United books of America

Demonio Pellegrino fa un post utilissimo sui 100 libri più venduti in America nel 2009. Utilissimo perchè, come si vede, c’è non solo una schiacciante presenza di Stephenie Meyer e della sua saga nelle parti alte della classifica, ma perchè, come commenta Demonio, “ci sono altri 16 libri sui vampiri in classifica…in pratica i vampiri contano da soli per il 20% della top 100. Nel 2007, le storie coi vampiri erano il 2% del totale”.
Dunque, molta narrativa young adult. E poi, fra i primi dieci, Dan Brown, il classico “How to” o, per meglio dire, “What men (women) think about”, e un memoir, quello di Sarah Palin.
Comparazione con i cento libri più venduti in Italia nel 2009:  secondo Demoskopea, al primo posto Dan Brown, a seguire parte della trilogia di Millennium, e poi un non-libro (Fabio Volo), un romanzo borghese (Mazzantini), un classico del giallo (Camilleri), un caso editoriale (zia Mame), e poi De Luca e Giordano.  Meyer appare a partire dal 12 posto.
Eurisko fornisce una versione leggermente diversa, dove  i primi dieci sarebbero: i tre volumi di Larsson, a seguire Dan Brown, quindi Eclipse di Meyer, quindi Faletti, quindi ancora New Moon e Breaking Down, quindi ancora Zia Mame.
Riflessione numero uno: c’è parecchio genere nelle due classifiche, prevalentemente per giovani adulti, ma non solo (Larsson, Dan Brown, Faletti, Camilleri).
Riflessione numero due: arrivata al suo culmine, la moda vampira probabilmente comincerà a declinare. Dico probabilmente ma non sono un’esperta: immagino che prima o poi spunterà fuori un nuovo filone, ma penso che, considerando i primi due (Rowling e Meyer) sarà ancora nell’ambito del fantastico. E questa è cosa buona.
La riflessione numero tre potrebbe essere “meglio Fabio Volo o Sarah Palin?”, ma temo che non porti da nessuna parte.

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27 Risposte to “United books of America”

  1. eleas Says:

    1. l’idea sul taglio delle letture sembrerebbe dire che siamo un attimino più vari degli statunitensi.
    2. ci sono già gli angeli che premono alle porte.

  2. Lara Manni Says:

    Non so. Considera che Volo e Mazzantini non sono certo una novità per le classifiche, e non rappresentano una narrativa nuova.
    Già, gli angeli.

  3. eleas Says:

    Su Volo e Mazzantini siamo d’accordo, ma l’impressione che si ricava dalla classifica è di una maggiore varietà. Magari errata eh.

    Gli angeli ti creano ansia?

  4. Lara Manni Says:

    Forse. Bisognerebbe guardare anche oltre la top ten, ma il segnale che arriva dall’America è ambiguo. Da una parte, apertura al dark fantasy, dall’altra, prevalenza del fantasy young adult. Va anche detto che, come scrive Demonio, King si è piazzato benissimo pur essendo uscito a novembre. Ma è King. 🙂

    Ansia? Diciamo che aumentano la depressione, via.

  5. Vocedelsilenzio Says:

    Visto che sono in maggioranza libri young adult, in classifica, presumo che siano molti i lettori giovani… quindi ecco la mia domanda: secondo voi è possibile che questi ragazzi riescano, partendo dalla Meyer o dalla Harris, ad arrivare a leggere altro? Magari più ‘sostanzioso’? Magari le Cime tempestose dell’altro giorno? E non intendo che ci arrivino tramite bollini pubblicitare, ma semplicemente perché si appassionano alla lettura e quindi, poi, vanno alla ricerca anche di altro…

  6. Lara Manni Says:

    Certo che è possibile. Però, anche se non conosco il mercato americano,penso che una cosa siano i libri da classifica e un’altra i libri, magari anche molto venduti, amati dai lettori, diciamo così, medi o forti. Il che non significa che possano trovarsi sullo stesso scaffale della stessa libreria.
    Io non vedo negativamente questa classifica: ripeto che, se colta, può essere un’opportunità. Se, invece, viene interpretata come “appiattiamo tutto su”, è un disastro. Tutto qui.
    Voce: Harris?

  7. Flash Says:

    Ecco, io so che da queste parti se n’è già parlato tanto e quindi non vorrei fare quello che ri-scopre l’acqua calda… Ma, ecco, Young Adults è un’etichetta che ormai viene appiccicata un po’ dappertutto per attrarre i giovani e, nelle speranze degli editori, vendere di più.
    Io ormai non sono più tanto young, eppure leggo molti di questi libri (sia per interesse professionale che, in realtà, per passione personale). E conosco un sacco di trentenni e quarantenni che li leggono.
    Per dire, “Hunger games” oggi lo spacciano come YA, ieri lo avrebbero etichettato come fantascienza. Asimov e Dick oggi scriverebbero i loro romanzi vendendoli come YA. E beh, proprio qui era comparsa la nuova copertina di Cime tempostose che lo young-adult-izza…

    Perciò, riassumendo, a me viene da leggere la classifica come un interesse rinnovato per il fantastico, soprattutto vampireggiante a quanto pare, che come uno spostamento significativo nell’età dei lettori.

