Archive for 14 gennaio 2010

Neorealisti e neofantastici

gennaio 14, 2010

Ci ho pensato un po’, però alla fine mi sono decisa. Non voglio assolutamente ricominciare con la faccenda dei critici da una parte e degli scrittori dall’altra, a guardarsi in cagnesco e a ballare la haka come gli All Blacks. Però l’articolo uscito ieri su Repubblica mi ha lasciato un bel po’ di dubbi.

Nell’articolo si parla di una pubblicazione che si chiama “Tirature” e che si occupa di “nuove tendenze narrative”. Dal che, mi era venuto in mente che forse (forse) avrebbe quanto meno preso nota del fatto che la narrativa fantastica si legge, nel nostro paese. Secondo me, in misura decisamente maggiore rispetto a qualche anno fa: e che dentro questa definizione ci siano romanzi qualitativamente diversi è una faccenda non dico secondaria, ma comunque da annotare subito dopo aver preso atto che, appunto, esistono lettori di fantastico e che anche gli autori stanno aumentando.

Invece no. Secondo “Tirature” e il suo curatore Vittorio Spinazzola, la nuova tendenza è il Realismo. Anzi, Neorealismo. Anzi, Neoneorealismo. Per usare le parole di Spinazzola: «rilancio della realisticità nel campo della scrittura prosastica», illuminando «i rapporti di forza tra soggetti sociali collettivi che è propria della tradizione realista urbano-borghese».

Se non ho capito male, i romanzi in questione sarebbero quelli che raccontano piccole realtà cittadine e provinciali. Mentre non avrebbero alcun senso i romanzi “epici” alla Wu Ming, perchè la “mediocrità contemporanea” non prevede eroi epici.

Interessante. Eppure, cos’è la narrativa fantastica se non, anche, una narrativa epica? Non perchè debba proporre necessariamente “eroi” nel senso classico, elfi sotto lucenti armature e guerrieri a cavallo, ma perchè di certo non va a raccontare quello che accade nel bar sotto casa. O meglio, può anche raccontarlo ma inserendolo in un disegno più vasto.

Infine, c’è un’ultima faccenda che mi sta cuore. Uno dei commenti che mi hanno fatto più piacere, a proposito di Esbat, è stato quello di un lettore che ha parlato della “dimensione realistica” dei personaggi. E’ vero: epica, realismo e fantastico non sono necessariamente dimensioni separate. Anzi, quello che interessa me è proprio cercare di fonderle.

Quello che non mi convince, infine, è il concetto che debba esistere, in Italia, una parte di scrittori lodevoli perchè raccontano (magari benissimo) la propria giovinezza sulla costa adriatica, una parte criticabile perchè sceglie la strada della narrazione storica e/o epica, e una parte che non va proprio presa in considerazione perchè ci infila dentro qualcosa che non esiste nella realtà e nella neorealtà.

So bene di correre un rischio, scrivendo questo post, ed è quello di essere scambiata per una che cerca l’attenzione della critica: prevengo subito e dico che non è questo il punto. Il punto è che, secondo me, stanno succedendo cose, e che quelle cose non vengono viste: prescindendo da ogni caso personale e amicale.