De bello gnocco

No no, fermi tutti: non è un’autodifesa, nè è una risposta a quei lettori, per lo più di sesso maschile, che sono disturbati dalla presenza di un personaggio di bell’aspetto che corrisponderebbe alla definizione di “gnocco” in Esbat e, naturalmente, in altri romanzi (per la comprensione del termine vedasi la seconda proposta del Wikizionario, grazie).
E’ un’altra cosa: vorrebbe, almeno, essere una riflessione sulla bellezza maschile nei romanzi. Nientemeno? Nientemeno. E dal momento che la cosa è impegnativa chiedo l’aiuto di Umberto Eco.
Schiocco di dita.

“Dal Pelide Achille sino alle soglie del romanticismo l´eroe è sempre stato bello, mentre da Tersite sino a più o meno lo stesso periodo brutto, orribile, grottesco o risibile è il malvagio”.

Così scrive il Professore in un articolone su aspetto fisico e romanzo su Repubblica: e ha assolutamente ragione. La virtù morale dell’eroe si riflette in automatico sulle sue sembianze. Possiamo fare qualche variante su colore di capelli e muscolatura, ma Achille è sempre stato splendido da quando il quadrisavolo di Brad Pitt – che lo avrebbe interpretato al cinema – era ancora un granello di energia che passeggiava per la via Lattea o nei Campi Elisi o dovunque si trovino le anime dei nascituri.
Ancor più ovviamente, le eroine sono belle: per Elena va a pezzi un intero mondo, le grazie di Briseide causano pasticci a non finire, per non parlare di quella rovinafamiglie di Glauce che sottrae Giasone a Medea con le note conseguenze. E ancora: quando passa Angelica un paio di eserciti di opposta fazione vanno in tilt, a Beatrice basta salutare per strada Dante per fargli concepire un viaggio nell’oltretomba, e Laura spezza per sempre il cuore di Petrarca. Mi fermo.
Chissà come mai, però, il fatto che i personaggi femminili siano stati e continuino ad essere belli non infastidisce mai nessuno. Anzi, quando si verifica l’eccezione risulta essere così sconvolgente da venir citata in continuazione. L’eccezione è la povera Fosca di Iginio Tarchetti.
Schiocco di dita.

“Dio! Come esprimere colle parole la bruttezza orrenda di quella donna! Come vi sono beltà di cui è impossibile il dare una idea, così vi sono bruttezze che sfuggono ad ogni manifestazione, e tale era la sua. Né tanto era brutta per diretti di natura, per disarmonia di fattezze, – ché anzi erano in parte regolari, – quanto per una magrezza eccessiva, direi quasi inconcepibile a chi non la vide; per la rovina che il dolore fisico e le malattie avevano prodotto sulla sua persona ancora così giovane. Un lieve sforzo d´immaginazione poteva lasciarne travedere lo scheletro, gli zigomi e le ossa delle tempie avevano una sporgenza spaventosa, l´esiguità del suo collo formava un contrasto vivissimo colla grossezza della sua testa, di cui un ricco volume di capelli neri, folti, lunghissimi, quali non vidi mai in altra donna, aumentava ancora la sproporzione. «Tu non sai cosa voglia dire per una donna non essere bella – dice Fosca. Per noi la bellezza è tutto. Non vivendo che per essere amate, e non potendolo essere che alla condizione di essere avvenenti, l´esistenza di una donna brutta diventa la più terribile, la più angosciosa di tutte le torture. Nella vita dell´uomo non vi è miseria paragonabile a questa. L´uomo, ancorché deforme, ancorché non amato, ha mille divagazioni, ha mille compensi; la società gli è indulgente; non potendo mirare all´amore, egli mira all´ambizione; ha uno scopo; ma la donna non può uscire dalla via che le hanno tracciato il suo cuore e la sua vanità, non può tendere ad altro fine che a quello di piacere e di essere amata. Non vi è che la maternità che possa compensarla qualche volta della privazione dell´amore; ma questa ne è il frutto, ed è spesso negata alla bruttezza».”

Eh sì, il professore fa bene a citare Fosca.  Quante altre eroine non dico orribili, ma almeno bruttarelle contate nei romanzi? Io poche, a meno che non siano vecchie e cattive (anche Fosca non è un concentrato di virtù, a ben vedere). Anche nel fantastico: Annie Wilkes di Misery è decisamente brutta, ma è la cattiva e quindi non conta. Carrie si trasforma in adolescente passabile nel ballo fatale. Fanno eccezione, in King, due donne normalissime come Dolores Claiborne e Lisey (La storia di Lisey). E Tammy Lauper, la “Wilkes buona” de Il canyon delle ombre di Clive Barker. Se avete altri nomi, fateli pure, io segno.
Dunque, i personaggi positivi dei romanzi sono sempre belli e i cattivi sono sempre brutti? Eh no. Non sempre.
Schiocco di dita.

“…con la gothic novel la prospettiva si ribalta: non solo inquietante e tremendo appare l´eroe, ma anche l´antieroe, nella sua cupezza, diventa se non affascinante almeno interessante. Torvo e non di questa terra è il ceffo che balena sotto il suo tenebroso cappuccio, dirà Byron del suo Giaurro (…) E di un altro spirito incupito; Ann Radcliffe dirà nel Confessionale dei penitenti neri che la sua figura faceva impressione, era alta, e, benché estremamente magra, le sue membra erano grandi e sgraziate e, come andava a gran passi, avvolto nelle nere vesti del suo ordine, v´era qualcosa di terribile nel suo aspetto, qualcosa di quasi sovrumano. (…) Il Vathek di Beckford era d´aspetto avvenente e maestoso, ma, quando andava in collera, uno dei suoi occhi diventava così terribile che non si poteva sostenerne lo sguardo, e lo sventurato sul quale quell´occhio si posava cadeva riverso e talvolta moriva all´istante”.

