Neorealisti e neofantastici

Ci ho pensato un po’, però alla fine mi sono decisa. Non voglio assolutamente ricominciare con la faccenda dei critici da una parte e degli scrittori dall’altra, a guardarsi in cagnesco e a ballare la haka come gli All Blacks. Però l’articolo uscito ieri su Repubblica mi ha lasciato un bel po’ di dubbi.

Nell’articolo si parla di una pubblicazione che si chiama “Tirature” e che si occupa di “nuove tendenze narrative”. Dal che, mi era venuto in mente che forse (forse) avrebbe quanto meno preso nota del fatto che la narrativa fantastica si legge, nel nostro paese. Secondo me, in misura decisamente maggiore rispetto a qualche anno fa: e che dentro questa definizione ci siano romanzi qualitativamente diversi è una faccenda non dico secondaria, ma comunque da annotare subito dopo aver preso atto che, appunto, esistono lettori di fantastico e che anche gli autori stanno aumentando.

Invece no. Secondo “Tirature” e il suo curatore Vittorio Spinazzola, la nuova tendenza è il Realismo. Anzi, Neorealismo. Anzi, Neoneorealismo. Per usare le parole di Spinazzola: «rilancio della realisticità nel campo della scrittura prosastica», illuminando «i rapporti di forza tra soggetti sociali collettivi che è propria della tradizione realista urbano-borghese».

Se non ho capito male, i romanzi in questione sarebbero quelli che raccontano piccole realtà cittadine e provinciali. Mentre non avrebbero alcun senso i romanzi “epici” alla Wu Ming, perchè la “mediocrità contemporanea” non prevede eroi epici.

Interessante. Eppure, cos’è la narrativa fantastica se non, anche, una narrativa epica? Non perchè debba proporre necessariamente “eroi” nel senso classico, elfi sotto lucenti armature e guerrieri a cavallo, ma perchè di certo non va a raccontare quello che accade nel bar sotto casa. O meglio, può anche raccontarlo ma inserendolo in un disegno più vasto.

Infine, c’è un’ultima faccenda che mi sta cuore. Uno dei commenti che mi hanno fatto più piacere, a proposito di Esbat, è stato quello di un lettore che ha parlato della “dimensione realistica” dei personaggi. E’ vero: epica, realismo e fantastico non sono necessariamente dimensioni separate. Anzi, quello che interessa me è proprio cercare di fonderle.

Quello che non mi convince, infine, è il concetto che debba esistere, in Italia, una parte di scrittori lodevoli perchè raccontano (magari benissimo) la propria giovinezza sulla costa adriatica, una parte criticabile perchè sceglie la strada della narrazione storica e/o epica, e una parte che non va proprio presa in considerazione perchè ci infila dentro qualcosa che non esiste nella realtà e nella neorealtà.

So bene di correre un rischio, scrivendo questo post, ed è quello di essere scambiata per una che cerca l’attenzione della critica: prevengo subito e dico che non è questo il punto. Il punto è che, secondo me, stanno succedendo cose, e che quelle cose non vengono viste: prescindendo da ogni caso personale e amicale.

Annunci

Tag: , ,

36 Risposte to “Neorealisti e neofantastici”

  1. Vocedelsilenzio Says:

    Ritengo piuttosto assurdo che non si parli di letteratura fantastica in un testo in cui ‘dovrebbero’ essere prese in considerazione le nuove tendenze narrative… mah!
    Certo, la si può amare o la si può odiare, ma è indubbio che la narrativa fantastica sia in crescita, sia come pubblico che come autori.
    Boh, davvero non capisco perché sembra che neanche esista…

  2. Roberto Says:

    Ah però, ma guarda. Pensavo che da parte della cultura che si colloca tendenzialmente a sinistra (la vecchia sinistra salottiera, per dire così) ci si stesse almeno un pochino allontanando da queste polemiche da diciannovesimo secolo, ma vedo che mi sbagliavo. Peccato.
    E’ vero, la narratica fantastica è narrativa epica in senso ampio, è la voce che grida e dice che no, nè un tempo, nè oggi, la mediocrità è o può essere il metro su cui ci misuriamo. Il che non esclude affatto la realtà, dato che parla alla realtà.
    Non ci si può fare nulla, chi la pensa in questi termini crede che per vedere con chiarezza ci si debba cavare gli occhi. Buon pro faccia loro, li lascio senza rimpianti nel loro brodo …

  3. Lara Manni Says:

    Sì, è assurdo. E, Roberto, lo pensavo anche io. Soprattutto mi pare che ci sia un gigantesco equivoco che riguarda proprio il concetto di realtà, a mio modo di vedere.

