Rumore e sentimento

Girovagando, ho trovato un post di Francesco Falconi dove si parla di editoria a pagamento (paura) ma anche di Internet, ma anche di Esbat.  Sull’editoria a pagamento, concordo con Falconi (mai e poi mai e poi mai, a meno che non sia self publishing dichiarato). Sul fatto che Internet possa servire a pubblicare, ho un paio di cose da dire.
Non è automatico e non vale sempre, nel senso che non esiste la regola aurea: ma penso che questa regola non esista per molte cose che riguardano i libri. Invece, Internet serve moltissimo a chi scrive: o almeno è servito a me. Ed è servito soprattutto il confronto con chi legge: in questo sono in disaccordo sia con Falconi (“io non mi sento di consigliare la via di internet. Ok, è andata bene a Manni e Valenza, ma a mio avviso si rischia di bruciare un libro. E poi, quale sarebbe il vantaggio? Creare rumore o migliorarlo con i consigli dei lettori _che potrebbero anche peggiorarlo_?”) sia con Valberici (eh, mi tocca, Valbe, quando dici: “Comunque il concetto è di creare rumore e un’opinione favorevole nei lettori. Assolutamente da evitare il confronto coi suggerimenti degli stessi”).
Ricapitoliamo. Quando ho cominciato a scrivere Esbat, e via via gli altri due, non pensavo a pubblicare (ovviamente avete solo la mia parola, liberi di crederci o no),  ma a scrivere una storia che avevo in mente. L’ho messa on line proprio per avere un feedback: e il feedback mi è stato utilissimo. Ma non all’ego, alla scrittura.
Ci sono stati commenti – che conservo gelosamente – che mi hanno indicato punti forti e soprattutto punti deboli, e che sono stati indispensabili per migliorare.  Certo, i commenti ci sono stati anche dopo la pubblicazione: ma in questo caso è un po’ più difficile tararli, per tanti motivi. Prima, quando Laurie, o Roberto, o Angelo, o Mila, o tanti altri sottolineavano un problema stilistico o psicologico, ci ho pensato sempre su e ho quasi sempre corretto: semplicemente perchè mi fido di loro. E’ un editing a più mani, pubblico e fatto (e si capisce quando è così) per il piacere della lettura e della scrittura.
Non è rumore, è lavoro, ecco.
Ci tenevo a dirlo.

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34 Risposte to “Rumore e sentimento”

  1. Laurie Says:

    Uhm uhm Laruccia, non sottovalutare l’ego. Parlo in senso positivo. Ricevere commenti dai lettori è una botta di autostima pazzesca. Quando i commenti sono più critici, viceversa, ti aiutano a ridimensionare la tua scrittura e come dici tu, a riflettere sul tuo lavoro.
    Secondo me (oh poi magari son troppo ottimista) se più scrittori italiani facessero così ricercherebbero meno l’editoria a pagamento.
    (E se non ricordo male molti scrittori di genere in America usavano le fanzine per pubblicare prima di passare al professionismo… ma anche dopo. Trovo che sia un metodo eccellente per crescere come scrittori)

  2. Lara Manni Says:

    Vero, l’ego serve. Però serve quando, contemporaneamente, dici a chi scrive dove intervenire: perchè nessun libro è perfetto, ma tutti sono perfettibili.
    Io sono ottimista come te: infatti, uno dei motivi di (piccola) amarezza è notare come almeno in alcuni siti di fan fiction si replichino (non ovunque, non sempre, non per tutti) i meccanismi dell’editoria….vabbè.