Oh, sorpresa! Anche il villain, o il semi-villain, o l’antagonista, diventa affascinante da un certo periodo in poi. Quindi non c’è più, secondo il Professore, una corrispondenza tra beltà d’animo e beltà fisica.
Poi, tutto precipita, e l’eroe diventa brutto. Per dire le cose come stanno, fa decisamente schifo. Arriva, insomma, Victor Hugo: e con lui Quasimodo e Gwynplaine, l´Uomo che Ride.
Schiocco di dita.

“La bellezza universale, che l´antichità diffondeva solennemente su ogni cosa, non era priva di monotonia: la medesima impressione può venire a noia a forza di essere riproposta. Il sublime accostato al sublime contrasta a fatica, e bisogna prendere una pausa da tutto, anche dal bello. Sembra invece che il grottesco sia una sosta, un termine di paragone, un punto di partenza da cui elevarsi verso il bello con una percezione più fresca e più partecipe. La salamandra fa risaltare l´ondina; lo gnomo rende più bello il sisifo. Il bello non ha che un tipo: il brutto ne ha migliaia. Il bello, umanamente parlando, è solamente la forma presa nei suoi tratti più semplici, nella sua più assoluta simmetria, nella sua più intima armonia con la nostra struttura. Ci propone così sempre una completezza d´insieme, ma limitata come noi. Quello che invece definiamo il brutto è un aspetto di un grande insieme che ci sfugge e che non si armonizza con l´uomo ma con la creazione tutta”.

Qui si ferma il Professore e qui arriva la riflessione. Dopo la rivoluzione di Hugo, la bellezza maschile dell’eroe non è più necessaria al romanzo: anzi. Poi, però, arriva Tolkien. Arriva il fantastico. E la bellezza torna ad essere molto importante, nonchè motivata: gli elfi sono fisicamente belli perchè il loro mondo è fatto di bellezza, per esempio. Ma la faccio breve. Di fatto, il fantastico ripropone – mi pare – gli antichi canoni, e dal gotico riprende anche, in molti casi, il fascino dell’antagonista malvagio.
Perchè? Perchè è una narrazione (apparentemente) non realistica? Perchè è una narrazione mitica?
Non ho la risposta, ma continuo a cercarla. Quello che mi incuriosisce è che il ritorno della bellezza maschile viene spesso deprecato. Mentre la bellezza femminile (spesso associata all’ocaggine, e si può essere oche anche impugnando alabarde e comandando la carica dei centouno) non è mai messa in discussione. Professore, che ne pensa?
Schiocco di dita che, al momento, non sortisce effetto.

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60 Risposte to “De bello gnocco”

  1. Elfo Says:

    Non sono Umberto Eco, ma posso dire che secondo me se una storia è bella e narrata con passione l’aspetto dei personaggi è un particolare secondario? Ognuno si immagina i personaggi come vuole e non sempre la bellezza fisica li rende migliori.
    Comunque, in letteratura è un po’ come nella vita: la donna verrà SEMPRE giudicata soprattutto per il proprio aspetto, l’uomo no. Mi spiace di fare un discorso qualunquista, ma più mi guardo intorno e più me ne convinco (guardate ad esempio i personaggi televisivi e trovatemi un presentatore che sia anche uno gnokko. Ora guardate le ragazze che circolano. Mi sembra proprio ci siano due pesi e due misure!).

  2. Lo Stregatto Says:

    se può interessare, ci sono ricerche statistiche che mostrano come le giurie nei tribunali considerino i belli e i biondi (maschi o femmine) meno spesso colpevoli dei brutti e dei mori.

    Quindi… il meccanismo mentale non è solo presente in letteratura.

  3. Lara Manni Says:

    Certo che lo puoi dire: in effetti il Professore non parlava della bellezza come ingrediente necessario alla buona riuscita di un romanzo, ma semplicemente come elemento che muta nel tempo.
    Sul secondo punto, concordo, ma proprio tanto 🙂

    Stregatto, ma davvero? Siamo ancora a Lombroso?

  4. eleas Says:

    non so, mi pare un troppo netta come prospettiva Lara, pensa al vero eroe in Tolkien a chi davvero risolve la faccenda. Non è Frodo e nemmeno Aragorn, ma Gollum. Senza di lui sarebbero morti tutti, ma tutti.

    Pensa al bello Jaime Lannister cattivo, in Martin, ma forse anche non del tutto. Insomma credoc he alla fine non sia così netto il confine.

    • Anna Says:

      Ciao, è la prima volta che lascio un commento. Di solito evito perché mi sembra di dire cose stupide o cose non tanto stupide, ma con il tono sbagliato.
      Eleas, non sono un’esperta de “Il signore degli anelli”. L’ho letto una sola volta dieci anni fa e la memoria potrebbe tradirmi. Mi ricordo il ruolo centrale (e risolutivo) di Gollum, ma non direi che è il vero eroe in Tolkien. L’ho sempre visto come la controparte di Frodo. La rappresentazione di ciò che Frodo sarebbe potuto diventare. La rappresentazione di un futuro possibile di Frodo. La sua bruttezza fisica è lo specchio della sua anima ormai corrotta. E’ la manifestazione esterna del potere distruttivo dell’anello. Neppure Frodo è l’eroe di Tolkien. O meglio, è il protagonista indiscusso (quindi in un certo senso eroe), ma è l’anti-eroe per definizione. Indeciso, inadeguato, inconsapevole. Bruttino e debole. In questo Tolkien stravolge completamente le regole dell’epica classica. I protagonisti non sono più sono gli eroi belli e buoni della tradizione greca. (Sul concetto di kalokagathia e su Tolkien ci potremmo perdere in una discussione infinita…)
      Per quanto riguarda il “De bello gnocco” sono pienamente d’accordo con Chiara. Nella letteratura “colta” non si attribuisce importanza alla bellezza (o bruttezza) stereotipata. E’ questo il punto secondo me: il problema non è tanto la bellezza (o la bruttezza) in letteratura, ma lo stereotipo vuoto del bello (o del brutto) in letteratura. E nella vita “reale”.

