La forma sotto il lenzuolo e le polemiche sul fantasy

Nel 1977, Stephen King scrive una lunga introduzione alla raccolta A volte ritornano. E’ un’introduzione che diventerà famosa: quella che parla della paura e della funzione degli scrittori dell’orrore, e, in assoluto, di fantastico.
Se non l’avete letta, fatelo. In poche parole, King sostiene che la grande narrativa dell’orrore è quasi sempre allegorica: “A volte l’allegoria è voluta (come nella Fattoria degli animali o in 1984), altre volte è casuale: J.R.R.Tolkien giura e spergiura che il signore di Mordor non era Hitler in versione fantastica”.
Notare che King cita Orwell e Tolkien, scavallando la definizione di genere nella sua accezione più rigida (e forse nel 1977 era addirittura meno rigida di adesso). Più avanti, fa di più, e parla di scrittori decisamente mainstream:
“Le opere di Edward Albee, di Steinbeck, di Camus, di Faulkner, trattano di paura e di morte, talvolta con orrore; ma in genere questi scrittori mainstream lo fanno in modo più normale, più realistico. Il loro lavoro si colloca entro la cornice del mondo razionale: sono storie che possono accadere. Viaggiano lungo quella linea sotterranea che corre attraverso il mondo esterno. Ci sono altri autori (James Joyce, di nuovo Faulkner, poeti come T.S.Eliot, Sylvia Plath, Anne Sexton) la cui opera si colloca nella terra dell’inconsapevolezza simbolica. Viaggiano sulla sotterranea che corre attraverso il paesaggio interno. Ma chi scrive racconti dell’orrore, quando coglie nel segno, è quasi sempre al terminal dove le due linee fanno capo”.
Quale è, secondo King, il compito di uno scrittore dell’orrore? In primo luogo, raccontare una storia, affascinare il lettore. Afferrarlo, anzi. Poi, c’è l’altro compito: fare da filtro fra quello che possiamo interiorizzare senza pericolo e quello di cui dobbiamo sbarazzarci. Raccontare, cioè,  la paura numero uno: la forma del cadavere sotto il lenzuolo. Il nostro cadavere.
Il motivo per cui chi scrive fantastico ha sempre goduto di scarsa considerazione, dice King, è proprio questo: è perchè affronta la prova generale della nostra morte. Certo, anche gli autori mainstream parlano di morte: ma chi si avventura nel territorio del non reale si spinge più avanti. E, forse, colpisce più duro.
Perchè un post su questo argomento?

Perchè oggi, riprendendo a navigare dopo due giorni quasi ininterrotti di scrittura (sì, la ghost story procede a vele spiegate, come non mi succedeva da un bel pezzo: ha un titolo, Baby blues, e di più non dico), ho trovato un po’ di aggiornamenti. Il post di GL, per esempio: con cui sono amaramente d’accordo. E il post di Francesco, con cui non sono d’accordo. Perchè se è vero che “la storia innanzitutto”, è anche vero che la letteratura fantastica ha un compito: può essere quello indicato da King, può essere un altro. Discutiamone. Ma invocare il principio di piacere di per sè non mi basta. Non mi piace la contrapposizione scrittura come scopata/scrittura educativa. Preferisco parlare di scrittura consapevole. Perchè il puro piacere dura poco: e ho l’ambizione, da lettrice prima che da scrittrice, che un libro duri nel tempo.
La letteratura non eleva lo spirito e scrivere non rende migliori: giustissimo. L’ho scritto, in tempi non sospetti.  Ciò detto, e concordando sull’importanza della storia innanzitutto, dico anche che tutto non è uguale a tutto. Perchè King ha sentito il bisogno di scrivere quell’introduzione? Non per “sdoganare il fantastico”. Nessuno di noi, credo, intende farsi bello agli occhi di qualcun’altro, e men che meno di un critico. Ma per dare valore e serietà (non nel senso angusto del termine)  a un genere che è considerato immondizia. E questo non mi pare affatto secondario e affatto inutile.
Infine, sinceramente, sono stufa di quelli che si dichiarano stufi: di quelli che  commentano “oh, ma cosa c’è di nuovo, oh, ma perchè parlare di queste cose, oh, ancora?”.
Sì, ancora. Per quel che mi riguarda, non mi ritengo superiore a chi scrive davvero monnezzoni, e probabilmente li scrivo anche io. Non mi ritengo superiore a chi scrive romanzi rosa travestiti. Non mi ritengo superiore a nessuno: non valgo più di un panettiere, anzi, sicuramente sono meno utile.
Però mi sforzo di non ripetermi, di non acquietarmi nella mia visione, di non sfornare libri perchè un filone tira. E li difendo. Perchè sono sicura, da lettrice prima ancora che da scrittrice, che la banalizzazione del fantastico sia cosa da contrastare: sia pure in una discussione. Per rispetto di chi legge, oltre che di chi scrive.
Poi, certo, questa è la mia opinione e vale quel che vale. Sicuramente, è persino meno pagante.