  4. Lo Stregatto Says:

    L’eroe può essere una persona con poteri straordinari che fa cose straordinarie (e che però per lui sono normali).
    Oppure, in quella che, per il mio umile giudizio di gattaccio è l’epica realistica, è una persona normale che, in circostanze particolari, fa cose straordinarie.

    Entrambe possono contenere elementi di fantastico e possono essere decisamente interessanti.

    E quindi?
    Non va bene perchè non rientra bene negli schemi della critica?
    Insomma… cancelliamo l’Iliade o l’Odissea?

  5. polifonie Says:

    Ciao Lara, bella riflessione, molto misurata e ben argomentata. Sollevi punti di grande importanza, quello del realismo nel fantastico per esempio. Premesso che il libro nessuno di noi lo ha letto, e ci si basa solo su una recensione, per come viene presentato dimostra di scansare a piedi pari la più grande tradizione filologica europea, Auerbach su tutti, che sulla ricerca del realismo nella letteratura fantastica (inclusa la Bibbia!) ha costruito uno dei massimi capolavori di critica del testo mai pubblicati; ma dimostra anche una totale miscomprensione della complessità del fenomeno che è passato alla storia come neorealismo, e che al suo interno contava voci diverse e non tutte esattamente in sintonia. Buon proseguimento, Claudia B.

  6. Lara Manni Says:

    Ciao Claudia!
    Da quel che ho capito nell’articolo, il riferimento era soprattutto a Vasco Pratolini. Cosa che, senza nulla togliere, a me sembra un po’ miope. Tra l’altro, la letteratura fantastica (la buona letteratura fantastica) difficilmente può fare a meno del realismo: inclusa quella “creatrice di mondi”, che apparentemente si stacca dal reale così come lo intendiamo…
    Stregatto: quello che Spinazzola sostiene è che Achille e Ulisse non hanno senso OGGI. E questo non riesco davvero a capirlo: perchè non esiste un tempo in cui si ha bisogno di “eroi” e uno – mediocre – che li espelle. Secondo me.

  7. Neorealisti e neofantastici « Laramanni's Weblog Says:

    […] Fonte:  Neorealisti e neofantastici « Laramanni's Weblog […]

  8. polifonie Says:

    .. UN PO’ MIOPE.. solo un po’, eh? :)))) Dici bene, la letteratura “creatrice di mondi” è veicolo di riflessione sul reale, perché non esiste mondo immaginato che non sia riflesso della realtà. Non esiste, non è mai esistita, la letteratura di “evasione”. Si tratta però di avere gli strumenti per leggerli i libri, invece di pontificare.

  9. Lara Manni Says:

    E qui siamo al domandone: quali strumenti per quale critica? 🙂

  10. polifonie Says:

    domandone davvero :))

  11. Lara Manni Says:

    Eh sì. Perchè il problema non è tanto che Spinazzola o chi per lui non prenda in esame quel che si scrive oggi. Ma che si restringa il concetto di realismo ad una realtà “piccola piccola”. Per dire, se avesse letto Tolkien…:)

  12. polifonie Says:

    Stavo proprio per nominare l’innominabile, ma come si è visto dalla discussione allucinante di questi giorni, in questo paese il povero Tolkien è vittima di un equivoco sproporzionato, anzi porporzionato al sostrato di indottrinamento teorico dei critici di questo paese, da cui anche Spinazzola fatica, anzi non riesce a liberarsi. Sognamo un giorno glorioso in cui sarà possibile leggere un libro senza che il critico di turno ti venga a dire che quello no, quello proprio no. Semmai il lettore lo decide da solo quale sì e quale no. Per arrivarci però sarebbe necessario che nelle scuole si iniziasse a fare educazione alla lettura, piuttosto che dottrina.