  5. Lara Manni Says:

    Ma certo, Eleas: per quanto riguarda Tolkien ho semplificato. Ciò non toglie che, pur lasciando a Gollum (il Quasimodo di turno) il ruolo chiave che ha, gli eroi positivi sono di bell’aspetto anche in Tolkien. Quanto al cattivo, mi sembra di aver scritto che nel gotico, e dunque anche nel neogotico, anche i cattivi sono affascinanti.

  6. Valberici Says:

    Anch’io, come Eleas, non vedo tutto ‘sto ritorno del bello dopo Tolkien.
    Come ha già detto lui i “belli” in Tolkine non combinano nulla di buono.
    Lui cita Martin io potrei citare anche la Bujold, la LeGuin, la Hobb, Lynch, Rothfuss……tutta gente a cui poco importa della bellezza dei loro protagonisti.
    Poi se vogliamo parlare di vampiri glitterati…

  7. Ema Says:

    Mah. Io credo che in generale la ricerca del bello sia connaturata all’arte. Così come quella del grottesco. Come elementi “rari”, però, che si elevano dalla mediocrità in base a canoni estetici (in positivo, o in negativo).

    In alcuni casi la bellezza basta da sola per creare situazioni degne di essere raccontate (ne hai citate diverse tu stessa) ed è un caso che sia sempre quella femminile – caso, palesemente, “pilotato” dalla società maschilista.

    Se scrivo il fantastico, ho licenza non solo di disegnare personaggi eccezionali (eccezionalmente belli o brutti) ma anche sfruttare biecamente questa loro “meravigliosa” caratteristica. Vuoi o non vuoi, è un elemento di interesse.
    Su Tolkien: avete ragione sia eleas che valberici, ma voi seguivate con più attenzione le vicende di aragorn o quelle del mostriciattolo coi piedi pelosi?

    Bellissimo il pezzo di Eco, credo sia un estratto di un suo saggio di prossima uscita (“La bella e la bestia”?).

    Ah, e ciao a tutti 😉

  8. chiara Says:

    A me non sembra che la letteratura contemporanea – diverso discorso riguarda il passato, ma sarebbe troppo ampio in questa sede – attribuisca grande importanza alla bellezza, sia maschile che femminile. Pensiamo a Saramago. A Marias. A McCarthy. a Paul Auster. A Franzen. A McEwan. Alla Lessing. Alla Yorcenar. Oppure, per restare nel genere, allo stesso King oppure a Peter Strauss. A Sarah Waters. A Joan Harris. A Stig Larsson. Cioè, magari qualche loro personaggio è “anche” bello – come capita nella vita, di incontrare dei belli.
    Diverso è il discorso in ambito “rosa”. Qui i belli imperano, da sempre e per sempre, maschi o femmine che siano. Con delle contaminazioni, anche: nel fantasy, spesso la protagonista è “bella”, laddove esso sconfina ne rosa “camuffato” – vedi il caso Meyer, non solo.
    Che voglio dire con questo? Sono da sempre contraria ai paletti, ma quando si parla di letteratura popolare – e il “rosa” è il genere principe della letteratura popolare in quanto semplice e facilmente fruibile – la bellezza acquista un valore narrativo. Che viceversa ignora nella letteratura colta – sia essa mainstream o genere poco importa – in cui hanno più valore in genere l’intelligenza e l’ironia del personaggio, o la sua disperazione, o la sua nevrosi. Il suo rapporto con l’esistenza. Insomma, la sua visione della vita, piuttosto che il suo nasino perfetto.

  9. Vale Says:

    Bè, non mi pare che Hyoutsuki-sama sia proprio una brava persona…
    E il fatto che sia gnokko ci sta tutto! Parlo come lettrice ed appassionata di letteratura fantastica (in tutte le sue forme): mi sonbo molto divertita nel leggere di Hyoutsuki, lo ho odiato tantissimo, ho sperato – attenzione, spoiler – che finisse in quel modo…

    Ma sono andata ot, si parlava di come la bellezza maschile venga deprecata, mentre quella femminile, unita ad un certo modo di percepire la donna non sortisca lo stesso effetto… Divento noiosa, lo so: si tratta di uno dei problemi di importanza capitale, su cui una come Loredana Lipperini (per citarne una) continua a battere. Semplicemente, la società è ancora fortemente sessista e maschilista.
    Lo dico continuamente, basta vedere le varie classifiche e statistiche sulla presenza femminile nei più disparati campi, dalla ricerca scientifica allo scaffale della libreria…

  10. chiara Says:

    Continuo a non capire bene il nucleo della discussione: è la bellezza fisica dei personaggi nei romanzi oppure il ruolo della bellezza femminile nella società? Non è la stessa cosa – affatto.

  11. Lara Manni Says:

    Eccomi: il nucleo della discussione parte dalla bellezza dei personaggi nei romanzi.
    Ispirandomi all’articolo di Eco, mi veniva in mente che nel fantastico molto spesso si ritrovano caratteristiche che erano state affievolite nella narrativa non di genere, e lo sono ancora, nel mainstream. Ovvero, si ritrovano personaggi maschili di bell’aspetto fisico. E aggiungevo che sembrano infastidire di più dei personaggi femminili che hanno ugualmente un bell’aspetto fisico.

    Il discorso, vorrei chiarire, non è qualitativo: non riguarda cioè la qualità dei romanzi. Stavo semplicemente registrando un fatto che mi ha incuriosito.
    Poi, sono d’accordissimo con quello che dice Chiara: in un buon romanzo l’aspetto fisico non conta affatto e conta ben altro.
    Solo, registravo la tendenza.

  12. eleas Says:

    Anna: so bene che Frodo è l’anti-eroe, ma volevo punzecchiare Lara e puntare proprio su Gollum.
    Gollum è sempre presente, dall’inizio, da quando Gandalf fa quel meraviglioso discorso a Frodo in cui lo invita a non avere troppa fretta di dispensare la morte. Gollum c’è sempre come una specie di ombra. Certo è quello che Frodo potrebbe divenire, certo rappresenta la perdizione eterna, la follia che il male porta con sè; di più: è l’uomo disumanizzato per via del male. Gollum è l’estrema corruzione dell’uomo. Ma anche in quello stato di profonda perdizione, magari pure per caso, si può far del bene. La salvezza è o no il fulcro di un libro come il SdA? Se sì allora piaccia o meno Gollum è il salvatore ergo l’eroe.
    Questo senza niente togliere a Frodo che pure arriva sino al bordo della scarpata e si rimette in tasca l’Unico Anello. Frodo banalmente fallisce, chiunque fallirebbe. Davanti al Male l’uomo si dimostra fallace. Scusatemi mi son fatto prendere la tastiera… 😉

  13. Anna Says:

    Hai punzecchiato anche me! 🙂

  14. Roberto Says:

    Ma non è una semplice questione di archetipi? La narrativa fantastica attinge al linguaggio mitico: la bellezza diventa un segno di armonia e la bruttezza uno di corruzione; l’armonia e perciò la bellezza fisiche e morali si muovono di pari passo.
    Ma per esempio, se molte sono le leggende sulle streghe brutte, quasi altrettanto ve ne sono su quelle belle (troppo belle?), in grado di affascinare e deviare (desiderio!). Quando sei chiamato ad adattarti a una vita grama, o comunque povera, o ancora limitata, desiderare assume aspetti destabilizzanti e pericolosi (no? 😉 ). Sì, ci sono parecchie leggende sulle streghe bellissime che portano gli uomini a smarrirsi.
    Se ci rapportiamo più al presente, la bellezza che si associa sia al protagonista che all’antagonista ha più una origine nel “superuomo”, che perciò a radici del tutto diverse (in opposizione?) a quanto ho scritto appena qua sopra.
    L’insofferenza verso il bello può essere da una parte dovuta a un’accusa di aderire pigramente a un modello “precucinato”; ma è da vedere se questa accusa regge oppure no – dipende dalla storia e da molte altre cose. Ma ricordiamoci che il confronto con modelli alti, altissimi e anche di più è (una delle, certo) delle funzioni della narrativa fantastica. Questo da sempre.

  15. eleas Says:

    mi si perdoni l’ardito paragone. Facciamo un piccolo sondaggio, la domanda è chi preferite tra Topolino e Paperino? Sono pronto a scommettere che vincerebbe paperino con l’argomentazione che sì l’altro è bravo ma è un tipino precisino, perfettino, cui va tutto bene, che sa-tutto-lui, insomma è antipatico. Ed è fortunato. Paperino è casinaro, senza un soldi, sfortunato e circondato da persone tutte sempre più intelligenti, ricche e fortunate di lui. Però e forse perciò è simpatico.

    Ora dove voglio arrivare? Che forse non sempre il bello attrae così tanto. Come si suol dire le donne adorano chi le fa ridere no?

  16. Lara Manni Says:

    Volevo arrivare a quel che ha detto Eleas 🙂
    Ho la sensazione che per i lettori maschi un protagonista attraente sia meno…digeribile di quanto non sia l’equivalente femminile per noi lettrici abituate da millenni a dark ladies, eroine romantiche e via così.

  17. eleas Says:

    😉

  18. Lara Manni Says:

    Vuol dire sì? 🙂

  19. demoniopellegrino Says:

    Eroine brutte, o comunque normalissime, ci sono nei romanzi della Kirino: le protagoniste principali sono sempre donne bruttarelle, con una vita normale, e a zni abbastanza triste. Anche quando c’e’ la bellezza (Grotesque), non e’ protagonista, anzi.

    Di piu’, non so.

  20. eleas Says:

    in un certo senso… non so mi viene da provare più simpatia anche per l’eroina sfigata non era un commento legato al sesso del papero e del topastro, ma alla loro condizione. Le belle e perfettine mi piacciono fino a un certo punto, prendi un romanzo come Ragazze lupo, le strafiga dopo un po’ annoia, meglio la sfigata.

  21. demoniopellegrino Says:

    Aggiungerei che la Kirino e’ quella che secondo me – pur con tutti i distinguo del caso – si avvicina di piu’ alla rappresentazione del male che ne fa spesso King. Il male sordo, violento e stupido che si annida in tutti noi, pronto a scatenarsi se e quando se ne presenti l’occasione.

  22. selerian Says:

    A dire la verità nel fantastico moderno mi sembra che l’abitudine di ficcare gnocconi dietro ogni angolo stia riducendosi. Faccio un rapido test sui miei libri preferiti:

    – La saga di Malazan: nessuno dei personaggi principali (e son tanti sul serio :S) è particolarmente bello. Ci sono gnocchi e gnocche, ma o sono dei che decidono il proprio aspetto, o sono personaggi secondari.

