Diventare grandi, salutare i padri

La discussione di Natale è stata quella sui cosiddetti monnezzoni: qui potete leggere, se avete pazienza, duecento commenti sul tema “fantastico sì, no, forse” e “fandom sì, no, forse”.

Le posizioni erano purtroppo prevedibili: da una parte alcuni critici che “riducono” la narrativa fantastica o a maghi-draghi-commercio o ai grandi padri italiani (Landolfi-Calvino), dopo i quali non esisterebbe più nulla. Dall’altra parte, chi di fantastico scrive, e sa che le cose vanno diversamente. Aggiungo solo che quel che mi ha lasciato davvero stupefatta è l’assoluta mancanza di curiosità nei confronti della produzione contemporanea e dei lettori della stessa: più volte si è ripetuto che “chi legge fantasy non legge altro”. Non si sa bene in base a quale fonte di informazione. Ma pazienza.

Perché  mi interessa fare un altro ragionamento.

E parto ancora una volta da King.
Io ho la bizzarra convinzione secondo la quale King, in moltissimi libri – se non proprio tutti – abbia parlato della scrittura fingendo di parlare d’altro. Ha parlato di crisi di ispirazione in Mucchio d’ossa e in Shining, per esempio. E ha parlato di rapporto con la critica. Soprattutto in  Misery.

Se ricordate, le cose vanno in questo modo: Paul Sheldon ha scritto un romanzo, al momento dell’incidente d’auto che lo consegna nelle mani della sua fan numero uno. Il suo primo romanzo mainstream dopo la serie di Misery che gli ha dato la fama. E’ fiero del suo lavoro. Si ripete, esultante, che ora la critica lo prenderà in considerazione. Però arriva Anne Wilkes. E Anne brucia il manoscritto, di cui non esiste copia. Non solo: lo costringe, a colpi di lama, a scrivere un nuovo romanzo su Misery. A resuscitarla. E quello sarà il romanzo più bello di Paul.

Dunque. Secondo me in ognuno di noi c’è un pochino di Paul Sheldon: in fondo abbiamo studiato sui banchi di scuola un’idea di letteratura che ha sempre posto il “genere”, e soprattutto il fantastico, in secondo piano.
Primo autosuggerimento: prenderne atto e dirsi che non è così. Dedicarsi a Misery e offrire una tazza di caffè ad Anne Wilkes ringraziandola per l’aiuto.

Però c’è una seconda questione, su cui sto riflettendo.

Una bella fetta della discussione era dedicata a Tolkien. A me è sembrato che addirittura si identificasse tutta la narrativa fantastica di oggi come una produzione che va PER INTERO nella scia tolkieniana. E dunque comprendesse elfi o qualcosa di simile, atmosfere medievali, cavalli in corsa, battaglie con orchi o derivati, foreste incantate.

E’ lo stesso principio per cui chi scrive horror, o dark fantasy, o gotico, non può che scrivere di vampiri. E non è così neanche in questo caso.

Ora, però, oltre ad esserci un problema di informazione, c’è anche una questione di modelli. Penso che chi scrive, oggi, anche chi comincia solo a formulare l’idea di un romanzo fantastico, dovrebbe disperatamente sforzarsi di evitare di camminare su sentieri già tracciati.

Dovrebbe armarsi di machete e aprire altri varchi.

La strada di Tolkien non è più percorribile: ancora una volta King, quando ha concepito la Torre Nera, lo ha detto a chiare lettere: sono un figlio del Signore degli anelli ma non posso percorrere la stessa strada.

Allo stesso modo, siamo figli e figlie di Stoker e di Anne Rice ma dobbiamo andare avanti. Salutare i genitori e incamminarci su luoghi che i genitori non conoscono.

Credo che sia importante.

Qui, GL su certi padri e certi figli: da leggere!