  8. Vocedelsilenzio Says:

    Charlaine Harris… almeno dovrebbe essere il nome giusto…

    No, ma infatti, hai ragione… la mia è solo la speranza che tutta questa massa di lettori adoranti dei vampiri glamour passi, un giorno non molto lontano, a leggere anche altro e che riescano ad apprezzarlo. Magari troviamo in classifica solo classici poi, chi lo sa?

    Però è vero, c’è il rischio dell’appiattimento… forse siamo gia dentro l’appiattimento…

  9. Lara Manni Says:

    Ciao Flash!
    Vero. E questa è la parte positiva, secondo me. Ed è verissimo che anche i romanzi davvero YA vengono letti anche dagli adulti.
    Il problema è soltanto quello di cui discutevamo nei giorni scorsi: quanto la “confezione” porti ad una semplificazione assoluta di trama e linguaggio.
    Detta in altri termini: come si fa con i libri del filone che non hanno happy end, per esempio? O che non hanno la storia d’amore in primo piano? Perchè questo, anche, emerge da quella classifica.

    Voce. Ah, Charlaine Harris, scusa! True blood…(che a me diverte, peraltro). Questo, temo, dipende da un’infinità di fattori…

  10. Melmoth Says:

    E’ della Mazzantini il più interessante “insight’ di uno scrittore sul suo lavoro. Del suo ultimo romanzo in una intervista scrive infatti:

    “L’ho scritto piangendo”.

  11. Flash Says:

    Eh Lara, tasto dolente, a cui non so veramente cosa rispondere.
    Proprio qualche mese fa ho avuto un’interessante e intensa discussione sull’happy-end, che è finita con un: “senza lieto fine il libro non si vende. E questo vuol dire che gli editori non lo guardano nemmeno -> dunque non lo comprano -> dunque non c’è possibilità di vedere se poi, davvero, venderà o no”.
    Ti dirò, un po’ di malinconia mi è venuta… ma non ho soluzioni, e ci sto ancora pensando su.

  12. Lara Manni Says:

    Melmoth: meglio che stia zitta perchè potrei dire delle cattiverie terribili 🙂

    Flash. Tasto davvero dolente. Perchè, poi, non è così vero. O almeno – pensiero inquietante – non lo era. Di libri privi dell’happy end è piena la storia della narrativa, dai dolori del giovane Werther a American Psycho, passando per Via col Vento.
    E anche gli happy end di King non sono mica tanto happy.
    E Altai, che ho letto da poco, non ha un happy end…

    Se poi il discorso si focalizza sul genere, mi preoccupo MOLTO.

  13. Melmoth Says:

    AtFLASH: c’è un modo per fregarli. Fare un happy ending che sottinentenda una sconfitta totale del personaggio. Troppo astratto? Il finale di Pinocchio. Happy End: è diventato un bambino buono. Quindi niente più avventure. A scuola come tutti. Niente fate, mostri, niente pesce-cane…. baaaaaaaaaaaahh(a questo punto il lettore bambino scoppia a piangere avendo capito la perfidia dell’autore; siate fiduciosi, se c’è arrivato un bambino è SICURO che un editore non lo capirà).

  14. Flash Says:

    Melmoth, già. A me dopo la chiacchierata è venuto in mente Le tre stimmate di Palmer Eldritch.
    Che si conclude con un happy end con tutti i crismi… Ma quanto mette i brividi quel lieto fine così rassicurante…

  15. Lara Manni Says:

    Vero. Ma bisogna essere Collodi: mica facile. 🙂

    Riformuliamo: a me spaventa, forse più ancora dell’happy end, la connotazione romance. Perchè girare in questa chiave la narrazione per adolescenti (“le” adolescenti) mi fa paura…

  16. demoniopellegrino Says:

    una cosa sui ragazzini di qui: questi leggono. Molto. L’autore della serie “wimpy kid” ha venduto nel 2009 piu’ di Dan Brown, che pure ha due libri in classifica.

    Poi, mia esperienza personalissima, e limitata a Chicago e New York (magari in altri luoghi e’ diverso): in qualsiasi libreria tu entri ci sono scaffali enormi con libri dedicati ai ragazzi. Che non sono solo YA, ma anche classici americani soprattutto (To kill a mockingbird, per esempio). Non solo: ci sono poi enormi bancani con il cartello: “letture scolastiche obbligatorie”. Bene, che c’e’ su questi banconi? Non solo classici “classici”, ma anche Foster Wallace, una valanga di vampiri, ma anche gialli, horrror, Stephen King.

    Vuol dire che anche nelle scuole i professori danno come letture libri che qui nessun professore si sognerebbe mai di dare. O sbaglio?

    Che sia un bene o un male non lo so, non m’interessa, e non credo sia quello il punto. Il punto e’ che mi pare ci sia un’apertura mentale che ha come risultato quello d’interessare i ragazzi alla lettura. Davvero: il numero di ragazzini che trovo per terra, con il loro skateboard, nelle librerie intenti a leggere un libro e’ impressionante.

  17. Flash Says:

    Invece a me il romance non spaventa… perché è una parte della vita, è importante per tutti noi, e un libro che lo esclude (o che esclude la morte, per dire) è secondo me un libro incompleto.
    Quello che conta in realtà è vedere in che forme il romance arriva poi sulla pagina. C’è la bellissima storia di amore di Manituana, tra Molly e Philippe, e ci sono gli splendidi intrecci dei Miserabili… e ci sono migliaia di storie d’amore fatte con lo stampino, tutte uguali, che sembrano fatte apposta per strappare un sospiro a un adolescente con gli ormoni in circolo.
    Ma qui sta alla sensibilità di chi scrive e di chi legge, e mi sembra un elemento che è più facile far sfuggire alle logiche di mercato: sempre se si vuole farlo, ovviamente.

  18. Lara Manni Says:

    Flash. Ho forse usato impropriamente il termine: nei romanzi che tu citi non c’è il romance, c’è una scrittura capace di raccontare le emozioni e le passioni. Dunque non è romance. Per me il romance è il “rosa”. Ovvero l’imitazione delle passioni e la loro riduzione a stereotipo.
    Demonio. Se incontro un professore italiano che fa leggere Wallace e King a scuola chiedo la sua mano, promesso. E il fatto che i ragazzini americani leggano di più è probabilmente la conseguenza del fatto che è stato insegnaro loro ad amare i libri e non a temerli…

  19. Flash Says:

    Demonio, ci si ritrova anche da queste parti (sono l’Anonimo di ieri, quello delle chiacchiere sul kindle).

    Volevo dire: nel 2009 mi è capitato di girare per le scuole e di parlare con i professori e soprattutto con i ragazzi. Scuole medie.
    E caspita, leggono. All’inizio mi guardavano un po’ diffidenti, quando chiedevo chi leggeva nessuno alzava la mano. Allora li prendevo di sorpresa con i fumetti: “ma come, nessuno di voi ha letto death note?”. E lì prendevano il via, e da Death Note si arrivava a King, si arrivava alla fantascienza, e al fantasy. Si arrivava ai dibattiti sul fandom.
    Ho trovato professori che consigliavano libri da leggere, ed erano ottimi libri. E ho visto esperimenti davvero interessanti, ad esempio un laboratorio di world building per una saga di fantascienza da scrivere in collettivo in classe.
    Quando facevo le medie io, la biblioteca scolastica aveva una sezione di fantascienza che spettinava: per dire, Arthur Clarke l’ho conosciuto lì. Perciò insomma, anche qui da noi non va così male…

    Se mai, il problema è che (come dice Lara) a volte i ragazzini hanno paura che gli si propinino delle cose pallosissime, o che poi li si interroghi su quello che hanno letto, e così diventano timorosi e la passione rischia di scappare via.

  20. Lara Manni Says:

    Flash, applausi. Giustamente citi Death note, e ogni volta che lo rileggo mi chiedo con quale coraggio si sostiene che i ragazzini amano le cose semplici. 🙂 Darei un braccio per architettare una trama come quella, ed è tutto tranne che facile.
    Comunque, mi consoli. Quando io facevo le medie la parola “fantastico” era bandita: anche qui, dipende come capiti, quale scuola, quale insegnante e via così…

  21. demoniopellegrino Says:

    Flash, ciao anche qui, allora. Ottima cosa, sono contento che sia cosi’, e spero sia cosi’ ovunque…

  22. Mele Says:

    Larù! ci serve che i vampiri tirino, altrimenti di Ernesto che ne facciamo?

  23. Melmoth Says:

    Lara: chiedi pure la mia mano.

  24. Melmoth Says:

    (ma poi ridammela che mi serve).

  25. Lara Manni Says:

    Mele, e sia. 🙂
    Melmoth: stilo la domanda di matrimonio e invio. Però tu racconta, adesso. Reazioni dei ragazzi?

    Ps. Ops, non avevo letto il secondo commento. 🙂

  26. Melmoth Says:

    Ottime. Ma il trucco c’è: insegno a una scuola internazionale e ho una certa libertà di scelta su autori stranieri da inserire nel programma.

  27. Lara Manni Says:

    Pensa che io sento insegnanti che si lamentano perchè gli italiani sono troppo pochi nei programmi “istituzionali”…

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