Lara, il gatto fantasma e una domanda imbarazzante

Gatto fantasma: Umana?
Lara: Che vuoi, seccatore? Di prima mattina, per giunta?  E proprio quando fra le mie mani c’è, finalmente, The Dome?
Gatto fantasma: Volevo farti una domanda.
Lara: Ssst. Non adesso. Sto finendo La progenie, e ti assicuro che dovresti leggerlo. Poi passo a The Dome.
Gatto fantasma: Mi riferivo a questa mattina…
Lara: Be’? Sono uscita molto presto per andare in libreria, che c’è di strano?
Gatto fantasma: E hai visto un manifesto.
Lara: Ah, quello? Niente di nuovo. Ormai siamo pieni di adolescenti con poteri magici che si innamorano del bellissimo di turno.
Gatto fantasma: Ehm.
Lara: I gatti non fanno Ehm.
Gatto fantasma: Ripensa a quello che hai appena detto.
Lara: Che siamo pieni di adolesc…Oh dei!
Gatto fantasma: Cos’hai da dire a tua discolpa, umana?
Lara: Ti odio! Mi hai fatto venire le palpitazioni! Mi verrà un infarto! Mi ritroveranno riversa sul pavimento con la copia di The Dome fra le mani e diranno che è colpa di King!
Gatto fantasma: Cambi discorso?
Lara: No. Però non è la stessa cosa.
Gatto fantasma: Dicono tutte così.
Lara: Che tu ci creda o no, non lo è. Io non ho immaginato un’eroina adolescente per entrare in un filone. Tanto che quando ho cominciato a raccontarla non pensavo neanche che ci sarei finita, in un eventuale filone.
Gatto fantasma: Dunque?
Lara: E’ che penso che chi scrive narrativa fantastica non possa evitare, prima o poi, di raccontare l’adolescenza. Perchè è un momento di passaggio. E’ come una porta dischiusa, da cui si può passare in un mondo o nell’altro. E’ il cambiamento quello che si racconta quando si scrive horror o fantasy. E l’adolescenza è un momento di massimo cambiamento. E poi ho sempre affiancato alla mia adolescente donne adulte, in tutti e tre i romanzi: perchè penso che la maturità sia un’ulteriore mutazione e… Ma perchè devo discolparmi con te?
Gatto fantasma: Perchè, come vedi, tutto si può ridurre a uno schema.
Lara: Questo è vero. Ma chi legge sa infrangere gli schemi.
Gatto fantasma: E chi scrive?
Lara: Anche. Purchè sappia cosa sta maneggiando.
Gatto fantasma: E tu lo sai?
Lara: Credo di sì. Adesso sì. Tant’è vero che adesso penso di aver trovato il coraggio di scrivere di un personaggio che ha la mia età.
Gatto fantasma: Va bene, va bene, non farla lunga.
Lara: Ah, sarei io che la faccio lunga, bestiaccia? Ehi! La mia copia di The Dome! Non farci le fusa sopra! Me la rovini!
Gatto fantasma: Scherzi? A cosa servono i libri, se non per farci le fusa?

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50 Risposte to “Lara, il gatto fantasma e una domanda imbarazzante”

  1. Eleas Says:

    intanto una notazione… mi piace il tuo stile di scrittura.

    E poi rompere gli schemi non è così facile, nè capire cosa si sta maneggiando almeno credo io sono meno esperto di te nello scrivere mi ci sto avvicinando da poco, ma alle volte hai come l’impressione di tenere in mano la nutella che ovviamente cola ovunque (oltre al fatto che ti vien voglia di mangiartela).

    E ancora sappiamo cosa maneggiamo? Questo forse sì. Maneggiamo in primis noi stessi. Almeno credo.

    Quanto ai libri non ci si fanno le fusa su ma li si odora!

  2. Lara Manni Says:

    Io e il gatto facciamo anche le fusa 🙂
    Maneggiare, almeno secondo me, significa rendersi conto che ci si sta cimentando con uno schema già noto, e muoversi all’interno di quello schema cercando di cambiarlo.
    Ma ne sono consapevole adesso, però…

  3. Eleas Says:

    Non saprei, io la vivo più come un maneggiare me il mio schema, che peraltro conosco poco. Ed è interessante. Un’operazione da smanettoni informatici

  4. Lara Manni Says:

    Partendo dal principio che quasi tutto è stato raccontato, il problema, almeno per me, è come ribaltare quelli che sembrano ruoli fissi.

  5. Eleas Says:

    No secondo me non sarà mai raccontato tutto, se così fosse saremmo tutti uguali, ognuno vede le stesse cose differentemente, questo è già un’ottima cosa di suo, in più aggiungici che a tutti noi vengono fuori personaggi diversi, ruoli, descrizioni, avventure diverse e quindi mai si potrà raccontare tutto.
    I ruoli fissi non saranno mai identici, saranno sempre differenti, magari per sfumature, magari a volte per qualcosa di più corposo, ma non saranno mai identici. Certo avremo sempre il cattivo, perché ci poniamo il problema del male del dolore e della sofferenza, ma non troverai mai due descrizioni identiche.

  6. Vale Says:

    Partendo dal principio che quasi tutto è stato raccontato, il problema, almeno per me, è come ribaltare quelli che sembrano ruoli fissi.

    Me lo dice sempre Ale, quando mi lagno che una cosa che sto scrivendo non è originale…

  7. Ema Says:

    l’eroina adolescente esiste dai tempi di Cappuccetto Rosso. Anche se non aveva poteri ed era un po’ miope (o cretina).
    Niente di male a scriverne, dai 🙂

  8. Eleas Says:

    ema io voto per il cretina confondere un lupo con a nonna… e quanto era pelosa sta nonna??? vabbè che donna barbuta… però c’è un limite!

  9. Vale Says:

    Questo mi ricorda – inopinatamente – che la mia nipotina ha pronunciato il suo primo “mamma” rivolgendosi al vecchio gattone di famiglia. E no, non si era sbagliata, stava proprio parlando col gatto.
    Vabbè, scusate l’ot…

  10. Lara Manni Says:

    Vale, il mio gatto fantasma esce spesso, sai com’è…:)
    Eleas, quanto a schemi sì che è stato raccontato tutto: poi, certo, ci sono innumerevoli varianti, per fortuna.
    E, appunto, l’eroina adolescente esiste da sempre: anche se prima veniva salvata, adesso salva. Questo è un passo avanti, però. 🙂

  11. Vale Says:

    Ehm, sì… intendevo Cappccetto e il lupo… 😳

  12. avalon9 Says:

    Passo sul blog, e mi imbatto in una conversazione davvero interessante. Sì, le tue adolescenti.
    Che, diciamocelo pure, sono un topos ormai. Vorrei trovarlo, un libro attuale, dove l’età media della protagonista non si aggiri sui sedici-diciotto.
    E ho ripensato a Esbat; e sì, è vero: è talmente facile metterci un’etichetta e dire è come gli altri; stessa ragazzina. Le etichette esistono per semplificare la vita.
    Semplificare.
    Cosa vuol dire? Ma lo sanno tutti no? Semplificare=rendere più facile, immediata. Appiattire.
    Ecco: io credo che semplificare sia appiattire. Una cosa complessa resta complessA; puoi suddividerla; ma per capirla non puoi fermarti al primo pezzettino e ignorare il resto. Hai presente i puzzle? Sì, dai, quei rompicato su cui ci passavi i pomeriggi, da bambino, e alla fine, proprio alla fine, ti accorgi che ti manca l’ultima tesserina. E ti dici: fa niente. Ma alla parete non ce lo appendi comunque, quel puzzle; perchè (è assurdo, ma è così) non lo capisci, non ce la vedi più la figura (anche se è lì, ce l’hai avuta sotto gli occhi per tutto il tempo: una bella stampa sul coperchio della scatola). Ma no; è lo stesso. Non la vedi.
    Io penso che i libri (e le questioni) siano come i puzzle. Puoi farli a pezzettini; ma solo se sai riassembalare i pezzi e non ne perdi nessuno puoi dire: l’ho in mano. L’ho capito.

