Ipse

Fa parte del diventare adulti: lo spegnimento progressivo della nostra immaginazione. […] La gente risponde a questo. Non è che muoia del tutto. Si atrofizza e si addormenta. E se riesco a mostrare le cose da una prospettiva diversa, ecco è per questo che sono pagato. […] Sono un niente nelle retrovie della civiltà. Non ho alcuna abilità che possa migliorare la qualità della vita sotto qualsiasi punto di vista. L’unica cosa che so fare è dire: «Guardate qui, guardate come non avete mai fatto sino a ora. È vero, a voi sembra solo una nuvola, ma guardate meglio, non assomiglia a un elefante?!». E per questo la gente paga, perché è qualcosa che loro hanno perso. Si potrebbe dire che sono una persona che fa occhiali per la mente.

Stephen King

9 Risposte to “Ipse”

  1. Lo Stregatto Says:

    talvolta mi chiedo se delle persone siano mai state bambini… immaginazione e capacità di fantasticare NULLA.

  2. Aryaali76 Says:

    mi viene da citare De Andrè e dire…
    Non più ottico ma spacciatore di lenti
    per improvvisare occhi contenti,
    perché le pupille abituate a copiare
    inventino i mondi sui quali guardare.
    Seguite con me questi occhi sognare,
    fuggire dall’orbita e non voler ritornare.

  3. Stefano Romagna Says:

    SK riesce in quel che dovrebbe fare ogni scrittore: mostrare il mondo da diverse prospettive, far vedere le stesse cose e tuttavia metterle in una luce inedita. Io trovo sia difficilissimo.

  4. Ireland Says:

    Non per niente PIcasso ha dovuto lavorare una vita per tornare a disegnare come fanno i bambini di 4 anni :°) E’ che quando fai crescere un bambino non puoi imbrigliarlo troppo con frasi come “non guardare la tv” o “leggi solo determinati libri scritti bene” perchè la stessa tv, se usata con intelligenza dà spunti interessanti. Ma a 6 anni di certo non sei così vissuto da differenziare cosa è utile dalla spazzatura. Inevitabilmente si assimila tutto quello che trovi, tanto che poi ne sei così pieno che non riesci a far entrare altro. Da parte mia, un po’ della demoralizzazione è che credo di aver avuto un’idea interessante, e poi scopro che uno ne ha già scritto dei libri (e scritti bene). E’ vero che l’originalità è un concetto utopico, e che dipende da come uno racconta, ma è lo stesso deprimente sentirsi “superati in velocità”.

    Tornando più in topic, King ha ragione, chi scrive dovrebbe essere l’oculista per la testa |)

  5. Fabio Says:

    :mrgreen:

  6. Null Says:

    Citazione per citazione:

    “Il mondo è diventato un’abitudine. Noi tutti impieghiamo anni e anni per abituarci al mondo. Basta osservare i bambini. Il mondo circostante li colpisce a tal punto che quasi non credono ai loro occhi. E’ per questo che continuano a puntare il dito a destra e a sinistra, e a fare domande su qualsiasi cosa capiti loro di vedere. Per noi adulti è diverso. Abbiamo visto tutto tante volte che finiamo col dare la realtà per scontata”

    [L’enigma del solitario, di Jostein Gaarder]

    Considerando la produzione di Gaarder questo passo andrebbe riferito all’analisi filosofica, ma è perfettamente adattabile anche alla narrativa.
    E a tutti quelli che si sforzano di osservare le cose da prospettive diverse.

  7. Eleas Says:

    questo thread trasuda ottimismo esistenziale…

  8. demonio pellegrino Says:

    stregatto, se non sbaglio, King parla proprio di come gli adulti dimentichino il loro essere stati bambini, nel suo libro “on writing”. Ma la kingologa e’ Lara, non io!

  9. Lara Manni Says:

    Ne parla un po’ ovunque. In realtà quello è il leit-motiv kinghiano per eccellenza, secondo me.
    Bella la citazione di Gaarder. E anche quella di Picasso e quella di De Andrè.

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