  3. Ale Says:

    Come hai già detto, non c’è la regola d’oro.
    In generale, credo che il sapersi confrontare con gli altri sia un dono. Bada: non tutti ce l’hanno. Avere il coraggio di sottoporre al pubblico di internet un proprio scritto può sembrare un’imprudenza ad alcuni, ma può essere anche una fonte di grande ricchezza. Insomma, sono d’accordo con te. Se “Esbat” non avesse incontrato il favore di chi l’ha letto e ti ha dato consigli, probabilmente sarebbe rimasto nel tuo cassetto, o sulle pagine elettroniche del tuo sito. Di sicuro, un feedback positivo è un incoraggiamento per uno scrittore e allora perchè non tenerne conto? Inoltre, immagino che per chi è alle prime armi, la condivisione sia uno dei massimi piaceri. Chi ci crede alla panzana di quelli che dicono con tono un po’ affettato: “Io scrivo solo per me stesso?” 😉

  4. Laurie Says:

    Eh be’, Laruccia, sappiamo bene che c’è del marcio in tutto il fandom. Guerre tra fazioni le ho viste ovunque.

  5. Lara Manni Says:

    Laurie, sì, e purtroppo è inevitabile: e questo secondo me è assai peggio del fenomeno “ficcyne”. Una storia scritta solo per giocare e divertirsi con le amiche va benissimo, è sana, è salutare, anche se è scritta male. Almeno, io preferisco questo alle storie già supponenti (o al fandom supponente? vedi tu) 🙂
    Ale, per me infatti è stata una ricchezza: ma non mi sognerei mai e poi mai di eleggere la mia esperienza a modello per altre persone. Anche perchè di strade ce ne sono tante! Per fortuna!

  6. Valberici Says:

    Sicura, sicura che, avendone il tempo, non avresti comunque potuto accorgerti tu stessa di ciò che ti hanno detto i lettori?
    Ed altrettanto sicura che il tuo lavoro è sempre migliorato quando hai ascoltato i loro suggerimenti? 😉
    Secondo me uno scrittore deve essere essere il più possibile “indipendente”, anche a rischio di sfornare qualche parto prematuro.
    Già faccio fatica a capire la figura dell’editor 😉
    Ma è comunque possibile che io sia rimasto legato ad una vecchia concezione dell’arte 🙂

    p.s.: in verità anche nei tempi antichi si usava chiedere il parere di critici (non “semplici” lettori però), Torquato Tasso, ad esempio, chiese il “conforto” di alcuni esponenti della cultura del suo tempo. Loro gli proposero molte correzioni, e lui ci pensò su talmente a lungo che poi dovettero ricoverarlo 😀

  7. simona Says:

    Purtroppo avendo internet solo di “appoggio”non posso usarlo quanto vorrei ma ho comunque tentato di mettere in rete, via blog, certi spunti letterari.Nessuno mi ha considerata… Per fortuna ho un ego tanto spropositato da piegare lo spazio tempo nelle mie vicinanze, e non ci sono rimasta TANTO male, ma abbastanza comunque. E poi ho la fortuna di essere in contatto con una casa editrice che non si fa pagare nulla per pubblicare i racconti. Quindi va bene così, ma mi piacerebbe lo stesso che qualcuno leggesse i miei scritti in rete e li commentasse…

  8. Lara Manni Says:

    Sicura, Valberici 🙂
    E’ verissimo che lo scrittore deve essere indipendente, e infatti non cambio il mio stile se qualcuno mi dice: “non mi piacciono le frasi brevi, voglio quelle lunghissime”. Scrivo così, e posso limare ma non cambiare.
    Ma se un lettore fidato mi dice “guarda che quella scena è poco chiara, o banale”, ci penso. Magari non la cambio, ma ci penso eccome.
    Simona, però secondo me dipende anche dal luogo in cui si scrive: i siti di fan fiction, aperti anche agli originali, sono già un punto dove ci si ritrova per fare esattamente questo. Leggere. Per esempio, io faccio fatica a leggere dai blog: magari è pure una questione “visiva”, però in genere vado in posti “comunitari”. Oppure, nel momento in cui scopro un autore e so che quell’autore ha un archivio di storie, vado a guardarle.
    Almeno, per me funziona così!

