King e piazza Fontana (e emule)

Adesso metto da parte i miei cinquanta euro. Gironzolando, sono capitata su una benemerita segnalazione di Splattergramma su un saggio accademico. Perchè altrove capita che i saggi accademici riguardino (cito):

“…la suburbia americana attraverso la sua rappresentazione nell’orrore letterario, cinematografico e televisivo a partire dal 1948, definendo un sottogenere gotico in grado di osservare – con sguardo penetrante e critico – gli aspetti della società moderna stessa.

L’opera si snoda su diversi temi, dal gotico urbano in Shirley Jackson e Richard Matheson alle streghe borghesi del Conjure Wife di Fritz Leiber (in italiano Ombre del male o Il complotto delle mogli); dalla contemporanea deumanizzazione di alieni, androidi e zombie agli spettri che infestano il sobborgo cittadino, i suoi serial killer e suoi valori familiari secondo il cinema horror, fino agli esempi TV di Buffy e Desperate Housewife.”

Non potrebbe accadere anche da noi? Che so, analizzare certa provincia italiana attraverso il “gotico rurale” di Eraldo Baldini? O la Roma impazzita di Dario Argento? Sì, lo so, magari non serve, magari chi se lo legge, magari è altro quel che bisogna fare.

Invece è proprio questo. Mi sono imbattuta oggi in un vecchio articolo di Wu Ming 1 su Stephen King. Meglio, su Colorado Kid, che so non essere stato molto amato da diversi kinghiani. E l’incipit è questo:

“…Mi disse: ‘Tu torni su quella vecchia storia come un bambino che ha perso un dente torna con la punta della lingua dove è rimasto il buco’. E io pensai tra me, sì, proprio così, l’hai detta giusta. E’ come un buco che non posso smettere di rovistare e tormentare, per il bisogno impellente di arrivare fino in fondo.”
Con questa frase, Stephen King parla al cervello e al cuore di noi post-Piazza Fontana, post-Strategia della tensione, post-Uno Bianca, post-catena di comando a Bolzaneto.”

Continua.

Ps. Esbat è su emule. Condivido, in proposito, tutto quello che ha detto Francesco Dimitri, parola per parola.

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33 Risposte to “King e piazza Fontana (e emule)”

  1. Laurie Says:

    Ahah ti stavo giusto per scrivere su Esbat in mulo. Spero che aiuti a far conoscere il romanzo.
    Non so se per gli scrittori è un così grande aiuto, cioé sarei curiosa di vedere se ci sono statistiche sull’argomento o se qualcuno si è preso la briga di verificare quanto la “pirateria” aiuti le vendite, magari da più punti di vista.
    I musicisti hanno un ritorno di tutto conto con i concerti, ma non credo che ti vedrò sul palco di San Siro questa estate xDDD
    …sono quasi confortata che i testi accademici inglesi hanno prezzi alti quasi quanto quelli italiani! xD

  2. eleas Says:

    quando le editrici si sveglieranno sarà sempre troppo tardi. Il problema è che si svegliano e decidono che un romanzo che in cartaceo costa 16 euro in digitale te lo fanno pagare 11 o giù di lì, quindi daranno ancora più fiato alla pirateria. Adesso mi scarico Esbat. Lo leggerò sul Kindle e poi me lo comprerò in cartaceo.

  3. Lara Manni Says:

    Secondo me per gli scrittori può essere un aiuto, eccome. Davvero ha ragione Dimitri: se dopo l’assaggio qualcuno si convince a comprare, significa che io, autore, ho lavorato bene. E comunque non uscirò mai fuori catalogo 🙂

  4. eleas Says:

    sì il fuori catalogo ormai è un concetto… fuori catalogo!

  5. Lara Manni Says:

    Al di là delle battute, io trovo insensato contrapporre rete e carta come se la prima precludesse le vendite nel secondo formato. Tant’è: è un concetto ottocentesco che però ancora molti – inclusi molti addetti ai lavori – considerano la bibbia. Vedremo.

  6. eleas Says:

    è il problema del non saper cogliere il buono del digitale

    si dovranno piegare volenti o nolenti alla realtà, o metteranno fuori dei digitali a prezzi umani o verranno piratati delle due l’una e se non mettono fuori il digitale per partito preso ci saranno le copie pirata.

  7. Laurie Says:

    Sta di fatto che sono curiosa di vedere dei dati. Sai, i dati hanno un impatto molto maggiore che le ipotesi xD
    Sta di fatto (e due!) che a me piace avere una versione elettronica di libri che ho in cartaceo perché è comoda e ora che presto i miei libri lo è ancora di più!
    Sta di fatto (e tre!) che gli ebook sono una manna per i lettori, spero lo siano anche per chi scrive!!

  8. eleas Says:

    però laurie è ben difficile estrapolare dei dati sulla pirateria informatica attendibili, fare un raffronto tra i dati inerenti alle vendite attese e a quelle realizzate per capire se sia stato dannoso o no il libro pirata.

  9. Lara Manni Says:

    I dati, già. Per ora non ce ne sono. Però mi è sempre piaciuta la risposta che danno i Wu Ming a chi chiede perchè mettono i loro testi liberamente scaricabili:
    “Perché la cultura dev’essere libera di circolare. I nostri testi sono scaricabili gratis direttamente dal sito di Wu Ming. Immagina che uno si scarichi il file, se lo stampi su fogli A4, se lo legga. A scatola chiusa, non gli va di spendere 15 euro di libro. Comprensibile. Se però gli piace, ne parlerà in giro – e il passaparola è fondamentale. Forse lo regalerà ad amici e parenti: due, tre, quattro copie che senza quel file gratuito non avresti mosso dalle librerie.”

  10. eleas Says:

    conosco da poco i WM ma ne ho da subito apprezzato lo stile la chiarezza e la non indifferente conoscenza. non posso che dirmi totalmente d’accordo con questa massima. Ma le case editrici cosa dicono? La butto sul personale. Con Esbat hai provato a dire a Feltrinelli di mettere online un digitale? E loro che han detto?

  11. Lara Manni Says:

    *si avvale della facoltà di non rispondere*

  12. eleas Says:

    ecco… quando si dice un silenzio eloquente! 😀

  13. demoniopellegrino Says:

    La giustificazione che hai riportato dei Wu Ming aveva senso quando ancora i lettori di ebook come il Kindle non c’erano. Io non avrei mai scaricato un libro wu ming per poi stamparmelo in formato a4 o leggermelo su pc. Ma da quando ho il Kindle, ho scaricato un paio di libri con mucho gusto.

    Non mi fraintendere: anch’io credo che una copia elettronica possa, se non altro, far conoscere l’autore, e spingere il lettore a comprarsi se non quel libri scaricato, almeno il prossimo.

    Pero’ sarebbe interessante se i Wu Ming spiegassero se e come sono cambiate le vendite e i download da quando i lettori ebook sono un fenomeno, quando e se i dati saranno disponibili.

  14. Lara Manni Says:

    Sul blog di Altai c’è questo intervento dei WM, in risposta a un utente che chiedeva quando Altai sarà scaricabile. Mi pare che, se non risponde del tutto alla tua domanda, chiarisca alcune cose:

    “come tutti i nostri libri, sarà gratuitamente disponibile sul sito, in pdf, rtf e altri formati (compreso in note testo per iPod e iPhone). Ci sarà la possibilità di fare una donazione via PayPal, non per “pagare” il download, che è gratis, ma per sostenere il nostro lavoro in rete.
    Questo però, come è sempre stata la nostra politica, avverrà più avanti. C’è sempre uno scarto di tempo tra l’uscita in libreria e l’upload del file su wumingfoundation.com, perché noi le consideriamo due uscite distinte di due prodotti distinti (un oggetto-libro in un caso, una storia “smaterializzata” nell’altro), con due lanci distinti. Abbiamo sempre pensato che chi è disposto a spendere denaro per acquistare l’oggetto-libro (con tutto il valore-lavoro che contiene, la cura, le idee, le conquiste che incarna, dalla carta riciclata al copyleft) abbia diritto a una sorta di “pole position”, un piccolo vantaggio temporale, una sorta di premio per la dedizione, la fiducia, il sacrificio di una parte del proprio reddito. Senza queste persone che rispondono alla chiamata (l’uscita di un libro è una chiamata) già nei primi giorni, noi non riusciremmo a mandare un segnale chiaro all’editoria, ai media, alla comunità intorno a noi: tutto sarebbe “sfasato”, incerto, a ripresa lenta, e l’industria culturale avrebbe buon gioco a divorarci, a far sembrare l’uscita un flop. Molti non aspettano altro che questo. Invece, grazie a chi ha comprato il libro la settimana scorsa, siamo entrati nella classifica dei libri subito al quinto posto. Non è la classifica di per sé a contare, ma il messaggio che arriva dai nostri lettori. E noi li ringraziamo con la “pole position”, con lo ius primae lectionis. Chi non ritiene di dover acquistare il libro, potrà averlo gratis, ma con calma. Un po’ di pazienza, che fretta c’è?”

  15. demoniopellegrino Says:

    Grazie, interessante. Pero’ rimango curioso…un impatto immagino ci sara’. Ma magari ho in testa numeri sballati di eventuali possessori italiani di ereader.

  16. Lara Manni Says:

    Temo che al momento sia difficile avere dati certi. Forse sarà più facile averne da voi americani?

  17. Laurie Says:

    Sì, è vero. Stavo pensando a stime basate su dati americani dove gli ebook cominciano a circolare in via ufficiale. Se un libro viene scaricato in via ufficiale tot volte quante volte in canali non ufficiali? Teoricamente dati sul download si dovrebbero sapere per i canali non ufficiali, ma quanto sarebbero disposti a prenderli?
    Però sono cose per “convincere” gli scettici e le CE (e rassicurare gli scrittore); a me va benissimo l’ebook! xD Cioé quasi benissimo, personalmente non ho ebook reader quindi non lo sfrutto più di tanto.

  18. Lara Manni Says:

    Io continuo a pensare una cosa: che se un libro ti piace alla fine te lo compri. E se proprio non te lo vuoi comprare, sempre che ti sia davvero piaciuto, in qualche modo contribuisci parlandone. E se proprio non contribuisci nemmeno parlandone, e l’autore ti ha comunque convinto, prima o poi ti rendi conto che quell’autore, per continuare a raccontarti altre storie, ha bisogno che tu lo compri.
    Troppo ottimista? Forse.

  19. eleas Says:

    no lara affatto è proprio così che funziona

  20. demoniopellegrino Says:

    per dire, ora, seduto nel mio ufficio guardando il lago, sotto un cielo di nuvole che sembra un’immensa astronave, mi sono collegato ad amazon e mi sono scaricato American Gods di Gaiman…probabilmente avessi dovuto aspettare di uscire stasera e andare a prendermelo non l’avrei fatto.

    Toh.

  21. Lara Manni Says:

    In realtà, un problemino si porrà agli autori con la diffusione dell’ebook: la famosa percentuale. Se gli editori si faranno intermediari, che percentuale daranno agli scrittori? Sicuramente molto di più dell’attuale, che oscilla, più o meno, fra l’8 e il 12% (parlo di media). Sicuramente? Sento dire che in altri paesi europei si offre il 22%: che- ehm – sembra pochino, visto che non ci sono più le spese di carta stampa distribuzione.
    Ho letto qualche tempo fa una notizia che riguardava un autore,
    Stephen Covey, che ha tolto a Simon & Schuster i diritti su due dei suoi romanzi, che per un anno saranno venduti direttamente da Amazon in versione elettronica. La sua percentuale è metà del prezzo di copertina. Ecco, a me sembra che questo sia un discorso interessante…

  22. Flash Says:

    Ciao Lara. Okkey, ti capisco, le percentuali fanno comodo a tutti… Specialmente perché permettono di fare un po’ più di quello che si ama, visto che ci dà anche da mangiare…
    Però ecco (discorso che girava sul blog di Dazieri qualche mese fa): e il lavoro dell’editor? E quello del traduttore (quando il romanzo viaggia anche in altre lingue)?
    Insomma, io un mio libro farei fatica a toglierlo all’editore per darlo direttamente da un distributore. Sarà perché, comunque, sono un fanatico del gioco di squadra. Ma mi sembra giusto dare un riconoscimento, anche e soprattutto economico, a tutta la gente che ci ha lavorato oltre a me. No?

  23. Lara Manni Says:

    Flash, è vero anche questo. In effetti la questione è molto, molto complicata e di sicuro porterà una rivoluzione non piccola all’interno delle case editrici…

  24. demoniopellegrino Says:

    Mi pare di aver letto da qualche parte che amazon normalmente faccia 30% per se’, 70% all’editore. Fa poi 20/80% se viene data l’esclusivita’ ad Amazon.

    Se compro il libro wu ming in libreria, a loro gli arrivano 2 euri, da dividere in quattro. Se lo scarico e do loro 5-6 euri, a loro arriva il 300% in piu’.

    Non voglio andare OT, se n’e’ gia’ discusso poi: ma la struttura attuale del prezzo del libro non ha nessun senso economico. E’ solo uno sfruttamento della CE. Perche’ se all’autore va il 10%, e la carta e la distribuzione contano per il 50%, ndo cazzo va il restante 40%? Non mi si dica all’editor perche’ rido.

    E parlo di modello di business. Non mi metto a fare discorsi sul valore del libro.

  25. Lara Manni Says:

    Demonio, tu hai notizie ulteriori su Covey? Perchè io so quel che è arrivato qui: pochino.
    Tra l’altro, sul discorso della donazione del lettore c’è sempre il vecchio discorso dei Radiohead, se non ricordo malissimo…

  26. Flash Says:

    Posto che non capisco manco io perché faccio ‘sti discorsi, che tra l’altro spesso vanno contro il mio stesso interesse lavorativo… comunque…
    Il 40% restante va in: guadagno dell’editore (quando c’è), più: spese di magazzino, gestione di prenotazioni/resi, stipendio dei grafici, dei correttori di bozze, degli stampatori, degli addetti marketing e degli addetti uffici stampa, degli addetti ufficio legale e foreign rights (che comunque, anche se indirettamente, con il loro lavoro fanno guadagnare un autore) eccetera eccetera. Ah, e poi agli editor e ai traduttori, ovviamente 🙂

    Insomma, l’ebook può accorciare la filiera: non c’è bisogno di comprare carta e di stamparla qua e là. Ma tutte le altre figure professionali comunque hanno un loro perché e restano. Per dire, io un anno fa ero convinto che la figura del distributore sarebbe scomparsa con l’ebook. Ma Amazon sta dimostrando che invece, se possibile, il distributore cambia forma ma resiste, e forse ci guadagna addirittura più di prima…

  27. Flash Says:

    A proposito: segno qua questo vecchio intervento di Giulio Mozzi. Lui parla di piccola editoria che funziona in modo un po’ diverso dalla media-grande, e semplifica alcune cose… ma direi che rende bene l’idea:
    http://rivistapaginazero.wordpress.com/2007/05/24/piccoli-editori-e-distribuzione-3-di-giulio-mozzi/

  28. Lara Manni Says:

    Ho letto, è interessante.
    Però mi chiedo: non sarà che dovremo tentare di ragionare in tutt’altro termine, figure professionali incluse?

  29. demoniopellegrino Says:

    E io rilancio, perche’ davvero a volte mi pare che ci si parli tra sordi (non mi riferisco a te, Flash, ma editori & Co.): io non conosco NESSUNO che tenga su un business se non ci fa soldi. Punto.

    Questo continuo piangersi addosso degli editori mi lascia del tutto insensibile: non ce la fai a fare soldi? Allora fuori, via, chiudi. Punto. E vendi il catalogo a chi possa venderlo meglio.

    A meno che – ma qui si entra in un campo MOLTO pericoloso – non si cominci a sostenere che gli editori svolgono un ruolo sociale, per il quale il mercato non basta, e che quindi abbiano diritto a sovvenzioni.

    Su Covey: se ho capito bene, per il momento ha dato diritti esclusivi di distribuzione ad Amazon solo per due dei suoi libri elettronici, The 7 Habits of Highly Effective People e Principle-Centered Leadership. Altri seguiranno.

    Pero’ non li vende direttamente lui. C’e’ un intermediario, Rosetta Books, che li distribuisce attraverso Amazon. Covey prende il 50% di quello che Rosetta prende da Amazon.

    Poi, qui in america c’e’ una bella discussione su cosa coprano i contratti con gli editori, se solo libri di carta e audiobooks, quando sono esplicitamente nominati, o se l’editore mantenga i diritti su tutto, ebook inclusi. E’ un problema spinoso soprattutto per quei libri di successo scritti tanti anni fa, a un’epoca in cui di ebook non si parlava ancora. Il primo libro di Covey e’ tra questi (e’ dell”89)

    Il resto, qui: http://www.nytimes.com/2009/12/15/technology/companies/15amazon.html

  30. Flash Says:

    Ma Demonio, figurati, capisco benissimo quello che dici tu. E quello che dice Lara. Solo che provo a contribuire con una posizione un po’ diversa.

    Che è, detta in parole povere: siamo abituati a pensare a un film come a uno sforzo congiunto di centinaia e centinaia di persone (dal regista al trovarobe); sappiamo che i compositori di un unico brano sono tanti, e poi ci sono gli arrangiatori eccetera; sappiamo che gli illustratori hanno i coloristi e i retinisti e così via.
    Invece, chissà perché, per i libri è diverso. Lo scrittore è un eremita che fa tutto da solo. O che potrebbe farlo.

    Come in tutte le “arti” si può avere un’ottica, non so come dire, personale e privata, oppure un’ottica “di industria”. E nel campo dell’industria vengono coinvolte tantissime persone che danno il loro contributo. Certo, ci sono inefficienze e cose da migliorare. E sono convinto che gli ebook alla lunga permetteranno di ridurre di parecchio i costi per i lettori, e magari anche il guadagno per gli autori.
    Però credo poco in esperimenti di taglio drastico della filiera. Ok, se sono un autore “affermato”, posso distribuire il mio libro su internet da solo e magari guadagnarci molto. Ma se poi il libro voglio venderlo anche in Cina, tradotto in cinese, già ho bisogno dei foreign rights, degli agenti, di traduttore dal cinese, di nuovi grafici e impaginatori (perché il gusto per le illustrazioni cambia da paese a paese) . E così via.

    Ok, ora mi scuso con voi tutti per questo papirone mattutino. E torno a leggere quieto e interessato i vostri interventi… o, come si dice, torno nel lurking 🙂

  31. Lara Manni Says:

    No, resta Flash.
    Perchè effettivamente il problema esiste: un libro non cammina da solo, anche se non tutte le parti di quella filiera hanno probabilmente ragion d’essere IN PROSPETTIVA, e potrebbero/dovrebbero cambiare.
    Demonio: grazie per le informazioni. La questione dei diritti è bella grossa: immagino anche per i contratti stipulati in era pre-ebook…

  32. chiara Says:

    Scusate, ma non riesco a capire i paragone tra libro e film.
    Un film nasce da una filiera di atti creativi “separati”: soggetto, sceneggiatura, regia, commento musicale, interpretazione eccetera. Ad esso fornisce poi un appoggio logistico la troupe dei tecnici. Che c’entra tutto questo con un romanzo? Il romanzo non ha bisogno di null’altro che di uno scrittore. Il resto della filiera pertiene “solo” alla sua commercializzazione. Che essendo in posizione di oligopolio (questa è economicamente parlando la posizione delle case editrici) detta legge sugli scrittori. Come le case discografiche dettano legge sui cantanti eccetera.
    Non di capisce bene quindi perché lo scrittore non dovrebbe ottenere dall’ebook una percentuale superiore almeno al 50% dei profitti, visto che senza di lui non esisterebbe alcun libro.
    Per quanto riguarda gli editor: il loro ruolo è sopravvalutato. Non fanno tutto questo granché, detto fra noi. Correggono un po’, talvolta migliorando (di poco) il testo. Talvolta peggiorandolo. Io li trovo un po’ accessori – ma devono giustificare la loro presenza in redazione, no?

  33. Lara Manni Says:

    In effetti….

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