    – I vari libri di Mieville: Su “Iron Council” c’è Ann-Hari che mi sembra sia piuttosto bella, ma la caratteristica non è esaltata molto spesso, è solo parte di un personaggio ben fatto (ed essendo una protistuta di successo ha anche senso). Non mi sembra ce ne siano molti altri.

    – Harry Potter: Harry, Ron e Hermione non sono particolarmente belli – Hermione è pure bruttina, nei primi libri, anche se nel film hanno rimediato per la gioia del pubblico maschile.

    – Luk’Janenko: Svetlana non è descritta come bellissima, l’unico personaggio ipergnocco è maschile, e la sua bellezza è oggetto di continua ironia nella storia.

    Potrei continuare, ma mi sembra che fra Pratchett, Simmons, Asimov, Heinlein e altri il discorso sia simile. Non dico che i personaggi gnocchi non vadano bene: solo, oggettivamente non mi sembra si possa definire una caratteristica del fantastico moderno. Almeno fra i personaggi importanti, buoni o cattivi, niente gnocchi. Perché, diciamocelo, fa un pò cliché. Fa abbastanza cliché.

    Lo vedo meno peggio nel caso di personaggi non umani, come su Esbat, devo dire. In particolare, il demone di questo libro è stato “creato” strafigo per ovvie ragioni di marketing, quindi rimane tale. Anche così, ammetto che personalmente mi ha dato fastidio: dopotutto, Twilight l’ho letto :D!

    Un saluto a tutti, Professore incluso.

    P.S.: Anzi, scendendo alla narrativa di livello infame, Twilight & Co, siamo sicuri che le gnocche battano la controparte maschile? Ora non mi metto a fare un conto preciso, ma facciamo qualche prova a caso:

    Twilight: 1 a 0 per i maschietti, fra gli gnocchi protagonisti
    Il diario del vampiro: 1 pari
    Eragon: 1 a 0 per le femminuccie, si punta molto più sulla figaggine di Arya che su quella del protagonista.
    Marked: 1 pari
    Shadow Hunters: 1 a zero per i maschietti.
    Le Cronache del Mondo Emerso: 1 a zero per le femminuccie o uno pari, non ricordo se Sennar è classificabile gnocco oppure no.

    Per carità, questo è un conto fatto a partire dai primi libri orridi che mi son venuti in mente, ma non mi sembra ci sia uno squilibrio infame, no…?

  23. Lara Manni Says:

    Come credo sappiate, ho una notevole simpatia per le eroine normali, o comunque dove la bellezza è tutt’altro che una dote prioritaria. Infatti, ripeto, la mia è una riflessione più “sociale” che letteraria in senso stretto.

    Però, mentre per le eroine, nella media le cose non cambiano, mi pare che ci sia una maggior presenza di eroi maschi belli come lo fu il Pelide Achille. O che comunque la bellezza maschile abbia più peso di prima. Mi pare, eh.

    Ps. Selerian: marketing secondo la mente della Sensei. In questo senso, sì. Dovendo immaginare un eroe manga, non posso non immaginarlo bello. E, in effetti, mi rendo conto che sto infilando molto del mondo manga in questo discorso, dove trovare un protagonista maschile “normale” è cosa rara.

  24. selerian Says:

    Scusa, si poteva malinterpretare: intendevo marketing della sensei, non tuo, eh :D.

  25. Lara Manni Says:

    😀
    Stavo riflettendo che, in base al tuo schemino, è abbastanza vero che gli eroi maschili di bell’aspetto sembrano più numerosi rispetto al passato. Mi chiedo solo se sia un effetto dello sconfinamento del genere nella letteratura popolare “rosa” di cui parlava Chiara.
    Oppure, se i motivi sono altri.

  26. demoniopellegrino Says:

    Voglio solo sperare che gli gnokki e le gnokke facciano sesso protetto usando il preservativo Twilight. Perche’ esiste: http://www.twilightseries.ca/twilight/twilight-condom/

  27. Lara Manni Says:

    Demonio. Questo no. QUESTO NO!!!!

  28. eleas Says:

    nooo lo voglio ASSOLUTAMENTE senza non si può fare!

  29. eleas Says:

    muahahahah

  30. Vocedelsilenzio Says:

    Ma poi mi diventa sberluccicoso se lo espongo al sole?

    Cioè, davvero siamo al limite… o l’abbiamo già superato?

  31. demoniopellegrino Says:

    Voce del silenzio, poni un problema interessante sul quale non avevo riflettuto. Mi domando se il libro “La Filosia in Twilight” che ho visto su uno dei banconi di una libreria di qui chiarisca questo dilemma.

  32. demoniopellegrino Says:

    folosofia. Sono dislessico.

  33. Ema Says:

    quale limite? c’è un limite? 🙂

    Selerian:
    in Luk’janenko se non erro la gnoccona è Olga, almeno in forma umana. Però essendo l’autore un russo non ci si sofferma mai più di tanto.
    in Asimov l’unica davvero nata to be beautiful, Blissenobiarella in arte Bliss, dice più volte che lo fa apposta a fare la sex symbol (e mi sta pure sulle balle).
    Inoltre… continui con gli ORRORI ortografici, aveva ragione Lui! 😛

    Hermione attenzione, non viene data per bruttina in assoluto ma solo attraverso dei pov soggettivi (quelli di bimbi ancora non adolescenti che vedono secchiona=bruttina); non appena la vedono come “donna”, ossia al ballo del IV, si accorgono che è pure carina. Ma in effetti non è quello il suo carattere principale.