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35 Risposte to “La forma sotto il lenzuolo e le polemiche sul fantasy”

  1. francescodimitri Says:

    Mai detto che dare piacere sia semplice.

    Sul fatto che il puro piacere duri poco: a me sembra una posizione figlia della cultura in cui siamo cresciuti, ed è un aspetto di quella cultura che non condivido affatto. E contrapporre piacere a consapevolezza è un tipico strumento retorico di quella stessa cultura.

    Ma, come ho detto più volte: ho la sensazione che la differenza tra la mia posizione e quella di altri ‘operatori di settore’ abbia a che fare con differenze più profonde, cosmologiche, che poco hanno a che spartire con lo scrivere e il leggere in sè e per sè.

    Poi, ben venga, questa differenza, sia chiaro. Maggiore è la varietà, maggiori sono i piaceri possibili.

  2. La forma sotto il lenzuolo e le polemiche sul fantasy … Says:

    […] Per approfondire consulta articolo originale:  La forma sotto il lenzuolo e le polemiche sul fantasy … […]

  3. Lara Manni Says:

    Può darsi, Francesco. Anzi, sicuramente nel tuo caso, dal momento che – personale convinzione – penso che il tuo lavoro rientri in un quadro metafisico (non so se sia la parola giusta, ma tant’è) più vasto della scrittura. Questo, da quel che ho letto di tuo, mi è piuttosto chiaro.
    Ma, appunto, non sono le Idee in cui si inscrivono le rispettive scritture ad essere in discussione: quanto, a mio parere, l’importanza di sottolineare e difendere la dignità di un genere.
    Ps. Il puro piacere, così come lo conosciamo, dura poco anche se è ripetibile. A mio parere, quello che un libro ti lascia addosso può durare di più- E non parlo di Proust. Parlo di Lovecraft, o di King. Anche di Proust, per chi lo ama.

  4. francescodimitri Says:

    Lara: proprio per quelle che sono le mie idee metafisiche e non solo (credo piuttosto chiare anche a chi abbia letto soltanto i miei post), è proprio questa importanza che non c’è. Ci credevo un tempo, non ci credo più. Perchè difendere un genere agli occhi di qualcuno di preciso (sia una persona, o una categoria), vuol dire riconoscere un valore superiore (da un punto di vista logico, se non altro) a quella persona/categoria.

    E’ impossibile fare una cosa senza implicare l’altra. Ed è invece proprio quel meccanismo che va disinnescato.

    Sul piacere: ma certo che non nego che Proust possa darne, l’ho detto in modo esplicito. Ma sulla ‘durata’ del piacere… no, il discorso è troppo lungo. Non sono d’accordo e ci ritornerò sul mio blog, quando tempo & voglia congiureranno insieme.

  5. Lara Manni Says:

    E qui divergiamo, com’è normale che sia. Per me difendere un genere, o un libro, è importante a prescindere dall’interlocutore: l’ho fatto e lo faccio in rete, in estenuanti discussioni su aNobii e sui forum, lo faccio anche con un critico. Non voglio legittimare lui, ma piantare paletti su cosa significhi genere, per me. E magari, se qualcosa passa, lo considero importante: ma non ai fini di un futuro saggio critico di Cortellessa sull’Ombra dello Scorpione. Lo faccio per me, non per lui. E lo faccio perchè credo nel genere, e credo un po’ meno in un Grado Zero che verrà, ricostituendo un nuovo ordine nella galassia. Magari ci si arriva, ma, a modo mio, è attraverso un’altra strada. Pareri.

  6. :A: Says:

    Commento solo perchè quello che ha chiesto “Che c’è di nuovo?” nel post di Francesco sono io e quindi mi sento tirato in causa: giusto per precisare, concordo con Francesco, ma la mia è una posizione descrittiva e non prescrittiva.
    Vale a dire: che ognuno si incazzi per quello che vuole, lo trovo perfettamente legittimo; ma ritengo lo sia anche non incazzarsi – possibilità che invece mi sembra essere messa in discussione (ma magari ho frainteso).

    Poi, personalmente, credo che valore al genere, e il rispetto per il lettore, derivino dallo scrivere i migliori libri che si riesce a scrivere. Se uno poi vuole esprimere pubblicamente le proprie posizioni, OK, ma è già un’altra cosa, che non c’entra con la scrittura.

    p.s. tra l’altro, all’orizzonte scorgo già (anche qui, sicuramente mi sbaglierò) fazioni, antipatie, il gruppo dei pro-qualcuno e dei contro-qualcosa.
    No, grazie, non interessato.

  7. Lara Manni Says:

    Adriano, tu e non solo tu e non solo da Francesco.Per esempio succede sul profilo Facebook di Licia Troisi. Dopo di che, è legittimo e più che legittimo: nessuno obbliga a prendere posizione, scherziamo? Francesco ha una sua concezione generale del mondo dentro cui rientra anche la questione della critica. Ma leggere altrove, persone che sbuffano annoiate liquidando la discussione (che per me è stata interessante, ma io sono notoriamente cretina) con “ancora?” A ME fa incazzare.
    Dopodiche, non ci sono fazioni e non ci sono gruppi. Io lavoro per me e difendo quello che io scrivo, nel modo in cui lo ritengo giusto.

  8. :A: Says:

    Se non c’è “prescrittività imposta”… I ain’t got a problem.

    Saluti, sparisco.

  9. Lara Manni Says:

    Io non faccio manifesti, Adriano. Mi piace discutere, non predicare. Ma quando una conversazione in cui ho messo passione viene liquidata con uno sbadiglio e il mignolo alzato, reagisco. Come vedi.

  10. Francesco Falconi Says:

    Ciao Lara,
    io sono uno di quelli MOLTO annoiati dalla discussione.
    Perché? Perché ho detto la mia l’anno scorso. L’anno prima. E quello ancora. E’ dal 2005 che ogni anno, o più volte all’anno, riesce la solita polemica.
    Hanno fatto anche di peggio, se avrai letto ciò che successe a me e Barbi.

    Adesso sono stanco. Stanco di questi concettualismi nerd, stanco di dover dire sempre le solite cose e trovarmi i muri di gomma che vivono sul cliché: cazzo, sono intelligente, il fantasy è roba da bambini idioti.
    E non sanno cosa è il fantasy. Non ne hanno letti, o al massimo solo uno. Quello sbagliato. Se poi citi calvino, ti rispondono con “che c’entra!”

    Ecco, per me basta così. Preferisco di gran lunga scrivere libri che post il cui risultato sarà un altro sassolino nell’acqua.
    Ognuno sceglie la propria strada, com’è giusto che sia.

  11. Francesco Falconi Says:

    Ah, non alzo il mignolo, ma il dito medio 🙂

  12. Paolo Evangelisti Says:

    Consentite umilmente solo un piccolo intervento da Lettore (perdonate se dirò banalità o commetterò errori).
    Ho seguito con passione la discussione che si è sviluppata sia su Lipperatura che su tutti gli altri blog, e secondo me qualcosa di definito emerge e cioè che:

    1) Non è lecito liquidare il genere fantasy in quanto tale come monnezza: è una generalizzazione inaccettabile sul quale persino la vostra controparte, in maniera sia pur blanda, ha fatto un passo indietro.

    2) Il fantastico non è solo un genere, ma un espediente letterario che va ben oltre il fantasy; è uno strumento davvero efficace nelle mani di scrittori di talento, anche per descrivere il mondo reale. (Non riesco a non pensare alla Metamorfosi di Franz Kafka. E’ fantastico, ma parla della realtà con molta più triste efficacia di qualunque scritto iperrealista!)

    3) Qualunque confronto con qualunque critica della propria opera (o, nel mio caso, del proprio lavoro) deve essere considerato sfidante e innescare una risposta. Questo per rispetto nei confronti dell’altro, ma anche e soprattutto per non perdere occasione di migliorarsi. Questo indipendentemente dall’autorevolezza che si riconosce o meno al proprio interlocutore.

    Concludo dicendo che secondo me un’opera di genere ha grande valore se trova il modo, all’interno dei canoni che quel genere definisce, di introdurre qualcosa di nuovo: può essere un nuovo elemento, il rovesciamento di una situazione, qualunque cosa consenta di affrontare la lettura da una posizione diversa rispetto a ciò che quel filone ha già fornito. Tolkien scriveva molti anni fa, rivolgendosi ad un pubblico completamente diverso da quello di oggi. Non è pensabile che il filone fantasy continui riferirsi piattamente alla sua opera, senza tener conto se non alto di come è cambiato il mondo nel frattempo.
    Ed infatti non sempre accade.

    Se invece tutto si riduce ad una piatta riproposizione di un film
    già visto, allora da lettore non mi sento rispettato: perchè devo spendere il mio tempo per rileggere una storia già letta, solo con la copertina diversa ed i nomi cambiati (ed in genere scritta peggio rispetto all’originale?)

    Ringrazio Lara di avere ospitato il mio parere, per quel che vale.

  13. eleas Says:

    Avendo speso anche io qualche minuto nelle querelle e essendomi impegnato direttamente sul mio blog a portare avanti il discorso, provo a dire la mia. Fino a quando quelli che leggono e scrivono fantastico faranno mondo a sé saranno un sassolino. Nel momento in cui faranno fronte comune diventeranno un valanga di sassolini sulle corna dell’Accademia. Che ribadisco in questo caso ha avuto il merito di tenere botta per 350 commenti.

    Qui concordo con GL quando dice che era una splendida occasione per farvi vedere mostruosamente compatti, e per unire alla vostra compattezza la nostra di lettori e fruitori, dicendo ragazzi non siamo una manica di rincoglioniti.

    Capisco perfettamente chi mi risponde che non sente il bisogno di essere legittimato dalla critica, ma restando passivi e inerti cosa si ottiene? Niente, no scusate, si da mano libera a quei presunti esperti di fantasy armati di machete e regolette che misurano la qualità del libro a tocchi e metri e pesano ogni parola. E vi dimostrerò con la recensione su Moby Dick che se pesassimo e misurassimo melville avremmo di che ridere.

    Non capisco il tirare i remi in barca. Quello no. Magari capisco chi mi dice non ho tempo sono incasinato, ma non un men frego. Sia chiaro dico non lo capisco, non certo non è legittimo. Non lo capisco perché quando ficcano il naso in roba che è mia competenza senza averne loro, tendenzialmente mi incazzo e non capisco come riusciate voi a stare inerti a farvi prendere a sberle e farvi dire che producete immondizia. Non lo capisco, ma avete la legittima libertà di farlo.

    Personalmente mi ritrovo parecchio nella posizione espressa da laretta, mi ci ritrovo perché mi sembra davvero ridicolo ostracizzare un genere intero non sulla base dei contenuti o della conoscenza, ma della metratura che occupa in libreria.

    Ritengo che ci sia altro, molto altro da dire in merito. Nel mio piccolo continuerò a mostrare il fantastico dove apparentemente non dovrebbe esserci, mi piacerebbe in futuro, magari col tempo, vedervi uniti nel difendervi da chi vi definisce immondizia, visto che non lo siete, che scrivere è fatica e sudore.

    scusate semi sono dilungato.

  14. Francesco Falconi Says:

    Non è menefreghismo. E’ semplicemente prendere atto che non si combatte l’ignoranza che non vuol apprendere.
    Come ho scritto sul mio blog, sono passati 5 anni da quando mi scorno con queste affermazioni. Fra altri 5 saremo ancora qui a dire le stesse cose. A sentir parlare di monnezza e del fantasy che è una bolla.
    Bene, ripeto, preferisco scrivere.

    Tu mi dici che GL dice di farci vedere mostruosamente compatti?
    Con chi scusa? Di chi stiamo parlando? Dove? Quando?

    DA FM:
    Leggi fantasy italiano? Che ne pensi?
    Qualcosa. Penso che ci sia una gran confusione. Troppa gente pensa che scrivere sia qualcosa per fare impressione sulla vecchia zia durante i pranzi domenicali. Non lo è. L’ho già detto, la letteratura è roba pericolosa, da maneggiare con cura. In Italia c’è troppo ego e poca carne. La maggior parte dei libri che ho letto, di fantasy italiani, sono fuori fuoco. Ma immagino sia così dappertutto, non solo in Italia. Salvo Licia Troisi che invece ha molto bene in mente cosa scrivere e come farlo. Gli altri, cercano di dire qualcosa rimirandosi allo specchio (e sputando nell’altrui piatto) accontentandosi del proprio misero orticello, ma l’unica cosa che farfugliano è “guarda come sono bello”. Naturalmente Francesco Dimitri non è uno scrittore fantasy, è un narratore di razza (anzi un ri-scrittore formidabile, come lo era Tolkien), altrimenti aggiungerei anche lui alla lista dei migliori.
    Ce ne sono altri? Non mi pare.

  15. eleas Says:

    fra’, ognuno ha le sue opinioni, potete non piacervi, ma come dire è altra questione. Qui in ballo non era la questione chi siano i fighi del fantastico italiano, ma il fantastico è immondizia voluminosa che toglie spazio a buona letteratura alta.
    Ripeto il tirare su il dito medio è legittimo ma non lo capisco un conto è non piacersi e per carità non possiamo starci tutti simpatici, ma un altro è farsi ricicliare nell’umido.
    Adesso miei cari vi saluto e mi ritiro a leggere Melville, che l’aria di mare fa bene 😉

  16. Francesco Falconi Says:

    Ma anche no, figuriamoci. Piacere o non piacere, non è questo il punto.
    Tu hai riportato un quoting, io un altro.
    Non si costruiscono le case se non ci sono le fondamenta. Non facciamo demagogia né perdiamoci in inutili utopismi.

  17. Bruno Says:

    Ce la faccio ad amare il fantastico senza bisogno di giustificarlo con argomenti “elevati,” grazie. Purché sia gradevole alla lettura, beninteso. E senza sentire bisogno di difenderlo da chi vuole invece elevarsi su un altarino di pretesa superiorità intellettuale.

    Per chi ha due minuti: un post che contiene le sagge parole pronunciate sull’argomento da uno scrittore fantasy esordiente (Patrick Rothfuss):
    http://mondifantastici.blogspot.com/2008/04/letteratura-vera-e-quella-di-serie-b.html

  18. Lara Manni Says:

    Bruno, io non ho nessuna pretesa di superiorità intellettuale e mi sembra di averlo detto un miliardo di volte.
    Sono senza parole. Davvero, in certi casi penso che dovrei solo star zitta, mi farebbe senz’altro meglio.

  19. licia Says:

    Visto che anch’io più di una volta mi sono stufata…
    Allora, non credo che la discussione sia inutile. Purtroppo l’uscita di un genere dal ghetto è una specie di parto estenuante: occorre ripetere due miliardi di volte le stesse cose, occorre sbattere contro muri di gomma, e via così, con la consapevolezza che ci rivaluteranno da morti, un po’ tipo Totò.
    Purtroppo, nel processo è inevitabile che ad un certo punto uno si stufa. Soprattutto se queste cose se le sente ripetere da anni. È una reazione fisiologica, “de panza”. Uno la può assecondare o rigettare. Però è uno sporco lavoro, e qualcuno deve farlo. Concordo che scrivere è probabilmente la risposta migliore, ma anche difendere quel che si fa è importante, se non doveroso. Se non mostriamo di crederci noi, perché ci dovrebbero credere gli altri?

  20. Lara Manni Says:

    Era quello che intendevo. Mi rendo conto, io sono arrivata da pochissimo nel mondo della narrativa fantastica italiana: non escludo che, se sarò ancora qui, fra cinque anni sarò estenuata anche io.
    Eppure penso che valga la pena continuare a discutere. Anche perchè – forse e sottolineo forse – a qualcosa quella discussione è servita.

  21. Francesco Falconi Says:

    Licia, il tuo punto di vista lo capisco perfettamente. E hai ragione. Sono perfettamente cosciente che difendere il nostro sia lavoro sia importante. Ma sono altrettanto cosciente che farlo riprendendo un articolo scritto dal santone X di turno non serva a un tubo.
    Il Santone X continuerà a pensarla allo stesso modo, il lettore Nerd Y continuerà a pensare che siamo un gruppo di sociopatici, come mi hanno chiesto durante un’intervista al Fantasio Festival.
    “Ma lei, Signor Falconi, rifugge dalla realtà?”
    “Certo, sono uno psicopatico serial killer, Santone X, non lo vede? Non vede come fremo nella mia psicolabilità fantasy, ti tagliarle la gola?”

    Ecco, quello che mi pare _e lo dico senza voler offendere nessuno_ è che alla fine della fiera, tutto ‘sto parlare resti una cosa inter nos. Tra i nostri blog. Qualche volta una capatina su FM, che almeno ha un po’ più di richiamo.

    Passa un mese, la discussione muore. Passano due e torna il Santone X. O Il lettore Nerd Y che mi guarda impietosito “Ah, scrivi fantasy. Capisco”. E quel “capisco” è sinonimo di un “hai mai sentito un bravo analista”?

    Ecco, preferisco scrivere. Sono cose che ho visto tante volte.

    D’altro canto capisco la vostra tenacia e fate benissimo. Tornerò a farlo anch’io _inutilmente_ quando mi sentirò di nuovo pronto a difendere la mia/nostra declamata sociopatia.

  22. Lara Manni Says:

    Francesco, quella discussione non si è svolta in uno dei nostri blog, però, ma in un blog “mainstream”…Direi che questo, forse, è il punto.

  23. Francesco Falconi Says:

    Corretto. E sono felice che Loredana sia da sempre una sostenitrice del fantastico, senza risparmiarsi critiche per i libri che non le sono piaciuti.
    Nel mio blog ho “smusettato” perché forse una sua frase era _facilmente_ mal interpretabile, riferita a FantasyMagazine. L’ho interpreta _forse male_ come un “finchè FM mostra in hoempage Meyer & Co” si tenderà sempre a pensare che il fantasy sia roba romance per ragazzine.
    Della serie: un po’ ce lo meritiamo se non usciamo da questi cliché.
    Ma il fantastico è anche quello. Così come King. Anni luce gli uni dagli altri.
    Però non nascondiamoci dietro un dito. Una grossa fetta dei lettori di fantastico sono ragazzi. E anche ragazzine che amano sognare una storia d’amore alla Meyer.
    Ecco, condannare questo mi pare sleale. Perché tutti noi siamo stati ragazzini e non ce ne fregava un tubo di Calvino o Borges. Volevamo solo evadere, divertirci, immedesimarci. Volare.
    E’ sbagliato?
    Cazzo, no.
    Ben vengano gli uni e gli altri. Ben vengano articoli da chi ha le capacità e conoscenze di mostrare altri aspetti.

    Ecco, sono uscito completamente OT 🙂

  24. licia Says:

    Eh, infatti. L’occasione era quella, alla quale, per altro, mi ero sottratta anch’io all’inizio, e quando sono entrata l’ho fatto comunque sul mio blog. Il pubblico di Lipperini non è il nostro, è anche altro, e per questo valeva la pena. Vogliamo o non vogliamo arrivare a tutti? Io sì, non mi accontento dello zoccolo duro dei fan, credo che nessuno lo faccia. E allora tocca annoiarsi a dire le stesse cose ancora, e ancora, e ancora. Perché c’è chi non le sa, chi ci leggerebbe e ci apprezzerebbe anche se non ritenesse che siamo roba da bambini. E poi il principio che si stava ribadendo era più generale: ha senso una critica che non entra nel merito del singolo, ma ammassa tutti nello stesso calderone, accontentandosi di leggere qualche nome più significativo?

  25. Lara Manni Says:

    Bene, è vero che il fantastico può essere anche questo. Però io su Meyer sono piuttosto dura: perchè non è fantastico. E’ identico a Bridget Jones, con la differenza che l’amato è immortale. E io ho paura di una cosa, già detta in precedenza: ho paura che Meyer abbia talmente “forzato” l’editoria che oggi come oggi chi scrive fantastico è obbligato ad avere quel tipo di successo. Il che non è possibile: sarebbe come chiedere ad uno scrittore mainstream di vendere quanto Melissa P. Non succede, giustamente. Insomma, ho la sensazione che rischiamo di andare sotto schiaffo. Quindi, forse, anche io tenderei a dare meno risonanza ai vampiri amorosi.

  26. G.L. Says:

    Francesco: Aggiungo, (scusa Lara se mi intrufolo), che non si trattava di Santone X, ma di Andrea Cortellessa, i cui testi (piaccia o no) sono utilizzati in tutti i maggiori Dipartimenti di Italianistica delle Università italiane. Il quale, partendo da posizioni _improponibili_ grazie a pochi imbecilli (e qui parlo per me, perchè d’ora in poi parlo solo per me – variamente indicato in questi giorni come “sbruffone”, “arrivista” “leccaculista”, “ingenuo”, e chi più ne ha più ne metta) che hanno perso una settimana della loro vita, è arrivato al “devo approfondire” che – accademicamente parlando – sta a dire “alzo bandiera bianca”. Certo, ma certi linguaggi bisogna conoscerli per poterli capire.

    Ora: mettere sullo stesso piedistallo Cortellessa (cercare su Google ogni tanto non fa male) e i poveri imbecilli dei giornaletti locali (quelli, ad esempio – perchè non sei solo tu ad avere avuto a che fare con certa feccia – per cui il sottoscritto sarebbe “uno pseudonimo”), sta a significare che sì, in effetti ho sprecato il mio tempo.

    Perchè invece di vedere il mio nome accanto a quello dell’etichetta “fantasy” (cosa che deriva da un’idiozia di Mondadori e non dai lettori del mio libercolo e che, non solo mi ha creato parecchi grattacapi, ma mi ha anche aperto gli occhi sulla qualità di certo blogging di genere), invece di difendere un autore che non amo e da cui sono lontano galessie (Tolkien) avrei potuto TRANQUILLAMENTE ragionare pro domo mea.

    Non ci credi?
    [“Dottor Cortellessa, sì è vero, gli scrittori fantasy sono una massa di decerebrati sempre pronti a difendere il proprio orticello e terrorizzati dall’idea di mettere il naso un po’ più in là dei soliti quattro topoi scritti male, soprattutto con NULLA da dire, invece il sottoscritto ha usato lo specchio del genere (e anche molto tangenzialmente, come vedrà nelle citazioni interne al libro stesso che vanno da Sue a Bulgakov a Gramsci a Baudelaire a Shakespeare a Snorre a Wagner a Nietzsche) per costruire un Bildungsroman non su un adolescente, ma su un’idea dell’Economia…]
    Visto? niente di più semplice.

    Non l’ho fatto, mi sono incaponito a credere che la maggioranza degli scrittori fantasy italiani avesse una cultura, un’etica e qualcosa da dire. Come me.
    Così non è. La maggioranza degli scrittori fantasy italiani non ha assolutamente nulla da dire. Nulla. E per di più lo fa in forme talmente stantie che farebbero gola anche a Otzi. Vuoi che vada avanti? Posso aggiungere un’altra cosa. Che il VERO motivo per cui il genere fantastico non sarà MAI sdoganato in Italia è perchè sono gli scrittori stessi che hanno paura di essere sdoganati perchè questo li metterebbe in condizione di doversi confrontare… non dico con Faulkner, eccessivo, ma con gente tipo Baricco. O Moccia.

    Ho sbagliato, errore mio. Amen, scusate. Vi lascio pure ai vostri feudi. L’importante, poi, sarà non lamentarsene. Che fa figo dire “mi fanno domande del cazzo” se poi non si ha il coraggio di avere un’identità.

    Dal canto mio, ho altro da fare. E, grazie a Dio, da scrivere.

  27. Francesco Falconi Says:

    Estasia 1 non era ancora uscita nelle librerie e uno dei lettori (fantasy) mi accusò: “ecco la solita solfa per i pampini”.
    Un piccolo inizio, tanto per stare in casa.
    Certo che ho combattuto.
    Quando ero uno scrittore malinconico.
    (E il tizio era un lettore della Loredana).
    Quando mi appiopparono parole che non avevo detto.

    Ora, mi chiedo, in 5 anni è cambiato qualcosa?
    No, i lettori della Loredana, i lettori Intellighenti, i critici Santoni, rimangono della loro opinione.
    E i libri fantasy continuano a essere nelle prime posizioni delle classifiche internazionali.
    Tutto qua.

  28. Francesco Falconi Says:

    Concludo, tanto per onestà, con l’ultima nota.
    Oltre ai lettori Intellighenti e Critici Santoni, c’è anche un’altra grossa categoria. Ma dobbiamo togliere il cerone nerd per scoprirla.
    Sono quelli che hanno scritto un mainstream e scoprono di vendere 1/100 di un libro fantasy. E questo non è ovviamente accettabile. E’ a dir poco immorale!
    Una sottofetta della fetta, pensa bene di scrivere un fantasy, allora. Si accorge perà che non è facile diventare una rowling. Costruire un mondo ancor meno. Si accorgono che non hanno una briciola di fantasia. E’ stata sputtanata dall’Intellighentia.
    E tornano ovviamente alla carica. Più incazzati di prima 🙂

    Triste circolo, che ho visto troppe volte e a cui mi sottraggo volentieri :p

  29. Francesco Falconi Says:

    @ Lara:
    No, non sono d’accordo. Perché dovremmo?
    Il filone paranormal romance esiste. C’è. Vogliamo dare ragione a Loredana e dire che è più romance e meno paranormal? Il che può essere anche vero, ma a che pro?
    Esiste. Ha una grossa fetta di lettori. Non va ignorato. Fa parte della nostra cultura, che piaccia o no.
    Ignorarlo, scansarlo, ghettizza solo di più.

    Dare meno risonanza ai vampiretti amorosi, mi dici.
    Domani poi compare il tizio Y che dice: e diamo meno spazio ai maghetti adolescenziali. Via la Rowling.
    Doopo domani quello che odia i draghi della Troisi in tutte le sue forme.
    poi anche quello che non ama i manga e fanfiction. Lara, a casa.

    Io trovo corretto che Fantasy Magazine parli di libri che rappresentano il costume del fantastico. A 360° gradi. Lo sta facendo con le forze (editoriali) che ha. Se sembra limitato, aiutiamolo.
    Tutto qui.

  30. Lara Manni Says:

    No, Francesco, non sono d’accordo.
    Sia pure: parliamo anche della Meyer. Come fenomeno sociale, quanto meno. Ma che dire di tutti quei libri che sono venuti dopo e che si limitano a infilare un paio di canini qua e un po’ di pelo da licantropo là? Ha senso parlarne? Tu dici la Rowling. Ma la Rowling, per citare King, è una “terrific writer”. I suoi emuli, molto molto meno.
    Allora, secondo me bisognerebbe cominciare a fare qualche distinzione. La generalizzazione è sempre idiota (e personalmente io me la sono beccata, l’onda di quelli che non avendo letto Esbat dicevano basta con i manga, ignorando che i manga, in Esbat, sono un pretesto così come in Sopdet è un pretesto il fronte del Carso).
    Esempio, fatto anche dalla Lipperini: ho cominciato a leggere Avoledo. E, porca miseria, che signor libro. Fantastico. Non è per caso giusto parlare di Avoledo e non sempre e solo di vampiretti? Che poi, noi che i vampiri li abbiamo amati in forma canonica, cominciamo ad essere vagamente stufi. Per esempio: io non so quanto spazio sia stato dato a Lasciami entrare di Lindqvist, che purtroppo nelle sale italiane è stato una settimana, e come libro non è stato un best-seller. Ma è stato un grandissimo romanzo. Non bisognerebbe essere più attenti alla qualità? Io penso di sì.

  31. Francesco Falconi Says:

    GL:
    Ma infatti non ho affatto criticato la vostra decisione di rispondere al Cortellessa. Ho semplicemente espresso la mia posizione. Ognuno è libero di agire come meglio si sente.
    Io, ripeto, sono portato a pensare che sarà l’evidenza dei fatti a farli ricredere.
    Fra altri 5 anni continueranno a ribadire che il fantastico sia una bolla di sapone. Ma sarà ancora ai vertici delle classifiche. Forse si chiederanno il perché e proveranno a leggere qualcosa. O forse anche no.
    Come vedi, il black hole è sempre il medesimo: l’ignoranza.

    Secondo punto. La tua visione degli scrittori fantastici o fantasy italiani la trovo decisamente troppo categorica. Ma non voglio occupare casa di altre persone per parlare di questo argomento. Discussione che, probabilmente, non porterà a nulla.
    E’ una tua idea. Che non condivido. Ho letto molti libri di autori italiani che avevano qualcosa da dire. Che trasmettevano un’emozione, senza per forza sottintendere parabole letterarie.
    Spero che tu abbia letto abbastanza autori fantasy italiani per sostenerla.

  32. Francesco Falconi Says:

    Scusa Lara, ma i cloni della Meyer non mi pare abbiano avuto così tanto spazio su FM. Così come il loro successo è stato proporzionale alle vendite in libreria.
    Ecco, è sul fare distinzioni che continuo a non capire. Avoledo, Lindqvist e altri. Ottimo.
    Qual è la proposta? Fare una sezione Commercial e una Hard Candy?
    La maggior parte delle news su FM sono comunicati stampa di uscite libri, Film, ecc.
    Ricordiamoci che è tutto a titolo gratuito da appassionati. Non è facile trovare il tempo e la voglia per articoli più complessi, che non siano un semplice cut&paste del comunicato di un editore.
    Senza beccare una lira.
    Dario Olivero non lo fa gratis.
    La sezione recensioni non ha leggi preimpostate. Dipende da ciò che la redazione vuole leggere e recensire. Ma c’è la libertà di dare il nostro contributo. L’ho fatto con troisi e Stroud, ma sono un pessimo recensore, lo ammetto.
    Sezione Rubriche e approfondimenti. Qui c’è tanta roba al fuoco. Si parla anche di Med Fantasy, distinzione che detesto perché mi pare pretestuosa.
    Quindi si può contribuire.

    Cerco meglio di capire. Forse l’impostazione grafica della home page non dà risalto a queste due sezioni, anche qualora trattassero di argomenti interessanti?
    Si può provare a evidenziare l’appunto sulla sezione FantasyMagazine del forum. Non dico che i vostri consigli saranno presi in considerazione, ma tentar non nuoce.

  33. G.L. Says:

    Francesco: dire “sono stufo di queste querelle” è già prendere posizione. Che ti piaccia o no.
    Sai che ti dico? che io preferirei non vedere più scrittori fantasy in classifica (e quali sarebbero poi? Licia [che NON è una scrittrice Fantasy, ma qualcosa di diverso e più importante, una validissima scrittrice per Ragazzi che sta evolvendo] e? la Rowling? Poi? Un numero impressionante, in effetti) ma leggere testi veri.

    Testi veri che si costruiscono avendo qualcosa da dire. (haha, bello il tono da “parabola letteraria = Kazzate Da Saputello – scommettiamo che nella Rowling te ne trovo una cinquantina senza possibilità di smentita?) Forse intendevi dire metatesto. Ecco, il metatesto è un’altra di quelle cose a cui, sorry, non si può sfuggire. C’è sempre anche e soprattutto se scrivi pensando di “trasmettere un’emozione”. (scommettiamo anche qui?)

    Detto tra noi: usare le classifioche dei libri come metro di giudizio sulla qualità dei testi – mi terrorizza.

    Sulla tua speranza. So che ti riferisci a quella famosa intervista a FM. Se vuoi aggiungo una postilla a quell’intervista.

    “Davvero non vuole dirci nulla sul fantasy italiano?”
    “Se insiste, ma vede…Ho letto molti autori fantasy italiani, dai “grandi” (hehe) ai “piccoli”. E preferisco essere diplomatico… glissare sulla sua domanda piuttosto che iniziare a dire quello che penso di ogni singolo autore italiano. Preferisco essere tacciato di ignoranza, ma ci tengo alle buone maniere. La mia Street Credibility preferisco farla attraverso i miei testi, non sputando su altri. Che magari se lo meritano. Sono morbosamente old style, lo so.”

  34. Lara Manni Says:

    Ma Francesco, pure io il blog lo faccio gratis 🙂 E le recensioni su aNobii (poche, lo ammetto), pure.
    Però il problema, per me, non è fare le sezioni Buoni e Cattivi. E’ quello che tu hai detto: la maggior parte delle news sono i comunicati stampa degli editori. Cavolo, io lo trovo pericoloso.
    Quello che però sto cercando di dire è generale: io trovo che ci sia un rischio, e il rischio è quello di cui ho parlato sopra. Essere costretti a scrivere un certo tipo di storie per essere “simili a”. Esempio: io dubito che vorrei mai scrivere un happy end canonico, e già così non sono “adatta” all’idea di fantastico che sta circolando nel mercato italiano. Ma non voglio cambiare il mio modo di narrare per adeguarmi. Ho paura che sia questo il pericolo. Vista la notizia su La strada di McCarthy?

  35. Francesco Falconi Says:

    Ho già spiegato il motivo della mia posizione. Più volte e altrove. Non c’è bisogno di ripeterlo.
    Parlavo di fantastico. Genere che include il fantasy. E molti autori che non hai citato ma che conosci perfettamente.
    Kazzatte da saputello, l’hai detto tu. Non io. Non per forza deve esserci un metatesto. Un’allusione più o meno evidentemente. Non per forza un buon libro deve avere il tocco di Saint-Exupéry.
    Sapevo che parlare di classifica sarebbe stato misleading. Confidavo in uno sforzo in più. Era inteso nel senso fenomenologico del termine. Azione virale dei lettori. Non in termini di pura qualità.
    Infine, scusami, non ti conosco e mi riferisco a ciò che hai detto pubblicamente.
    La parola diplomatico, su di te, mi pare un eufemismo. Sarà una mia impressione.
    Che tu te la prenda per possibili antipatie, idem. Sai nuotarci perfettamente, altrimenti useresti toni diversi e meno diretti. Già, misleading.
    La parola “buone maniere”, se la consolidiamo con l’intervista di FM, opinabile. Sarà la mia impressione.
    Sulla street credibility, ti auguro buona fortuna.
    Esistono tante “maniere”. Quelle da scimmia urlatrice che aspetta gli applausi dagli spalti. Un po’ come Gamberetta. L’ironia pretestuosa per un hosd’ahona collettivo. La critica con tono pacato, senza per forza offendere nessuno.
    La seconda forse è old style e fa meno audience.

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