Oriente e occidente

Sto riflettendo su un post di Francesca Angelinelli, autrice di numerosi libri, di  cui molti  appartenenti al filone del “fantasy orientale”.  La riflessione nasce dal fatto che Angelinelli ha citato anche Esbat fra i titoli inseriti nel  filone medesimo: citazione di cui non posso che ringraziarla anche perchè so che Esbat non le è piaciuto affatto.
Però.
Però,  a dirla tutta, devo declinare la classificazione: certo, Esbat è ambientato fra Italia e Giappone, e del Giappone riprende alcune tradizioni e alcune consuetudini. Ma, e credo di averlo detto qualche volta, il Giappone, per me, è un pretesto, uno sfondo, un’ipotesi visionaria. Allo stesso modo in cui Sopdet non è un romanzo storico, ma usa la storia come puro contesto.
Mi rendo conto che la mia diffidenza verso le etichette non mi aiuta: ma per me il discorso è importante. Se io avessi voluto scrivere un fantasy orientale avrei lavorato a lungo sulla cultura giapponese e avrei cercato di possederne e riportarne pensiero, lingua, attitudini. Invece, ho rubato. Rubato con attenzione, rubato cercando riscontri e rubato cercando di essere corretta: così come, per Sopdet,  mi sono documentata (grazie anche alla gentilezza di alcuni compagni di web) su armi, cibi, divise, canzoni, parole utilizzate nei tre momenti storici in cui la storia si sviluppa.
Il mio punto di partenza, però (vogliamo chiamarla “voce”? E sia) è sempre un altro: io mi concentro quasi esclusivamente sui personaggi, sulle loro emozioni e soprattutto sul loro mutamento. Quel che mi interessa, nei tre libri, è capire come un personaggio, umano o meno, parta da A e arrivi a B. Quel che racconto è  come ci arriva, e quanto cambia in quel percorso.
Dopo di che, ovviamente le classificazioni ci saranno per forza, e probabilmente rientrare a piè pari in un filone sarebbe anche più semplice. Ma per chi scrive, o almeno per la me stessa che scrive, puntualizzare è doveroso: altrimenti, alcuni lettori potrebbero sentirsi traditi e accusarmi di essere troppo lontana da un modello che, però, non ho scelto affatto.
Fa freddo.

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12 Risposte to “Oriente e occidente”

  1. Fabio Says:

    C’è da dire che Esbat non è nato come un romanzo… Se all’inizio tu lo avessi già pensato come tale probabilmente sarebbe molto diverso… Inoltre è venuto fuori un discreto lavoro… Dirò di più quando lo avrò finito, manca poco 🙂

  2. Lara Manni Says:

    Su questo non concordo. 🙂
    L’origine di fan fiction è una cosa, il romanzo un’altra. Quello che tu stai leggendo è il romanzo, non la fan fiction.

  3. Fabio Says:

    Chiedo venia! Non ho mai letto la fan fiction che era Esbat quindi erroneamente ho pensato che il libro fosse solo una revisione accurata della fan fiction… Abbi pietà di me!!! 🙂

  4. vdm Says:

    Sì, in effetti “fantasy orientale” non è proprio il massimo. E tuttavia non riesco neanche a pensare ad un genere/categoria in cui far rientrare Esbat in toto… Ebbene sì, ho anch’io notevoli problemi con le etichette.
    A questo proposito penso sempre con enorme affetto e ammirazione – e anche con un certo senso di consolazione – alle parole di Jeanette Winterson sul suo ultimo romanzo “Gli dei di pietra”:
    “People say to me, ‘so is The Stone Gods science fiction?’ Well, it is fiction and it has science in it, and it is set (mostly) in the future, but the labels are meaningless. I can’t see the point of labelling a book like a pre-packed supermarket meal. There are books worth reading and books not worth reading. That’s all.”
    Ergo.
    Esbat ha del fantasy e ha dell’oriente.
    Esbat is worth reading. Punto. No? 🙂
    Sempre di JW, questa volta proprio dal libro citato: “Il concetto di genere lo hanno inventato gli esseri umani […] e non è interessante.”
    Decisamente ho problemi con le catalogazioni…

  5. Lara Manni Says:

    Posso fare un monumento a JW? 🙂

  6. vdm Says:

    Ho presente la sensazione…;-)

  7. Lara Manni Says:

    Liberazione, sollievo, non sentirsi (troppo) psicopatica. Per esempio.
    Dopodiche, le classificazioni servono, ma sono anche nocive: pensa proprio all’idea “nobilitare la fan fiction portandola alla Feltrinelli” che è offensivo per le fan fiction (che sono un genere nobile in sè). Ma anche, sull’altro versante: “oh, un romanzo tratto da una fan fiction”.
    Una storia è una storia è una storia è una storia. 🙂

  8. Fabrizio Says:

    Non mi stupisce che l’Angelinelli non abbia apprezzato Esbat.
    Ho l’impressione che le vostre visioni del fantastico siano lontane anni luce…

  9. vdm Says:

    Concordo in pieno.
    Le classificazioni nella maggior parte dei casi hanno perso del tutto quella che poteva essere la funzione di “linea guida” piuttosto che di semplice descrizione. Per dire. Se non conosco un autore mi può essere utile sapere – a grandi linee – dove sto andando a parare. Oppure se cerco un horror mi è comodo che ci sia un bello scaffale con scritto “horror”. In realtà però la classificazione viene ormai usata esclusivamente a) come strumento di marketing – per la serie: va il fantasy per cui etichettiamo tutto il possibile come fantasy; e b) conseguente ad a – come strumento di giudizio più o meno implicito – per la serie: se scrivi nell’ambito del genere che va di più automaticamente il libro è figo. Nella categorizzazione viene dato già un giudizio di valore che dovrebbe invece riguardare solo il libro in sè, non il genere cui appartiene.
    Una storia è una storia. Appunto. 🙂

  10. Lara Manni Says:

    vdm, io farei i salti di gioia se tutti la pensassero come te. Chiaro che ho scritto una storia fantastica, ma davvero non saprei quale aggettivo metterci vicino, a questo punto.
    Gotica, per esempio, non mi dispiacerebbe, perchè il gotico è fatto di atmosfere e di lavoro sul personaggio più che di fatti. Solo che nell’immaginazione comune il gotico prevede abbazie con guglie e foreste battute dal vento. Ma non è così, o meglio non è solo così.
    🙂
    Fabrizio, ognuno ha i suoi gusti, ed è assolutamente legittimo: il fatto che Angelinelli abbia citato un libro che non ama è comunque un atto di cortesia di cui le va comunque dato atto.

  11. Fabio Says:

    Ma non sarebbe meglio cercare di creare una nuova etichetta, a rischio di fallire? Lara tu hai creato il tuo genere, io non cercherei di dargli il nome di un genere preesistente. Naturalmente la puoi pensare diversamente… secondo me ogni libro ha un genere che gli appartiene, tutti diversi, magari tutti belli.

  12. Lara Manni Says:

    Fabio, io non sento assolutamente la necessità di una definizione. Molti altri sì, però.

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