Annunci

Tag: , ,

40 Risposte to “Diventare grandi, salutare i padri”

  1. Vale Says:

    E non scordiamo che lo stesso Paul Sheldon, dopo un’attenta analisi, ammette che Bolidi non è per niente il gran romanzo che pensava, a cvominciare dall’autocompiacimento con cui lo ha scritto.

    Oddio, la scia tolkeniana.
    Le strade nuove.
    Da un lato sono d’accortdo con te: non per nulla cerco romanzi diversi dal medievaleggiante (che pure ha un piccolo posto nella mia biblioteca) e guarda un po’, lo vengo proprio a dire a te che hai scritto Esbat.
    La Torre Nera è una western saga, no? Anche il ciclo di Pantera di Valerio Evangelisti lo è.

    Dall’altro lato so che comunque tutto è già stato raccontato…
    Per dire, il racconto su cui sto lavorando da molti mesi, aveva come protagonista (…sì, puoi sgridarmi) un vampiro. Questo perché da quando ho letto Dracula, Le notti di Salem e certi racconti vittoriani su risurgenti e gente che torna (e faccio un mea culpa, mi manca la Rice) avevo deciso di voler scrivere qualcosa sull’archetipo del vampiro.
    Archetipo come ne parla zio Steve in Danse Macabre (libro che ho usato per il 40% della mia tesi di laurea*)
    Poi è uscito Tuailait, e il vampiro è tornato di moda, allora per il mio racconto ho un po’ corretto il tiro. La coprotagonista (anche lei non umana) diventa protagonista, e il vampiro – di cui non specificheremo la razza per tutto il racconto – va a fare da tappezzeria al resto della storia. Va benissimo così. La nuova protagonista cosa è? larchetipo dovrebbe essere il licantropo, e anche qui si cade nel già visto e già sentito.
    Quindi sono io che devo cercare di plasmare questi avanzi in qualcosa di appetibile, con un po’ di mozzarella e della besciamella, magari.

    *a proposito di monnezzone, come mai un professore universitario e una commissione di laurea accettano una tesi su sf ad Hollywood negli anni ’50 – sf che va strettamente a braccetto con l’horror? Che forse la mia tesi vale meno di quelle sul mainstream?

  2. Lara Manni Says:

    La Torre nera e i libri di Evangelisti, in realtà, sono molto difficilmente etichettabili in un genere o in un sottogenere. La Torre nera è un urban fantasy, volendo. E volendo la saga di Eymerich è un po’ fantascienza un po’ mistery un po’…
    Proprio la difficoltà di trovare un’etichetta precisa, per me è cosa positiva, nei casi citati. Sicuramente vanno altrove, ed è tantissimo.
    Perchè il problema, Vale, non è tanto quello delle mode: le mode ci saranno sempre, ieri gli elfi oggi i vampiri domani i serafini. Il problema è proprio il modello.
    La cosa su cui riflettevo è che ci possono anche essere fantasmi, zombies e licantropi: il punto è dove li fai agire, il modo in cui li fai muovere. Lo scenario, e quello che c’è sotto lo scenario.
    Insomma, il posare la penna, o alzare le mani dalla tastiera e chiedersi: posso farlo diversamente? Posso tentare qualcosa di nuovo?
    Puoi?
    Posso?

  3. Fabio Says:

    Seguendo la logica di King ora dovresti dare fuoco al romanzo che stai scrivendo 🙂 anche se ti sembra fantastico… :mrgreen:

  4. Lara Manni Says:

    Ma io non dico che non bisogna inserire fantasmi o vampiri. Dico che va cambiato l’approccio. Specie quello che riguarda il fantasy alla tolkien o il vampirismo alla Rice.

  5. Vale Says:

    @Fabio: io?
    In effetti ci ho pensato più di una volta. Ma ormai ci ho investito troppo, e anche se questo romanzo non resterà altro che una stampata da far girare fra i pochi amici che ho, devo finirlo, prima di fare qualcosa di nuovo.
    Così. Giusto per non perdere il poco di stima in me che resta.