    Ho letto velocemente il link cui rimandavi.
    E, ti confesso, mi sembrava di leggere il riassunto di un manga in cui sono incappata un po’ di tempo fa; e la trama di un libro che mia sorella mi ha caldamente (s)consigliato. E, lo ammetto, mi ha incuriosita da matti.
    E…No, aspetta: spiego.
    Sarei curiosa di vedere com’è reso l’ennesimo massacro dell’iniziazione.
    Sì, sì. Proprio iniziazione.
    Lara. Non faccio falsa retorica e non elargisco elogi tanto per; lo sai. Esbat è un libro di iniziazione; come lo sono quelli della Mayer. Si possono mettere sullo stesso piatto della bilancia: gli elementi ci sono tutti. E questi elementi gli ha trovati un distinto professore che un po’ se ne intendeva, di riti iniziatici.
    Dunque: esclusione (da una comunità, da una cerchia); caduta nel ferino (Ivy non si sovrappone in un certo senso a Hyoutsuki? Non ne assume alcuni tratti? Un po’ come a Sparta le ragazze si vestivano di belli d’orso per essere orsette); superamento ambiguità e rientro nel proprio universo.
    Ora: penso che la narrativa fantastica sia (almeno in parte e sotto certi aspetti) una trasposizione di inconsci retaggi iniziatici. Noi abbiamo i nostri, frutto della tradizione egea; nei paesi scandinavi hanno un substrato norreno; in Giappone i riti affondano in una base indiano-orentale. Ci sono punti in comune; e punti di distacco.
    Ma un’adolescende, sempre, è pericolosa proprio perchè è sul confine (Omero: Circe, Nausicaa, Sirene, Penelope, Elena, Andromaca: non sono tutte ragazzine, ma sono tutte donne. E la donna è sempre in bilico. Sai che si possono leggere l’Iliade e l’Odissea come un grande affresco dell’evoluzione sociale femminile e del valore simbolico che la donna assume nella Grecia antica? Ma è un libro di uomini, si dice. Si muore. Ci si ammazza e ci si combatte. Certo! Ma è anche un libro di donne. E guarda caso le vicende antiche, belliche o meno, sono sempre vicede legate all’alcova e all’harem [Erodoto docet])
    Insomma, Lara: tutto questo giro di parole (oggi non vado d’accordo con la sintesi; prorpio no!) per dire che anche, se tu e Mayer avete elementi in comune, la tua Ivy vive il processo iniziatico (forse esagero, ma, se non è proprio l’archetipo, è uno dei prototipi del riuso in modo nuovo e assieme ben saldo nelle sue radici dei riti iniziatici); Bella Swan un rito iniziatico non sa nemmeno cosa sia (gli elementi c’erano, ma talmente svuotati e appiattiti che se sostituisci a vampiro fruttivendolo e a sangue mela (o pera, banana, acqua) il risultato non cambiava di una virgola) e se qualcuno dice: ma c’è il ballo, mi viene da chiedere: ma tu lo sai, vero, cosa significa ballare a livello antropologico? E lo sai che lì, di quel significato, non resta che l’involucro (e non assicuro sulla sua durata)?

  13. Lara Manni Says:

    Avalon è sempre meravigliosa. Sempre.
    Iniziazione: era questo che volevo dire. Gli antichi riti iniziatici non riguardavano casualmente gli adolescenti. Ed è vero, verissimo, che “una donna è sempre in bilico”. Grande Avalon, grandissima.

  14. Ema Says:

    vengo a rompere le scatole come al solito.
    Allora, premesso che so che in Sopdet avrà maggior risalto, io non direi che Ivy è “così tanto” la protagonista di Esbat da dire che il romanzo è un viatico iniziatico (cacofonico lo so) per Ivy. O meglio: il filo c’è. E la rilevanza sulla trama è decisiva, non dico di no.
    Però la storia principale è quella della Sensei. O forse l’ho vissuta io in questo modo, intendiamoci. Ma il profilo di drammaticità, il solco che scava in chi legge, la violenza della personalità, fa sì che gli altri personaggi vengano relegati in secondo piano, a mio avviso. Direi che in Esbat C’E’ una storia di iniziazione adolescenziale, non che Esbat E’ una storia di iniziazione adolescenziale.

    Le donne di Omero, poverine davvero. Altro che donne in bilico. Bene fanno le sirene a cercare continua vendetta, cavolo. Circe è preda di un odio/amore atavico verso il maschio fino a cadere vittima del suo stesso amore; Penelope è una creatura d’acciaio che si oppone alla forza di elementi soverchianti solo per riabbracciare uno che le ha messo più corna in testa de capelli che si ritrova. Calypso forse è la più leggerina. La sfigatissima Nausicaa è il prototipo ante-litteram delle vittime del “mi dispiace devo andare il mio posto è làààà”.

  15. Eleas Says:

    sulle eroine omeriche perdonatemi ma debbo dare ragione a ema, sono delle sfigate immani, delle schiave in un mondo maschile in cui possono aspirare solo o a vendicarsi o a essere la casusa di una guerra mstodontica (Elena). Direi proprio che loro non sono in bilico, loro sono oltre il limen. Hanno un ruolo ben definito, le trovo molto spesso anzi poco drammatiche. Diversa la condizione in sofocle ad esempio in cui la drammaticità di questi personaggi si vede decisamente di più. In cui esse fanno il loro destino anche se di solito finisce male.

  16. Vale Says:

    Ema, grazie! Davvero. (sulle donne omeriche)

  17. Lara Manni Says:

    Ema, hai mai pensato che anche Hyoutsuki, in un certo senso, è un adolescente? 🙂
    (sulle donne omeriche non concordo: mi sembra farla fin troppo semplice ragazzi)

  18. Ema Says:

    più che sofocle euripide: Medea docet (ma non solo) e ragazzi quella donna lì mi ha sempre messo i brividi.
    Attenzione non voglio banalizzare le donne omeriche e non concordo con Eleas quando dice che sono poco drammatiche: sono figure straordinarie, tutte, ma sono accomunate da un fato che definire sfigato è un eufemismo. Nel teatro greco la tragedia è donna (anche se poi gli attori erano maschietti, quanto mi sarebbe piaciuto vederne qualcuno) anzi Donna. E le mosse vengono prese inevitabilmente dai grandi poemi classici, per svilupparle nella loro emblematica tragicità.