  13. Roberto Says:

    Mha, la mia sensazione a pelle è che ci si trovi davanti a un incaponimento irrisolvibile.
    Non ho detto “polemica da diciannovesimo secolo” a caso, infatti: se stiamo qua ancora a discutere con persone che, a mio modo di vedere almeno, guardano alla narrativa fantastica come una versione ridotta “dell’oppio dei poveri”, eh, ho la sensazione che non si possieda neppure quel minimo “linguaggio in comune” per potersi confrontare.
    Che poi, io sono un grande fan della letteratura da evasione: qua c’è Tolkien, che di fronte a questa “accusa” dava una meravigliosa risposta “voi confondete la diserzione del soldato con la giusta fuga del prigioniero”.
    La miglior letteratura fantastica, a mio parere, parla della realtà quasi “di riflesso” – ancora una volta, Tolkien quasi “scopriva” i contenuti della sua opera con una forma di stupore.
    E, ne sono sempre stato convinto, al di là delle polemiche imbarazzanti sui “campi hobbit” e quant’altre destrose fesserie, resto convinto (questo articolo su Repubblica ne è una triste conferma) che la polemica infinita tra una certa cultura di sinistra e Tolkien sorga proprio da questo: una frattura insanabile nella visione del reale. Ma dobbiamo proprio spenderci nel confrontarci con questi poverelli? E lo dico senza alcun intento polemico: per me sono proprio dei poverelli; sento così lontani e così interiormente poveri coloro che aspirano alla mediocrità che, davvero, non so neppure come confrontarmi con loro. Ciechi e guide di ciechi, se mi si permette la citazione sacra xD
    E Tolkien lo sapeva: questo è quello che FA Sauron per distruggere Numenor. Questo fa: distrugge la bellezza e la grandezza per un’aspirazione di mediocrità.

  14. chiara Says:

    Da sempre la critica di sinistra (cioè, quasi tutta la critica italiana) in questo paese ignora il fantastico e si occupa di realismo, neorealismo eccetera. Qual è la novità?
    Ho letto Tirature per anni, e ho sempre trovato in Spinazzola uno sguardo unidimensionale e monocratico. Cioè lo sguardo di chi possiede la Verità nell’accezione quasi religiosa del termine. Questo fa sì che non solo ignori il fantastico, ma anche il romanzesco (vedi ad esempio, per tornare a un tema già trattato su questo blog, uno scrittore enorme come Ongaro).
    E’ inutile discutere con questa gente. Leggono i libri solo in funzione vetero politica.
    Il mio consiglio? smettere di leggere Tirature. Almeno si evitano incazzature e ci si concentra sulle cose importanti… nel mio caso, leggere “l’ospite”, splendido gotico di Sarah Waters, scrittrice inglese famosa in precedenza per aver scritto meravigliosi libri realisti sulla Londra vittoriana. Capito gli inglesi, come si muovono elegantemente tra genere e realismo? E noi qui a farci girare le palle con Tirature…

  15. Lo Stregatto Says:

    Ottimo suggerimento Chiara 😉

    Il concetto che esistano tempi per gli eroi e tempi che scacciano gli eroi per sposare la mediocrità è diffuso… dai mediocri.

  16. Giobix Says:

    robè…tu sei un attimino fissato con la politica, personalmente, è grazie a repubblica se ho scoperto lara manni, il suo libro e questo blog.
    credo che il problema in italia sia soprattutto lo storico disprezzo accademico verso i generi popolari. E in questo senso i tromboni conservatori e quelli marxisti sono sempre andati daccordo.
    Nel cinema non va meglio, e infatti appena un tarantino viene in italia e osanna Lucio Fulci (sinistrorso militante) la critica “seria” resta spiazzata.
    Magari nessuno si sogna di snobbare Umberto Eco perchè ha scritto romanzi di genere giallo e fantastico, troppo pericoloso il confronto con un peso massimo. Con i giovani e i meno giovani, che non siano titolari di cattedre imporanti, il rifiuto e il silenzio invece è regola.
    Però il confronto tra i realisti di oggi e quelli di ieri è spesso impietoso. Verga e Moravia raccontavano storie forti, mica cazzatine.
    Uno degli scrittori più realistici che ho mai letto è Joe Lansdale, mescola western, horror, fantascienza, ma il suo texas è terribilmente reale.

