Raccontare i lupi

Ci vuole, giusto, un esempio sul come evitare di ripetere vecchi schemi utilizzando una figura mitologica? Bene,  mi è venuto in mente questa notte, mentre contavo le pecore pensando al mio fantasma (che è diventato il protagonista di un racconto, nel frattempo, mentre il romanzo sta tornando alla vecchia struttura su sonno-veglia e molto altro).
Dietro le pecore, è spuntato un lupo.

Sì, proprio quello che appare anche in Twilight trepidante e innamorato, e più recentemente in svariati altri romanzi dove la Bestia ama la Bella, e prima ancora era in Underworld e prima…
Prima era in Cappuccetto rosso. Anzi, prima ancora era nel Satyricon, e intanto  faceva compagnia a Odino (GL? Dico bene?).
Comunque sia, veniamo ai giorni nostri. E immaginiamo di dover utilizzare un lupo. Si può fare in molti modi. Lo si lascia cattivo e lo si fa uccidere con la classica pallottola d’argento (lo ha fatto anche Stephen King, in Unico indizio la luna piena). O lo si trasforma in Romeo, come ho già detto.
Oppure, ed è l’esempio che a me piace di più, si fa come Angela Carter. Che era un personaggio molto particolare, che ha scritto anche molte storie fantastiche. Ma penso ad una sola raccolta di racconti, La camera di sangue e altre storie: in quel libro si trovano tre storie sui lupi. Queste sono le sinossi. Riduttive, come tutte le sinossi.

Il lupo mannaro
Una ragazza sta andando a fare visita alla nonna, ma sulla strada incontra un lupo mannaro, a cui recide una zampa con il suo coltello. Arrivata dalla nonna, che delira dalla febbre ed è senza una mano, la zampa diventa una mano con al dito l’anello della nonna. Scoperta come il lupo mannaro, la nonna viene lapidata a morte, e la ragazza eredita tutte le sue proprietà.

La compagnia di lupi
Una giovane incontra un ragazzo affascinante mentre cammina per il bosco verso la casa della nonna. A sua insaputa il giovane arriva prima di lei e uccide la nonna. Egli, che è un lupo travestito, le dice di togliersi e bruciare tutti i suoi vestiti uno a uno, mentre lei gli volge delle osservazioni simili a quelle della fiaba classica, come “Che denti grandi che hai!”, cui egli replica “È per mangiarti meglio!”. E lei ride senza esserne intimorita. La storia finisce così: “Guardate! Dolcemente e sonoramente ella dorme nel letto della nonna tra le zampe del tenero lupo”

Lupo-Alice
Una bambina, allevata dai lupi e che certe monache hanno tentato invano di civilizzare, viene lasciata nella casa di un mostruoso e vampirico duca. Ella si rende conto gradualmente della propria identità di donna e prova persino compassione per il duca.

Quelle storie sono diventate un film. Il film è In compagnia dei lupi, di Neil Jordan (almeno guardate il trailer, ma cercate di procurarvi l’integrale), che per me è una delle più belle narrazioni dell’adolescenza femminile. In forma fantastica.

Il lupo c’è, la mantella rossa anche. Ma non è più la stessa storia. Questo intendevo.

Ps. Su Lipperatura, una precisazione con testo di Valerio Evangelisti che spiega molto meglio di me quello che intendevo.

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10 Risposte to “Raccontare i lupi”

  1. G.L. Says:

    Mettila così: è uno sguardo sul mondo. Noi guardiamo le stelle e vediamo l’Orsa. O un Carro. I giapponesi ci vedono le Sette Stelle di Hokuto. I vichinghi vedevano un lupo alla catena. Fenrir. Chi ha ragione? chi ha torto? Ha ragione chi racconterà di quelle stelle nella maniera migliore, con un linguaggio migliore e con una profondità maggiore. Le stelle, però, sono sempre le stesse.

  2. Lara Manni Says:

    Bravissimo! Era esattamente quello che intendevo. Lo stesso cielo, voci diverse 🙂

  3. Vale Says:

    Adoro Angela Carter, anche se di lei ho letto solo due romanzi.
    Il primo, La bottega dei Giocattoli, mi ha mostrato un mondo.
    Il secondo, I Buoni e i Cattivi, mi ci ha scaraventato dentro.

    Dici che è ora di prendere in mano quello che mi manca?

  4. Fabio Says:

    A questo punto non dimentichiamoci della lupa capitolina :mrgreen:

  5. Lara Manni Says:

    Certo, Fabio. Potremmo scrivere un trattato sulla figura del lupo: quello che interessa me è semplicemente raccontare come uno stesso mito possa essere trattato in modo originale, se ci si sforza.
    Valentina, sì. Angela Carter è stata una scrittrice interessantissima. E il film è splendido.

  6. Laurie Says:

    Uhm a me sembrano cose giustissime E lapalissiane. Per chi sguazza nella “letteratura di genere”, beninteso.
    Per chi sta fuori ci vede solo gli stereotipi nel genere (le gabbie di Evangelisti), ma sono appunto semplificazione.
    Il problema è quando il tizio tal dei tali confonde la semplificazione con la realtà.
    Tanti problemi, ma tanti.

  7. eleas Says:

    non posso che sottoscrivere appieno e in toto a questo giro, sei stata chiara e inequivocabile 😉

  8. Lara Manni Says:

    Laurie, tantissimi.
    Il dramma è che molti scrittori di fantastico contribuiscono a creare il pasticcio. E tu lo sai meglio di me. 🙂

  9. Uriele Says:

    @ G.L: che domande! Ovviamente ha ragione Hokuto. Chi siamo noi per metterci contro i duemila anni della divina scuola? Nanto?

    @ Lara: forse ne hai già sentito parlare, ma visto che ti interessa l’argomento ti consiglio di provare “The Path”. In teoria è un videogioco, in pratica (mancando tutta la componente videoludica) è un racconto che sfrutta il linguaggio multimediale. E’ la storia di 6 donne, sei cappuccetto rosso che devono decidere se seguire la strada verso casa della nonna oppure andare nel bosco e incontrare il lupo (che ogni volta assume sembianze diverse che rappresentano le paure e i desideri delle varie ragazze)
    Qui l’indirizzo (ci dovrebbe essere anche una demo):
    http://thepath-game.com/

    Preso come videogioco fa schifo, preso come rivisitazione gotica di cappuccetto rosso è molto interessante (la Tale of Tales è famosa per raccontare storie con il pretesto del videogioco, ultimamente è uscito anche una rivisitazione della Salomé di Wilde in cui non bisogna fare praticamente nulla).

  10. Lara Manni Says:

    Molto interessante. Vado a procurarmelo 🙂

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