    Lara, che tu possa lo abbiamo visto tutti.

  6. Lara Manni Says:

    Finire, lasciare riposare e rivedere.
    La seconda stesura è sempre una nuova vita, per le storie. 🙂

    Ma una cosa dobbiamo fare: capire i nostri debiti. Chi sono i padri e le madri? A chi dobbiamo dire grazie e da chi, invece, dobbiamo fuggire? Letterariamente parlando, intendo.

    Tolkien va sicuramente salutato con il massimo amore. Ma non ha senso, non ha assolutamente senso scrivere ancora di fantastico medievale. Almeno per un po’.
    Quanto ai vampiri, temo che davvero occorra fermarsi. E non per la moda, insisto. Perchè credo che ci sia altro da esplorare…

  7. Elfo Says:

    Mah, io credo che tanti di noi abbiano fantasticato sula figura del vampiro (il “mio” era particolarmente gnokko! 😀 ). Quello che non ho ben inquadrato in tutta questa oceanica discussione è stata la rigidità di schemi che, in persone molto più acculturate di me, pensavo fosse quasi azzerata.
    Credevo che, per una persona che fa della letteratura la propria vita, una certa elasticità fosse uno degli strumenti mentali con cui lavorare. Elasticità non significa far passare lucciole per lanterne, ma rendersi conto che non c’è solamente la propria visione per quanto si possa aver letto e studiato. In un argomento come la narrativa, poi, per non parlare della narrativa fantastica e fantasy, porre certi limiti mi sembra addirittura comico. Dire che tutto il fantasy paga un tributo a Tolkien può essere quasi banale. Non volersi rendere conto che c’è dell’altro è assurdo.

  8. Lara Manni Says:

    Assurdo ma benefico: nel senso che ci fa capire con chi ci misuriamo. La maggior parte della critica letteraria ragiona così, non ci sono santi. Non leggono narrativa fantastica e si rifiutano di riconoscere gli elementi fantastici laddove ci sono. Per dire, la scrittrice che ha parlato di monnezzoni, ha scritto un romanzo noir dove c’è un fantasma…Però no, quello non rientra nel genere.
    Intendiamoci: io non voglio essere letta per forza dai critici. Non è questo il punto: ma non voglio che si consideri non solo minoritario qualitativamente, ma tutto identico e omologato il fantastico italiano. Perchè non è vero.
    Però spetta anche a noi far passare questo.
    Per questo insisto sulle strade diverse.

  9. Eleas Says:

    mi sono letto quasi tutta l’oceanica discussione, ma avendola presa ben oltre la metà non sono intervenuto. Donk.
    Il fantastico croce e delizia è tutto un monnezzone? Dopo Tolkien il nulla? È un’idea ridicola in sè. Specie se consideriamo che a suo tempo lo stesso tolkien fece niente più (sì lo so è il Maestro e lo fece in modo meraviglioso) di quanto spesso si adesso, cioè si rielabora. JRR era un linguista fine e colto, era un incredibile conoscitore delle saghe norrene (faceva pure parte di un apposito club), ha preso a prestito non poco dalla leggenda dell’Anello dei Nibelunghi. Certo lui ha ripreso e rielaborato alla grande. Ma non ha inventato niente. Forse la sola vera figura nuova è lo hobbit, ma credo che se andiamo a scavare nella mitologia nordica troviamo qualcosa di simile.
    Per il resto concordo con te lara non è sensato tranciare la produzione letteraria contemporanea bollandola come immondizia. È a dir poco insultante, nonché segno di ignoranza. Come a dire che dopo Dante il nulla. Ci sono dei picchi, ci sono delle vette irraggiungibili, forse proprio Dante è il primo fantasy. Ma dopo i picchi non ci sono le pianure, ci sono altre montagne magari più basse, ma pur sempre montagne.
    Su una cosa non concordo con te, cioè il non seguire il sentiero di Tolkien. Io sono a dir poco all’inizio dell’anticamera dell’inizio, scrivo più per hobby che per altro, però ho proprio l’idea (che ho espresso più volte nel mio bloggolo) che una storia non te a cerchi, ma è lei che ti trova. E quindi se ti viene fuori una storia con draghi ed elfi perché non narrarla? Guarda la De Mari ad esempio con l’ultimo elfo che meraviglia di storia s’è sparata. 😉

