I grandi perché

Serata di meditazione in casa Manni. Davanti al solito bicchiere di vino bianco (freddo, ovvio), pensavo al perché  sono fatta così. Così significa che, per quanto mi sforzi, non riesco a dotarmi di aura (e non c’entra niente Insomnia, stavolta) e a mettere la maiuscola sulla parola scrittrice. Ci pensavo perchè invece un bel po’ di gente ci riesce e non ha nessuna remora, per esempio, a diventare fan di se stessa su Facebook, che è una cosa che a me fa inarcare il famigerato sopracciglio.
Problematiche esistenziali a parte, penso che qualcosa della mia esperienza di fan writer abbia un ruolo nella faccenda: farsi il verso da soli è una cosa che a me è sempre piaciuta, ma mi rendo conto che può suscitare perplessità. Per esempio, una rivista molto seria e molto autorevole mi ha chiesto un racconto. Io gli ho dato una fan fiction. Anzi, ho rilavorato una fan fiction a cui tengo molto, e che è diventata un crossover fra Esbat e Il signore degli anelli. Però mi rendo conto che è fuori contesto. Mi perdoneranno. (“Forse”, miagola il gatto fantasma).

Ps. Un crossover che mi piacerebbe scrivere? Quello dove Yobai, Augusto Dal Mare e Herr Spiegelmann si ritrovano nello studio di Paolo Crepet per cercare di capire perchè gli adolescenti continuano a metter loro i bastoni fra le ruote. Se Francesco Dimitri e GL D’Andrea non mi uccidono, magari lo scrivo.

Pps. E’ uscita su Liblog una chiacchierata tra l’Elfo e me. Eccola qui.

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31 Risposte to “I grandi perché”

  1. Lo Stregatto Says:

    Diffido di coloro che si prendono troppo sul serio…
    Di solito al primo spillo non ne rimane quasi nulla.

  2. Lara Manni Says:

    Parla col mio gatto fantasma, allora 🙂
    No, a parte gli scherzi: sono rimasta turbata da una conversazione via FB, tutto qui. Tutto qui è un eufemismo.

  3. G.L. Says:

    Parlo per il mio amico H.S. penso che andrebbe d’accordo con Crepet. Certo, per motivi… venditoreschi.

  4. Aryaali76 Says:

    Ma come non lo sai?
    Eppure è la notizia del momento: l’etichetta autoapplicabile “Scrittore” prodotta dalla ACME è in svendita!!!
    Saldi pazzi: venghino venghino, siore e siori! Ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti!
    Ora chiunque può coronare il sogno e appiccicarsi sulle chiappe un simbolo tangibile della sua professionalità. Non servono requisiti!!
    Pochi euro per una targhetta con Mastercard. Auto-definirsi scrittore non ha prezzo!
    La vuoi nera che fa tanto professionista serio ed elegante? Eccola lì. E quella tutta in maiuscolo e placcata oro a 18 k? Un po’ da egomaniaci, ma di sicuro effetto: vende anche molto bene, questa.
    Non sai rinunciare al fescion? Voilà: il glitter in una vasta declinazione di colori, coordinabile con occhi, capelli, scarpe e borsetta (anche se il massimo della finezza è il pendant con la montatura degli occhiali).
    Poi ci sono i prodotti di nicchia: le versioni con borchie e catene (linea Sadomaso e Gothic) o quella simil-marchiatura a fuoco (per coloro che sentono di appartenere alla Sacra Arte dello Scrivere con ogni fibra del loro essere).
    Ma ecco qui il successo della stagione: la versione miniata con draghi, nani ed elfi, una vera opera d’arte. Dipinta a mano (abbiamo reclutato un battaglione di monaci amanuensi: erano precari, li abbiamo avuti ad un prezzo veramente stracciato).