    Però la tendenza al minimalismo estetico è figlia di tempi recenti, anche nel fantastico. Fino a qualche tempo fa la bellezza era un “must” narrativo – a meno di eccezioni ben motivate, ora non più. E spesso si punta più all’identificazione del lettore/lettrice che all’ideale irraggiungibile.

  34. Lara Manni Says:

    A proposito di Harry Potter, mi veniva in mente che il villain (Draco) viene rappresentato come affascinante.
    Ripeto, parlo del fantastico popolare e contemporaneo. Chiaro che se prendiamo in esame i grandi il discorso diventa diverso.

  35. Paolo Evangelisti Says:

    C’è una trilogia di fantasy praticamente sconosciuta che mi permetto di consigliare: “le cronache di thmoas Covenant l’incredulo” di Stephen Donaldson.

    E’ molto ben scritta, ma la cito qui perchè il protagonista della saga è un LEBBROSO catapultato suo malgrado al centro della scena stile aragorn.

    Chi ha avuto a che fare col mondo del volontariato sa che la lebbra è la più degradante delle piaghe. Rende mostri, piega la volontà con un decadimento fisico progressivo ed inarrestabile, il terrore del contagio trasforma in paria, ed allo stesso tempo non contiene in sè nulla di eroico nell’immaginario collettivo-per cosi dire- come potrebbe avere ad esempio un male come l’AIDS. Anzi, questa malattia è da sempre associata al peccato.

    E sull’affannato sopravvivere del protagonista, che vede il suo piccolo mondo di autocompassione e disgusto di sè (il mondo che si era costruito per sopravvivere al lebbrosario), sconvolto dall’irrompere della Landa (cosi si chiama il mondo fantastico stavolta), si snoda tutta la trama.

    E’ davvero un bel personaggio. Occupa il posto di Aragorn. Ed è un lebbroso.

    Mi piacerebbe vedere qualche scrittore cimentarsi con questa. Voi come ce lo vedete un lebbroso costretto suo malgrado a fare l’eroe? Come sopravvivrebbe? Come cambierebbe la sua opinione di se? Se ne farebbe un problema oppure no?

  36. Elfo Says:

    Ma perchè dai, ammettiamolo, alle ragazze piace il figaccione un po’ bastardo. (A me Draco faceva vomitare, ma tant’è…:P ) ^_^
    Solo non capisco perchè i ragazzi si irritano di fronte ad un protagonista descritto come esteticamente bello, ma non hanno molto da obiettare davanti ad unA protagonista trattata in ugual modo.

  37. palanmelen Says:

    Qualcuno ha detto “Harry Potter”? Il mio radar è impazzito.
    Attenzione! Larù, insomma!
    I cattivi in HP non sono descritti come affascinanti. Rowling stessa è rimasta di sasso quando ha capito che tutti impazzivano per gentaglia come Draco, Severus, Lucius e finanche Voldemort. Che insomma, non ha neanche il naso. Draco, per esempio, viene descritto come una piccola piaga coi capelli di un biondo scialbo e gli occhi grigio chiari. E’ ovvio che il carattere influenzi la sua “bellezza”, perché le smorfie di superiorità rigano il viso in un modo poco piacevole.
    E pensa a come viene descritto Severus. Se avessi avuto un professore del genere… di sicuro non mi sarei presa una cotta per lui!
    Eppure, milioni di ragazze (me compresa) vanno fuori di testa per questi due loschi individui.
    Se vuoi un’opinione personale, a me affascina l’imperfezione e il personalismo della bellezza.
    Però sai che io parlo da slasher.
    (Ah, riguardo il LotR: presente il film? Quanti i sono gli elfi *effettivamente* belli?)
    A proposito di Elfi.
    @ Elfo: Alessio Vinci è un po’ vecchiotto per fare lo gnokko, ma si difende bene…

  38. Lete Says:

    Ok, qui andiamo sul personale.
    A me i belli non piacciono.
    L’uomo secondo me non deve essere “bello”, non deve essere il ragazzo delle sfilate, un dio in terra, la perfezione incarnata.
    Deve essere affascinante.
    Vediamo esempi nei libri.
    Severus Snape di Harry Potter a me è piaciuto subito. Non per l’aspetto, ma per il comportamento. Cinico, talvolta sadico, sempre ironico e sfuggente. Affascinante insomma. Intrigante, ecco.
    Edward Cullen, al contrario, l’ho sempre odiato. Troppo perfetto, troppo irreale.
    Torniamo ad esempi classici.
    Amo Achille, la sua ira incontrollabile e sì, anche la sua bellezza (che non guasta comunque!)
    Odio Ettore, troppo perfetto su tutti i fronti.
    La perfezione insomma allontana dal lettore il personaggio.
    E’ molto più facile immedesimarsi e preferire personaggi con difetti piuttosto che personaggi perfetti e stereotipati.
    A quanti stanno simpatiche le Mary Sue?
    Loro sono belle, intelligenti, perfette.
    Quante di voi ragazze sono così?
    E quanti ragazzi sono Gary Stu?
    (e Lete scoprì di essere l’unica persona imperfetta sulla terra XD)
    Non è la bellezza in sè un problema insomma.
    Non è che se un personaggio viene descritto come bello immediatamente mi fa contatto con le antenne e lo odio.
    Lo odio se oltre che bello è intelligente, ricco, sano, fedele, simpatico, generoso…
    Non generalizziamo troppo!

  39. Elfo Says:

    @palanmelen: hai ragione i “cattivi” di HP non sono descritti come “esteticamente” belli. Sono io che ormai me li immagino così perchè credo di aver letto centinaia di fan fictions con questi protagonisti in cui erano fisicamente un po’ snaturati dall’amore delle autrici, credo…^_^ (Secondo me il figo maximo di HP è Sirius Black. Alè.)
    Per quanto riguarda il film apro l’armadio e tiro fuori lo scheletro, ma che rimanga tra noi 5000: io sbavo per Orlando Bloom, fisicamente. Eh oh, è più forte di me. Mi piace pure col parruccone. 😀 Nel libro non ci sono santi: gli Elfi sono dei figonzi —> “‘cause Legolas was fair of face beyond the measure of men…” (Come mi sento coRta ora che ho fatto la citazione anglofona 😛 😛 😛 )

    @Lete: de gustibus. A me Achille è sempre stato sulle balle (facile eh andare in battaglia facendo il diavolo a quattro sapendo di essee invulnerabili tranne che per un punticino che nessuno conosce…) mentre ho amato profondamente Ettore. Lo Swarowsky coi canini manco lo considero, brrr.
    A questo punto ci starebbe il sondaggione: chi è secondo voi il più figo della letteratura (aspetto fisico compreso)? E perchè?

    (E dopo questa Lara mi rimanda nel boschetto elfico, lo so…:P )

  40. Mele Says:

    Rivelazione delle nove di mattina: La bellezza non sta negli occhi di chi guarda, ma di certo sta in quelli di chi descrive.

    @Elfo: io ormai non so scindere il canon dal fanon.
    Ok, su Bloom non si discute (al massimo si contempla). Ma su alcune comparse…

    Riguardo al sondaggio, temo di non avere abbastanza elementi per rispondere.
    (Anche se ora, traviata da un film, urlerei: Holmes!)

  41. Lara Manni Says:

    Ricordo di aver provato un colpo al cuore quando, sedicenne, scoprii che Amleto non era il bel principe biondo che immaginavo (“mio figlio è grasso e ha il fiato corto”, dice la Regina nel duello con Laerte).
    Eppure, il particolare non ha impedito di continuare a pensarlo nel modo che io desideravo.
    Parliamo, certo, di Shakespeare 🙂

    Paolo: interessantissima la saga.
    Tutte: interessantissima la discussione.
    Sondaggio?
    Durissimo rispondere.

  42. Ema Says:

    vale solo per per le femminucce o anche per i maschietti il sondaggione?

  43. Lara Manni Says:

    Sono per le pari opportunità. 🙂

  44. Roberto Says:

    *__*

    La triologia di Thmoas Covenant l’incredulo (le triologie, a dire il vero).
    Meraviglia *__*

    In ogni caso, la bellezza pervade tutta la Landa – la Landa è un mondo nel quale la bellezza e la salute sono tangibili con i sensi – e questa è una delle cose che fanno impazzire Covenant.
    La disperazione di Covenant è straziante. Giusto per intenderci, Lara, un paio di ispirazioni per la “mia” Kikyou le ho prese da lì …
    Per me è consigliatissima – e mi sento di consigliare di cercare le vecchie edizioni Mondadori su Ebay! La nuova traduzione Fanucci mi ispira poco assai

  45. Lara Manni Says:

    Saggio, mi metto in cerca: voglio assolutamente leggerla!

  46. Paolo Evangelisti Says:

    Come ho detto la prima trilogia di Covenant è assolutamente incredibile, uno schiaffo in faccia all’archetipo dell’eroe fantasy.

    La seconda ha elementi diversi di forte novità, (la corruzione della Landa) ma meno incredibilmente innovativi rispetto alla prima.

  47. Roberto Says:

    E’ l’antieroe per eccellenza, sì. E il modo in cui l’autore te lo mostra e te lo sbatte sul muso – dopo pochi capitoli – non potrebbe essere più chiaro …
    A tal proposito, evitando spoiler ma per integrare quanto dicevo sopra, tra le vecchie edizioni Mondadori vi sono alcune ristampe (o sono le prime stampe, non lo so!) nelle quali è stato chirurgicamente amputata la parte finale del settimo capitolo, senza dirti né ah né bah, presumo perché succede qualcosa che “nei fantasy no non ci deve stare”. Perciò occhio se si compra l’usato – andrebbe anche verificato che sia l’edizione non “riveduta e corretta” (tipo gli anime che passavano e passano per mano mediaset!).
    Ho impiegato anni per procacciarmi tutti i volumi che volevo e come li volevo (almeno potevo prenderli a prestito alla biblioteca del mio paesello); parlo per esperienza xD (si parla di un’epoca in cui internet non era che una leggenda, comunque; insomma, preistoria … come son vecchio XDDDD).

  48. Laura Costantini Says:

    Probabilmente vado fuori tema, non ho letto tutti i commenti. Intanto, questo blog e’ sempre piu’ interessante e questo un fatto. Spesso lara tocca temi che offrono spunti di riflessione. Ora, scrivendo anch’io qualcosuccia ogni tanto, mi trovo spesso nell’occhio del ciclone quando i commentatori scoprono che sono una femminuccia, che e’ femminuccia anche la mia socia di penna e che ci piace pennellare in qualche modo i nostri personaggi. Per lo piu’ sono i lettori maschi a risentirsi se uno dei protagonisti appare poco poco avvenente, e questo e’ un altro fatto. Un fatto ulteriore e’ che ne traggono spunto per dimenticare qualsiasi altro aspetto della narrazione e gridare al fotoromanzo per giovani pulzelle. Li’ a me scatta la violenza che il bello gnocco demonietto protagonista di Esbat (libro che tengo molto caro, perche’ e’ bello, ben scritto e di piacevolissima lettura) in confronto e’ un gattino coccolone. Ho trovato e continuo a trovare inutili particolari anatomici femminili in molti romanzi scritti da maschi, ma li’ nessuno grida al Pentahouse per adolescenti in crisi ormonale. O sbaglio?

  49. Lara Manni Says:

    Laura, fatti abbracciare. Era proprio questo il motivo che mi ha spinto a scrivere il post. Perchè il protagonista maschile bello suscita sdegno? 🙂
    (non in tutti i lettori maschi, sia ringraziata la dea)
    🙂

  50. Laura Costantini Says:

    Si chiama INVIDIA hihihihihi 😉

  51. Lara Manni Says:

    Ma vedi che cosa interessante? Una lettrice, specie una lettrice ragazza, tende a identificarsi con l’eroina di bell’aspetto. Un lettore, specie un lettore ragazzo (ho notato che tanto più è bassa l’età, tanto è facile il rifiuto), lo respinge. Uhm.

  52. Ema Says:

    non diciamo invidia di cosa 😉
    Però… permettetemi di dire che spesso lo Gnocco maschio è descritto in termini mooolto diversi dalla Gnocca femmina, il che contribuisce ad acuire il fastidio. Parlo almeno di letteratura contemporanea. Lo gnocco maschio descritto da parecchie scrittrici è spesso patinato e circondato da un’aura di sogno, quasi quanto la gnocca femmina descritta da certi allupati scrittori assomiglia più ad un filetto succulento grondante sangue (a chi piace) e, ovviamente, con le tette grosse.
    Personalmente, mentre diffido della scrittrice che mi propugna la figura angelica ed eterea, amo ed amerei sentire descrizioni in prima persona del tipo “era talmente sensuale che gli avrei messo la sella seduta stante per montarlo davanti a tutti”. Quasi volgare, ma molto più reale di certe vomitose digressioni meyeriane, diciamo così. Ehi, scrittrici! PRESENTI ESCLUSE, ovviamente, anzi presentesse escluse. 😉

    A parte scherzi, come dice Laura è tutta invidia. Verde, ringhiante, e che si torce le mani nell’angoletto.

  53. Lara Manni Says:

    Aspetta che la cosa mi incuriosisce molto. Intendi che nelle descrizioni dello Gnocco maschio si indulge al romanticismo più che al sesso bruto?

  54. Ema Says:

    In poche parole, sì. Ma il bello è che pure gli scrittori (XY) hanno questa tendenza. Forse perché si ritiene che l’immaginario femminile tenda più a infinito che a zero, se mi passi la METAFA.
    Solo che se sei Virginia Woolf (o Lara Manni 😉 ) riesci a renderlo credibile. Se sei Ste Meyer o una sua clone (ce ne sono tante) ottieni solo di indispettire chi ti legge.
    Poi ognuno si rifà alla propria esperienza di lettore… la mia è indubbiamente limitata.

  55. Laura Costantini Says:

    A me la Meyer non e’ dispiaciuta affatto. E la storia d’amore folle tra Edward e Bella e’ il motivo fondamentale di un successo da milioni di copie. Su questo si dovrebbe riflettere, invece di storcere il naso (come hanno fatto i soliti criticonzoli italici).

  56. Laura Costantini Says:

    Peraltro senza alcun battage pubblicitario iniziale, ma con un semplice passaparola.

  57. Lara Manni Says:

    E’ che la Meyer ha esagerato: quando ho letto il primo mi sono detta, vabbè, non è un horror, vediamo che succede poi. E il poi è diventato Cinderella.
    E’ anche vero che, suppongo, la scrittrice proietta la propria visione dell’altro sesso, fatalmente e anche se non lo vuole, in quello che scrive: per Meyer il matrimonio, la famiglia, l’amore fino all’eternità sono ingredienti della vita oltre che della finzione, e lo dice.

    (non pensiate che io giri con un coltello da sushi, però)

  58. Roberto Says:

    Ahhh, ma allora era questa la domanda? Bhe, bhe, in tal caso …

    Credo che scatti un diverso processo identificativo tra il giovane lettore maschio e la giovane lettrice femmina.
    La giovane lettrice femmina vuol concupire il bel protagonista maschile e si identifica nella bella fanciulla / protagonista femminile / mary sue.
    Il giovane lettore maschile vuol concupire la bella protagonista femminile ma NON si identifica col bel protagonista maschile che identifica invece immediatamente come un avversario/maschio adulto (Edipo, dove seeeei???).

    Occhio che è diverso. A parità di (bassa) età per una giovane ragazza è molto molto più semplice che per un giovane ragazzo trovare d’appaiarsi con partner di età superiore alla propria, per il diverso grado di velocità di sviluppo psicofisico, perciò nel maschio giovane la frustrazione di dover competere (di una competizione impossibile da vincere) con un maschio più grande è di gran lunga superiore di quanto si riscontri nelle femminucce 😉

    Anche perché solitamente in questo genere di storie sono diverse figure maschili che si competono una singola figura femminile, piuttosto che il contrario, perciò l’identificazione della lettrice nella protagonista è MOLTO più appagante.

    Ma attenzione! Quando accade qualcosa di diverso (qualcuno ha detto Kikyou, per caso????) allora si riscontra pure nelle femminucce il medesimo bellicosissimo comportamento – in effetti il fandom di Inuyasha è molto rivelatorio XDDD , là dove si rompe questo meccanismo identificativo, ed è pure rivelatorio delle diverse metodologie con cui il femminile “distrugge” le proprie avversarie …

  59. Lara Manni Says:

    Non ti ho soprannominato Saggio casualmente, vedo 🙂
    Vero. Nel momento in cui un solo eroe è conteso da più eroine, scatta lo stesso meccanismo. E in modo persino più feroce. Uhm.

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