’alluce fra i denti. E morde (piano, ma morde).

Lara: Ahia! Ma sei diventato scemo?
Gatto:
Veramente questa era la mia domanda.
Lara:
E cosa ho fatto di male, adesso? Stavo leggendo il giornale in santa pace.
Gatto:
“Santa pace” non è la definizione corretta per l’espressione che avevi.
Lara:
Non si possono neanche più fare espressioni, adesso? Guarda che vado a manifestare contro di te.
Gatto:
Stai sviando il discorso. Cosa stavi leggendo?
Lara:
Ah, ecco…un’intervista a Margaret Mazzantini.
Gatto:
E allora?
Lara:
E’ che mi è venuta voglia di commentarla.
Gatto:
E allora?
Lara: E’ che mi sono detta, tempo fa, che non è bello parlare male di un autore quando si è pubblicato un libro, perchè sembra sempre di far parte…come ha detto la Mazzantini? Ecco qui: degli “addetti ai livori”.
Gatto: E allora?
Lara: Ti si stanno scaricando le batterie o è un loop per il tuo esordio come musicista?
Gatto: Non è divertente. Ed è abbastanza cretina l’idea di autocensurarti.
Lara: Forse e forse no. Però…
Gatto: Però….
Lara: Però i libri della Mazzantini mi fanno davvero…
Gatto: Infuriare? Indignare? Dai, dai , dai.
Lara: Il punto è questo, gatto. Ci sono libri che a me non sembrano onesti. Non sono narrazioni e non sono neanche sperimentazioni: sembrano uscire dal tavolo di un geometra. Meglio, da un ricettario: qui un po’ di tragedia, qui un po’ di sesso, qui un bel trapasso…Mi verrebbe da dire questo. Poi però mi chiedo: e io? In un certo senso io, e gli altri, non facciamo la stessa cosa? Non seguiamo i nostri personaggi nel dolore e nella felicità, mentre fanno cose normalissime come accendere una sigaretta o cose meravigliose e tremende come sbirciare su altri mondi? Non è lo stesso?
Gatto: Ovvio che sì.
Lara: Senti cosa dice la Mazzantini: “Autrice popolare? Certo, perché no. Scrivo per raggiungere le persone, non sono una scrittrice ombelicale. Io scrivo affacciata alla finestra, sono gli altri a starmi a cuore”.
Gatto: Dunque?
Lara: Come si fa a non condividerlo? E’ vero. Però c’è quell’ultima frase: che è vera e non è vera. Gli altri. Quali altri? I lettori: questo sì. Il “fedele lettore” di Stephen…
Gatto: Basta con King. Se lo nomini un’altra volta sparisco.
Lara: King.
Gatto: Rimango, forse così funziona meglio.
Lara: Ovvio che si scrive per i lettori, che siano due o due milioni. E per chi altri? Per se stessi, in genere le persone perbene dicono così: ma se così fosse non pubblicherebbero  una riga, nè su carta, nè su Internet. Invece lo fanno. Lo facciamo.
Gatto: Allora sei d’accordo con la Mazzantini?
Lara: No. Perchè ho la sensazione che lei intenda “gli altri” in un senso diverso. Scrivo per rendere migliore il mondo. Infatti più avanti dice: “Mi considero più un´artista che un´intellettuale e credo in quello che romanticamente si chiama “dono del talento”, ma credo anche che il talento sia lavoro quotidiano: ho scritto tutti i giorni della mia vita, e naturalmente solo una minima parte è diventata libro. Con Simenon, in fondo penso anch´io che lo scrittore abbia una vocazione all´infelicità”.
Gatto: How sentimental.
Lara: E qui non sono PER NIENTE d’accordo. Primo: perchè la definizione di artista non viene da se stessi. Buongiorno, signor impiegato dell’anagrafe, ecco le foto per la carta d’identità. Professione: artista. E caspita!
Gatto: Era bello L’oro di Napoli, già. Gran film.
Lara: Anche cinefilo, adesso…
Gatto: Tesoro, solo un’umana può pensare che i felini siano ignoranti. Con tutto il tempo che passiamo sdraiati davanti alla televisione…
Lara: Ti dicevo. Io al talento credo poco. Credo alla “propensione per”, che secondo me è altra faccenda. Comunque, chiamiamolo pure talento per comodità. Ecco, credo anche che senza un paio di cosette (il lavoro, la lettura, il confronto e, sì, anche l’umiltà), non serva a molto.
Gatto: Lezioncina?
Lara: No, sfogo. Perchè finchè si continua a far girare questa divisione del mondo degli scrittori, da una parte gli Artisti, dall’altra i Livorosi, sarà tutto falsato.  Artisti e Livorosi – o presunti tali – hanno un interesse comune, ok? E quell’interesse sono i libri, o comunque le storie. Mettere da una parte quelli baciati dalla Musa, dalla Sorte, dall’Editore e dall’altra quelli che fanno loro le pulci fa male a entrambe.
Gatto: Mica ti capisco.
Lara: E mica sei obbligato. In soldoni: non credo agli artisti romantici condannati all’infelicità che soffrono nella loro cameretta…
Gatto: Fantastico! Stasera esci.
Lara: Quelli sono cavoli miei. E’ la mia vita. La mia persona. E quella non deve entrare nel rapporto tra me e che mi legge: sono le storie che contano, non io.
Gatto: Va bene, va bene: non esci.
Lara: Finisco. E finchè ci saranno le Mazzantini che dicono di sè “oh, quanto sono Artista”, ci saranno anche lettori che la massacreranno su questo punto.
Gatto: E allora?
Lara: E allora non se ne esce. Chi ci guadagna dallo scannamento? Nessuno: sicuramente non i libri.
Gatto: Soluzione?
Lara: Una: chi scrive dovrebbe parlare soltanto di quello che scrive, non di sè, e non di chi esprime giudizi sul suo lavoro. Anzi, forse non dovrebbe neanche parlare, chi lo sa.
Gatto: Gira male, vero?
Lara: Un po’ .
Gatto: Ma insomma, i libri della Mazzantini?
Lara: Se proprio vuoi saperlo, per me sono come Twilight. Fingono di raccontarti una storia e te ne raccontano un’altra. Per questo parlavo di disonestà. Ma forse, chissà, siamo tutti disonesti.
Gatta: Ok. Basta così. Croccantini?
Lara: Forse è meglio, gatto. Sta diventando un loop anche il mio. E molla quel registratore, non faccio da base per il tuo prossimo disco, sai?

