Il paradosso del nonno

Ho i miei buoni motivi per interessarmi a romanzi che parlano di viaggi nel tempo.  Un classico della fantascienza, vero: basta un’occhiata ai fondamentali, ovvero alla pagina di Wikipedia,  per rendersi conto della vastità dei modi in cui possono essere trattati.
In particolare, come qualcuno immagina, mi interessa il cosiddetto Paradosso del nonno:

Il Paradosso del nonno è quello per cui l’ipotetico viaggiatore nel tempo incontra nel passato e uccide un proprio progenitore diretto (padre, nonno, etc.). In quel caso, l’esistenza stessa del viaggiatore sarebbe un’incoerenza e pure la possibilità di un suo ritorno al presente, all’istante di tempo nel quale era partito il suo viaggio.

Benone. Scatta, a questo punto, la questione della “censura cosmica”.

... la nostra voce potrebbe, secondo qualche meccanismo fisico ancora ignoto, affievolirsi o essere proprio il motivo per cui la conversazione tra il potenziale (a questo punto) nonno e la nipote potrebbe finire esattamente nel momento giusto, cosicché il nonno potrebbe essere puntuale all’appuntamento con la ragazza e tutto andrebbe al meglio.
(…) L’argomento è ulteriormente trattato nella serie televisiva Lost. In essa i personaggi riescono a tornare indietro nel tempo, e Jack, uno di essi, cerca di cambiare il futuro detonando una bomba a idrogeno. Non ci è dato di sapere se riesce a cambiare lo scorrere degli eventi. È assumibile però che lui sia già parte integrante del passato, considerato che altri personaggi hanno tentato di cambiare il passato ma hanno constatato che il fatto di tornare nel passato era già contemplato nel passato. Questo, comunque, comporta un gravoso paradosso che è riassumibile nella domanda: “qual è stato il primo Jack che ha deciso di tornare nel passato?” Infatti, dato che nel suo passato il suo io-futuro è già presente, non si riesce a discriminare il primo Jack che decide di cambiare lo scorrere degli eventi.

Mi sono posta il problema? Certo. Come? Facendo intervenire due viaggiatori che non appartengono allo stesso presente del personaggio che è implicato nel paradosso del nonno. Naturalmente, il tutto è ancora perfettibile.

Si è posto il problema Tullio Avoledo ne L’anno dei dodici inverni? Accidenti, sì. E ha trovato una soluzione interessante quanto, credo, canonica: se il passato viene cambiato si crea un’alternativa. Un mondo diverso e parallelo dove gli stessi personaggi vivono una vita diversa. Tutto torna? Non proprio tutto. Ma torna dal punto di vista del personaggio principale, e dei rapporti che lo legano alla donna che ama.
L’anno dei dodici inverni mi ha fatto capire perchè non si parla abitualmente di Avoledo come di un autore di genere: perchè il fuoco non è sul meccanismo ma sulle relazioni, per quanto alla spiegazione del meccanismo vengano dedicate pagine e pagine.
A me è piaciuto: ma non so quanto il mio parere sia tragicamente parziale. Parecchio, temo.

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20 Risposte to “Il paradosso del nonno”

  1. Francesco Falconi Says:

    Se non l’hai letto, ti consiglio “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”, Niffenegger

  2. Lara Manni Says:

    In wish list 🙂

  3. .{La LIbreria Immaginaria}. Says:

    Ossì, confermo Francesco Falconi.
    E’ uno dei libri che ho adorato di più. Meno “un’inquietante simmetria” che è il secondo della Niffenegger e che secondo me non ha quel fascino del primo romanzo. Poi vabbeh, si tratta di una ghost story, diversisssima dala “fantascienza” de La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo!

  4. Fabio Catalano Says:

    Lara, non vedo l’ora che inizi Lost, e ormai dovrebbe mancare poco 😉 Credo che descrivere un viaggio nel tempo, e renderlo credibile, sia molto difficile…

  5. Lara Manni Says:

    Un casino, Fabio 🙂

  6. Francesco Falconi Says:

    In ansia per Lost anch’io.
    Se finisce con qualche stronzata metafisica egiziana etc… mi incacchio come ‘na mina :p

    Per rimanere in tema paradossi temporali, qualcuno ha visto Flashforward? (prima che lo interrompessero…)

  7. Vale Says:

    Bè, altrimenti c’è l’ipotesi “nonno di se stesso”, come Matt Groenig postulava in Futurama…
    Er…
    D’accordo, la pianto.

  8. Lara Manni Says:

    Quello di Futurama è un modello serisssimo 🙂
    E’ la teoria quantistica “a molti mondi”, per cui, appunto, si finisce in una dimensione parallela: per ogni livello di energia dell’elettrone esiste un differente universo; lo stesso per tutte le altre particelle.
    E’ lo stesso paradosso di Avoledo. Ma anche di Dragonball 🙂

    Ps. Francesco, no. Valeva?

  9. Francesco Falconi Says:

    L’idea di base è figa, non so se hai letto la trama.
    Ho preso anche il libro fanucci… anche se non ne parlano bene.

    Aspetto a pronunciarmi, perché è stato interrotto alla puntata undicesima.

    A quanto pare tira di più quella roba oscena di true blood, che mi sono sforzato di… capire.

  10. Lo Stregatto Says:

    Suggerisco di leggere:
    “la fine del tempo” di Julian Barbour

    è un libro scientifico, ma piacevole, e da la soluzione che più mi pare ragionevole al paradosso del nonno (e ad alcuni problemini della fisica e della meccanica quantistica, tipo il fatto che le equazioni NON siano temporalmente orientate).

    In estrema sostanza, l’autore sostiene che lo spazio quadridimensionale debba essere interpretato in modo “letterale”, che il tempo sia solo 1 dimensione in più “adirezionale” (così come le direzioni spaziali) e quindi la realtà sia una sequenza di stati “atemporali”. La direzione temporale sarebbe quindi soltanto una percezione della sequenza di stati vicini.

    Con questa teoria si può superare in modo relativamente ragionevole il paradosso del nonno; infatti se la realtà è solo una “linea” in uno spazio 4d, una macchina del tempo causerebbe un salto tra 2 punti della linea; eventuali cambiamenti dal punto di arrivo causerebbero il passaggio ad un altra linea temporale, lasciando comunque in esistenza la linea precedente (in effetti la teoria sostiene che esistano tutti i possibili stati, quindi non c’è nulla di “male” ad avere più linee).

    Se la teoria fosse “vera”, una eventuale macchina del teletrasporto sarebbe automaticamente una macchina del tempo (stavo pensando ad un raccontino sull’argomento…).

  11. Fabio Catalano Says:

    A me true blood piace. Soprattutto per il parallelismo con la discriminazione dei neri in america. Almeno, io l’ho letta così.

  12. Lara Manni Says:

    Gattone, notevole la teoria. Anche se il paradosso del nonno a me piace: l’idea di poter interferire con il presente è forse la più affascinante dei viaggi nel tempo, no?
    Francesco, no, ammetto la mia ignoranza e vado a informarmi: magari prendo anche io il libro.
    True blood…ho letto solo un paio di libri della Harris, ma non sono del tutto convinta…

  13. Lo Stregatto Says:

    la teoria della “fine del tempo”, permette senza problemi di manipolare il presente interferendo nel passato… solo che… ehm… ci sono molti presenti e molti passati :-p

  14. eleas Says:

    oh che bel post, io adoro i viaggi nel tempo sono stati il mio inizio nel fantastico mondo del fantastico. Sul paradosso del nonno però io temo che il tizio non riuscirebbe a ucciderlo in quanto lui c’è, e se c’è non può averlo ucciso mi piacciono le situazioni in cui il passato non si riesce a modificare nonostate tutti gli sforzi, comunque avoledo è un altro in wish list.

    quanto a Lost… ho anche io gli stessi timori di Francesco salvo che fanno cagate parto per gli states a cercare gli sceneggiatori e vado a porre termine al loro viaggio tereno scaraventandoli su un’idola deserta.

  15. Paolo E. Says:

    Sono d’accordo con Eleas. In molti romanzi di fantascienza ci si confronta col paradosso del nonno postulando una impossibilità. Per quanto il protagonista si sforzi, per quanto ingegnose siano le sue trovate, il presente “originario” trova sempre il modo di realizzarsi.

    In ogni modo aumenta il mio interesse per L’anno dei dodici inverni…in effetti se usato con talento l’espediente narrativo del viaggio nel tempo può creare cose notevoli.

  16. Lara Manni Says:

    Be’, ma se gli universi sono tanti, uccidendolo, cambiano universo entrambi, nonno e nipote. Credo 🙂

  17. Fabrizio Says:

    Per Lost sono molto fiducioso: l’importante è il viaggio, non la destinazione…

  18. selerian Says:

    Ponendo il tempo come una direzione spaziale i paradossi sono risolti, volendo, però narrativamente non è il massimo, diciamocelo. Se si fa così, qualunque cosa noi “facciamo” nel passato non può cambiare il presente (un pò come mi pare di capire dicessa Lara di Lost – non so, non seguo la storia), ma una volta che il lettore capisce il trucco, non c’è più nessun gusto: sa che il viaggio nel tempo sarà inutile.

    La storia dell’universo “censore”, comunque, non mi convince da morire. Per l’universo il nonno quanto il nipote sono aggregati di atomi qualunque. O ti impedisce di fare qualunque cambiamento, o te li consente tutti. Sputare per terra dovrebbe stravolgere il futuro quanto sparare a tuo nonno. Se puoi farlo e l’evento non era già “incluso”, cambi comunque il futuro.

    Io adoro i racconti sui viaggi nel tempo, devo dire, quelli di Anderson e il mio adorato “la fine dell’eternità” di Asimov in particolare. Però va anche detto che sono dei colabrodi :S. Detto sinceramente, se uno tiene a evitare tutti i paradossi logici la cosa migliore è non scrivere di viaggi nel tempo, secondo me 😀

  19. Lara Manni Says:

    Oppure ignorare i paradossi allegramente 🙂

  20. selerian Says:

    Ecco, questa è l’altra 😄

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