    Ora, seriamente: uno dei motivi per i quali amo il tuo blog – e il modo in cui ti poni nei confronti della scrittura e delle persone – è proprio il tuo essere fondamentalmente molto umile. Mi è capitato di conoscere scrittori amatoriali che, una volta pubblicato e non con una grande casa editrice, ma a pagamento, si sono arrampicati su un piedistallo.
    Beh, se ne stanno ancora lì sopra, a guardare il mondo dall’alto in basso.
    Non sono registrata su FB, ma questa volta me ne rammarico un po’: sarei curiosa di vederla, questa conversazione. Ma, ripensandoci, anche no: mi innervosirebbe di sicuro e per la mia salute sarebbe nocivo.
    Io ringrazio il cielo: in mezzo al soffocante miasma di presunzione che si leva dai vari blog, siti e librerie anobiane di cosiddetti Scrittoroni e infesta la rete, questo blog è una ventata d’aria pura! E, in piena onestà ti dico che dovrebbero prendere esempio da te e imparare – finalmente – come ci si comporta!
    (Herr Spiegelmann non lo conosco – non ancora – ma Augusto del Mare e Yobai in analisi e stressati da inopportune ingerenze di adolescenti… secondo me sarebbe uno spettacolo!)

  5. Risolutore Says:

    CURATI! LO FANNO IN TANTI, PER IL LORO BENE! WALLACE QUASI CE LA FECE

  6. francescodimitri Says:

    Io non ti uccido, anzi, sarei curiosissimo di leggerla.

    Mi piace l’idea che i miei personaggi vivano di vita propria, e se ne vadano a spasso con personaggi altrui…

  7. Lara Manni Says:

    GL e Francesco: guardate che lo faccio davvero. 🙂
    Aryaali: no, la targhetta no, ti prego. Al massimo la medaglietta come quella degli animali domestici. “Mi chiamo Lara, se mi trovi riportami a questo indirizzo”.
    Risolutore. Ho capito. Vuoi che vada io da Crepet.

    Ps. E comunque mi sono resa conto che mi sono infilata nel solito pasticcio. Ma perchè non penso prima di scrivere?

  8. uriele Says:

    la medaglietta Scrittrice o Narratrice ci può stare tranquillamente. E’ quando arriva l’autoepiteto Artista che le cose cominciano a diventare patologiche… 😛

  9. Vale Says:

    Pure io vogliola targhetta Scrittore

  10. Vale Says:

    Scusate, è partito il commento, oggi questo computer va peggio del solito…
    L’autoepiteto Artista invece mi fa paura.

  11. Lara Manni Says:

    Devo dire che accadono cose che mi fanno pensare parecchio, gente. Mi verrebbe da fare il Domandone, con la maiuscola. Perchè si scrive? Io ho trovato molto giusta la distinzione che faceva Gamberetta citando Ansen Dibell: ci sono autori che vogliono scrivere e quelli che vogliono aver scritto.
    Il che è assolutamente legittimo, intendiamoci: si può desiderare di avere uno, due, venti propri libri intesi come oggetto libro da mettere sullo scaffale, e ci sta. E poi la vita dell’autore, per come viene intesa abitualmente, immagino abbia i suoi lati divertenti: un botto di presentazioni dove tutti ti fanno le feste, un botto ancora più grande di persone che diventano tue amiche o tue fan. Vuoi mettere?
    Ripeto, va benissimo. Il problema è quando tutto questo ti autorizza a sentirti migliore di qualcun altro: per me il vulnus (il mio vulnus) è qui. Io non riesco a sentirmi migliore del mio macellaio, perchè il mio macellaio 1) è simpatico e io sono musona 2) è un uomo bellissimo e canta sempre, e io sono stonata 3) conosce a perfezione i tagli di carne e sa che a me piace la carne cruda e non mi ha mai dato una fregatura. Io non sarei in grado di fare altrettanto con un lettore: con alcuni sì, ma non con tutti. Ehi, lettore, non è che mi autocompiaccio troppo a pagina trentasei e ti sto fregando?
    Non è falsa umiltà, attenzione: non scambierei la mia paranoica vita con quella di nessun altro. Ma non perchè il fatto di scrivere la renda migliore: semplicemente perchè scrivere mi fa stare bene. C’è un momento – ne parlavo in una telefonata chilometrica, ieri, con una delle mie fate madrine – in cui, dopo aver faticato per iniziare la storia, delineare i personaggi, mettere in moto la trama, tu sparisci. Proprio sparisci, puff. Sei da un’altra parte. Allora, è per questo puff che sono disposta a vendere l’anima al diavolo. E, certo, per la possibilità di continuare a provarlo e ad essere messa in condizione di provarlo.
    Ma il puff non mi rende un essere umano migliore di altri.

  12. Vale Says:

    Perché si scrive?
    Perché scrivo?
    Perché non posso farne a meno.
    Stamattina ho notato una signora sull’autobus, conna corta, ma lei aveva tra i 50 e i 55 anni, unghie smaltate con un colore molto scuro (viola?) mi faceva quasi tenerezza finché non ha buttato la salvietta con cui si è detersa il sudore in terra.
    Mi è venuto spontaneo appuntarmi questa cosa in previsione di un racconto mainstream. E così succede ogni volta che un particolare mi colpisce, come accade a te, e a chiunque altro scrive.
    Perché?
    Semplicemente perché non possiamo farne a meno.
    Che finiamo o meno pubblicati, questo è sottinteso.

  13. Lara Manni Says:

    Ma sai che non è vero neanche questo, Vale? O almeno non per me.
    Io ne ho fatto a meno. Ne ho fatto meno sino al fatale giorno del giugno 2007 in cui mi sono detta “e perchè no?”. E fino a quel momento ho mangiato, riso, pianto, letto, sognato, fatto sesso, guardato la televisione, parlato con gli amici, comprato scarpe nuove.
    Forse riuscirei persino a farne a meno ora. Potrei decidere di andarmene a visitare luoghi che non conosco e di trovare il modo di sopravvivere gironzolando qua e là. Perchè no?
    Quel che è certo è che conserverei quel “puff” nella mia mente come un modo di rapportarsi al reale – o presunto reale – che non ha uguali.
    Ecco.

  14. Vale Says:

    Io per un periodo ho provato a farne a meno.
    Non ci sono riuscita, anche se mi dicevo: no, non perdo più tempo e non imbratto più carta,andava sempre a finire che un particolare, l’espressione di un viso sconosciuto, un passante frettoloso colto al volo mi dessero l’impulso… vabbè, certo, per me la domanda era, è: chi è, dove sta andando, perché è triste/pensieroso?
    Bè, a dire il vero quando lavoravo come commessa non riuscivo a scrivere, ma in realtà non riuscivo a fare altro. Al lavoro in negozio e a casa a dormire. Mi sono licenziata poco dopo.

    Non so, io posso portare solo la mia piccola esperienza di dilettante (nel senso che mi diletto a scrivere, visto che non ho pubblicato niente) e per me scrivere è una necessità.
    E non sempre è bello.
    Ma è necessario, altrimenti avrei già smesso molti anni fa.

  15. Lara Manni Says:

    Ti capisco e ne sono certa.
    E’ che io sono una che scappa sempre, Vale. E in questo momento ho voglia di riempire lo zaino. 🙂

  16. Vale Says:

    Non avevo dubbi.
    🙂
    Ma ti ricordo che io non ho letto né Sopdet né Tanit… Quindi molla lo zaino, riposati un po’, prenditi un bicchiere, ascolta della buona musica e non ci pensare.

  17. Eleas Says:

    Mi rifaccio a quanto dice Vale: ci si diletta a scrivere, ecco quindi si è Scrittori, non per la fama, per i soldi o per essere coccolati, ma per trarre piacere da un racconto, da una storia, per scrutare nel profondo i nostri sentimenti e la nostra ragione. Io non sono nemmeno scrittore, io mi fregio del titolo di scribacchino e mi sta bene così, ma forse scribacchiare pro domo tua è meglio (nel senso meno carico di attese) che farlo per vendere/avere successo/essere famosi. Se poi arrivano queste cose siano le benvenute (mi risolverebbero qualche problemino), ma non possono essere centrali.
    Pertanto paradossalmente io quasi vorrei definire Scrittori tutti coloro che lo fan solo per diletto e scrittori i professionisti che a volte rischiano di perdere il desiderio che a scrivere li aveva portati.

  18. Lara Manni Says:

    Oh, Eleas, intendiamoci: qui il desiderio non lo perde nessuno, scherziamo? Se hai interpretato così quel che ho scritto, mi sono espressa male, e se per caso lo hai inteso come “cieli, voglio di più” siamo proprio nella direzione sbagliata.
    Ricomincio. Sono infastidita. Sono infastidita dal quanto-me-la-tiro-trend. Mi sento circondata da persone che si sentono Gesù Cristo perchè hanno pubblicato uno (o due, o quattro) stramaledetto libro. E quel che sto dicendo è un’altra cosa: scrivere è meraviglioso, fare lo Scrittore NO!
    Non per me.
    Chiara?

  19. Eleas Says:

    chiara sì ma non è che avevo dei dubbi, però chi si appone l’etichetta seguendo il trend di cui sopra è come chi viene etichettato dottore e magari ha la terza elementare (manco la media). Si sa in Italia un dottore non lo si nega a nessuno e perché in campo letterario dovrebbe essere differente?
    L’ho capito che a te la voglia non è passata e che quel trend ti da fastidio ci mancherebbbe, ma la mia osservazione andava un po’ oltre e mi domandavo quanto dello sprint iniziale resta in chi io-speriamo-che-me-la-tiro?
    Meglio scribacchino con licenza CC acclusa senza pudori e senza finti intendimenti.

  20. Lara Manni Says:

    Però almeno un po’ tirarsela serve: questa è l’amara conclusione a cui sto arrivando in questi giorni. Perchè spesso la credibilità è legata più all’apparenza che alla sostanza. Mi passa. Vino bianco fresco.

  21. Valberici Says:

    Scrivilo…ora! 😛

  22. Laurie Says:

    Gli scrittori non dovrebbero aversela a male se un fan li omaggia ma capisco che non tutti la penseranno come me ^_^

    Mmm, ma secondo me Yo-Yo e Augusto si detesteranno cordialmente.

  23. Rohchan Says:

    Ciao Laruccia! Ogni tanto ritorno, come i cani…^^”’
    Beh, il tuo è un domandone davvero enorme…
    Condivido il pensiero, e ti assicuro che il trend del maiuscolo davanti alla professione -QUALUNQUE professione- è una cosa che dilaga un po’ ovunque…anche se il paese dove vivo è microscopico, se ne vede di gente passare.
    Robe allucinanti. Gente con le pezze ai pantaloni che si crede un dio in terra per una sciocchezza. E poi fan pure i saputi, senza conoscere ciò di cui stanno cianciando, e a te prude la lingua perchè, essendo magari più informato, forse sei più ferrato in materia.
    Ma vabbè. Ti tappi la bocca e li lasci alle loro convinzioni.
    La mia nonna veneta mi dice sempre che ogni pallone trova la sua spina.
    E si sgonfia. ^^

    Secondo me il succo del discorso è solo questo: non importa la confezione, quel che conta è il regalo che c’è dentro. Uno potrebbe mettermi un kimono in un sacco dell’immondizia e regalarmelo, ma non per questo lo giudicherei una schifezza. Anzi. Una volta aperto il sacco, se è un uomo potrei quasi pensare di sposarmelo^^.
    Lo stesso vale per uno scritto, suppongo. E’ inutile avere l’edizione in brossura, carta fine, scrittura bellissima, e poi la storia siamo fortunati se c’è.
    Idem per lo scrittore. Non è che dire “sono uno Scrittore” automaticamente ti ci fa diventare. Se bastasse desiderarlo tanto, io a quest’ora avrei un paio d’ali da farfalla sulla schiena e un sacco di luccichini sulla pelle.
    Per diventare scrittore ci vuole, immagino, tanto lavoro, pazienza, intelligenza e un sacco- ma un SACCO- di umiltà. E’ uno di quei mestieri che, dall’idea che ne ho, son sempre tutti pronti al buon viso davanti, ma dietro…ugh. Che Dio ce ne scampi.
    E te lo dice una che forse non razzola bene quanto predica, perchè sono forse troppo orgogliosa di quelle quattro cose che ho scritto, e i complimenti mi fanno sentire tanto, tanto importante.

    Morale di tutta questa tirata?
    Hai ragione tu. Non basta dire di essere uno scrittore per esserlo davvero. E guardare il mondo dall’alto in basso non è esattamente il modo migliore di scrivere cose che passino qualcosa alle persone, o addirittura ne tocchino il cuore.
    Proprio no.
    Quindi, lascia perdere le etichette, e rimani così come sei.
    …magari però con un briciolino di fiducia in più nelle tue capacità, eh…?