  9. Valberici Says:

    Però il lettore fidato non è una “statistica” attendibile.
    Mi spiego, può darsi che per lui e per un altro, chessò, 25% di lettori sia poco chiara, ma magari per i restanti è chiarissima.
    Anche se i lettori fossero più di uno c’è sempre da considerare il fatto che chi ti “segue” ha comunque un tipo di sensibilità e cultura comune alla tua.
    Prendiamo ad esempio la Troisi, se prima di pubblicare avesse sottoposto il suo libro al giudizio di chi frequenta il blog di Gamberetta, e ne avesse sueguito i consigli, che sarebbe successo?
    I suoi libri sarebbero lo stesso piaciuti ai suoi attuali lettori?
    Ovviamente non sto facendo un discorso di quantità o qualità, ma di gusto. 😉

  10. Lara Manni Says:

    E questo è corretto: per chi, come me, non ama quel tipo di fantasy, non ci sarebbe lettore al mondo in grado di convincermi a scrivere una storia post-tolkieniana.
    Però io credo che la risposta sia sì. Perchè quando il giudizio è attendibile,e ci si fida del medesimo, non si tradisce se stessi ma si migliora. Esempio anche io: non a tutti piace il mio cambiare repentino di punti di vista. Piace a me, ovvio, e piace ad un certo tipo di lettore. Ma questo non significa che io non possa e non debba migliorare quel che è e resta il mio stile per renderlo non omologato ma più fluido.
    No? 🙂

  11. simona Says:

    Purtropppo-parte seconda- i siti di fan fiction li ho scoperti solo dopo aver letto il tuo romanzo e aver avuto accesso a questo blog, nel senso che prima non sapevo nemmeno esistessero, e non avendo internet a casa è un po’ un macello seguire le cose come vorrei, comunque vedrò di tentare. Sai darmi indicazioni per un sito specifico o vanno bene tutti? Grazie

  12. Lara Manni Says:

    Be’, io scrivo su Efp: è nei miei link, e credo sia il più popolato. 🙂 Fammi sapere.

  13. Ele Says:

    Maaaaaa….i problemi di questa gente con internet, comuque xD? Che vuol dire che internet “ti brucia un libro” xD? brutta cosa la vecchiaia.

  14. Lara Manni Says:

    In effetti non so. Ma l’ho sentita ripetere parecchio, quella frase…

  15. Valberici Says:

    Ma certo che puoi migliorare il tuo stile, anche se mi pare già piuttosto buono 😉
    Però, messa così, si rientra in quello che è il lavoro di un editor, e se ne hai uno buono non ti serve altro.
    Tra l’altro tu sei stata “aiutata” da Gamberetta che, se vogliamo, arriva da internet, ma credo che non possa essere considerata solo una semplice lettrice. E forse il processo è stato inverso, ovvero sei tu che ti sei accorta di lei.
    Credo anche che quando ti fidi di qualcuno sia perchè, dentro di te, già eri della sua opinione, ancora una rilettura e ci saresti comunque “arrivata”.
    Comunque io sono particolarmente “talebano” riguardo alla scrittura e anche ‘sti editor…… 😉

  16. simona Says:

    Grazie per info, tenterò…

  17. Lara Manni Says:

    L’editing non è mai abbastanza. Nel senso, come credo di aver detto un fantastiliardo di volte: io sto parlando per prima cosa di chi ha commentato la fan fiction, quando Esbat era tale. Sono stata io a scrivere a Gamberetta, quando ormai Esbat era alla fine della seconda stesura, per chiederle un parere su quello che era, a quel punto, un romanzo: certo che il processo è stato inverso. Voglio dire, dalla rete io non chiesto attenzione, ho chiesto “ritorno”, che è un’altra cosa.
    E, no, credo che di alcune cose non mi sarei accorta. Ora, forse, sì, me ne accorgerei: ma non è detto neanche questo.
    Ps. L’editing è sacrosanto, credimi. Anche perchè non cambia TE, non cambia nè lo stile nè la sostanza. Ti aiuta. E’ diverso.

  18. Valberici Says:

    Ho più fiducia io nelle tue possibilità che te stessa 😀

    Sull’editing ti credo, del resto me lo dicono praticamente tutti che è cosa buona e giusta…ma non mi piace lo stesso 😉

  19. Francesco Falconi Says:

    Ciao Lara,
    eccomi. Innanzi tutto complimenti per la tua pubblicazione, prima o poi cercherò di leggerti, appena riesco a svuotare il mio comodino.

    Donc, sul fatto internet e in merito all’esperienza tua e di Valenza, il mio discorso valeva come “controcorrente” per quelli che reputo siano casi isolati. Essenzialmente troppo spesso si creano illusioni agli aspiranti scrittori, come nel caso del fantasy baby boom o di internet. Sì, gli esempi ci sono, ma trovo più corretto disilludere chi tenta queste strade.

    Riguardo al mio commento nel post, forse era troppo sintetico e non ho approfondito il tema. Scrivo da 3 anni (pochi), ho 5 libri alle spalle (non molti), ma un’idea pian piano me la sto facendo. Ho sempre ascoltato le critiche, sia quelle negative sia quelle positive. Ho impiegato molto tempo a cogliere i vari punti di vista, che analizzano i miei romanzi non solo stilisticamente ma anche per la trama, scelta della caratterizzazione dei personaggi, dialoghi e quant’altro.
    Ecco, ho scoperto che “filtrare” queste opinioni è davvero molto difficile. Spesso si legge tutto e il contrario di tutto.
    Grazie a internet, un testo online è accessibile da tutti. Alcuni avranno determinate competenze, altri invece no.
    Insomma, si rischia di cadere nel pentolone delle critiche e dei punti di vista e non uscirne più.
    La cosa da fare, forse, è affidarsi a una persona che legga il romanzo in maniera oggettiva, senza essere troppo gentile, né stroncarla senza senso.
    E non è facile. Per niente proprio.
    Se tu hai trovato questo sostegno in Gamberetta, sono felice che questo aiuto abbia migliorato il testo convincendo addirittura un editore.
    Ma non credo che anche questa sia una legge universale, tutto qui.

  20. Lara Manni Says:

    Ehi, ciao, Francesco.
    Anzitutto una precisazione (sta diventando un mantra, temo): Gamberetta ha letto Esbat dopo che era stato firmato il contratto con Feltrinelli, e prima che cominciasse l’editing ufficiale . E anche dopo i commenti ricevuti in rete dai commentatori del fandom. Lo ha fatto dietro mia iniziativa, perchè volevo un suo parere. Infatti, nel mio post non mi riferivo a lei, che ha letto e commentato, proprio come dici tu, senza essere troppo gentile e senza stroncare a caso quello che era già un romanzo.
    Mi riferivo invece a Esbat- fan fiction: in quel caso, io pubblicavo un capitolo a settimana, e ogni capitolo riceveva commenti, e in quei commenti (non in tutti) c’erano osservazioni interessanti.
    Esempio: se in un determinato capitolo qualcuno – qualcuno di cui mi fido perchè noto che i suoi interventi sono puntuali e non gratuiti e che evidentemente ha a cuore la storia “da lettore” – mi dice: “guarda che secondo me è superfluo ribadire in questo paragrafo il disgusto dei demoni per gli umani”, bene, per me è cosa importante da sapere.
    Poi… certo che non si può piacere a tutti. E non si deve, aggiungo. Certo che ci saranno commenti dettati dal gusto personale, quando non – detesto dirlo, perchè è sgradevole – dalla cattiveria: posso raccontare di essere stata, già ai tempi della fan fiction, letteralmente perseguitata da un paio di persone (che ancora non hanno smesso). Ma non sono tutti così: e chi scrive capisce quali sono i commenti di cui fidarsi.
    Perchè spesso la competenza di un commentatore di fan fiction, che è soprattutto un lettore, ti fa capire che qualcosa di cui ti eri innamorato funziona meno di quel che pensavi. Che puoi fare meglio. Non devi, puoi. A me è successo così, almeno.
    Poi, concordiamo in pieno sul fatto che ogni esperienza non può e non deve diventare un caso da seguire: mai e poi mai direi a qualcuno di usare la rete o le fan fiction per pubblicare. Per scrivere, sì. Ma le due cose possono (e devono) poter procedere anche separatamente.
    Alla prossima! 🙂

  21. demonio pellegrino Says:

    in realta’ mi pare che internet nel tuo caso ti abbia solo permesso di trovare quei 5-6 lettori che ti rileggono il libro e ti funzionano da cassa di risonanza. Gli stessi lettori fidati che cita King nel suo on writing. E’ chiaro che non cambierai il libro se un troll arriva e ti dice che sei uno schifo e devi morire o che non devi ammazzare il gatto perche’ i gatti sono anch’essi figli di Dio…se pero’ cinque dei sei lettori ti dicono che una certa cosa non va, beh, probabilmente vuol dire che non va.

    Se questo e’ corretto, internet si limita a fornirti nuove vie per raggiungere strade vecchie. Il che e’ un bene.

  22. Lara Manni Says:

    Demonio, che tu sia lodato. Esatto! E’ proprio quel che ti intendevo, anche se i lettori toccano la decina, a questo punto. I famosi lettori fidati, infatti, a cui King si rivolge prima dell’editing: e che non mi drebbero mai, appunto, che il gattino poverello non andava toccato, cattiva.

  23. Ele/Caska Says:

    Tra parentesi, poi, pare che tutto debba essere il Romanzo Della Vita o Il Racconto Importante Per Un Concorso…internet in realtà è la mecca di chi scrive per divertimento. Le fanfiction nascono dall’intento che io reputo più puro in assoluto, condividere l’amore. A me scrivere è sempre piaciuto, come mi piacevano in linea di massima anche altre cose, ma non mi sarei accorta che era La Cosa che mi piaceva se non avessi postato la prima storiella così, per diffondere il mio amore, e non avessi scoperto che gli altri lo recepivano. E quindi non avessi desiderato darne sempre di più. Certo ho incontrato miliardi di stronzi, ma la mia vita da ficwriter mi ha dato immense soddisfazioni, giornate di felicità semplice e purissima, e non credo che ci rinuncerei. Anche adesso che ho quasi finito un romanzo non considero le fics “la cosa di serie B”, anzi, mi mancano tantissimo.
    Se usato nel modo corretto, scrivere su internet insegna il piacere e l’umiltà di scrivere. Non ti permette di chiuderti in te stesso e crogiolarti nella convinzione di essere unico e speciale. E serve soprattutto alle persone cronicamente insicure come me; se non avessi ricevuto tanto amore per le mie storie, in questi sei anni, ogni tentativo di andare avanti si sarebbe risolto in “faccio cagare”, crisi di pianto e files nel cestino. Non è una questione di ego (beh, anche, ma una persona intelligente sa che i commenti positivi non equivalgono al talento), ma di ricordare il senso di quello che faccio, che è divertirmi e far divertire gli altri. Non per presunti soldi o presunta fama, ma per amore.

  24. Lara Manni Says:

    Caska, fatti baciare. 🙂
    E’ così. E’ esattamente così. Amore, non rumore. 🙂

  25. Ale Says:

    @Lara:Non intendevo dire che tutti debbano seguire la tua strada, anche perchè sarebbe un’illusione, come dice il buon Falconi (di cui sto leggendo “Prodigium” he he…non mi scappiii), ma che la condivisione è molto importante. ^_^

    Che internet sia un oceano in cui è facile annegare è sacrosanto e posso capire il timore di “perdercisi”, però usare bene i contatti che la rete permette è un dono da non sottovalutare, specie perchè consente di imparare anche – come Ele/Caska ha suggerito – una buona dose di umiltà.
    Nessuna sfilza di commenti, positivi o negativi, sostituiranno mai l’editing e in questa posizione devo dissentire da cio che dice Valberici: davvero pensi che l’editing non sia necessario? Secondo me quando lo scrittore termina la stesura è all’inizio dell’opera (va bene, dai…diciamo a metà^^). Ovviamente l’ideale è trovare un editor competente, che non si sostituisca all’autore ma lo indirizzi. Non mi sembra una limitazione all’arte…ma io non sono un’artista e nemmeno una scrittrice, purtroppo. 🙂

  26. Fabrizio Says:

    Nel mondo dei videogiochi si chiama beta-testing.
    Nell’industrial design pre-serie.

    E’ chiaro che un multi-editing in contemporanea possa essere utile, ma credo sia assolutamente necessario selezionare i lettori o almeno i pareri.
    Altrimenti il rumore c’è, eccome.

    Poi possono succedere le cose più incredibili, ma credo che la via giusta non sia nè una totale chiusura nè una totale apertura.

  27. Francesco Falconi Says:

    Sapete, a volte mi capita che mi contatti qualche esordiente e che mi dica: “sai, ho visto che tu e Licia ce l’avete fatta, ed eravate persone normali (ndr: e già questo mi inquieta non poco). Quindi ci provo anch’io”
    Oppure un tredicenne: “La strazzulla ha pubblicato, allora posso farlo anch’io”
    Infine: “Vedi la Manni! Adesso pubblico anch’io tutto sul mio blog perché la Signora Monda o Feltri scandagliano tutta la rete, lo trovano e me lo pubblicano!”

    Ecco, sembra una scemenza, e invece è realtà. Meglio sbattere in faccia la realtà: pubblicare è difficilissimo e il nostro romanzo è una merda, non un bestseller.

    Fabrizio: ok, ma “personcine” come Microsozz o Apple, o anche nei videogiochi hanno alle spalle gente che studia comunicazione da anni e definisce un “carnet” di beta tester piuttosto diversi fra di loro, per le varie statistiche su target, cultura ecc… Insomma, mi sembra troppo complicato.

    Lo feci anch’io un beta tester su Estasia 2, mi fu utile, ok, ma non essenziale. O probabilmente dovevo stare più attento a trovare i tester (come se fosse facile…)

  28. Lara Manni Says:

    Non è facile ma quando succede è prezioso, Francesco. Posso garantire.
    Per la prima parte del discorso hai ragione: e esiste anche la versione cattiva (“perchè lei/lui e non io?”). Infatti, qualche tempo fa ho scritto un post in cui ho messo le mani avanti su Esbat: non rinnegherò mai il fanwriting e appena finisco la revisione tornerò a farlo, ma l’equazione fanwriting=editore è pericolosissima. Nè voglio avere la responsabilità di essere “il caso”.
    Il centro sono le storie e la scrittura, il mezzo deve essere ininfluente: per la pubblicazione. Non per chi scrive, però.
    E, come dice Fabrizio, la “selezione”, nel momento in cui sei non pubblicato, è facile. Più di quanto si creda 🙂

  29. Francesco Falconi Says:

    Probabilmente è così. E’ anche vero che ogni scrittore segue la sua strada, spesse volte dettata dal caso fortuito.
    La tua, per esempio, è totalmente diversa dalla mia.
    Io credo di aver commesso tutti gli errori possibili e immaginabili che si leggono nei famigerati manuali di scrittura.
    Scrissi Estasia 1 a 14 anni, lo lesse un mio amico quando ne avevo 30, dicendo che era bello e che dovevo pubblicarlo. E io mi convinsi che era bello, ma molto bello.
    Bastò un mese per convincermi del contrario, quando fioccarono i primi no che distrussero (Deo gratias) il mio ego. Quindi lo riscrissi. Due volte. E ottenne il favore della Curcio.
    Ma adesso, sono lontano anni luce da quel libro. Forse perché non ho più 14 anni, forse perché appiccicare cerotti qua e là alla fine si vede sempre.
    Vabbé, ma questo è passato. E il passato non si cambia.

    In bocca al lup,o Lara.

  30. Lara Manni Says:

    Anche a te, Francesco 🙂
    E comunque, anche io commetto ancora ora tutti gli errori possibili e immaginabili. Però, e so che dico un’eresia, non amo i manuali di scrittura (a parte On Writing). 🙂

  31. Roberto Says:

    Facciamo un bel quotone a quanto scritto da Demonio e Caska.
    Non è possibile sfuggire a chi si dice “se ce l’ha fatta quello, se hanno pubblicato quell’altro, se quella è arrivata al successo così, allora anch’io!!”. E’ abbastanza compresibile (umano?) e capiterà sempre, qualunque sia stato il modo in cui si è finiti a essere pubblicati. Perché è speranza (buona) e presunzione (cattiva) ad alimentare queste ingenuità alle quali è giusto porre un freno.
    Chi “ragiona” in questo modo, infatti, è convinto che sia il “mezzo” ad aver fatto il “miracolo” e non il lavoro che c’è dietro.

    Oltre a essere un discorso ingenuo, viene fatto “da fuori”, senza sapere di che cosa si sta parlando e di cosa fu (una bellissima avventura il cui ricordo è da serbare con piacere!).

    “C’era una volta un gruppetto di matti che amavano molto una storia in cui avevano colto una bellezza che alla stessa autrice era sfuggita e che pian piano andava perduta, e di questo eran tanto spiaciuti. Finché un giorno una di loro si chiese … Posso? E così successe che …” 😉

    E prima di questo, i matti di cui sopra avevano avuto modo di conoscersi un po’ e di scambiarsi parecchie opinioni sulle storie e la narrativa fantastica, di imparare le loro rispettive “specialità” (ecco quello con più gusto per lo stile, ecco quello fissato con l’introspezione, ecco quella con la maggiore competenza di fantastico, ecco …).

    E’ vero, sono strade fortuite e spesso trovate mentre se ne stanno seguendo altre.
    Resterà poi la soddisfazione, un giorno, di poter dar di gomito a chi ti starà di fianco per dire “ma lo sai che io l’ho conosciuta quando ancora …” XD

  32. Laurie Says:

    Mmm, vorrei dire una piccola cosuccia da una che frequenta il fandom da quando aveva 16 anni (e ne ha 24! son vecchia!).
    I fan son cannibali. Il fandom certe volte è pieno di gente esaltata ecc ecc. Ma quando i fan commentano qualcosa lo fanno non tanto perché hanno chissà quali pretese letterarie ma perché hanno tanta passione. Tanta, tanta passione. Roba che li fa diventare davvero cavillosi e impietosi, in certi casi, è vero. Su internet non c’è solo gente che vuole pubblicare e per questo scrive fanfiction o commenta libri/fanfiction: c’è gente che prima di tutto si vuole divertire con la scrittura e condividere le idee con gli altri. Secondo me l’equivalenza autore di fanfiction = aspirante scrittore professionale è per la maggior parte delle volte errata. Oh certo, ogni tanto ci tenta il pensiero (o meglio gli altri ci tentano, lo considerano un complimento, temo), ma poi rinsaviamo.

  33. Laurie Says:

    Uhm bello sono arrivata dopo Caska, che ci sto a fare çOç

    (Scherzo, ma dovevo dire, la mia frase. Perché magari qualcuno vorrà che pubblichi il mio super capolavoro, il Manoscritto Invisibile e Inesistente)

  34. Lara Manni Says:

    Come faccio a non quotarvi e, anche, a commuovermi un po’? E come facciamo a farla capire, questa cosa?

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