La chiave

Ma se, come dice Buonipresagi nel commento, ieri, “il Nobel è un premio monetario (e non da poco). E, per la letteratura, si tende ad assegnarlo a semi-sconosciuti per attirare un po’ di attenzione su di loro”, qual è il criterio? Perchè stamattina, leggendo il giornale, mi sono resa conto che i libri di Herta Müller sono stati scelti per questa motivazione: “Con la forza della poesia e la franchezza della prosa, descrive il panorama dei diseredati”.
Il che va benissimo, intendiamoci. Ma allora cosa succede se il contenuto “politico” di una storia mette in ombra la storia stessa (o ne è la chiave primaria) ?
Non parlo tanto per il Nobel in sè. Parlo di criteri di lettura.
Che caspita di domande faccio di venerdì mattina.
(Perchè se questa è la chiave la trovo pure in Tolkien, o in King: ma non è la chiave numero uno del mazzo)

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12 Risposte to “La chiave”

  1. demonio pellegrino Says:

    Ti riporto qui un pezzettino di un post ti oggi di Luca Sofri, le cui osservazioni si riferiscono al Nobel per la pace ad Obama, ma sono osservazioni che trovo altamente condivisibili anche per i libri:

    “Quella scelta non ha, insomma, maggiori ragioni di assolutezza o condivisione di quella che potrebbero fare una manciata di signori modenesi sufficientemente colti, che si trovino a mangiare del cultatello e discutere dei loro libri preferiti di quest’anno. E al tempo stesso, è una scelta che non ha debiti con nessuno: “facciamo un po’ quello che ci pare”, per i signori del Nobel, sarebbe una risposta del tutto legittima. In questo è davvero come il festival di Sanremo, o lo Strega: il problema non è che esistano o come funzionino, ma che qualcuno li prenda così dannatamente sul serio in questa società fatta di comunicazione di liste, classifiche, abitudini e schematismi.”

    L’ultima frase e’ da incorniciare.

  2. Valeria Says:

    Forse il salto logico è un po’ azzardato, e forse no, ma leggendo questo tuo post, e mettendo da parte il Nobel, la cosa che mi è balenata per la mente è che molte volte, tutti noi, mettiamo una chiave davanti alla storia stessa. E’ grossomodo la cosa che qualcuno ha detto per Twilight, ma forse è meglio non parlare di Twilight ulteriormente XD
    E’ stata detta, nei tuoi commenti, anche per la saga di Dragonlance. Pur riconoscendo che la storia è così così, che è scritta così così, ai lettori capita di trovare una chiave più o meno ampia, più o meno universale (se non mi sbaglio per il commentatore si trattava del personaggio di Raistlin) ed è proprio questa chiave che ci fa amare la storia, più della storia in se’.

    Non è, adesempio, la cosa successa a Dan Brown, che tutti hanno voluto leggere perchè da’ contro la Chiesa? E non perchè scriva storie interessanti…

    E’ chiaro che poi ci sono altri casi in cui no, è proprio la storia che amiamo; tu hai citato King e Tolkien, io posso citare Esbat, giusto perchè è il caso per me più recente 😉

    E quello che succede è semplicemente che a volte, in nome di qualcos’altro, possiamo apprezzare molto una storia che, in se’ e per se’, non varrebbe poi così tanto. Se questa è una cosa positiva o negativa, in realtà, dipende da quel qualcos’altro, da che cos’è.

  3. Lara Manni Says:

    In nome di qualcos’altro…hai proprio ragione Valeria. Nel nostro nome, a ben vedere. E’ il famoso De te fabula narratur.
    Ed è vera anche la considerazione di Luca Sofri.
    A questo punto, voglio leggere uno dei libri della nuova Premio Nobel. Cercando di avvicinarmi con occhi “non corrotti”. Vediamo.

  4. demoniopellegrino Says:

    Io aggiungerei che a volte un librio piace NONOSTANTE ci sia quel qualcos’altro che non piace. Ti faccio un esempio: “Noi saremo tutto”, di Evangelisti. Non condividevo il messaggio di fondo, con il parallelismo diritti dei lavoratori nell’america degli anni 30 in poi/rivolte anti G8 odierne. Questo non mi ha impedito di apprezzare un grandissimo libro. Ma ho fatto fatica, alla fine, a non chiuderlo e dire “ma vai a quel paese”, nonostante fosse scritto da dio, nonostante la storia fosse bellissima, e nonostante non ce la facessi a smettere di voltare le pagine.

    Ah, sulla Nobel: leggo commenti estasiati di persone che si battono il petto e dicono “ignoranza nostra che non la conosciamo” e accusano chi si permette di oservare che la signora e’ sconosciuta non solo in Italia, ma in tutto il mondo tranne la Germania e la Svezia.

    bene, questo atteggiamento e’ proprio quello che mi spinge a dire “sai cosa: col cavolo che prendo un libro di questa scrittrice in mano”.

    Ecco.

  5. Laurie Says:

    Sì, decisamente su certe decisioni per il Nobel non riesco proprio a trovare il senso se non appunto che siano scelte per elogiare una personalità in vista (per la pace) o per premiare qualche oscuro ma sopra ogni dubbio mainstream letterato (per la letteratura).
    Del resto non a tutti i nobel letterari mi oppongo: Marquez, Montale o la Lessing se lo meritavano ma suppongo che le motivazioni per il premio fossero da ricercare su qualche aspetto collaterale alla scrittura che alla scrittura in sè.
    Si capisce ehm

  6. Valeria Says:

    Ehm… e se domando che cos’è il De te fabula narratur faccio molto una brutta figura? 🙂

  7. Eleas Says:

    interessante questione specie alla luce dell’ultima affermazione che tu fai… il contenuto politico mette in ombra la storia…

    ecco secondo me su questa cosa ci si deve riflettere non poco, facciamo alcuni esempi Dan Brown ha un evidente contenuto politico anticlericale gestito in modo da mettere assieme tante teorie esistenti ma tra loro scollegate fino a generare un amalgama in cui esce il quadro della chiesa che esce. In tutto sto puttanaio che Brown mette su però chi patisce è la storia. Nel senso che tutti si sono concentrati sull’attacco alla chiesa (condotto in modo banale e scomposto oltretutto).

    secondo esempio philip pullman Queste oscure materie, meraviglioso trittico, pulmann attacca in maniera massiccia la chiesa, la fa diventare il cattivo della sua storia, ma lo fa intelligentemente senza sbilanciamenti. Pulmann stesso dirà che non è tanto la chiesa il suo obiettivo quanto piuttosto le tirannidi (tra cui lui annovera la chiesa). Stessa operazione di Brown, ma la storia non ne soffre e l’attacco e quindi il contenuto politico viene perfettamente amalgamato con il resto del prodotto.

    Credo che il discrimine sia ahinoi sopratutto nell’abilità dello scrittore. Se è capra una parte oscurerà l’altra se è bravo come pulmann o tolkien il contenuto politico (che ad esempio in tolkien è fortissimo) contribuirà a rendere la storia ancora più bella. Scusa se mi son dilungato ma oggi sono logorroico.

  8. Uriele Says:

    Mettiamola così, Brown rimescola in modo mediocre gli stessi elementi da cui, un lustro prima, la Jensen aveva tirato fuori quel capolavoro di GK3: blood of the sacred, blood of the damned (e attenendosi di più al mito, oltretutto)

  9. Eleas Says:

    uriele appunto il contenuto o parte di esso non viene oscurato se chi scrive è uno che lo sa fare o un pisquano (come si diceva ai miei lontani tempi)

  10. Lara Manni Says:

    Valeria, ma no! E’ una frase di Orazio, significa “è di te che parla questa favola”. E poi è stata usata per indicare che molte storie raccontano caratteristiche psicologiche o emozioni in cui il lettore può riconoscersi.
    Può, per alcuni.
    Deve, per altri. Tanto per restare in tema. 🙂

  11. Valeria Says:

    Ahah, ok, ti ringrazio, ora è più chiaro 🙂

  12. Lara Manni Says:

    🙂 Di niente!

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