  17. chiara Says:

    Be, su Eco le cose non filarono del tutto lisce… Franco Cordelli lo attaccò a nome del Gruppo 63, di cui anche Eco aveva fatto parte , per aver contraddetto col Nome della rosa a tutti i dettami dell’avanguardia letteraria. E molti critici torsero la bocca di fronte al giallo medioevale di Eco. Che di fatto sdoganò il giallo in Italia, detto per inciso.
    La questione, insomma, è antica.
    Ma sull’appartenenza marxista dei principali detrattori del fantastico in Italia non si scappa. E’ antipatico ammetterlo (anche per me!) ma è così. Poi è indubbio che la critica accademica ha sempre avuto la puzza sotto il naso, a partire dalla famosa condanna crociana dei generi.
    Insomma, non potremmo essere messi peggio qui in Italia, cara Lara.
    Brava, hai fatto un bel post.

  18. Roberto Says:

    Giobè … 🙂
    Ammetto che sentirmi dire che sono fissato con la politica mi ha strappato un gran sorriso. Il mio era un discorso culturale, non politico. E non sono convinto che la ragione di una certa mentalità risieda nel disprezzo verso i generi popolari, ma proprio in un certo modo di guardare alla realtà.

  19. Lara Manni Says:

    Ignorare il fantastico è ignorare il romanzesco, proprio così. Poco fa, ascoltando la radio, ho orecchiato un riferimento alle Metamorfosi di Kafka. Mi è venuto da ridere, perchè quello E’ un romanzo fantastico, e contemporaneamente è uno straordinario romanzo realistico sulla società di inizio Novecento.
    Io comincio a pensare che la problematica sia terribilmente italiana, ma non riesco a capire perchè…

  20. Maurizio Says:

    Condivido in toto il post di Lara Manni. Del resto, a sostenere che la narrativa nasce in Occidente come racconto fantastico fu Leopardi, il quale arrivò a sostenere che tutta la produzione successiva all’Iliade e all’Odissea doveva necessariamente essere considerata cattiva emulazione, avendo appunto perso la connotazione fantastica possibile solo, secondo lui, in un tempo in cui la Natura non si era ancora rivelata all’uomo (al disvelar del vero…).
    L’opinione di Leopardi è certemente datata e parecchio estrema, ma è utile come baluardo contro il preconcetto che da sempre relega il fantastico e la science fiction nel ghetto delle letterature minori. Senza considerare, poi, che una contrapposizione realismo/fantastico è una schematizzazione di comodo: in fondo, la guerra di Troia ci fu davvero… Questo per dire quanto la contaminazione dei generi e, in definitiva, la libertà che ogni autore dovrebbe sapersi prendere, possano essere alla base di capolavori immortali. Con buona pace di Spinazzola e di quelli che la pensano come lui.

  21. wuming1 Says:

    Tra le varie accuse che furono fatte a Eco trent’anni fa, c’era anche quella di “avere scritto il libro con un computer”. Lo si attaccava per questo, lo si difendeva per questo, alcuni dicevano “ma no, è una favola”… L’implicazione era: scritto col computer = successo programmato al computer. Scritto col computer = tradimento della letteratura. Pensa te come si era messi… Va comunque detto che Spinazzola non era tra questi, e parlò bene de “Il nome della rosa”. Ne parlò bene lo stesso Pratolini (!), che nei dibattiti di oggi viene brandito come arma e ci si dimentica che come autore e come uomo non era la parodia real-socialista che ci è stata consegnata.
    Ma oggi? Si è messi molto meglio? Dieci anni fa, di Q (si parva licet) si disse che era stato “scritto con Internet”, e più o meno alla base c’era lo stesso discorso… Oggi certi critici pigliano per i fondelli gli scrittori che stanno in rete, il discorso sul NIE è automaticamente una buffonata perché si è sviluppato principalmente in rete, etc.

  22. Lara Manni Says:

    Wu Ming 1 (benvenuto!): anche degli anime si è sempre detto che “erano disegnati al computer”, dunque erano monnezzoni (peraltro non era neanche vero). Così, è ancora Internet il lupo cattivo? (che poi mi viene in mente: Internet uguale “facilità” apparente, dunque mancanza di valore “artistico”).
    Maurizio: grazie per aver ricordato l’opinione di Leopardi. Il “non è più possibile”, temo, è anche la tesi che viene brandita da “Tirature” (che a questo punto voglio procurarmi).