  10. Lara Manni Says:

    Certo, è la storia che trova te.
    Ma sei tu a darle uno scenario, un’atmosfera, un significato. Sei tu a decidere dove vuoi che i tuoi personaggi camminino e che personaggi sono.
    Non voglio impedire a nessuno di scrivere di elfi e vampiri, figurati.
    Però, se si ha a cuore la causa comune – e questo è un momento in cui dovrebbe starci a cuore – inviterei solo a riflettere.
    Davvero non posso scrivere di qualcosa di diverso?
    Davvero?

  11. Eleas Says:

    Sì, comprendo perfettamente il rischio di inflazione. Credo che la cosa importante adesso è che se uno vuole scrivere seguendo le tolkeniane orme sia capace di compiere un “grosso” sforzo per rendere il tutto meno ovvio possibile. Un lavoro sull’ambientazione è basilare in tal senso, quello sui personaggi poi è imprescindibile.
    Certo che se le corde di uno scrittore vibrano in presenza di draghi et similia costringersi a scrivere di astronavi è complesso, se non addirittura assurdo.
    Poi accadono fatti particolari, io sto notando che se nella scrittura non riesco a trovare giustificazioni non dico scientifiche ma quasi per quello che scrivo, mi sento a disagio. Sarà l’imprinting asimoviano che ha preceduto quello tolkeniano… non so.
    Ma io non mi preoccuperei più di tanto perché sto notando in Italia una sorta di movimento letterario del fantastico, la mia è una sensazione sia chiaro, ma ho come l’impressione che in questo il web sia stato di grande aiuto a favorire scambi e condivisioni di idee. Questo movimento è il sintomo di una profondità che i detrattori del genere non riescono a vedere.

  12. Fabio Says:

    Lara, per me andrebbe bene anche che tu lo impedisca… Non se ne può più di vampiri stragnocchi che vanno in giro a fare strage di cuori… Perché non si trovano più vampiri malvagi, che si odiano? Non può cambiare tutto per colpa di quattro libri che hanno fatto girare la testa alle ragazzine… Poi ti dicono che il romanzo che stai leggendo fa schifo, che devi leggere Tolkien… Io ho sentito pochi dire di posare Twilight per leggere Stoker…

  13. Laurie Says:

    Applausi, applausi!
    Davvero, Lara, io non ho avuto pazienza. Quando il critico(ne) ha tirato fuori Tolkien ho chiuso. Cioé, davvero, ha ragione G.L.: guardate che c’è altro dopo Tolkien.
    Larù, lo sai quanto voglio bene al Professore ma proprio per questo sono arcistufa di vederlo citato a vanvera. Alla fine il suo nome viene insozzato quando non è usato con criterio. Che poi, la tendenza del fantasy odierno è decisamente anti-Tolkien, o per meglio dire anti-heroic fantasy contro tutti quegli emuli più o meno espliciti, corruzioni più o meno estese del Signore degli Anelli.
    E’ una verità pura e semplice che qui in Italia non sembra essere tanto penetrata – neppure a livello di fandom, figuriamoci tra i critici!!

  14. Eleas Says:

    laurie sono in linea generale d’accordo con te ma attenti a non bollare tolkiene e il SdA come un sottogenere preciso. Su questo non mi trovo. Eroic? Ma chi? Frodo? È l’antitesi dell’eroe, di più lui fallisce l’impresa. Quindi come vedi le etichette a volte sono strette e poco utili, così come etichette del genere monnezzone. Forse sarebbe più intelligente dire che ogni libro fa storia a sè, ogni personaggio è un universo in cui proiettarsi (certo se il libro è scritto bene).

  15. Lara Manni Says:

    Ma non è questione di sottogenere, Eleas.
    Io non sto facendo un discorso personale. Sto facendo un discorso di comunità, come Lau ha capito.
    C’è altro dopo Tolkien. E “deve” esserci altro.
    Il che non significa costringere tutte le persone che scrivono a occuparsi di astronavi o di fantasmi. Significa invitare ad una riflessione su se stessi.
    Che, ripeto, è sempre quella: sono sicuro di non poter fare altro?

  16. Eleas Says:

    lara sono assolutamente d’accordo che dopo tolkien ci sia MOLTO altro, per fortuna. Altrimenti dopo Dante, dopo Omero la letteratura avrebbe dovuto tirare le cuoia no?

    il discorso su tolkien era puramente tangenziale, una precisazione.

    Ma ti faccio una domanda. Quando hai iniziato a scrivere ti sei posta il problema se stavi scrivendo di elfi draghi vampiri e angeli? o semplicemente hai iniziato a scrivere? La mia non è affatto una domanda polemica, ma una vera domanda, nel senso che a me è capitato di iniziare a scrivere, per fortuna il genere insetto è assolutamente non in voga. Ma se a uno viene fuori una storia che gli par bella con elfi et similia che famo? Non la scriviamo solo perché c’è tanta roba del genere?

  17. G.L. Says:

    Eleas: penso che la domanda di fondo che dovresti fare è: “una storia è solo una storia?”

  18. Eleas Says:

    beh GL io credo che una storia non sia mai solo una storia, però se spingi al limite estremo un ragionamento in cui la storia è solo una cover del senso vero di quel che sto dicendo, allora posso dire le stesse cose usando generi letterari differenti o sbaglio? Posso parlare male dell’uso della genetica attraverso la fantascienza, ma anche con il fantasy perché no? E perché non con un thriller?
    Allora la domanda successiva è necessariamente, quanto una storia che non è solo una storia è vincolata al genere come mezzo espressivo adeguato a quel che sto raccontando?

  19. G.L. Says:

    Eleas, per come la vedo io (e chiudo, scusa Lara) nel XXI secolo esistono solo due tipi di storie: storie consapevoli e storie collaborazioniste. La scelta sta al singolo.

  20. Eleas Says:

    sul consapevoli ci arrivo mi perdo un po’ sul collaborazioniste

  21. Lara Manni Says:

    Eleas, io credo che la tentazione di scrivere un romanzo, per esempio, sui vampiri venga a molti scrittori che amano l’horror.
    Il problema che io mi pongo, perchè la tentazione è venuta anche a me, è se davvero sia la cosiddetta “ispirazione” a spingermi su quella strada, o la pigrizia. Tutti noi, credo, abbiamo iniziato e poi buttato via, o nascosto in un cassetto, un testo che sembrava averci preso per mano.
    Ma non perchè si voglia scrivere il capolavoro che cambierà la storia: semplicemente, perchè credo che se si è onesti ci sarà una voce che ci dirà “sei sicuro?”.
    Per esempio. Io non scriverò per un bel pezzo (mai dire mai) di demoni, dopo la trilogia. E dopo due racconti che in un certo senso aleggiavano attorno alla figura del demone di Esbat, mi sono detta: basta. Per me. Perchè ho bisogno di cambiare voce, o di trovare strade nuove alla mia voce.
    Ne ho bisogno io e forse anche i miei cinque lettori e i ben più numerosi lettori di fantastico.
    Ripetersi e ripetere è più facile e sicuramente più redditizio. Ma non ci si fa del bene.
    E in questo senso ha ragione, ragionissima, GL.

  22. Eleas Says:

    concordo: anche io prima di iniziare ad entrare nell’ingresso dell’anticamera dell’ingresso avevo provato a scrivere una altra cosa che è rimasta per ora lì e che potrebbe essere interessante, ma che avrebbe necessità di profondi ritocchi. Siamo d’accordo. Però come dobbiamo tenere in conto la pigrizia di alcuni, dobbiamo tenere sotto controllo anche la roba buona fatta da altri. E che magari parla di draghi o elfi. O vampiri.
    Quanto al cambiare, parli con uno che ne ha sempre fatto un modus vivendi. Sono un informatico, noi siamo costretti a cambiare sempre è la sola costante, il cambiamento. ^^
    È ben comprensibile che dopo un libro che parla di un certo tipo di personaggi uno abbia voglia di cambiare, credo faccia parte del processo di crescita di un autore.

  23. Elfo Says:

    Spero di non essere troppo fuori luogo se riprendo il filo di quanto io chiamo elasticità. Lasciando per un momento da parte Tolkien e tornando al vampiro. Dopo la Meyer c’è stata questa ondata. A me la Meyer ha fatto schifo, quindi sono portata a pensare che tutto ciò che i riguarda i vampiri ha la stessa valenza? No. Purtroppo GRAN PARTE della letteratura “vampiresca” che arriva in questi giorni è fatta di storielline. Possibile che sia TUTTA una schifezza? Non ci credo.
    Stephen King, scrivendo “Le notti di Salem” non ha inventato niente di niente. Ma mamma mia se era scritto bene, quel niente che ha inventato!
    Se poi si va a vedere le radici della narrazione, si parla di archetipi che risalgono alle origini dell’uomo e che nel tempo sono stati variamente rielaborati.
    Allora, una storia può anche avere un impianto già sentito, ma una qualità del bravo scrittore è anche il saperla rielaborare con spunti che – se non possono chiamarsi originali – suscitino almeno l’interesse nel lettore per come sono stati messi su carta.
    Credo che chiunque scriva per passione lo faccia perchè sente di avere una storia da raccontare agli altri e cerca di trasmetterla nel miglior modo possibile. Magari questo talento non lo abbiamo tutti.
    Magari c’è nel mondo una persona che, pur scrivendo di un vampiro gnokko ( ^_^ ), riuscirebbe a rendere la sua storia brillante.

  24. Lara Manni Says:

    Ah, Elfo: pensavo anche io alle notti di Salem. Che, però, è venuto dopo un lungo silenzio sui vampiri. Sicuramente nessuno inventa nulla: neanche lo stesso Tolkien.
    Però riprendo l’esempio della Torre nera.
    La Torre nera deve tantissimo al Signore degli anelli: persino nell’invenzione linguistica. Non c’è elfico, ma c’è la lingua di Gilead. C’è una compagnia errante. C’è un re spodestato. C’è un signore oscuro in una torre ancor più scura.
    E’ nel filone tolkieniano? No, perchè reinventa una strada battuta da altri.
    Per forza, è King, mi direte voi.
    Sì, ma possono farlo anche altri. Con risultati diversi, d’accordo: ma possono. E’ una questione, ripeto, di porsi delle domande.
    E di saper resistere alle sirene: perchè è ovvio che chiunque abbia scritto un libro con vampiri o, ora, con angeli, in questo momento risulti in vantaggio. O chiunque abbia trasposto il mondo di Tolkien, e la struttura di Tolkien, in altro contesto: altra galassia, Celeste Impero e via così.
    Strade nuove: ma le strade nuove sono fatte degli stessi materiali di quelle vecchie. 🙂

  25. Elfo Says:

    Mi sembra proprio che siamo d’accordo.
    ^_^

  26. Eleas Says:

    ok messo così è assolutamente condivisibile il tuo punto di vista, la reinvenzione, il riscrivere usando roba nota, il rimasticare.

    Chiaro che rimasticare è cosa difficile, non siamo tutti ruminanti e quindi potrebbero venire fuori delle sonore porcherie. Non tutti siamo King o Tolkien o chi volete voi.

  27. Fabio Says:

    Io avrei paura a scrivere qualcosa di cui parlano tutti (ad es. vampiri) non vorrei mai avere l’etichetta “Già visto, già sentito, già letto”

  28. Lara Manni Says:

    Che poi tutti rimastichiamo è chiaro: io stessa nasco come fan writer 🙂
    Però non è il punto di partenza, è la struttura il problema. Pensa agli Eroi del Crepuscolo, che è sovrapponibile quasi in tutto a ISDA…

  29. Eleas Says:

    lara concordo in pieno, sotto questo punto di vista.

    fabio alla fin fine un po’ tutti tocchiamo corde che non stiamo inventando, io da scribacchino nella mia storiellona parto dall’insettone che non è certo una novità -.-

  30. Lara Manni Says:

    Oh, non è detto.
    A meno che non si risvegli come insetto, a pancia all’aria, nel suo lettino, e che non si chiami Gregor. 🙂

  31. Elfo Says:

    Io avevo iniziato un racconto di vampiri in tempi non sospetti, come omaggio alla mia band preferita che aveva appena fatto uscire un disco in cui una canzone si chiama “Vampire Heart”. Sinceramente ci tenevo parecchio. E poi lui era così gnokko!!! XD Il problema è che non l’ho mai finito, se no a questo punto potevo esserci io, al posto della Meyer! Ah ah guardate che scherzoooooo!

  32. Eleas Says:

    eheh

  33. Lara Manni Says:

    Be’, Elfo. Prova a riprenderlo fra un po’ e vedi l’effetto che ti fa. In genere la prova tempo è quella più tosta ma più efficace.

  34. Diventare grandi, salutare i padri « Laramanni's Weblog Says:

    […] Fonte Articolo: Diventare grandi, salutare i padri « Laramanni's Weblog […]

  35. Elfo Says:

    Mah, cambiando un po’ l’ambientazione e qualche aggettivo qua e là…(adesso telefono alla Fazi per vedere se interessa…:P )

  36. Laurie Says:

    L’heroic fantasy (de)genera da Tolkien*, you know.
    E ci siamo riempiti di heroic fantasy di brutta maniera.
    (Proprio brutta brutta).
    (E pure di vampiri).
    Una delle mie poche certezze è che bisogna mettersi in gioco, in letteratura. Infatti mi sa che quel che diceva Lara quando decisa di smettere coi demoni segue questa semplice regola xD
    Per fortuna mia altri la seguono.
    *Non farò la sfilza degli Altri Grandi Nomi, va’!

  37. Lara Manni Says:

    E’ così purtroppo, e oggi come oggi diventa più facile non mettersi in gioco: perchè secondo me è qualcosa di cui è impossibile non rendersi conto. I due racconti seguiti alla trilogia – racconti di cui pure sono molto contenta – risentono ancora di quella voce. E credo che sia il momento di cambiarla. 🙂

  38. Fantastico o non fantastico that is the problem! Says:

    […] GL sul suo blog, che Licia, che Lara in questi giorni hanno ripreso il tema proponendo riflessioni a dir poco ficcanti. Ma sono pur […]

  39. Perchè non voglio essere legittimato « La Carne, l’Incanto, il Sogno Says:

    […] una polemica letteraria, partita sul blog di Loredana Lipperini, e ripresa, tra gli altri, da GL, Lara Manni, Licia […]

  40. Netblog e Magazines Says:

    […] Diventare grandi, salutare i padri, Raccontare i lupi, Uomini che amano una donna morta, Perché anche io ho i miei rituali, La forma sotto il lenzuolo e le polemiche sul fantasy […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: