Mettere un piede nel labirinto

Herta Müller è la scrittrice tedesca che ha vinto il Nobel per la letteratura.

Sono ignorantissima e non l’ho mai letta. Comunque, nella lista dei possibili candidati, all’ottavo posto c’era Murakami. Da un po’ di giorni sto pensando a Murakami, forse perchè ancora non ho comprato il suo ultimo libro e ho una gran voglia di leggerlo.  Pensandoci, penso a Kafka sulla spiaggia. Verso il quale ho diversi debiti: qualcuno esplicito (chi leggerà Sopdet e si troverà in una certa foresta lo riconoscerà) e qualcuno sotterraneo.
Per esempio. I miti. Soprattutto i miti greci, con cui faccio i conti spesso, volentieri e con gioia. Kafka è pieno di mitologia. Kafka è Edipo, nè più nè meno: o meglio, ha il mito di Edipo che gli penzola sulla testa. Uccidere il padre e unirsi alla madre e provocarne la morte. Lo fa davvero? Lo sogna? Qualcuno lo fa al posto suo? Non ve lo dico, e forse non saprei neanche rispondere fino in fondo, perchè Murakami lascia tantissimi margini di interpretazione a quello che scrive. Poi. L’ermafrodito. Figlio di Ermes e di Afrodite, e divenuto nè uomo nè donna per amore. Kafka incontra l’ermafrodito, che ha un ruolo importantissimo nel suo viaggio. Perchè c’è anche il viaggio: anzi, i viaggi. Perchè c’è anche quello di Nakata, il vecchio che è il grado zero: dopo uno strano incidente avuto da bambino, non può leggere o scrivere, ma può parlare con i gatti, e ha una missione da svolgere. Come Tom ne L’Ombra dello Scorpione. Come John Coffey ne Il miglio verde.

Ecco, rileggo quello che ho scritto e mi rendo conto che non sono riuscita neanche in parte a far capire cosa è Kafka sulla spiaggia. E’ un romanzo sul mito, e questo l’ho detto. E’ un romanzo che fa capire come ogni giochetto classificatorio sia inutile: certo, è scritto da un autore grandissimo. Però la maestria del linguaggio è persino il meno. E’ la forza di quel che vede, e vedendo riporta.
Meglio che lo faccia dire a lui. C’è una frase del romanzo che per me è la chiave. Ed è questa:

“Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un’esperienza pericolosa”.

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34 Risposte to “Mettere un piede nel labirinto”

  1. Vale Says:

    io non riesco ad accedere al sito che hai linkato.
    il governo me lo impedisce!

  2. Lara Manni Says:

    L’ho appena riprovato!!!!
    E’ strano perchè a me funziona. Lo rimetto.

  3. Vale Says:

    E immagino che devo decidermi a leggere Murakami.

    Bè, ho trovato anche un altro sito con le quotazioni…
    Forse il motivo è che sto al lavoro, ma mi pare strano… comunque la schermata che mi appare dice che è una misura preventiva per i monopoli di stato (tralascio ulteriori commenti, va…)

    Tornando a bomba, per una che fino a quattro mesi fa nemmeno sapeva dell’esistenza di Murakami, tu cosa consigli?

  4. Vale Says:

    * per iniziare, intendo.

  5. Lara Manni Says:

    Io consiglio proprio questo. Per me – ma forse dico un’eresia – è il libro più bello che ha scritto. Ma aspettiamo il Demonio, che so essere un murakamiano di ferro 🙂

  6. Vale Says:

    OT: bè, eresia per eresia, se io dovessi consigliare un libro del Re a un digiuno (ma è possibile? Forse a un/a eventuale figlio/a?) le direi di leggere La bambina che amava Tom Gordon.
    E poi Lisey

  7. Lara Manni Says:

    Io It. Sempre 🙂

  8. Vale Says:

    Ho letto l’incipit e mi ha già preso.
    Bè, ora torno al lavoro, che se mi beccano…

  9. Aislinn Says:

    Io It. Sempre
    Io sarei molto indecisa tra It e L’ombra dello scorpione.

  10. Lara Manni Says:

    Non hai torto, Aislinn…due grandissimi libri. It ha però uno sguardo sull’infanzia straordinario…

  11. Ema Says:

    secondo me se dai l’Ombra dello Scorpione a un digiuno ci fatica dentro. Specie se in giovine età.
    Io per un inizio soft darei sempre Le notti di Salem, che è meno rappresentativo della kingheria (più omologato se vuoi) ma più semplice da digerire. E poi mi state dimenticando Tommyknockers.
    A parte questo Murakami me manca. Vedremo.