  23. Laura Costantini Says:

    Lara, ti condivido in tutto. Mi batto tutti i giorni contro il concetto che la speranza della letteratura italiana sia nelle storie minime di genitori separati, di adolescenti allucinati, di depressioni, di bulimie e anoressie, di trentenni in crisi che poi diventano quarantenni pieni di rimpianti per i trent’anni che non hanno saputo vivere. Il romanzo puo’ essere moltissime cose, ha in se’ spazio per tutto. E la fantasia e’ il motore primo delle storie che appassionano i lettori. Io una volta azzardai la divisione tra scrittori che sanno e scrittori che raccontano. Gli scrittori che sanno sono quelli che scrivono per spiegarci quello che non siamo in grado di capire della vita, e che a loro invece si e’ manifestato sotto forma di indiscutibile epifania. Gli scrittori che raccontano sono quelli che sono costretti a prendere la penna, la matita, la tastiera perche’ si sentono attraversati da storie che chiedeno di essere semplicemente raccontate. A far l’esegesi del mondo che rappresentano ci penseranno i lettori che sono molto meno stupidi di quando piaccia pensare agli scrittori del primo tipo: quelli che sanno tutto quello che c’e’ da sapere.

  24. Laurie Says:

    Quasi quasi do ragione a Dimitri sui critici.
    Anzi togliano i quasi.
    Questo signore ha dei paraocchi fantastici! Funzionano davvero ma davvero bene!! (sono preda del sarcasmo, capiscimi, è stata una giornata pesante)

  25. gnappetta Says:

    rosicano perche` sono capaci di vivere soltanto su una miserevole frazione di piano di realta`, e chi gironzola allegramente altrove gli fa venire l’ulcera…

  26. Lara Manni Says:

    @Laura: il concetto che i lettori NON siano stupidi è la chiave di tutto. E direi che bisogna usare questa chiave per fornire di nuovi strumenti la critica.
    @Lau. E’ che però della critica abbiamo bisogno, secondo me. Di una critica senza paraocchi, di una critica che sappia osservare. E credo che sia importante battersi per arrivarci.
    @gnappetta. Il problema è che molto spesso, secondo me, alcune narrazioni sono decisamente ignote a molta critica. Tolkien incluso…

  27. demonio pellegrino Says:

    Differenze: ieri su un quotidiano statunitense c’erano paginate e paginate sui 100 libri piu’ letti del 2009. Si faceva notare come la meta’ dei libri in classifica fosse del genere “fantastico”. Soprattutto vampiri, ma non solo.

    Per quanto mi sforzi, non riesco a trovare nei giornali che leggo qu, articoli spocchiosi come quelli che leggo sui giornali italiani. Sicuramente non so cercare bene io.

  28. Paolo E. Says:

    Da lettore ormai occasionale (ah, il tempo) posso aggiungere molto poco a quanto già detto.

    Secondo me anche la letteratura fantastica è a suo modo realismo, perchè parla alla realtà e guarda alla realtà. Etichettare il genere fantastico come non-letteratura in quanto tale priva di fatto gli scrittori di un potentissimo strumento narrativo per descrivere il REALE. E l’esempio de la Metamorfosi di Franz Kafka è particolarmente lampante.

    Poi ci sono due problemi. Il primo è quello ben posto da Lara Manni che il problema di recuperare alla letteratura fantastica una critica responsabile e non prevenuta esiste ed è importante. Nessun ramo della scrittura può prescindere dalla critica. E non è nemmeno cosi impossibile secondo me: il sia pur piccolo passo fatto da Andrea Cortellessa (cosi come la sua disponibilità al confronto) nella discussione natalizia è quanto mai significativo.

    Il secondo sempre secondo me, e gli scrittori devono avere il coraggio di ammetterlo, è che c’è DAVVERO una presenza forte di materiale di bassa qualità all’interno della letteratura di genere. Anzi ancora peggio: tali opere di bassa qualità giustificano la loro legittimità ad esistere proprio in nome della loro appartenenza ad un genere.
    Sulle colpe delle riviste di settore (Urania su tutte) per il verificarsi di questa situazione si potrebbe discutere per notti intere.

