Signori della corte

Ieri ho letto (e commentato) questo post di Secondo piano, alias Catriona Pott, alias un’editor che racconta in modo molto brillante e coinvolgente il proprio lavoro in una casa editrice.
Oltretutto, Catriona svolge una sorta di servizio sociale per chi scrive: ci sbatte davanti allo specchio e ci fa capire quanto un autore possa essere rompicoglioni, presuntuoso, tragicamente innamorato delle proprie parole fino a non capire quanto le medesime possano essere esili (leggere questo post, che mi ha provocato una crisi di panico di quelle buone).
Perchè, visti dall’altra parte, noi scriventi siamo proprio così, quasi sempre: piagnucolosi, ansiosi, bisognosi di affetto e rassicurazioni, gelosi del corsivo messo alla riga quattro e anche della ripetizione che riteniamo a effetto (“è voluta, no? Non si sente che è voluta?”), certi che esista una cospirazione ai nostri danni (“perchè il libraio di Villadisotto aveva il mio libro nella sezione gialli? E perchè una copia sola? Eh? Eh?”), illusi di aver scritto la-cosa-più-fantastica-dai-tempi-di-Gutenberg.
E’ tutto verissimo, accidenti.
(ma, ogni tanto, siate clementi con noi che si esordisce: non sempre il nostro ego è così forte da resistere ai soffi di bufera. Anzi, a volte si sgretola per un semplice starnuto)

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49 Risposte to “Signori della corte”

  1. Ema Says:

    Mommespieghi che c’entra il punto 4 (“guerriere fiammeggianti cum drago cum anello cum elfi”) col povero Paul Atreides…

  2. Lara Manni Says:

    Certo che te lo spiego. Il drago e gli elfi no. Ma le fiamme mi hanno ricordato mammina. Non ne fa uso, lo so bene: evocazione.

  3. Vale Says:

    Grazie per la segnalazione di questo blog, lo leggerò con molto interesse…
    Bè, che posso dirti, sul resto? Io il mio primo editor l’ho sposato.
    Sa essere spietato.
    Lo so.
    (e questo mi piace molto).

  4. Vale Says:

    Primo, inutile dirlo, nel senso che è il primo a leggere quel (poco) che riesco a scrivere…

  5. Lara Manni Says:

    Oh, ma essere spietati è importante, altrimenti non ci si smuove di un millimetro. Non era questo: è che constatavo che noi scriventi non godiamo di buona fama, ecco 🙂

  6. Ale Says:

    Io ho qualche amica che fa l’editor e qualcuno che prova a scrivere. Devo dire che ognuno ha da lamentarsi degli altri, nel senso che – onestamente – a volte alcuni “scrittori” (uso le virgolette non a caso) hanno un ego un po’ troppo sviluppato. D’altro canto credo che occorra credere in se stessi, perchè se scrivo qualcosa e comincio io stessa a dire che non è granché si parte male. Però un conto è difendere le proprie scelte stilistiche e narrative, un conto pensare di aver scritto un capolavoro che non possa essere in alcun modo migliorato.
    D’altro canto esistono alcuni editor che pretendono di sostituirsi all’autore. Ho sentito di gente a cui alcuni pezzi sono stati “riscritti” e questo non lo trovo giusto.

  7. Lara Manni Says:

    Sai, Ale, dipende dall’autore e dipende dall’editor. Se un autore dice: “ok, fai tu”, è chiaro che l’editor fa. Personalmente sono stata molto fortunata, e ho lavorato benissimo con la mia coppia.
    Credere in se stessi, sempre. Il problema è che io sono dannatamente pignola e, sì, dannatamente insicura, nel fondo…

  8. Ema Says:

    parlo di me stesso, poi ditemi se la cosa è estendibile a tutti coloro che hanno velleità di “scrivitori”. Penso che chi scrive abbia ad un tempo un grossissimo ego che funge da motore e un pacchetto inossidabile di paure fottute che ciò che si scrive piaccia solo a sé stessi. Il bilanciamento di questi due fattori dovrebbe aiutare a mettersi in discussione senza ritenersi mortalmente offesi nell’orgoglio artistico, e senza perdere le speranze di essere in grado *un giorno* di produrre qualcosa di leggibile, per toccare i due estremi. Ma non è facile per niente…

  9. Lara Manni Says:

    E’ quel che provo a fare ogni secondo, Ema.

  10. Ele/Caska Says:

    Non mi pronuncio, che noi la portiamo avanti da ieri XDDD A me quel post comunque non ha toccato, ALMENO la voce è proprio l’unica cosa – ma l’unica unica, eh- della quale sono abbastanza sicura XDD

  11. Lara Manni Says:

    Io anche, per quel che ti riguarda xD
    In realtà della voce sono abbastanza certa anche io: è la questione della ridondanza che mi ha colpita xD

  12. Laurie Says:

    Trovo particolarmente stimolanti i post con la gente che presenta il proprio libro – in modo tragicominco.
    Be’, se non altro la funzione dell’editor è quella: riportare l’ego al pianeta Terra.

  13. Vale Says:

    Ema, come aspirante “scrivitora” allora sono un guaio: non c’è niente – dico niente – di quello che scrivo che mi piaccia completamente. Sempre li a pensare che potrei fare meglio, o che la cosa migliore per il mio tempo e il mondo sia che lasci stare e mi dedichi completamente ai miei gatti e ai miei esperimenti di cucina vegan…
    E per fortuna Ale in questi casi mi striglia a dovere…
    Lara, lo so, ed è per questo che mi piace.
    Non è come altri che – chissà perché (visto che non ho mai chiesto favori a nessuno) – invece tendevano a lodare ogni brodaglia che producevo.

  14. Lara Manni Says:

    L’editor deve anche farti capire come puoi essere meno pigro. A volte l’aggettivo che scatta in automatico può essere sostituito da altro, a volte ci sono intere pagine che spezzano il ritmo. E quasi sempre l’autore/trice lo sa già, peraltro…ma non se lo dice.

  15. Demetri Says:

    ecco, ora capisci: magari Feltrinelli te le ha passate quelle paginette soltanto perchè sei stata presentata da un agente o editor, magari altre CE ti bocciavano: vedi son gusti e gusti, come scrivi e cosa scrivi.
    Indi per cui prima di criticare e affezionarti alle tue parole scritte e pensate, capirai perchè altri difendono e credono in altre opere dalla fama planetaria e universale. Piace ciò che piace 😉

  16. Aryaali76 Says:

    Proprio stamattina sono uscita da un mezzo battibecco virtuale -o forse mi illudo solo di esserne uscita- con una scrittrice esordiente.
    L’oggetto del contendere era la presenza nel testo (in quella parte che sono riuscita a leggere) di errori ortografici. Non sto parlando di quelle imperfezioni che, si sa, scappano perché errare è umano. Sto parlando, ad esempio, di ignoranza assoluta in merito ai casi in cui l’articolo indeterminativo femminile subisce un’elisione. In altre parole: la tempesta degli apostrofi a random. C’erano anche altri orrori di questo genere, tanto che alla fine ho mollato il libro: leggerlo mi innervosiva terribilmente. Su aNobii mi sono azzardata a dire, senza mezzi termini, che era pieno di strafalcioni. Non l’avessi mai fatto.
    Non sono un’editor, solo una lettrice molto pignola e una scribacchina. Lo so bene quanto è corto, spesso e sensibile il cordone ombelicale che lega ad ogni singola virgola uscita dalla tastiera.
    Anche per me vale l’essere piagnucolosa, ansiosa, bisognosa di affetto e rassicurazioni. E so, perché nel mio piccolo, piccolissimo mondo è capitato anche a me, quanto fa male sentirsi dire “il tuo scritto è una ca**ta pazzesca”. Però penso che una critica, se ben articolata e argomentata, debba essere presa in considerazione e accuratamente ponderata. Se è espressa in toni taglienti o molto pesante (e io sono una di quelle che le fanno così) ci si concede il tempo per riprendersi dallo shock e poi si riflette. Ci si fanno delle domande: “Okay, quella è una str***a acida e supponente, mi sta sulle balle e la strozzerei con le sue stesse budella, ma… ha ragione o ha torto? E se ha ragione, io dove ho sbagliato?” (Ovvio che se uno ti scrive: “il tuo libro mi fa schifo” da ponderare c’è poco tendente al niente).
    Molti di noi scribacchini non hanno (ancora?) avuto occasione di lavorare con un editor professionista. Però si può cominciare anche solo pretendendo dalle persone che ci stanno vicine, che hanno la nostra stessa passione per la scrittura, onestà assoluta, anche se magari brutale, in barba alla tendenza generale dell’amykettismo.
    Molti scrittori esordienti dovrebbero capire che ricevere solo commenti positivi non è un bene. E che se tutti non fanno altro che incensarti senza se e senza ma o sei un genio assoluto della letteratura (ci può stare, ma le probabilità sono decisamente contro di te) oppure c’è qualcosa che, come direbbe King, puzza.
    Se nessuno ci dice le cose come stanno, se nessuno ci schiaccia il grugno fino a farci vedere dove sta l’errore, non miglioreremo mai. Per questo secondo me sarebbe una cosa saggia prendere le critiche, anche quelle che fanno uscire più sangue, come una benedizione. Perché, per imparare a camminare ci si deve sbucciare le ginocchia e qualcuno -non mi ricordo chi- diceva che non si fa una frittata senza prima rompere le uova.

  17. Lara Manni Says:

    Scusa Demetri, e chi ha mai negato questo?
    Ho mai fatto il tiro al piccione con un altro autore? Non mi sembra affatto. Credo di aver espresso giudizi fortemente critici solo nei confronti dell’horror rosa, peraltro non italiano.
    Quanto alle mie paginette, che ad editing sono comunque state sottoposte come è giusto, non sono esperta di ucronie. Magari Feltrinelli me le ha passate perchè non aveva altro da fare, perchè quel giorno l’oroscopo diceva “un horror alto e biondo entrerà nella tua vita”, o perchè nascondo un oscuro passato di frequentatrice di aquagym insieme alla signora Inge.
    Non ho alcun dubbio che altre case editrici avrebbero fatto un falò di Esbat o di altro.
    Non mi sento Dio, se è questo che vuoi dire. A volte, anzi, mi servirebbe.

    Ps. Aryaali. Certo. E aggiungo: quando sei passato per il primo editing professionale, scrivi meglio, dopo.

  18. Ema Says:

    Vale, la cosa era tesa proprio a capire come la vivono i vari “scrivitori” 😉
    Il tuo caso forse ti mette in grado di accettare e assimilare le critiche più facilmente, o nel peggiore dei casi di ingigantirle in maniera immotivata.
    Quelli che “lodano ogni brodaglia”… mah, c’è da distinguere. Se consideri il livello medio dei lettori, è possibilissimo che qualcosa che a te non riesce a piacere (perché sei esigente) per altri sia più che buono o addirittura ottimo. Proprio perché, ecco, non chiedi favori e di certo a questo punto non sei tra quelli che ti tolgono il saluto se vedono il proprio lavoro criticato.

    In generale credo che lo scrivitore sia molto più disposto ad accettare critiche che è in grado di prevedere (perché in quel punto ha sperimentato, perché nemmeno lui è convinto, perché l’aveva pensata diversamente da come gli è uscita) piuttosto che rilievi completamente nuovi. In quel caso c’è il rischio che gli dicano “Secondo me è così”. E lui se lo rilegge, se lo riguarda, ci pensa, e infine risponde “Eh, e secondo me no. Grazie lo stesso”.
    Se te lo dice l’editor ovviamente le cose cambiano e subentra, penso un po’ di frustrazione 😉

  19. Demetri Says:

    Brava Lara 😉 era solo per dire come funziona questo mondo!
    UN BACIO!

    Forza Demoni!!!

    P.S.: e io che ti facevo una fans di Carlo, Carlo Feltrinelli! Pensavo fossi stata invitata nel castello di famiglia in provincia di Brescia 😉

  20. Ale Says:

    A favore degli scrittori esordienti vorrei dire solo che scrivere, creare dal nulla, è mille volte più difficile che correggere. Non sempre un bravo editor sarebbe anche un bravo scrittore e viceversa. Se si lavora con il rispetto della propria mansione, ma anche di quella altrui, sono certa che si arriva ad un’intesa e da una buona intesa può uscire fuori un BEL lavoro.

  21. Aryaali76 Says:

    @Lara: non ho alcun dubbio che si scriva meglio. A me non è mai capitato, ma sono sicura che, oltre a darti in qualche misura una serie di “suggerimenti pratici”, un editing professionale cambi anche il modo stesso di guardare alla scrittura. Penso che ti faccia acquisire un nuovo punto di vista, un’angolazione diversa (e più completa). Poi dimmi tu se sbaglio.

    In ogni caso, concordo anche con quello che ha scritto ema: dipende molto dal carattere dello scrivente.
    A me è capitato di aver a che fare con una persona che, per una critica un po’ pesante -ma ben argomentata e sottolineo non mia- ha iniziato a sproloquiare di appendere la penna al chiodo. Pareva che la critica al suo testo avesse minato alle fondamenta il suo diritto di esistere e la sua appartenenza al genere umano. Ci mancava che andasse dal ferramenta a comprare la corda.
    Poi, passata la buriana, è tornato tutto come prima. Ore dieci calma piatta. Sui singoli appunti che erano stati mossi non credo abbia riflettuto nemmeno due secondi.
    Io, per esempio, ci rimango male. Malissimo. Però parto dal presupposto che se mi hanno detto una certa cosa un motivo ci sarà, mi asciugo la lacrimuccia e comincio a farmi domande. E a fare domande, interpellando il diretto responsabile della critica. Per capire, insomma. E per non commettere lo stesso errore due volte, che è da scemi.
    Certo, se criticano un qualcosa che anche a te fa storcere il naso è più semplice. La mazzata arriva forte e inaspettata sulle cose delle quali sei sicura. Tu pensi di aver avuto una magica idea, originalissima, fantastica e ti senti dire: “Ma che è ‘sta boiata? Non lo vedi che non ha logica e non sta in piedi?” e poi lì prende il martello pneumatico e ti demolisce la luminosa trovata. Eh, lì sì che fa male.

  22. Eleas Says:

    bah… io scrivo poco lo ammetto, sono pigro, rimugino molto ma scrivo in poche occasioni e la vivo con criticità estrema. Faccio disfo rifaccio ridisfo e così via in una sorta di paralisi scrittoria. Poi quando partorisco un capitolo iper riveduto e lo do da leggere a mia moglie mi aspetti valanghe di correzioni, e se non ci sono ci resto male sarà masochismo non so.
    Eppure pur nella mia pigrizia ammetto che alcuni passaggi vengono visti particolarmente da chi scrive.

  23. Lara Manni Says:

    Dunque, Aryaali. La reazione, quando vedi la stampata con le correzioni e le proposte di cambiamento, è sempre: Oh mamma mia, ho sbagliato tutto. Vale per me, ma penso che sia abbastanza comune 🙂
    Poi cominci a ragionare sulle proposte. Per la mia esperienza, le proposte non sono mai “al posto di questo metti questo”: semmai quello può valere per i singoli termini, quando magari c’è una ripetizione. Ricordo una proposta di “singulto” invece di “singhiozzo” che però non piaceva realmente nè a me nè all’editor, e a quel modo ho modificato tutta la frase. Quelo che ti viene detto è, semmai, che ci sono passaggi poco fluidi, e si discute su come migliorarli. Ma sei tu che poi ci lavori e ti confronti e ti confronti ancora e ancora.
    L’inizio di Esbat era diverso, per esempio. Credo di essermi spremuta le meningi per due giorni per capire come si potesse far “quadrare” il testo e insieme tener fede all’immagine che avevo io del personaggio.
    Detto questo, nel momento in cui scrivi una cosa nuova ti poni da solo alcune questioni. non tutte, ma quelle fondamentali, quelle che ti sono state sottoposte prima, scattano. Ecco 🙂
    Ale: sono due punti di vista diversi e complentari e indispensabili l’uno all’altro, secondo me. Se non hai uno specchio riflettente, rischi di innamorarti (e ci si innamora, giuro, anche se sei iperpignolo/a) e di non capire più che quel meraviglioso aggettivo in realtà non solo non aggiunge nulla, ma rallenta il ritmo.
    Ema. Vero. Comunque lo scrivente o scrivitore si batte, eh. Ma solo, come dicevi, delle cose di cui ultraconvinto, a torto o a ragione.
    Eleas: anche tu editing matrimoniale? 🙂 Ragazzi, ma come fate a non litigare, poi?
    Demetri. Ehm, no. Nessun castello.

  24. Eleas Says:

    ma guarda in realtà ci litigo sì perché è lenta nella correzione, porella ha altro da fare chessò tipo mandare avanti la casa lavorare e guardare i figli io invece cazzeggiando ho del tempo libro ^^

  25. Lara Manni Says:

    Marion ZB disapproverebbe, Eleas: piglia l’aspirapolvere, qualche volta 🙂

  26. Vale Says:

    Eleas, davvero! Aspirapolvere!!!
    Io non ci litigo col mio, non per questo. Il motivo è che mi fido molto di lui, e quando non sono d’accordo se ne discute.

  27. Aryaali76 Says:

    Allora è proprio come pensavo.
    Nella mia testa, l’editor è come… un lettore altamente specializzato. Nel senso che legge il testo, lo interpreta e lo recepisce proprio come un lettore: partendo da zero si fa una serie di idee sull’andamento della storia, su come e quanto si capiscono le motivazioni dei personaggi, sulla maniera in cui l’autore fa emergere la loro psicologia.
    Però, in più ha tutti gli strumenti di analisi per poter suggerire allo scrittore quello che funziona, individuare quello che non funziona, ma potrebbe funzionare e proporre il cecchinamento immediato per quello che proprio è senza speranza. O, magari, notare quando lo scrittore ha dato troppe cose per scontate, finendo per essere poco chiaro.
    Penso che questo spinga anche a guardare più a fondo nella scrittura, o meglio, in quella parte meravigliosa che è il “come il lettore recepisce quello che io voglio dire”.

  28. Ema Says:

    ‘quella parte meravigliosa che è il “come il lettore recepisce quello che io voglio dire”’
    ora Lara, GL, Dimitri e co. ci diranno quanto effettivamente è importante e gratificante. Penso che ciò che hai detto, Aryaali, sia una delle cose più belle dello scrivere: la condivisione. Specie quando non è immediata, specie quando metti là una cosa e non sai se verrà recepita a dovere, e un lettore te la interpreta correttamente, o addirittura ne evolve il significato… o capisce tutta un’altra cosa 😉

  29. Lara Manni Says:

    E’ la cosa più gratificante di tutte, Ema. Senza condivisione non ci sono le storie.

  30. Eleas Says:

    lara e vale non fate le femmine!!! che io scherzavo oltretutto 😛 e poi ci litigo in senso buono nel senso che mi aspetto sempre molta severità da parte sua nei miei confronti. 😉

  31. Lara Manni Says:

    Eleas, e femmine siamo. 🙂
    Ma pensa a quella povera moglie che con una mano passa l’aspirapolvere, con l’altra legge i tuoi scritti mentre i pupi sono attaccati alle gonne, e deve pure essere severa.
    Ah, Marion, Marion…:)

  32. Eleas Says:

    lara ma si sa noi siamo fuchi e ci va bene che non troppe di voi siano mantidi religiose, per problemi col suddetto insetto passo la parole al nostro esperto entomologo ema

  33. Aryaali76 Says:

    @ema: è vero, è vero. Metti lì una cosina piccola piccola, nascondi in un gesto minuscolo del personaggio qualcosa che racconta della sua interiorità, di come percepisce il mondo, di come si rapporta con gli altri e speri che qualcuno la raccolga. E quando dai il racconto a qualcuno (io, per esempio, ho un compagno che non ama leggere, quindi so che se ciò che scrivo riesce a catturarlo va benino) e magari lo guardi mentre sfoglia le pagine hai il batticuore: speri che se ne accorga e nello stesso tempo non vuoi farti illusioni.
    E quando arriva qualcuno che dimostra di aver compreso quel che volevi comunicare (o ci vede una profondità del tutto involontaria) è meglio di un terno al lotto (ma meno remunerativo ç_ç).

  34. Ema Says:

    eheh ma che ci dobbiamo fare coi terni al lotto noi, Aryaali… appena diventa ricca Lara penserà a tutti i suoi lettori.

    Eleas mo’ basta. Ho detto che non volevo, ok? non volevo farla fuori quella poverina sui miei fornelli. Ho calato la paletta con superficialità. Mea culpa. Uffa.

  35. Lara Manni Says:

    Aspetterete un bel pezzo 🙂 Con i libri NON si diventa ricchi, tranne rarissime eccezioni.
    (magari allevando mantidi religiose sì, vai a sapere).

    Aryaali: la cosa più bella è quando qualcuno coglie qualcosa di cui non ti eri accorto. Ho ricevuto una mail bellissima di una lettrice che aveva fatto un collegamento tra il sogno di Ivy e i colori delle cordicelle che usa la Sensei nel rito. Ma io non ero consapevole, mentre scrivevo, pensa!

  36. Eleas Says:

    allora ema manco co quelle si arricchisce visto che le stermina ahahah 😀

    tornando a bomba c’è anche da dire che se coloro i quali ruotano attorno a un testo fossero un tantinello più severi, probabilmente la cara gambera avrebbe meno cose da mettere in evidenza eh! Guardiamo i due lati della medaglia, che è vero che chi scrive ama il suo lavoro, ma è pur vero che ogni tanto slitta la frizione 😉

  37. Lara Manni Says:

    A quello servono gli editor. E il Betareading, prima ancora degli editor. 🙂

  38. Eleas Says:

    si era per dire che in molti blog a più riprese (specie su quelo di gamberetta) si sollevano notevoli dubbi sul lavoro degli editor, notando grosse incongruenze (alcune delle quali davvero macroscopiche) che un esordiente può commettere ma il team che gli ruota attorno no.

  39. Lara Manni Says:

    Guarda Eleas, su questo sono d’accordo con te: ma probabilmente è perchè in alcuni casi si confeziona il libro talmente in fretta e forse con un’esperienza limitata nel campo della narrativa fantastica, che parecchie cose sfuggono.
    Ripeto di essere stata molto fortunata.

  40. Aryaali76 Says:

    @ Lara: adesso vado a spulciare Esbat. Sto recensendo per la mia libreria aNobii (e forse anche altro, ma non spoilero). Donna avvisata… ^^

  41. Mele Says:

    Bastian Contrario!
    (Avvertenza: ora NON parlerò di editor o critici di professione, ma di scrittura amatoriale)
    Io ODIO i criticoni. Quelli che *si sentono in dovere* di annotarti questo e quello.
    Probabilmente è solo questione di esperienza personale, ma certa gente non è che non veda al di là del proprio naso: non guarda proprio.
    Vedo dappertutto nei siti di Ff che bazzico gente che s’inventa crociate contro varie cose: errori grammaticali, virgole abbandonate, essemmessese, etc. Ma la verità è che NESSUNO è degno di scagliare la prima pietra. In grammatica e in altri campi.
    Sì, perché ci sono signorine che direbbero che Dante ha un cattivo uso della sintassi perché va a capo ogni undici sillabe circa.
    Ci sono persone che dicono che una parola “stona” perché è “ricercata” o è un “arcaismo”.
    Ma come può una parola “stonare” a priori per un motivo qualsiasi? Una parola NON può essere slegata dalla frase, dal contesto fonetico in cui è inserita. O sbaglio?
    Cavolo, se io trovo una parola che non conosco in un libro o una fan fiction, prendo un vocabolario o cerco in internet.
    C’è gente che non esce dal proprio recinto e crede che esista un solo modo di esprimersi.
    Penso ormai si sappia che io sono per la comunicazione. Con certe persone mi passa la voglia di parlare (non quella di litigare).

  42. Gianrico Gambino Says:

    Mele: concordo e non a caso ho avuto un po’ a che dire con certi approcci rigidi e volti a controllare la coerenza logica di ogni singolo passaggio dei libri. Come dicevo alcuni giorni addietro io leggo e recensisco di pancia, mi viene così. Raramente annoto qualcosa durante la lettura.
    Concordo sulla bellezza della lingua italiana, e mi diverte da pazzi quando trovo parole ignote ecco quelle sì vorrei segnarmele e invidio un po’ chi le piazza lì perché a volte temo che il mio lessico sia alquanto ristretto.
    Dante non me lo si deve toccare che potrei divenire incontrollabile, quanto agli essemmesse e al loro pseudolinguaggio, ahi lì ci scontriamo mi sa, che io farei una crociata santa o meno per impedire quella zozzeria. Visto che a furia di parlare a botte di crasi i ragazzi non sono più in grado di scrivere in modo decente e basta farsi un giretto sui forum per rendersene conto. Alle volte scrivon tre righe zippate che espanse sarebbero almeno nove e non capisci niente, devi rileggere tre o quattro volte facendo lo slalom tra sgrammaticature varie e cadaveri di congiuntivi (i condizionali sono al museo egizio nei sarcofagi)

  43. Mele Says:

    Citavo l’essemmessese come esempio, non preoccuparti (neanch’io riesco a decodificarlo…). Credo che come ogni altro linguaggio vada usato nel suo contesto, nel suo “gioco linguistico”.
    Comunque, invidio i ragazzi che leggono e scrivono sms. Scherzi e scherni a parte, bisogna avere una mente veloce e logica per farlo, un po’ come giocare ai videogiochi. E credo che la maggior parte di questi ragazzi sappia come usare congiuntivi e condizionali, quando serve.

  44. Gianrico Gambino Says:

    mele: concordo su una parte del tuo discorso. L’smssese è un codice vero, come html o php o java o il pentagramma. Come tutti i codici di questo mondo una volta appresa una certa manualità ne diventi padrone. Ma sarebbe piuttosto bizzarro se tu parlassi qui usando una serie di note non trovi? Ecco che la decontestualizzazione (Signore che parola assurda) è la norma. Se visiti i forum o i blog di alcuni scrittori lo potrai constatare di persona. E ahimè quando dico che il congiuntivo è defunto e il condizionale ormai un reperto da museo lo dico perché ormai da tempo osservo il linguaggio scritto sul web e la cosa mi fa una certa paura. Anzi adesso che mi ci fai pensare credo proprio che ci scriverò un articolo sul mio bloggolo.

  45. Gianrico Gambino Says:

    PS: sui videogiochi taccio visto che i miei figli di 7 e 9 anni mi smerdano sistematicamente… SOB 😦

  46. Gianrico Gambino Says:

    PPS: chiedo scusa per l’uso del termine sistematicamente

  47. palanmelen Says:

    D’accordo.
    Ma non aprire il mio blog. (Mele inizia a controllare tutti i verbi nei suoi post)

  48. Lara Manni Says:

    Mele, ti capisco eccome. Su Efp, tanto per fare nomi, ho letto critiche di tipo grammaticale avanzate da fanciulle che mettevano le acca nei luoghi più improbabili e necessitavano di un serio ripasso di congiuntivi.
    Il discorso sulle parole stonate è interessante e si ritrova anche in ambito non amatoriale. Nel momento in cui una parola è stata ponderata e non è frutto del solito automatismo, può non piacere a tutti: ma è difficile che stoni.

  49. WWF for italian language Says:

    […] snob, ebbene sappia (e lo dico sin dal principio) che ha ragione. Riflettevo l’altro giorno bazzicando sul blog di Lara Manni (vedi Lara che il tuo blog mi serve come fonte ispiratrice!) sul linguaggio dei giovini. E nel […]

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