Scrivere di storia in un fantasy

Chi lo ha letto in versione fan fiction lo sa già:  tra le ambientazioni di Sopdet c’è la prima guerra mondiale. C’è l’ombra del generale Cadorna. C’è la ferocia con cui i soldati italiani vennero condannati al macello. Sono accenni, sfondi, rispetto alla narrazione principale, ma ne sono parte integrante.

Così, ho appena letto con piacere che è uscito un saggio di un autore inglese, Mark Thompson, che si chiama  La guerra bianca e parla proprio di questo.  Parla, cito da Repubblica, degli italiani come ” di un popolo nobile e pronto al sacrificio, ma governato con disprezzo da una classe dirigente spesso irresponsabile e inadeguata”.

Thompson racconta di giornalisti come Luigi Barzini, che al suo direttore (Corriere della Sera) scriveva di come divisioni intere venissero mandate al massacro, ma che nei suoi articoli parlava invece di “assalto magnifico e irresistibile, soldati che muoiono col sorriso in volto, fumo che si dipana oltre le trincee, ufficiali che escono dall´incontro col fallimentare generalissimo Cadorna «trasfigurati, armati di non so quale forza nuova, con una fermezza serena nel viso, la fronte alta e come schiarita»”.

Parla del “sadismo mistico” di Cadorna. Del  generale Andrea Graziani,  che di Cadorna fu l’uomo e che “spezzò una mano a un soldato che aveva lasciato cadere il fucile; un uomo fu fucilato per aver salutato durante la ritirata senza essersi tolto la pipa di bocca; altri due finirono al muro per aver nascosto qualche chilo di farina negli zaini. La colpa doveva essere tutta della bassa forza”.

Parla di “D´Annunzio che si butta nella guerra anche per sfuggire ai debiti, cerca nel sangue (altrui) il gaudio e l´ebbrezza (propri), e si avvicina (prudentemente) alla prima linea come a uno sport estremo, inventando parole deliranti utilissime alla propaganda. Esorta alla «lotta di razze», ritiene inevitabile la «contrapposizione di potenze inconciliabili», cerca nello scontro «un´ordalia di sangue»”.

Su alcuni di questi episodi avevo fatto ricerche mentre scrivevo il romanzo: altri li ignoravo (comprerò il saggio al più presto). Perchè ho scelto di parlarne in un horror-fantasy? Perchè penso che il concetto di orrore vada trovato soprattutto nel mondo che conosciamo. Come ha fatto King in quell’impressionante testo che è The Dome.

Annunci

Tag: , , , ,

9 Risposte to “Scrivere di storia in un fantasy”

  1. demonio pellegrino Says:

    L’incompetenza di tutta la Banda Savoia e accoliti, dall’unificazione in poi e’ proverbiale. Una cosa sola azzeccarono, dopo mille tentennamenti: l’alleanza giusta.

    Pero’ mi chiedo e ti chiedo: sicuri che questa mistificazione della realta’ fosse tipica solo dell’Italia del tempo? I miei studi di storia sono lontanissimi, ma credo di no.

    Su D’annunzio invece ho un’opinione diversa. Lui e molti altri dell’epoca tra le due guerre (Balbo su tutti) sono stati gli ultimi ad avere davvero l’amore per il bel gesto eroico. Agli occhi di oggi la presa di Fiume fa sorridere, ma all’epoca no. Anzi.

  2. Fabrizio Says:

    E’ la stessa cosa che sto facendo io su inquinamento, scorie ed effetti sulle persone.
    Quoto tutto in pieno.
    E mi viene in mente una cosa:

    pensa a Re Artù che dichiara una Guerra al Terrore…

  3. Ireland Says:

    Quando l’orrore si reincarna in qualcosa di vicino a noi nella realtà, magari nel vicino di casa che non ha certo mistici poteri ma può fare peggio di uno stregone quando ha una mannaia in mano, allora fa molto più paura. Tipo la Saponificatrice di Correggio o la vicenda del Circeo, questi fatti mi colpiscono con forza proprio perchè “di cronaca” e non di invenzione.

  4. Murasaki Says:

    Gli inglesi hanno sempre studiato con molto interesse la storia italiana – probabilmente perché appassionati di fantasy e di horror
    Mi sono appuntata il libro che citi. Casomai ti servisse qualche pezza d’appoggio, c’è anche “La forza del destino” di Duggan, Laterza, che dedica molte e affascinanti pagine (degne a tratti di Stephen King) sul gran desiderio della giovane Italia di mostrare la sua forza & importanza nonché il suo Grande Valore con un grandioso Trionfo Militare che riscattasse il passato di servaggio, divisione e dominazione – il tutto senza mai preoccuparsi né delle forniture o dell’organizzazione dell’esercito e con uno Stato Maggiore tra i più incapaci della storia dell’umanità (anche perché, se non lo fosse stato, avrebbe badato sia alle forniture che all’organizzazione). Memorabile sotto questo aspetto la battaglia di Lissa (1866) dove le cannoniere italiane non spararono un colpo, vennero affondate e il generale annunciò la vittoria italiana. Quanto a Cadorna è difficile trovare parole per rendergli giustizia, ma è il tipo di persona che ti dispiace sia morto perché così ti priva del piacere di strozzarlo con le tue mani.
    La propaganda la facevano un po’ tutti, ha ragione DP, ma l’Italia ha una lunga e illustre tradizione di riscrittura della sua storia nazionale con cui pochi riescono a reggere il confronto.

    Buon lavoro, Laura ^__^

  5. demoniopellegrino Says:

    Murasaki, mi sbaglio o nella battaglia di Lissa ci fu anche il (mai pienamente risolto) problema della comprensione linguistica tra i vari capitani della flotta italiana, che parlavano lingue incomprensibili l’uno per l’altro?

  6. Lara Manni Says:

    Prendo nota, prendo nota.
    La mistificazione del reale è certamente cosa antica (non vale il vecchio discorso della storia scritta dai vincitori?): in particolare, però, il modo di raccontare quella guerra pesa ancora su di noi. Quando cammino e mi imbatto nella targa “Largo Cadorna” mi viene un brivido. Io sono stata a Redipuglia, dove si apre Sopdet, diversi anni fa: e devo dire che mi ha fatto l’effetto opposto a quello desiderato. Non la retorica della guerra e della “bella morte”, ma l’orrore di un macello che ha quasi cancellato una generazione. Anni dopo lessi “Addio alle armi”. Poi, “Un anno sull’altopiano”. Ma la sensazione che ho è che ancora oggi quella percezione manchi.

  7. demonio pellegrino Says:

    Che poi e’ strano, perche’ in Italia, a differenza di altri paesi europei come Francia e Belgio, non si festeggia l’11 novembre, la fine e la vittoria della guerra.

  8. Null Says:

    Bhè fino al 1977 da noi si celebrava il 4 Novembre, data dell’armistizio con l’Impero Austro-Ungarico e quindi della ‘vittoria’ italiana sul fronte meridionale, che poi ha perso la qualifica di giorno festivo (diventandoperò la giornata delle forze armate) nel quadro dei provvedimenti legislativi per diminuire le ricorrenze civili e religiose in favore di un maggior e più razionale numero di giorni lavorativi

    Lara, ho avuto la tua stessa reazione quando ho visitato il museo della guerra a Ypres (l’iprite la conoscete tutti, no?) in Belgio e poi uno dei cimiteri militari dei campi delle Fiandre vicino alla città, che, a dispetto di una notevole bellezza dovuta ai papaveri che vi crescono rigogliosi costituendone il simbolo, sono stati teatro di alcune delle battaglie più sanguinose (e altrettanto inutili come esito stretegico) del conflitto

  9. Murasaki Says:

    @ dp

    Sinceramente non lo so, però è credibile: non esiste scempiaggine che non si possa imputare al nostro glorioso statp maggiore dei tempi andati

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: