Senza pietre non c’è arco

“Il campo della letteratura (…) è il mondo da scrivere: la frontiera. Per questo, fare letteratura è proiettarsi al di fuori del già noto, del già acquisito”.

«vedere bene le cose una ad una; per poi ri-ordinarle in una maniera, che sempre, in una certa misura, arbitraria, cioè fantastica»

«Un impegno razionale, dunque, un voler porre il sigillo del geometrico sul confuso, sul caotico, un desiderio di proporzione entro i movimenti del fantastico, dell’inverosimile, della meraviglia improbabile: è quanto ha realizzato Ariosto, e ha prodotto la fiaba, e hanno perseguito altri suoi illustri “antenati”, Galileo o Leopardi innanzitutto, che non hanno mai separato scienza e letteratura, ragione e fantasia, e sono stati perciò (come Dante) le linee di forza della nostra letteratura»

Sono frasi su Italo Calvino, scritte da critici e studiosi. Frasi che ho trovato ieri, seguendo il Twitter dei Wu Ming e approdando a un intervento di Alberto Sebastiani. L’argomento è Calvino e gli scrittori italiani, oggi.  Argomento che secondo me costituisce già una risposta alla discussione di ieri sul neorealismo.

Nota personale. Il primo libro di Calvino che ho letto è stato Le città invisibili, e l’ho amato fino allo spasimo. Se fossi un critico ne spiegherei le ragioni letterarie: io posso solo dire che la mia idea di fantastico nasce anche da quel libro. Dico, ve le ricordate?

Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive di un lago con case, tutte verande una sopra l’altra e vie alte che affacciano sull’acqua i parapetti a balaustra. Così il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell’una Valdrada che l’altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giù nell’acqua contiene non solo tutte le scanalature e gli sbalzi delle facciate che s’elevano sopra il lago ma anche l’interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi, gli specchi degli armadi.

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6 Risposte to “Senza pietre non c’è arco”

  1. demonio pellegrino Says:

    Vogliamo parlare di Isidora? “Isidora e’ dunque la citta’ dei sogni: con una differenza. La citta’ sognata conteneva lui giovane; a isidora arriva in tarda eta’. Nella piazza c’e’ il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventu’; lui e’ seduto in fila con loro. I desideri sono gia’ ricordi”.

  2. Lara Manni Says:

    Parliamone, ti prego. Potrei stare qui ore a parlare delle città 🙂

  3. demonio pellegrino Says:

    E vogliamo parlare di Irene? “La citta’ per chi passa senza entrarci e’ una, e un’altra per chi ne e’ preso e non ne esce; una e’ la citta’ in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho gia’ parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene”.

    Oppure di Zora, che a me ha fatto tanto pensare alla situazione italiana: “obbligata a restare immobnile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora langui’ , si difece e scomparve. La Terra l’ha dimenticata”.

    Ecco, anche nel mondo delle lettere, mi pare la critica ufficiale italiana VOGLIA farci fare la fine di Zora. Ma mi sbagliero’ io.

  4. Lara Manni Says:

    Spero tanto che tu ti sbagli 🙂
    A parte gli scherzi: nell’articolo che ho linkato c’è una constatazione che mi piace molto. Ovvero, che chi scrive oggi, più che figlio di Tondelli, è figlio di Calvino 🙂

  5. Lol_Twilight Says:

  6. Lara Manni Says:

    🙂

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