    Vale, non ho capito perdonami, se mi ringrazi perché a tuo avviso le ho sminuite o trattate male: non era mia intenzione, anzi tutto il contrario. 😦

  19. Lara Manni Says:

    Ema, perdonami ma concordo ancora meno.
    Distinguiamo trenta secondi fra situazione delle donne nell’Antica Grecia (pessima) e narrazione.
    Ovviamente la seconda risente della prima, ma le figure femminili sono tutt’altro che secondarie o “sfigate”. Il Fato è sopra ognuno degli eroi omerici: anche sui più affascinanti come Odisseo.
    Ma vogliamo parlare, appunto, di Medea? Di Calipso, grazie alla quale entra in scena una tematica come l’orrore della non finitezza? Di Elena? Di Andromaca? Di Elettra? Miseria, altro che sfiga! Sono nodi indispensabili di tutta la narrazione passata presente e forse pure futura!

  20. avalon9 Says:

    Solo una parola (sulle donne omeriche).
    Partendo da Nausicaa, definita “sfigata”: va bene, è il prototipo della principessa. Togliete il nome di Nausicaa e di Odisseo dalla storia, e avrete una favola. Va bene. Ma – per inciso- Nausicaa è anche l’ipostasi di Leucotea, la dea bianca, la dea del confine (leukos=bianco in greco, è un aggettivo [e un colore] sovente associato al mondo infero e ai punti di passaggio: Thanatos è un uomo dal volto bianco; Leucade è una rupe mitica di passaggio dalla vita alla morte, ma anche di iniziazione (cfr. tomba del tuffatore).
    Penelope, poi. Concordo nel dire che, sì, le donne omeriche hanno anche un ruolo fisso, se così si vuol dire. Sono dei prototipi; o almeno sono spesso state presentate quali prototipi. E Penelope è il prototipo della donna fedele. Però. Analizziamo: Penelope passa da moglie a vedova (o presunta tale, essendo Odisseo dato per disperso). Passa, quindi, da generatrice (non importa di cosa, è una donna, è l’elemento della fertilità: è il simbolo della terra natale che prospera in unione al suo sovrano/uomo) a sterile. Sì; Penelope diviene sterile, perchè manca Odisseo, manca il paredro, manca l’uomo. Quindi, di nuovo, un limite fra vita e morte: Penelope è Itaca. Come moglie è Itaca prospera; come vedova è Itaca percorsa dai disordini dei Proci. Deve e solo aspettare: come in una gestazione.
    Le Sirene, per terze.
    Ma, perdonami Ema, nessuno dice mai che le Sirene cerchino vendetta. Ne sono sicurissima: nessuna fonte antica parla di loro in relazione ad una vendetta. Invece, le Sirene (e Circe vi è spesso associata) sono forse il simbolo migliore della dicotomia che le donne omeriche (e greche antiche) incarnano: vergini eterne e donne mancate (la parte inferiore del loro corpo è la negazione stessa della loro femminilità nella voce e, poi, nel volto); personificazione di terra e mare (feritilità/sterilità); se mare, tempestoso/in mìbonaccia o calmo (di nuovo, morte e vita). In Omero, le Sirene promettono conoscenza; che questa sia falsa è un altro discorso, ma risponde alle aspirazioni dell’uomo stesso. E sono il mezzo per far esperienza della morte da vivi. Sono un passaggio: il loro corpo, il loro essere è un passaggio. Come lo è il parto. Che è prorpio della donna (mancata o meno).
    La loro drammaticità, invece, è un altro discorso.
    Certamente, con un approccio di tipo teatrale Antigone o Giocasta risulteranno sempre più intense rispetto alle donne omeriche, ma questo, a parer mio, non significa che siano prive di drammaticità. E’ solo maggiormente diluita. La tragedia, in circa una media di 1300 versi può concentrarsi a livello psicologico; i poemi omerici, per un totale di circa 30.000 versi, dilata, diluisce; in un certo senso smarrisce. E ovviamente fa riferimento in modo diverso al sostrato culturale comune greco.
    Ma a ben guardare non c’è molta differenza. Preno Sofocle, visto che è stato citato da Eleas: Antigone. Anti-gone= anti è una forma di negazione; gone: con radige gon- da gignomai, che significa nascere, generare. Quindi: Antigone=colei che non genera ( o anche colei che non nasce). Una donna che non diventerà donna/madre e resterà per sempre vergine (e la verginità terrorizzava i Greci); una donna che non nascerà come tale, ama morirà bambina. Antigone è sul confine della sua essenza; è sul confine fra vita è morte.
    E mi fermo a queste, o diventa tedioso.
    Certo, non voglio assolutamente imporre qualcosa; ognuno poi è libero di elaborare e analizzare i personaggi secondo la propria opinione. Io ne ho fornito una lettura antropologica e basta. Si può condividere; si può dissentire.
    In ulitmo, rispondo a Ema: in effetti, nello scrivere il post, ho citato Esbbat ma avev in mente Ivy come personaggio nella sua interezza, nella figura che ne emerge nella trilogia. Per Ivy Esbat è una delle fasi del percorso di inizaizione, a mio parere. Manca l’ultima: il rientro nei binari. E’ presente in un qualche modo, ma non è completa. Sarà Tanit a fornirla.

  21. Vale Says:

    Guarda che ti ringrazio perché di solito sento grandi elogi su Iliade e Odissea (pecialmente Odissea) e nessuno che dica quello che hai detto tu. Ero sincera, anche io penso che le donne Omero le abbia trattate male, con tutto che era figlio del suo tempo.

  22. Lara Manni Says:

    Applausi a Avalon. Prolungati.
    Vale, non concordo (e tre): non si possono giudicare le figure di donna in Omero con il metro contemporaneo. E te lo dice una che in genere si incazza da morire in questi casi: ma io mi incazzo quando qualche astuta autrice contemporanea propone la moderna versione di Cenerentola. Non davanti alla complessità omerica.

  23. Vale Says:

    Ho capito, e sono d’accordo con te – so che sembra una contraddizione, ma non ti sto prendendo in giro (uno direbbe che dovrei far pace col cervello)…

    Le donne di Omero, poverine davvero. Altro che donne in bilico. Bene fanno le sirene a cercare continua vendetta, cavolo. Circe è preda di un odio/amore atavico verso il maschio fino a cadere vittima del suo stesso amore; Penelope è una creatura d’acciaio che si oppone alla forza di elementi soverchianti solo per riabbracciare uno che le ha messo più corna in testa de capelli che si ritrova. Calypso forse è la più leggerina. La sfigatissima Nausicaa è il prototipo ante-litteram delle vittime del “mi dispiace devo andare il mio posto è làààà”

    Io su questo sono d’accordo, e so benissimo che non devo leggere l’Odissea con il mio metro di giudizio… purtroppo mi spinge una (incomprensibile) antipatia verso Ulisse e le sue prodezze.

  24. Vale Says:

    E bellissima l’analisi di Avalon…

  25. avalon9 Says:

    Vale, perdona, ma anch’io non concordo. Omero le sue donne non le tratta affatto male.
    Al contrario!
    Per esempio
    Un potere come quello che viene descritto in possesso di Arete alla corte dei Feaci è quasi un unicum nellaletteratura greca.
    Iliade e Odissea possono non piacere, in un certo senso. De gustibus. E ammetto che spesso, soprattutto a scuola, si odiano spòp per presa posizione, proprio in virtù di elogi (anche semplicistici) di cui possono essere oggetto.
    Ma attenzione. Lara dice bene: una cosa è la nostra sensibilità moderna; una cosa è la lettura di un testo che è stato scritto senza livore ma con un’altra forma mentis. Non c’è giusto o sbagliato. Si tratta solo di capire come funziona, quel processo mentale.

  26. Eleas Says:

    avalon bell’analisi, ma resto dell’idea che la staticità di alcune di queste donne omeriche sia terribile. Certo rispetto a sofocle ed euripide vennero qualche giorno prima te lo concedo. Resta però il loro essere un contorno servito attorno al piatto principale Ulisse in un caso, la guerra e tutto il parapiglia ad essa collegato nell’altro. Resta la Ubris ma se noti sono gli uomini in omero a macchiarsi di ubris. Odisseo che sfida le dea, Agamennone totalmente pazzo da sacrificare la figlia, e così via.
    Invece la drammaticità in Sofocle ed Euripide sta proprio nel fatto che sono le donne (medea su tutte concordo ema) ad essere il motore dell’azione. A condurre la vicenda. Medea fino alla sua conclusione più folle se vuoi.
    In Omero le donne vivono si questa condizione ambigua questo è vero, ma è pur vero in tutta la letteratura o quantomeno in buona parte visto che per l’uomo la donna è l’altro. La donna è sempre al limite sul limite limite essa stessa. Ma si può essere limite attivamente o passivamente. La tua analisi antropologica non fa una grinza. Ma Penelope pur passando da donna a vedova, resta sullo sfondo di quel che fa Odisseo.
    Antigone nella sua contraddittorietà invece pur essendo sempre donna-non realizzata cioè vergine, è dinamica, sta in primo piano, è lei che fa incazzare creonte al punto che questi dice al figlio emone di lasciarla crepare e che si accoppii con chi vuole agli inferi. Qui paradossalmente è Creonte a passare sullo sfondo pure quand è protagonista. È sempre lei la non donna a tenere la scena.

  27. avalon9 Says:

    Ti ringrazio Eleas.
    Però, permettimi di dissentire. Se per staticità intendi personaggi non a tutto tondo, allora questo è un elemento che si ritrova anche nelle tragedie che citi. Prendiamo Medea: è statica. Non ha alcuna evoluzione psicologica nel corso del dramma. Non ha cedimenti, nemmeno quando guarda compassionevole i figli e semra (sembra solo) vacillare. E’ lucida, va bene. E’ disarmante perchè è solo lucida. Non c’è alcuna mania< o follia in Medea.
    Ma. Ma Medea dice : il mio letto insaziato.
    Si ritorna, quindi. E’ la stessa situazione. Quella di Penelope. Quella delle donne di Omero. Restano sullo sfondo, dici. Sacrificate a Odisseo. Non sono invadenti, è vero.
    Ma prova a togliere queste figure di sfondo, e quindi, se comprendo bene, un po’ accessorie. Tralasciamo Elena ( o non avverrebbe nemmeno la vicenda). Via Nausicaa: e Odisseo a chi fa appello per tornare in patria? Via Calipso: chi gli fornisce i mezzi? Via Circe e le Sirene: dove’è l’auito alla nekuya e dov’è il pandant</i< femminile, il confronto con il demoniaco (perchè sì, in Grecia, i demoni e i fantasmi ci sono, ma se ne vanno in giro di giorno; e le nebbie e la mezzanotte non sanno nemmeno cosa siano) da opporsi e affaincarsi a quello con i Ciclopi, con i Lestrigoni?Via Penelope: che motivazioni ha Odisseo?
    Non saranno dominanti nel senso che non sono il personaggio principale; ma senza le donne, in Omero, l’Iliade e l’Odiessea non avrebbero potuto essere.
    La ubris è maschile, dici. Ma non commette forse ubris Calipso nel voler trattenere Odisseo? Non è forse per un peccato di ubris che le Sirene sono state mutate in uccelli? [La ubris di Agamennone -per inciso- non è assolutamente il sacrificio di Ifigenia].
    Per il teatro. E’ vero: molte tragedie presentano fin dal titolo un personaggio femminile, soprattutto in Euripide. Ma non sono certo le uniche e, da notare, il conflitto di cui sono partecipi non e mai rivolto contro un’altra donna. Sempre contro un sistema, o contro un uomo.
    Riprendo Antigone.
    Dici che Creonte passa sullo sfondo. Permettimi di dissentire. Antigone è grande (e lo è, in scena, niente da dire. Ma ha la stessa grandezza tragica e disperata, gli stessi patemi, le stesse sofferenze, di Andromaca), ma lo è solo (e unicamente) perchè ha di fronte Creante. Togli Creonte, togli la drammaticità. Oddio: non che Antigone abbia una sola tematica, ma tutte si esplicano e si focalizzano nel confronto fra Creonte e Antigone (accoppii è metaforico, vero?)
    Altro esempio: Giocasta.
    Giocasta resta sullo sfondo, no? Giocasta è come Penelope. In tutti i sensi. Perchè è Tebe (terra) con cui si congiunge Edipo (re); come Odisseo e Penelope. Ma Giocasta è tragica. E Penelope dici no. Perchè? Perchè è passiva. Ma anche Giocasta allora è passiva.
    Medea allora è attiva. Ma anche Circe e le Sirene e Calipso ed Elena lo sono (è lei che tanta gli uomini racchiusi nel ventre del cavallo). Chi è tragico allora?
    Inoltre. Le donne tragiche sono tragiche proprio perchè sono il sospeso, l’ambiguo che tanto turba e preoccupa portato in scena. Muiono. Ma perchè devono morire? Prorpio perchè sono al confine: e allora le soluzioni sono solo tre.
    1) morire (Medea, Antigone; ma anche le Sirene, Pentesilea, e le Amazzoni)
    2) sopravvivere, ma venir assorbite nel nuovo mondo (Ismene; Penelope, che si ripone accanto al suo uomo, quasi dea materna dormiente. Ma senza Itaca non sarebbe)
    3)vivere, ma essere al confino (Calipso, Crice; di nuovo Ismene, Ifigenia, Elettra, Elena)
    Non bisogna dimenticare che per i Greci la performance (omerica, tragica, comica. Qualsiasi) è prima di tutto rappresentazione di situazioni limite, di sospensione. Da esasperare per riportare all’ordine o per subolimare nella loro rappresentazione simbolica e allegorica terrori atavici (e la donna, da sempre; anzi, la Donaa, è da sempre la figura più grande e terribile per l’uomo. Cfr. Leopardi: con il suo volto a metà fra il bello e il terribile. E siamo quasi nel 1900; non al tempo dei Greci).
    2)

  28. Eleas Says:

    ti permetto eccome 😉

    però io non ho mai detto che iliade e odissea si terrebbero senza le donne dello sfondo. Le donne e il proscenio formano un tuttuno, non puoi eliminare un componente senza danneggiare il complesso.

    Lo stesso nelle tragedie sofoclee o euripidee dove medea o antigone la fan da padrona. Loro stan davanti ma appunto non si deve togliere creonte.

    Tu dici che nessuno ha evoluzione psicologica, questo potrebbe essere quasi ritenuto uno stilema della grecità. Spesso le situazioni (appunto al limite non per caso) presentano situazioni in cui l’ubris è obbligatoria, in cui il protagonista la commette perché non ha altra scelta (basti pensare a sfighello edipo). Chiaro che dovendo condensare in uno spettacolo temporalmente breve una storia così densa i personaggi possano sembrare bloccati. Ma che dire di Ulisse? Manco lui evolve più di tanto, e di spazio ne ha. E il ritorno è da considerarsi un’evoluzione psicologica? Non ne sono convinto.

    Su giocasta non concordo resta sullo sfondo in quanto personaggio appunto di contorno, necessario ma non protagonista. In edipo re ed edipo a colono è il figlio al centro non lei. Sebbene il suo ruolo resti cruciale e irrinunciabile.

    bella sta discussione 😉

  29. avalon9 Says:

    Prima di risponderti, permettimi una domanda: quale sarebbe il peccato di ubris di Edipo?

  30. Eleas Says:

    non vorrei dire una idiozia ma mi pare che uccidere il proprio padre e andare a letto con la madre non fosse cosa buona e giusta, ma posso anche sbagliare eh!

  31. Lete Says:

    Ma sì che intervengo anch’io, ringrazio Avalon per avermi segnalato questa interessante discussione, distribuisco elmetti protettivi e mi preparo alla guerra (fredda, s’intende. Siamo a fine ottobre dopotutto).

    Dunque, urge porre delle precisazioni anzitutto:

    1) Lara, AMO quel gatto. E’ fantasma e quindi la mia allergia al pelo non dovrebbe influire. Ne voglio uno.

    2) Invoco anzitempo la mia esigua età come scusante per il mio increscioso inutilizzo di un linguaggio aulico e austero. Parlerò terra-terra, detto in altri termini, senza dotte citazioni o altro. Volevo chiarirlo perchè mi sento tanto “vaso di coccio fra voi vasi di ferro” (però io contengo la Nutella prima citata, tiè!)

    Dunque, bella discussione.
    Però gente generalizzate da far rizzare il pelo a una foca monaca trasferitasi in Tibet (per meditare. Con Brad.).
    Andiamo con calma e con ordine.
    Omero.
    Il Sommo poeta (eh calmati, Dante! Te lo ridò dopo il titolo, adesso è solo dato in comodato!).
    Il Maestro della scrittura (e non di calligrafia, ovviamente).
    Il Pilastro della letteratura greca e, in parte, europea (manie di grandezza, che volete farci?).
    Il salamino piccante sulla pizza (ho fame.).
    Ha scritto due opere mastodontiche, concordate? (comprendi?)
    Ha caratterizzato una miriade di personaggi, passando da Achille a Tersite, appiattendoli il meno possibile e cercando, per quanto possibile, di dare a tutti una caratterizzazione psicologica.
    Ha descritto l’Eroe (Achille), lo Sfigato (Tersite) e il Moralista (Ettore).
    Achille: eroe per eccellenza, il classico “amò, ammazzo tutti e torno!”.
    Tertite: il bieco, subdolo, brutto e puzzolente soldatucciolo da strapazzo.
    Ettore: il classico “non so, se vuoi, ma tu, ma poi, però”.
    Questo per gli uomini.
    E le donne?
    Ha descritto l’Eroina (Circe), la Sfigata (Elena) e la Moralista (Penelope).

    Circe: vedo i vostri capelli ritti sulla testa. “Circe eroina? Ma è scema questa?” Sì, di solito sì. Ma non è una domanda pertinente. Circe per me è un’eroina, un’eroina dei cattivi. La chiamiamo antieroina? Perchè? Eroina dei cattivi ci sta benissimo. Ha coraggio, carattere e determinazione, questo titolo se lo è guadagnato in pieno.
    Elena: adesso riportate alla mente la scena dell’Iliade non-mi-ricordo-il-libro inn cui Elena è in ansia per quello che sta succedendo oltre le mura e poi guarda Paride che si incipria il naso allo specchio. Sì, anche secondo me in quel momento le sono girate parecchio e ha bestemmiato in danese contro Afrodite. Perchè questa è SFIGA.
    Penelope: poteva fare dell’allegro zumpa-zumpa invece che restare fedele alla sacra memoria del devoto (Ah!Ah!) marito. E invece niente. Lode a lei (o cordoglio, a secondo della vostra idea).

    Alla fine non c’è poi questa grande differenza.
    Ci sono dei personaggi caratterizzati bene, sia maschili che femminili, altri male, sia maschili che femminili.

    Parliamo di Sofocle ed Euripide?

    Donne con la “D”, secondo me, dimostrano di essere Clitemnestra, Elettra, Medea, Antigone (amore!) e qualcun’ altra.
    Perchè ben caratterizzate, psicologicamente approfondite e, soprattutto, affrotano i temi trattati con i sentimenti consoni al momento.
    Piccolo confronto storicamente inaccettabile: vogliamo parlare di Enea? No, dico, ENEA? No, non vogliamo. Il mio copriletto con le rose è psicologicamente più interessante forse meno bello, concordo, ma più interessante.

    In definitiva: non mi piace questa distinzione netta fra “scrive bene” e “scrive male” che state facendo in molti.

    Andiamo al contemporaneo, ok?

    Un libro a caso… Esbat!(Fantasia dilagante, neh?)

    Sensei: mi piace perchè è originale come personaggio (attenzione: ho detto originale intendendo dire poco usato nei libri, non nuovo. Di “Sensei” se ne sono già viste, rare ma comunque belle).

    Ivy: stereotipata. La classica “emo-sfigata” (e non si può negare. A inizio libro, una che si vuol tagliare le vene e non ha NEANCHE il coraggio di farlo, è emo-sfigta. Poi cambia, lo so. E’ un personaggio in lento divenire, va bene. Ma la fase emo non gliela toglie nessuno.)

    Personaggi maschili:

    blablablasuki: Il “classico” bastardo senza arte nè parte ma bello e caratterialmente così interessante da far venire pensieri perversi anche a una cintura di castità rinchiusa nei Musei di san Gimignano. Un bel personaggio, sì, ma stereotipo.
    il prof: adesso mi sembra quasi un animale mitologico. C’era davvero o me lo sono immaginata? Se non erro la sua descrizione non occupava più di mezza facciata, eppure alla fine mi è piaciuto trerribilmente. Perchè Lara era riuscita a dargli un carattere originale accennando appena a chi è, ma piuttosto a cosa fa.