  29. Paolo Evangelisti Says:

    Scusate, quello sopra sono io 🙂

  30. Lara Manni Says:

    Paolo, lo ammetto. E’ verissimo (e credo di averlo detto): dentro il genere esistono eccome i monnezzoni, e la responsabilità va anche divisa fra varie figure professionali, ma è importante che noi lo riconosciamo. Non per azzannarci l’un l’altro, ma per capire cosa si può fare.
    E sono d’accordissimo sul fatto che la critica serva: perchè, oltre allo sguardo e all’approvazione o disapprovazione dei lettori, mi serve quel giudizio di valore e non di gusto di cui parlava Chiara qualche giorno fa. Mi serve per crescere, e per capire.

  31. chiara Says:

    Serve a te come scrittore, Lara, per crescere e per capire, come dici tu. Ci mancherebbe altro. Ma serve soprattutto – e ripeto, soprattutto – ai lettori, per orientarsi nelle scelte. Vale a dire, finché la critica letteraria non si farà carico “anche” del fantastico, i lettori saranno abbandonati a se stessi. Perché non possono essere gli scrittori stessi a fare la selezione! Immaginarsi… come dire che Stephen King tira una bordata contro Anne Rice! E’ questo il punto-chiave che tu hai posto, Lara.
    Senza una critica preparata e responsabile, il fantastico non viene scandagliato a fondo. Non viene selezionato. Non “cresce” a livello letterario ed editoriale. Monnezzoni e capolavori convivono nell’immaginario di lettori inesperti (non dimentichiamo che la maggior parte dei lettori di fantastico “sono” inesperti, perché giovanissimi) e questo non è un buon servizio per la letteratura.
    Un’ultima notazione: la funzione critica non può essere delegata a pochi siti pseudo specialistici , che mettono sullo stesso piano Tolkien e libriccini sgrammaticati. Non si trattano così, i lettori.

  32. Lara Manni Says:

    Chiara, hai terribilmente ragione.
    Anche perchè gli editori non aiutano, almeno nella maggior parte dei casi: per loro il fantastico non è un terreno di investimento culturale come il mainstream. Deve, semplicemente, vendere, e tanto. O non è.

  33. chiara Says:

    Proprio perché manca un orientamento critico, a mio modo di vedere.
    E se la sede deputata è carente – in soldoni, i critici nostrani non conoscono il fantastico – il genere viene relegato nel ghetto della pura vendibilità, come dici tu.
    E’ un equivoco spaventoso, davvero. E torno all’esempio de “L’ospite” della Waters: un gotico, una storia di fantasmi che viene selezionata come finalista per il Booker Prizer, al pari di due romanzi precedenti della Waters, assolutamente mainstream.
    Come dire che in Italia entri nella rosa dei finalisti allo Strega con “Esbat” o “Non mi uccidere”! E te lo dice una che è stata selezionata per lo Strega con un suo romanzo precedente – “I bambini sono tornati” – sol perché era considerato mainstream! Quando “Non mi uccidere” è scritto mille volte meglio.
    Diomio, Lara, come faremo a uscire da questo equivoco?

  34. Lara Manni Says:

    E’ un gran pasticcio, Chiara. Tra l’altro, io ho letto “I bambini sono tornati” e non mi capacito di come qualcuno possa averlo scambiato per romanzo mainstream, quando è una ghost story classicissima alla Henry James!!!
    Sarah Water, o Il seme del male della Harris (che è di altro livello, ma è certamente una squisita narratrice) sono libri che da noi vengono pubblicati senza aspettative bestselleristiche solo perchè le autrici vengono comunque considerate mainstream che hanno “deviato”. Compagne che sbagliano 🙂
    In questo hai ragione: la critica potrebbe aiutarci e sostenerci. Anche stroncando, ma comunque occupandosi del fantastico al di là del fenomeno di costume. Tento di essere ottimista, ma prima che questo discorso tocchi davvero un editore (escludendo quelli che già lavorano in questo senso) passerà non poca acqua sotto i ponti.

  35. chiara Says:

    Sui “bambini sono tornati” continuo a chiedermelo anch’io. All’epoca non riuscivo a capacitarmi, quando leggevo le recensioni – moltissime! – che parlavano di “romanzo di denuncia sociale” (sic)…
    Siamo nate nel paese sbagliato purtroppo.

  36. Lara Manni Says:

    Romanzo…di denuncia sociale?
    Che poi è anche molto vero. Però non si capisce perchè la denuncia sociale possa essere fatta solo dal mainstream.
    Come se un romanzo fantastico non ne fosse capace. The Dome cosa altro è? 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: