Archive for 12 gennaio 2010

Il paradosso del nonno

gennaio 12, 2010

Ho i miei buoni motivi per interessarmi a romanzi che parlano di viaggi nel tempo.  Un classico della fantascienza, vero: basta un’occhiata ai fondamentali, ovvero alla pagina di Wikipedia,  per rendersi conto della vastità dei modi in cui possono essere trattati.
In particolare, come qualcuno immagina, mi interessa il cosiddetto Paradosso del nonno:

Il Paradosso del nonno è quello per cui l’ipotetico viaggiatore nel tempo incontra nel passato e uccide un proprio progenitore diretto (padre, nonno, etc.). In quel caso, l’esistenza stessa del viaggiatore sarebbe un’incoerenza e pure la possibilità di un suo ritorno al presente, all’istante di tempo nel quale era partito il suo viaggio.

Benone. Scatta, a questo punto, la questione della “censura cosmica”.

... la nostra voce potrebbe, secondo qualche meccanismo fisico ancora ignoto, affievolirsi o essere proprio il motivo per cui la conversazione tra il potenziale (a questo punto) nonno e la nipote potrebbe finire esattamente nel momento giusto, cosicché il nonno potrebbe essere puntuale all’appuntamento con la ragazza e tutto andrebbe al meglio.
(…) L’argomento è ulteriormente trattato nella serie televisiva Lost. In essa i personaggi riescono a tornare indietro nel tempo, e Jack, uno di essi, cerca di cambiare il futuro detonando una bomba a idrogeno. Non ci è dato di sapere se riesce a cambiare lo scorrere degli eventi. È assumibile però che lui sia già parte integrante del passato, considerato che altri personaggi hanno tentato di cambiare il passato ma hanno constatato che il fatto di tornare nel passato era già contemplato nel passato. Questo, comunque, comporta un gravoso paradosso che è riassumibile nella domanda: “qual è stato il primo Jack che ha deciso di tornare nel passato?” Infatti, dato che nel suo passato il suo io-futuro è già presente, non si riesce a discriminare il primo Jack che decide di cambiare lo scorrere degli eventi.

Mi sono posta il problema? Certo. Come? Facendo intervenire due viaggiatori che non appartengono allo stesso presente del personaggio che è implicato nel paradosso del nonno. Naturalmente, il tutto è ancora perfettibile.

Si è posto il problema Tullio Avoledo ne L’anno dei dodici inverni? Accidenti, sì. E ha trovato una soluzione interessante quanto, credo, canonica: se il passato viene cambiato si crea un’alternativa. Un mondo diverso e parallelo dove gli stessi personaggi vivono una vita diversa. Tutto torna? Non proprio tutto. Ma torna dal punto di vista del personaggio principale, e dei rapporti che lo legano alla donna che ama.
L’anno dei dodici inverni mi ha fatto capire perchè non si parla abitualmente di Avoledo come di un autore di genere: perchè il fuoco non è sul meccanismo ma sulle relazioni, per quanto alla spiegazione del meccanismo vengano dedicate pagine e pagine.
A me è piaciuto: ma non so quanto il mio parere sia tragicamente parziale. Parecchio, temo.