  24. Ema Says:

    comincio bene. Dicendo che è normale che ostentare sicurezza o spavalderia o spacconeria impressiona il mondo in cui si vive e, qualora non scada totalmente nel ridicolo (ma pure lì…) aiuta gli altri a vederti come vuoi che ti vedano. In tutti i campi.
    Ovviamente non concordo con Eleas ^_^ sulla proprietà del termine “scrittore”: tempo fa mi dicevi che ti consideravi una “scrivente”, e io cercavo di correggerti dicendo che, dopo anche solo una trentina di pagine di Esbat, non avevo dubbi sul fatto che tu fossi una scrittrice: cioè che ha qualcosa da dire, e lo fa bene usando la parola scritta. Che dimostra mestiere anche se non lo fa necessariamente di mestiere.
    L’accezione comune dice che scrittore è chi pubblica, inutile negarselo. Quando l’ultimo comico di Zelig scrive le sue panzane in un libro (magari a quattro mani con uno che sa formulare frasi compiute) diventa improvvisamente “intrattenitore e scrittore”; così come il giornalista che affida il suo ultimo reportage alla carta rilegata e diventa “giornalista scrittore”. E’ il metodo più obiettivo, magari, anche se a mio parere tradisce il senso recondito della parola (=che sa scrivere).
    Finisco facendo lo stronzet… il cattivello: ma a te che ti frega se gli altri se la tirano? rode se ottengono maggiore considerazione (di te, a questo punto, o di chi non se la tira in generale che comunque son pochini) solo per meriti di autopropaganda? Se facessi l’avvocato del diavolo direi: “se ti rode, fatti propaganda pure te. E se non ne sei capace/ non vuoi, non lamentarti”. Fine dell’angolo dello stronz… cattivello 😉
    Pardonnez moi!

  25. Lara Manni Says:

    Ema hai tutto il diritto di una risposta.
    Me ne frego nel momento in questo tipo di persone interferiscono con la mia vita ed esibiscono alla mia persona i propri tiramenti di ego. Possibilmente con un sottotesto non molto simpatico nei miei confronti.
    Che poi sia cretino lamentarsi da parte mia, vero e hai ragione. Ogni tanto tendo a usare il blog come un diario, ma mi rendo conto che sbaglio.

  26. Ema Says:

    Primo: non mi partire per la tangente, non ho detto che sia cretino, ho detto solo che a voler fare l’avvocato del diavolo (ripeto) è un tipo di analisi fine a sé stessa. Non per questo non condivisibile o non interessante.
    Secondo: deduco, dal fatto che di un lungo papiro di commento hai risposto solo all’angolo dello stronzetto, che hai preso un po’ d’aceto: dis-acetati ^_^ perché non avevo intenzioni critiche.
    Terzo: e il sottotesto antipatico nei tuoi confronti?
    Quarto… sbagli a usare il blog come diario, se non vuoi che sia un diario commentato. Se no, che male c’è?

  27. Lara Manni Says:

    Oh, come odio Internet in questi casi: non mi sono inacidita, Ema. Ti ho dato ragione.

  28. Aislinn Says:

    C’è un momento – ne parlavo in una telefonata chilometrica, ieri, con una delle mie fate madrine – in cui, dopo aver faticato per iniziare la storia, delineare i personaggi, mettere in moto la trama, tu sparisci. Proprio sparisci, puff. Sei da un’altra parte. Allora, è per questo puff che sono disposta a vendere l’anima al diavolo. E, certo, per la possibilità di continuare a provarlo e ad essere messa in condizione di provarlo.
    Ti quoto e concordo in pieno. E’ questo “puff” la vera magia…

  29. Lara Manni Says:

    Eh sì Aislinn.
    Approfitto per rispondere anche agli altri, perdonate i miei malumori.
    @Rohchan: io alcune di quelle quattro cose le ho lette. E ti assicuro che hai tutti i motivi per essere orgogliosa 🙂
    @Lau: anche io penso che da quella seduta psicanalitica uscirebbero fuori strane alleanze. Spiegelmann-Crepet, Dal Mare (forse) – Spiegelmann e Yobai per i cavoli suoi ma fingendo di essere alleato di tutti.

  30. gnappetta Says:

    avuti i permessi, vai col crossover… (che ormai ci hai messo appetito)

  31. Lara Manni Says:

    🙂

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