Il fandom di Jane

Ecco, questo è uno di quei post pro-fandom che faranno storcere il naso a parecchi. Però lo faccio lo stesso. Ieri sera sfogliavo D, il magazine femminile di Repubblica, e ho trovato una recensione di Orgoglio e pregiudizio e zombie. Non so se ne avete sentito parlare, ma è una reinvenzione del romanzo di Jane Austen fatta da Seth Grahame-Smith, dove la signorina Bennet è un’ammazza-ritornanti.
Non avendo letto il libro, non so come sia, ma l’idea mi diverte. Perchè è una fan fiction, e se è ben scritta è da leggere con piacere e divertimento (della serie: meglio una buona fan fiction che un originale scadente). Oltretutto, i libri della Austen sono spesso intrecciati con altre storie in parecchi fandom. E la Austen, a proposito, ha un fandom gigantesco di suo.
Bene, che ti scrive però il recensore? Scrive: “la bravura dell’autore sta nel consegnarci un libro tutto di montaggio ma non improbabile: non l’ultimo esempio di mash-up, la moda falllimentare e quasi tutta statunitense di trasformare i classici in parodie”.
Ora, il mash-up non è esattamente questo. E’ una ricombinazione di materiali che si usa soprattutto in musica e in video. Il libro di Smith è una fan fiction, pura e semplice. Una fan fiction, immagino, assai professionale:  come ce ne sono molte.
Mi piacerebbe sapere dove il giornalista ha preso le sue informazioni, e perchè ha usato l’aggettivo fallimentare: Orgoglio e pregiudizio e zombie – se il metro di giudizio è quello, e secondo me non dovrebbe esserlo – ha scalato tutte le classifiche, in America.

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10 Risposte to “Il fandom di Jane”

  1. Vale Says:

    Posso dire anche io una cosa che farà arrabbiare molti?
    Bè, ecco: raramente i giornalisti conoscono bene ciò di cui parlano, quando si tratta di movimenti “popolari” come il fandom. In fondo (provo a pensare come un ipotetica persona che non sa nulla di ff) le fanfiction sono scritte da ragazzine impazzite per quello e quell’altro personaggio di fumetti o di telefilm…
    Tant’è che quando si parla di Sherlock Holmes in genere dicono apocrifo, come se fandom fosse un insulto.
    Il fatto che la maggior parrte del fandom sia collegato alla rete non facilita le cose. Mio padre, per dire, che non ha internet e nemmeno gli interessa, che ne sa? (Boh, non gliel’ho mai chiesto…)

    Conosco il caso di Seth Grahame-Smith (a propòs, ne ha scritto un altro Ragione e sentimento e mostri marini. Ancora non ho letto né l’uno né l’altro, ma li ho tutti e due nella mia wish list.

  2. Lara Manni Says:

    E pensare che gli sherlockiani sono una potenza, anche narrativa 🙂

  3. Ema Says:

    il primo fan-writer di Sir Arthur fu il suo stesso figlio Adrian… più fandom “autorizzato” di così… 😉

    Per inciso le storie di Adrian non erano ‘sto granché. Ma un personaggio “grosso” come Holmes (e non parlo dell’omonimo pornoattore) non poteva passare inosservato!

  4. Uriele Says:

    I figli non dovrebbero MAI continuare le opere dei padri. Vedi il figlio di Herbert.

    http://www.thinkgeek.com/books/scifi/

    Il libro lo avevo già visto sul sito di thinkgeek. Ad essere onesti è uno dei pochi che ancora mi manca (ho preso Snow Crash che era un piccolo capolavoro, il divertente Zombie Survival guide, the Zen of zombie, poi sono passato ai manuali tecnici). I libri presenti sul sito sono pochi, ma tutti molto geek e di qualità

  5. Il Duca Carraronan Says:

    Anche il figlio di Edgar Rice Burroughs scrisse una storia per la serie Barsoom. È del 1941, ma è anche apparsa nell’undicesimo volume della serie del 1964 che contiene due storie: “John Carter and the Giant of Mars” di John Coleman Burroughs (il figlio) e “Skeleton Men of Jupiter” di Edgar Rice Burroughs (il padre).

    Nel confronto tra il Burroughs “vero” e quello “di ripiego” ho letto che vince quello vero, ma è interessante che sia avvenuto. L’undicesimo volume della serie con queste due storie non l’ho ancora letto anche se sono un amante del pianeta Marte di Burroughs, con le sue enormi macchine che producono ossigeno e i canali che portavano l’acqua dai poli alle terre fertili.
    Provvederò. ^__^

  6. Lara Manni Says:

    Provvederò anche io 🙂
    E del piccolo Herbert nulla sapevo.
    Per ora sto meditando sul figlio di Tolkien, che continua a dare alle stampe gli scritti di papà…

  7. Uriele Says:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Brian_Herbert

    L’unica cosa interessante sembra Dreamer of Dune, la biografia del padre. Io ho seguito per un po’ i preludii a Dune, ma erano davvero pessimi. Adesso pare che da una pagina e mezzo di appunti del padre abbia tirano fuori il settimo volume della saga principale. Sono combattuto fra la curiosità e il disgusto (Dune è stata una delle mie saghe preferite)

  8. Lara Manni Says:

    Essendo un’amante di Dune, non lo leggerò, Uriele. Fido nel tuo eventuale giudizio, se dovessi leggerlo tu. Coraggio.

  9. uriele Says:

    L’autore di Pride&Prejudice&Zombie ha colpito ancora. Scusa se scrivo in un post vecchio, ma mi sembrava il posto piu’ adatto. Ieri passavo davanti a una Barnes&Nobles e trovo il nuovo libro in vetrina. L’ho preso sulla fiducia (ok, non si fa lo so, ma P&P&Z mi aveva divertito e il titolo prometteva bene):

    Non so, ma in un certo senso trovo coraggiosa la scelta. Ridicolizzare un personaggio antipatico e’ facile, ma dissacrare e ricostruire un personaggio come il buon vecchio Abe penso sia un impresa. Te lo immagini in Italia Pertini the Werewolf o Enrico Berlinguer:Demon Hunter?

  10. Lara Manni Says:

    Lo VOGLIO!

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