    Tanto per dire: non facciamo di tutta l’erba un fascio.

    E tanto per complicare ulteriormente le cose: cosa avete contro gli stereotipi?
    Io, personalmente, gli adoro.
    La brutta secchiona.
    Lo scemo sfigato.
    La vecchia zitella.
    Esistono, sempre esisteranno e ci sono da sempre (alzi la mano chi di voi si era fermato all’idea di Adamo ed Eva.).
    Ma quello che li rende VERI, UNICI, AMATI o meno dai lettori, è il loro carattere, il loro modo di comportarsi, le loro reazioni.
    Bella Swan (grrr…) era partita benissimo.
    La sfigata che si trasferisce.
    Ma mondo cicoria, perchè dopo deve all’improvviso diventare fashion e attizzante?
    Perchè non urla e scappa (reazione normale e tipica della sfigata) quando scopre che il tizio figo è un vampiro (fruttivendolo e ricco)?
    Perchè è così DIVERSA da noi?
    Per questo non mi piace.
    La Sensei?
    Ok, diciamo che anche lei è una macchietta.
    E’ la… bastarda in carriera (stile “Diavolo veste Prada”).
    Però reagisce come un’umana.
    Si fa schifo dopoaver ucciso, ma non resce a fermarsi, no subito.
    E non dite che non si uccide per amore o io vi rispondo di aprire il giornale o di accendere la tv, dotata di digitale terrestre o meno.

    Adesso, cambio repentino di argomento perchè amo confondervi le idee.
    L’adolescenza.
    E’ un periodo difficile… e che palle!
    Scusate eh, ma io personalmente ero complessata già da prima di raggiungere questa fase. Raggiungerla peggiora le cose.
    No, non sono d’accordo con voi.
    Iniziazione… sì, lo è.
    Ma perchè, per voi il primo giorno di lavoro (vero, non precario) non è una fase di iniziazione?
    Il primo bacio, non è iniziazione?
    La prima volta, non è iniziazione?
    In realtà è la novità che ci affascina.
    Perchè gli adolescenti affrontano delle novità.
    Belle o, soprattutto, brutte.
    Allo stesso modo guardiamo i film di Indiana Jones perchè trova teschi di alieni, cose nuove per noi.

    Ok, ho finito.
    Per lamentele rivolgetevi ad Avalon, grazie.

    “Amo gli adolescenti perché tutto quello che fanno lo fanno per la prima volta.” (J. Morrison)

  32. avalon9 Says:

    No no.
    Di certo, uccidere il padre e conciungersi con la madre non è proprio la massima aspirazione. Ma non è ubris questo.
    Con ubris si traduce spesso con tracotanza, ma è molto più complesso. Indica quell’atteggiamento, di un singolo o di una collettività, che reca offesa ad una divinità, non rispettandone le mansioni o cercando di ergersi al suo livello.
    Due esempi: per il primo caso, è emblematica l’ubris in amore: chi ama deve essere riamato recitava Saffo; e non a caso. Perchè è una regola ferrea di Afrodite, pena il subire la sua collera. Per il secondo caso, basti pensare al famoso episodio di Serse che fa aggiogare e frustrare l’Ellesponto, dopo averlo messo in ceppi (e l’Ellesponto è un dio= Posidone).
    Detto questo.
    E’ l’ubris che scatena la tragedia, mai il contrario. Proprio perchè il sovvertimento di regole provoca squilibrio e bisogna ripristinare l’ordine.
    L’evoluzione psicologica è un discorso complesso. Prima di tutto, bisognerebbe chiedersi se si può parlare di psicologia nella letteratura greca. Almeno così come la intendiamo noi. Probabilmente no.
    A teatro non interessava a nessuno l’introspezione fine a se stessa e come andava la storia. Interessava l’azione; e le innovazioni che il tragediagrafo di turno vi avrebbe apportato. Si ricordi sempre che la letteratura greca (quella omerica in primis come quella teatrale e poetica) si sviluppa su storie e miti che erano patrimonio comune a tutti, almeno nelle loro linee essenziali.
    Per chairire: Omero descrive per caso le sue due sirene? No. Perchè? Perchè non aveva senso farlo; perchè tutti sapevano perfettamente quale fosse l’aspetto di una sirena: corpo d’uccello e testa (solo testa, all’inizio. E non è un particolare da poco) di donna.
    Interessa l’azione, dicevo.
    Quindi psicologia non ce n’è, non nel senso moderno. Fedra soffre, certo. E anche Medea, e Odisseo. Ma non a livello che intendiamo noi; non come ci aspettiamo noi. I personaggi sono caratteri, sono “fissati”, in un certo senso, entro paletti ben definiti. E questo significa assieme spesso psicologica (antico) e assieme assenza dello stesso (moderno).
    Il ritorno di Odisseo, dici. Il suo viaggio. No, non è un’evoluzione psicologica, un viaggio iniziatico al modo di quelli della letteratura ottocentesca. Ma è un processo di evoluzione psicologica ugualmente. Di nuovo, ti porto l’esempio delle Sirene: Odisseo fa esperienza della morte. Oppure la nekuya, con la presa di coscienza del destino dell’uomo. Non è chiaro; non è detto; non è palese. Odisseo resta poliuteros; resta “fisso”. Ma è il non detto ad essere importante. L’esperienza, proprio quel “poliuteros”, a racchiudere l’evoluzione, la maturazione psicologica, di Odisseo. Altrimenti, perchè Dante avrebbe di Odisseo, a distanza di secoli (e senza, si badi bene – assolutamente senza la conoscenza del testo greco originale), l’idea di un uomo che è cresciuto e si è temprato nel suo viaggio?
    Se Odisseo fosse tornato subito a Itaca, finita la guerra di Troia, e fosse venuto allo scontro con i Proci, avrebbe perso. Semplicemente. E non perchè non godesse del favore di Atena, ma perchè, anche se la guerra l’ha fatta, non conosce altro. Itaca e la guerra.
    E’ una caratteristica della letteratura greca: l’allusione. Il sottinteso. Il dover intuire, piuttosto che il dire.
    Per Giocasta invece. Certo, è Edipo in scena. E’ Edipo ad essere l’attore. Ma vorrei sottolineare una cosa: se Giocasta non fosse la protagonista/ombra di Edipo, Edipo non sarebbe il sovrano. Edipo esiste ed è quello che è, fa quello che fa, solo perchè Giocasta gli è affianco. Non solo necessaria, ma indispensabile.
    Non è solo cruciale e irrinunciabile: è l’anima stessa della tragedia, la fautrice del conflitto e dell’evoluzione di Edipo (ecco: Edipo è uno dei pochi personaggi tragici in cui il processo evolutivo è palese. Quasi annichilente).

    Concordo! Questa discussione mi appassiona

  33. Lara Manni Says:

    Eccomi qui.
    Appassiona anche me, e vi ringrazio per questo 🙂
    Dunque, secondo me il problema è la prospettiva. Ci sono tematiche, e storie, e miti, che non possono essere guardati con lo stesso occhio con cui si guarderebbe a un romanzo di oggi.
    Per questo ho amato tanto UN romanzo di oggi che è Kafka sulla spiaggia: perchè della grecità riprende la grande mitologia e soprattutto il senso di ineluttabilità che in quei miti si ritrovava.
    Edipo, come Kafka, non pecca di ubris: è una vittima del grande meccanismo che su di lui si intesse.
    Lete. Ah, che cosa bella che hai detto. Hai tradotto bene quel che intendevo nel dialogo col gatto (te lo presto quando vuoi). Non ho nulla contro gli stereotipi: se li riconosci, puoi usarli. Puoi lavorarci. Puoi – magari – renderli vivi. Questo è il mio piccolo sogno.

  34. avalon9 Says:

    Lara grazie!
    Ineluttabilità! Ineluttabilità, e non pessimismo. La sanno in (troppo) pochi, la differenza. La grecità è ineluttabile, non pessimistica (anche Leopardi non è pessimista, ma questo è un altro discorso).
    E sì, condordo: si tratta di prospettiva. O, come la chiamo io, modalità di approccio.
    Anche se è difficile riusare il mito. Senza banalizzarlo. Prorpio perchè è mito; quindi lontanto.
    Difficile il mito. Difficile gli stereotipi.
    O gli estremizzi e ne fai l’argomento cardine (Teofrasto, Caratteri, tanto per restare in tema^^) o ti metti con tanta pazienza a provare e riprovare. Chi dice che gli stereotipi vanno castigati? Uno stereotipo ben fatto è ben fatto, stereotipo o meno.
    La professoressa grigia di Moccia.
    Quello è un bellissimo esempio di stereotipo.
    Da evitare.

    Posso averlo anch’io, un elmetto? Lete! Si può sapere perchè mi metti in mezzo. E, Lara, vero che il tuo gattone ci va d’accordo, con le tigri? Vero?

  35. Lara Manni Says:

    Il mio gatto adora le tigri ed è sempre gentilissimo con tutti. Tranne che con me (altrimenti, a cosa servirebbe?) 🙂
    Vero. La professoressa di Moccia. O la madre divorziata e un po’ cretina di Bella Swan.
    Ma stereotipo in senso negativo è il personaggio “senza anima”. La stessa professoressa di Moccia diventerebbe una splendida creatura letteraria rimanendo grigia, se avesse più di una dimensione.
    E’ vero! I Caratteri!!!!
    Tra l’altro andrebbero proprio riletti: ottimo materiale di studio e ottimo suggerimento!

  36. Eleas Says:

    eccomi non ero scappato eh! stavo cenando 😉

    Avalon non trovo da ridire, credo che la nostra diversità di vedute sia dovuta forse a sfumature, io do più peso alla staticità, tu al dinamismo dei personaggi omerici. Resto convinto che la meraviglia dello zio Omero (Lete perdonami ma di Sommo Poeta c’è solo l’Alighieri) sia tale proprio perché un unico. Ulisse è Ulisse per tutti coloro che gli ruotano attorno.

    Ma l’Ulisse dantesco è profondamente differente (a mio modestissimo avviso) da quello omerico. Rappresenta altro, è totalmente trasfigurato.

    I caratteri in effetti sono un soggetto da ristudiare in quanto possono insegnare molto a chi scrive oggi. Ma attente ragassuole i caratteri sono fissi!

  37. Lara Manni Says:

    Be’, Eleas, hai appena dimostrato che i caratteri non sono così fissi.
    Ulisse rappresenta qualcosa in Omero e qualcos’altro in Dante. Appunto. 🙂

  38. Eleas Says:

    larè intendevo all’interno della medesima opera 😉

  39. Lete Says:

    Eleas, scusa ma non capisco. Per te cosa sono allora i Bildungsroman?

  40. Eleas Says:

    ritieni che ulisse segue un percorso di crescita? in parte, ma incasellare ulisse in un genere così preciso… mmm mi lascia perlesso. Non nel senso che il protagonista non cresca davvero intendiamoci. Ma Ulisse è non so nemmeno come esprimere sto pensiero chiedo scusa ma il mal d’orecchie mi sta ottenebrando vieppiù, io immagino questi personaggi come maschere.
    Le maschere non cambiano, servono a rappresentare qualcosa. Non a caso il scopo catartico della tragedia greca era uno dei più importanti, ritrovare nel protagonista quel po’ di se stessi. Lo si fa pure adesso è vero, ma meno consciamente. I greci sapevano cosa veniva loro proposto oggi non credo si apiù così.

  41. Eleas Says:

    PS: incasellare nel senso che l’iliade e l’odissea sono poemi troppo importanti per non essere genere a sè

  42. Eleas Says:

    PPS: a questo punto mi assento per un po’ perché passo dal sacro al profano e vado a vedermi un medico in famiglia ahahah 😉

  43. avalon9 Says:

    Bon apetit, allor (anche se in ritardo^^)
    Sì; credo anch’io, ormai, che siamo arrivati alla medesime conclusioni da punti di vista diversi. In sostanza, stiamo dicendo la stessa cosa, solo che la guardiamo da una prospettiva diversa (Lara. Non sarebbe bella una discussione anche su questo?).
    Invece, perdonami, non concordo appieno con te su Odisseo (e perdona l’uso del nome greco; deformazione professionale).
    Conconrdo nel dire che, almeno in parte, è trasfigurato. Ma l’essenza, il termine utlimo che lo fonda e su cui di dipana il personaggio, si plasma, a mio umile parere, è il medesimo. E’ archetipico, se vogliamo. E forse è anche banale. Ma se ne resta lì.
    Dunque: c’è un terzina. Una terzina famosa.

    Considerate vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza

    (Inferno, XXVI 118-129)

    Omero, adesso.
    Le sirene (e ridagli, direte voi. Sì; ci sono affezionata. Qualcuno sa il perchè).