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12 Risposte to “Lara, il gatto fantasma e il loop”

  1. Laurie Says:

    La Mazzantini: se non sbaglio è quella che è riuscita a farmi parteggiare per la Meyer grazie alla sua assolutamente umile e assai poco autoritaria concezione di Letterature (lei c’era dentro, gli altri no). Mi sembra ci sia poco altro da aggiungere.

  2. Lara Manni Says:

    Ti adoro anche perchè riesci a dire in quattro righe quello che tento di dire, confusamente, in cinquanta 🙂

  3. Valberici Says:

    Io invece al talento ci credo…peccato che la Mazzantini il suo lo abbia sotterrato in attesa di tempi migliori 😀

  4. Laurie Says:

    Tu lo dici in maniera creativa.

    Il talento senza allenamento? Uhmmmm

  5. Lo Stregatto Says:

    c’erano una volta tre servitori, il padrone dovendo andare via affidò al primo 50 talenti, al secondo 20, al terzo un solo talento.
    Il primo li investì in borsa e si spaparanzò a seguire X-factor; venne la crisi e si ritrovò con solo un mucchio di azioni tossiche.
    La seconda, una tale Stefana, li usò per pubblicare un libro che aveva scribacchiato accozzagliando tutte le banalità che riteneva fossero “cool” al momento. Si ritrovò con la cantina piena di ottimo combustibile per stufa.
    Il terzo lo sotterrò, lo annaffiò, concimò e, a costo di mille sudori, lo curò per bene. Crebbe un magnifico albero di fico che faceva frutti dolcissimi.

    Morali?

  6. Valberici Says:

    Lo dico in senso “parabolico” 😆

    Comunque, seriamente parlando, 50% talento e 50% allenamento 😉

  7. Vale Says:

    La Mazzantini per me ha smesso di essere degna di considerazione (non che prima mi interessasse molto, intendiamoci) quando ha detto qualcosa come “gli scrittori di genere non sono veri scrittori, sono imbrattacarte, e la vera letteratura la faccio solo io e quelli come me”.
    Non con queste parole, ma quasi.
    Ora mi leggo anche i commenti.

  8. Lara Manni Says:

    Stregatto, tu dovresti scrivere parabole. 🙂
    Il problema è che la Mazzantini non è la sola a pensarla così. Ahi.

  9. Laurie Says:

    Io credo molto nell’allenamento, Valberici ^_^
    Se poi vuoi fare qualcosa a livello professionale, l’allenamento è indispensabilissimo.

  10. Lo Stregatto Says:

    Prima o poi pubblico la “bibbia2.0”

  11. Carlotta Says:

    “I talenti dei migliori probabilmente sono solo le frustrazioni dei peggiori” by Andrea Malabaila

    Concordo soprattutto su questo: “chi scrive dovrebbe parlare soltanto di quello che scrive, non di sé, e non di chi esprime giudizi sul suo lavoro. Anzi, forse non dovrebbe neanche parlare, chi lo sa.”
    Più silenzio, meno ciance inutili, più storie 😉

  12. Lara Manni Says:

    Già. 🙂
    Quanto alle frustrazioni…sai, penso che le abbiano tutti, migliori e peggiori e semplici, medi artigiani…

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