  12. Lara Manni Says:

    Comincialo 🙂
    Le notti di Salem è splendido, ma è troppo vampiresco e in questo momento rischierebbe di non rappresentare abbastanza King. It è molto semplice. E’ lungo, ma semplice. Quanto a Tommyknockers, per me è ancora più complesso dello Scorpione.

  13. Ema Says:

    non voglio uscire di topic, ma a mio sentimento lo Scorpione in alcuni lunghi tratti può essere pesante. Cioè difficile pure da ingurgitare, non solo da digerire. Tommyknockers l’ho letto in un paio di giorni, poi l’ho riletto, e non ho mai incespicato un minimo.
    Senso personale, è chiaro.

  14. Vale Says:

    Ema, Tommicknockers è quello che ho amato per primo. Avevo già letto It e Cose Preziose a 15 anni, ma mi ci ero persa dentro, e fino ai 18 non ho preso nient’altro… finché ho rimediato Tommicknockers.
    SOlo che io ci ho messo una settimana, a leggerlo…

  15. demonio pellegrino Says:

    Sai perche’ Murakami secondo me non vincera’ mai il nobel? Perche’ ha troppo successo di pubblico “popolare”: non importa se i suoi libri sono in realta’ complessi, nelle librerie lo trovi spesso nella letteratura fantastica, e vende molto. E questi due elementi (fantastico/vendita al popolo) sono considerati aberranti dai mentecatti del Nobel.

    Detto questo, e fatta la mia piccola polemica quotidiana, il mio consiglio per iniziare Murakami e’ uno tra Norwegian Wood o A sud del Confine a ovest del sole.

    Norwegian Wood E’ Murakami: c’e’ tutto. L’infanzia, le atmosfere rarefatte, l’amore che distrugge, l’amore che rinasce, la perdita di aderenza con la realta’, il fantasma (forse?). C’e’ soprattutto quella sensazione languida del tempo che passa che ritrovi in altri libri poi, ma che qui secondo me raggiunge l’apice.

    L’altro libro e’ molto simile a norwegian Wood come sensazioni, ed e’ piu’ autobiografico: il personaggio principale ha un locale Jazz, e ripensa all’amore perduto, etc. etc. Piu’ corto, piu’ facile, ma bellissimo comunque. Anzi, per certi versi mi colpi’ anche di piu’.

    Sconsiglio Dance Dance Dance, bruttarello secondo me.

    Se vuoi andare sui racconti, ne trovi molti online gratuitamente in inglese. Ad esempio questo (http://mylostwords.blogspot.com/2009/01/haruki-murakami-sleep.html) si chiama Sleep, ed e’ un classico Murakami, secondo me. Lo trovi nella raccolta italiana “L’elefante scompare”. Che non e’ male, ma non e’ al livello dei suoi romanzi.

    PS: ovviamente Lara mi sopravvaluta (come sempre). Non sono questo grande esperto di Murakami. Kafka per esempio non l’ho letto…Aspettavo l’autunno per farlo. Murakami e’ un autore da autunno inverno, se cosi’ si puo’ dire.

  16. Lara Manni Says:

    Demonio, quando avrai finito Kafka (sì, è molto autunnale anche quello), forse ti ricrederai sul libro da incipit murakamiano.
    Concordo sul languore del tempo: e c’è qualcosa, in Kafka, che trasforma l’ineluttabile in incanto. Questo lo rende, per me, il suo capolavoro.
    Il Nobel, infatti, non glielo hanno dato 😦

  17. Vale Says:

    D’accord, e grazie.
    Mi sono segnata questi titoli, i due di Demonio e Kafka, poi vedrò.
    Kafka mi attira per via dei gatti…
    Norwegian wood per il (?) fantasma.

    Poi magari divento murakamiana e mi leggo tutto :mrgreen:

  18. demonio pellegrino Says:

    ah, temo rimarrai delusa anche dall’ultimo “what I talk about what I talk about running”. Bellino, ma niente di che.

    PS: si’, per Kafka m’immaginavo me sulla poltrona di fagioli, vicino alla finestra, mentre fuori piove e fa freddo, e io sorseggio del buon IceWine. Non si puo’ leggere un libro tipo Norwegian Wood d’estate o in primavera. E’ come voler mangiare un piatto di spaghetti alla carbonara con una spreuzzata di pecorino piccante ad agosto mentre ci sono 32 gradi, sotto il sole.

  19. Lara Manni Says:

    Delusa, eh? Mi aspetto sommi consigli sulla scrittura ma mi sa che sbaglio…
    (Demonio, io la carbonara la mangio pure ad agosto, ma sono carbonara-dipendente).
    Vale, il fantasma c’è anche in Kafka, quindi ti tocca diventare murakamiana 🙂

  20. Vale Says:

    Uh, che dispiacere! 😉

  21. demonio pellegrino Says:

    niente consigli di scrittura, tranne alcune cose molto generali (tipo andare a letto presto). E’ soprattutto un libro su come il correre lo aiuti a scrivere.

    Non e’ assolutamente un On writing murakamiano.

  22. Lara Manni Says:

    Sull’andare a letto presto ci sono. Correre, ahi, no…

  23. Vale Says:

    Correre.
    Nostalgia.
    Un periodo andavo a correre. E devo dire che in parte mi aiutava a scrivere…

  24. buonipresagi Says:

    Una cosa a latere sul Nobel, copiando da un post di Leonardo di un annetto fa:

    “il premio Nobel non è, non ha mai preteso di essere, il premio alla Carriera del Migliore Scrittore. Quella che Alfred Nobel ha lasciato è una specie di borsa, che doveva consentire “all’autore dell’opera letteraria più considerevole d’ispirazione idealista” (en del som inom litteraturen har produceradt det utmärktaste i idealisk rigtning) di continuare a scrivere senza preoccuparsi troppo delle scarse vendite. È chiaro che una borsa si conferisce a chi ne ha bisogno, non agli scrittori di successo e da hit parade: anche se sono bravi.”
    (http://leonardo.blogspot.com/2008/10/perch-stoccolma-stoccolma.html)

    Quindi, fantastico a parte, avere molto successo è un buon criterio per NON vincere il Nobel 😉
    (non a caso ogni anno la reazione tipica è “ma questo chi cazzo è?”)

  25. Lara Manni Says:

    Grazie, questo chiarisce molte cose: perchè in effetti, a parte l’anno di Doris Lessing, non avevo mai capito il significato dei premi 🙂

  26. Rohchan Says:

    Uuuuuuuuuuuuuh! Io kafka sulla spiaggia l’ho letto.
    E amato subito. E’ il libro che mi ha aperto il mondo Murakami, ed ora sto cercando, piano piano, di leggerli tutti.

    Ho iniziato da poco “Norwegian Wood”, e proprio ieri mi sono comprata “La fine del mondo ed altre storie”.
    A parte il fatto che è straordinario come riesca a sollevare veli nella mente senza però tirarli su fino in cima -oddio…spero d’essermi spiegata…T.T- la sua è sì la scrittura giapponese che amo, leggera come un acquerello, ma ha anche una profondità pazzesca. Ti scava dentro, come una trivella di piume, senza far male ma come mettendoti davanti ad uno specchio.
    Il mio personaggio preferito è senza dubbio il vecchio Nakata, per cui ho persino pianto. Mi ha mosso dentro una tenerezza senza fine. Ma anche la storia della bibliotecaria, o quella dell’ermafrodita che lavora con lei e che dà rifugio al protagonista mi ha subito affascinato.
    Oddio, spero di non fare troppo spoiler. >>
    Però, da quando ho letto “Kafka sulla spiaggia”, Banana Yoshimoto m’è un po’ scaduta. Mi restano dentro “Memorie di un vicolo cieco” e “Kitchen”, ma non sono…no.
    Non è che non siano alla sua altezza, è che è un po’ diverso. Forse la Yoshimoto è un po’ più occidentale, ma spero di non dire una boiata.

    Venendo a King. Non mi piace, Lara, forse e l’avevo già detto, ma ho letto “La Storia di Lisey”.
    Per la miseria. A parte la montagna di domande che mi vengono in mente, e che credo troveranno risposta solo in qualche kinghiano di ferro (ce ne sono, da queste parti…?^_^), l’ho davvero trovata una storia d’amore splendida. SPLENDIDA. E non amore inteso solo come amore tra uomo e donna, ma amore in senso lato. Amici, famiglia, vita in sè stessa. E lo sto cercando. In brossura. Ma non lo trovo, perchè esiste solo la versione economica. è.é

    It no…sono rimasta traumatizzata da un cavolo di film da piccoola e ora mi viene la pelle d’oca solo all’idea…T.T

  27. Lara Manni Says:

    La Kinghiana di ferro è qui, pronta ad ascoltarti. 🙂
    Verissimo quello che dici su Murakami, ancor più vero quel che dici su Lisey: è una delle più belle storie d’amore che abbia mai letto.
    Quanto a It: il film è ORRENDO. Dimenticalo. Non ha nulla a che vedere con il libro: e anche nel libro c’è molto, molto amore.
    Forza con le domande! xDDD

  28. demoniopellegrino Says:

    Rochan, l’accostamento che fai Banana/Murakami secondo me e’ giusto. Le tematiche di fondo sono, se vogliamo, le stesse. Anche le atmosfere. Ma con un poderoso “ma”: le storie di banana sono piu’ quotidiane, poiu’ banali, se vogliamo. non si discosta dal proprio tinello. Murakami se ne discosta, e molto. Anche quando ci rimane.

    Sui fantasmi. Non voglio dire fesserie su questo blog, dove ci sono persone molto piu’ ferrate di me in cultura giapponese, ma i fantasmi sono una cosa naturalissima nella vita di un giapponese. Non rappresentano per forza di cose una cosa spaventosa. Ho un’amica giapponese che, tranquillamente, dice di parlare spesso con il fantasma di suo nonno, per dire. E rimase stupita quando mi si rizzarono i capelli dopo che me lo disse.

    In Murakami il fantasma e’ anche lui un abitante di questa terra. E a volte capita che ci s’incontri, tra passeggeri di uno stesso treno che viaggiano in classi diverse.

  29. demoniopellegrino Says:

    altra cosa: buonipresagi, quale sarebbe “l’opera letteraria più considerevole d’ispirazione idealista” di Dario Fo?

    Io la penso in modo molto netto: c’e’ un antiamericanismo di fondo, sempre, che fa preferire scrittori sconosciuti come questa signora, a scrittori come Philip Roth, per esempio. Che altro deve scrivere quest’uomo per vincere un nobel?

    (non commento sui nobel per la pace: dopo quello a Arafat, mi viene da ridere. Chissa’ quali sono i criteri in quei casi. Non mi far parlare, va’).

  30. buonipresagi Says:

    Boh, copio da Wikipedia:
    “More recently, the wording has been interpreted more liberally, and the Prize is awarded both for lasting literary merit and for evidence of consistent idealism on some significant level, most recently a kind of idealism championing human rights on a broad scale, and hence more political, some would argue”. Nello specifico di Fo: “emulates the jesters of the Middle Ages in scourging authority and upholding the dignity of the downtrodden”.
    La lista delle motivazioni (http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Nobel_laureates_in_Literature) è più o meno tutta di questo tenore.

    Più in generale, mi pare di capire funzioni così: il Nobel è un premio monetario (e non da poco). E, per la letteratura, si tende ad assegnarlo a semi-sconosciuti per attirare un po’ di attenzione su di loro.
    Di conseguenza, probabilmente la ratio che sta dietro alle nomine è che gli scrittori anglosassoni siano in genere già abbastanza visibili di loro e non abbiano bisogno di ulteriore attenzione.
    L’errore di fondo è considerare il Nobel per la letteratura qualcosa di simile all’Oscar.
    È più una specie di “premio della critica” assegnato da dei tizi con un sacco di – più o meno legittime – idiosincrasie.

  31. Lara Manni Says:

    Mi dai lo spunto per un post…

  32. Rohchan Says:

    …quindi, alla fine si finisce un po’ come i film…
    difficilmente quelli che vincono il premio della critica sono apprezzati dal pubblico. Di solito sono dei polpettoni inguardabili…ugh.
    Preferirei, dal basso della mia ignoranza, che fosse come gli Oscar; più è bello, curato, coinvolgente, ben strutturato, e più è facile che vinca. Indipendentemente che sia uno scrittore di fama mondiale o un pinco pallino qualsiasi ad averlo scritto. Ciò che conta è la sostanza…no?

  33. Vale Says:

    Demonio, per me va benissimo.
    Pensavo – se e quando finirò la cosa che sto scrivendo ora – di scrivere una storia di fantasmi, e voglio leggere quanto più possibile prodotto. Quindi dalle storie gotiche a quelle moderne di Peter Straub (ohi, non mi riesce di trovare Ghost Story) e Shirley Jackson, dai fantasmi nostrani a quelli esotici.
    Giusto per non scrivere qualche cretinata.

  34. gnappetta Says:

    il lupastro mi ha appena passato kafka sulla spiaggia, quindi questi post e commenti li leggerò in seguito per evitare spoiler

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