    O molto illustre Ulisse, o degli Achei
    Somma gloria immortal, su via, qua vieni,
    Ferma la nave; e il nostro canto ascolta.
    Nessun passò di qua su negro legno,
    Che non udisse pria questa che noi
    Dalle labbra mandiam, voce soave;
    Voce, che innonda di diletto il core,
    E di molto saver la mente abbella.
    Ché non pur ciò, che sopportaro a Troia
    Per celeste voler Teucri ed Argivi,
    Noi conosciam, ma non avvien su tutta
    La delle vite serbatrice terra
    Nulla, che ignoto o scuro a noi rimanga
    (Odissea, XII 240-252. Perdonate; la tradizione del Pindemonte non è la migliore. Decisamente)
    Dunque. Perchè questa specie di elenco.
    Perchè è meglio averli sotto mani, gli autori (i principali, almeno. I due “sotto accusa”). E cosa dicono? Parlano di conoscenza. Entrambi. Per entrambi Odisseo/Ulisse è l’eroe che aspira a conoscere.
    Ma questa è un po’ banale, direte.
    Vero. Ma è anche il fulcro. Perchè l’episodio delle Sirene è stato costruito (consicamente, inconsciamente, per caso? Bel problema. Di certo qualcosa, nel corso dell’elaborazione da oralità a aauralità, ha agito, ha “fissato”, cristallizzato) proprio per esporre la massima aspirazione greca (almeno al tempo di Omero): la conoscenza. La distinzione fra la conoscenza vera (rappresentata nelle Muse ) e quella fallace (limitata, almeno per le Sirene). Entrambi i navigatori vogliono una conoscenza. Non credo sia fondamentale a cosa debba rivolgersi: personalmente, ritengo importante che, nonostante tutte le rivisitazioni che Odisseo ha subito, soprattutto nel teatro tragico antico, dove è stato tutto e il contrario di tutto, Dante, fra le varie sfacettature, abbia appuntato la sua attenzione proprio sulla conoscenza.
    Poi. Poi c’è l’elemento del non ritorno.
    Dante non concede a Ulisse lo sbarco a Itaca; gli fa solcare direttamene il mare, oltre le colonne d’Ercole, oltre il noto, verso una terra diversa.
    E Omero? Certo. L’Odissea si chiude con la battaglia contro i parenti dei proci sterminati (o al momento di entrare nell’alcova con Penelope, subito dopo l’eccidio dei Proci medesimi. La questione è annosa. Fate voi). Ma siamo sicuri, che sia la fine? Di quello che Pisitrato può aver fatto scrivere e tramandare, forse.
    Ma esiste anche un’altra tradizione. Una versione secondo cui Odisseo, remo in spalla, si avventura in un nuovo viaggio per conoscere (ripetitivo) un nuovo mondo, una nuova terra. Odisseo deve andare nell’ignoto. Come per Dante.
    La cosa che mi ha sempre sorpresa di questa tradizione è che è secondaria rispetto a quella omerica “ufficiale”. E Dante non conosceva nemmeno il greco per leggere Omero. Da dove gli deriva?
    Io penso proprio da quello che Odisseo da sempre rappresenta nell’immaginario collettivo: il marinaio (=quindi, a livello antropologico, il senza patria) che vaga(può solo vagare) per conoscere nel nuovo, nello sconosciuto.
    Faccio un volo (pindarico, ritengo): Corto Maltese.
    E’ una specie di rivisitazione moderna (parziale) di Odisseo. E’ l’ultimo Odisseo ( o uno degli ultimi). Inficiato (non è negativo, attenti) dal romanticismo tedesco, dalla malinconia e dal decandentismo finchè si vuole, ma.
    Ma la prima apparizione di Odisseo, nell’Odissea è quella di un antieroe: piangente sul lido mentre ripensa alla patria e alla sposa.
    Corto Maltese (neUna ballata del mare salato) ? Non fa un’entrata eroica, nemmeno lui: legato, con la barba lunga, alla deriva su quella che, più di una zattera, sono quattro pali legati assieme per miracolo, senza nave, persa per un ammutinamento. La causa? Una donna (e ridagli!).
    Sono diversi, certo. Mai detto che Odisseo è Corto Maltese; come nemmeno l’Ulisse dantesco non è il calco preciso di quello omerico.
    Tuttavia, personalmente, ritengo siano solo la manifestazione di una stessa idea, di un archetipo, di quelli che tanto piacevano a Jung e che Propp riconobbe anche nelle fiabe.

  44. Lete Says:

    Semmai però è quell’inetto di Odisseo che copia il MIO Corto ante litteram! XDXDXD Scusate, ma Avalon tocca i tasti giusti e Corto è il “do” del mio piano sentimentale (ho davvero scritto io quella frase? L’ho scritto?) Per il resto (e anche per questo, lo ammetto purtroppo!) concordo con Avalon.

  45. Lara Manni Says:

    E concordo anche io. Le ultime tre righe, soprattutto.
    In più, un altro fatto. I nostòi. I poemi del ritorno. Le versioni non ufficiali. E’ in quelle che i personaggi – gli archetipi, come diceva Avalon – prendono altre vie, plausibili con l’inizio, ma diverse.
    E non vi ricorda nulla? 🙂

  46. avalon9 Says:

    I nostoi!
    Sono come le fanfiction. Solo che erano ufficiali! E non tanto per i diritti d’autore inesistenti al tempo; era come prendere carta e penna e attingere a un grande contenitore che, proprio come dice Lara, contiene tanti archetipi.
    Sono come guardare in un caleidoscopio, avete presente?
    Dentro ci sono un numero predefinito di vetrini colorati. Lo sai. Ma non ti capiterà mai due volte la stessa combinazione.

  47. Lara Manni Says:

    🙂
    Esatto!!!!!! Cara Avalon, abbiamo illustrissimi progenitori!

  48. Ema Says:

    avete scritto svariati romanzetti russi che persino il campione mondiale di lettura a piombo ci metterebbe un paio d’ore a leggervi: bellissima discussione in ogni caso e un plauso a tutti per la straordinaria competenza e sagacità degli approfondimenti 😉
    Detto questo: mi è venuto il sospetto che il mio “donna sfigata” sia stato tradotto nel senso gggiovane della parola. Non volevo dire NERD, sia ben chiaro 🙂 intendevo semplicemente martoriata dal Fato. E non parlavo manco di pessimismo ma di ineluttabilità, come giustamente è stato rimarcato da Lara e Avalon in un secondo momento. La donna nella classicità è da sempre stata il MOTORE delle storie, o se vogliamo lo strumento usato dal Fato per annodare il proprio stesso dipanarsi. E d’altronde, si sa, “donne e motori…” 😛 Vabbe’.
    Ho detto classicità? Possiamo anche allargare all’infinito. La donna è motore di qualunque trama ideata da maschil cervice, e pure di qualcuna di quelle femminili. Dico banalità, che volete.
    Interessante lo spunto sugli archetipi e sulle differenti prospettive che fotografano un personaggio e lo associano ad un archetipo diverso di volta in volta.
    Odisseo è un personaggio controverso. I troiani lo vedevano come pericoloso ingannatore. Gli Achei come esperto stratega. Dante come simbolo della sete di conoscenza. Recentemente ho letto in parte la rivisitazione storica del mito di Troia by David Gemmell: c’è ancora un altro Odisseo, di cui viene evidenziata l’abilità di venditore di fumo e diplomatico (in contrapposizione ad una straordinaria bruttezza fisica). Dunque non solo “uom di multiforme ingegno” ma di multiforme aspetto pure. E quanti personaggi classici godono di tale molteplicità di prospettiva?

  49. Lara Manni Says:

    Il punto è, Ema, che quando parliamo di Omero e post-omerici non parliamo di femmine, parliamo di simboli. Quelle, sempre secondo me, vengono dopo…

  50. Vale Says:

    Non sono fuggita, è solo che da quando lavoro (e oggi sto a casa) non mi collego più spesso…
    Comunque mi propongo di leggere tutti i commenti.
    E tanto per puntualizzare, questa discussione è molto interessante.
    Sono pronta ad imparare, io all’inizio volevo solo dire che concordavo col punto di vista di Ema…
    A domani!

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