Non sono convinta

Allora, come molti di voi ho ascoltato/letto la notizia del videogioco con stupratori e stuprate che ha fatto saltare in aria il Pdl, la ministra Giorgia Meloni e un bel po’ di altra gente.  Evidentemente, mi costerno anche io: però, dal momento che ogni volta che si parla di videogames i giornali e i telegiornali italiani esprimono disgusto a prescindere, mi sono andata a informare.
Così, ho scoperto un po’ di cose: in particolare che il titolo era già disponibile su Amazon dal 2006 e altre faccende che ho trovato in questo articolo.

Detto questo, è evidente che un videogame così (ma anche un libro così, ma anche un film, un fumetto e un rotolo di Scottex con sopra le stesse immagini) è totalmente condannabile.

Però mi chiedo cosa sarebbe successo se la stessa vicenda (o non vicenda, la cosa qui è fatta  solo di acchiappa e violenta) fosse stata descritta altrove.

Perchè, non prendiamoci per il culo,  sul filone “Rape&revenge” sono stati fatti decine di film, e non solo.

Ehi, Lara, ma c’è la parola “revenge”. Pensa a Kill Bill.
Certo, ma ci sono anche  storie che indulgono sul “rape” con tale compiacimento da far pensare male.

Insomma, tutta questa storia non mi piace neanche un po’: e neanche “i buoni” mi convincono. Mah.

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11 Risposte to “Non sono convinta”

  1. imp.bianco Says:

    Come al solito in Italia facciamo le polemiche sul nulla. Il gioco è stato prodotto dalla Illusion solo per il mercato nipponico quindi chi ci ha giocato o l’ha comprato illecitamente o l’ha scaricato illegalmente. Quindi cosa vuole fare la ministra? E’ impossibile bloccare il p2p. Così da visibilità al gioco. Tra l’altro la polemica è pure vecchia… Rispunta ogni tot mesi. Rapeley poi è brutto, non solo per la tematica diciamo, ma anche la grafica fa pena e la giocabilità anche, ci sono altri titoli della Illusion, sempre 3d, che sono molto ma molto meglio… sempre hentai. Poi non capisco la polemica, si vuole andare dai giapponesi e dirgli che sono dei depravati? Ma perché in Italia non fanno i film porno? Cosa c’è di male? L’industria dei videogiochi hentai in Giappone è come quella dei film porno da noi. Tra l’altro è vietato esportali fuori dal Giappone…

    Mah… alla fine tanto rumore per nulla. Si ok la tematica dello stupro è deprecabile, ma in fondo se in Giappone vogliono fare un videogioco del genere e commercializzarlo solo da loro… chissene frega! XD

    X-Bye

  2. Stregatto Says:

    Siamo tutti d’accordo sul fatto che stupri e violenze sono deprecabili.
    Farci un videogioco è allucinante e ben diverso da mettere un episodio di stupro su un libro.
    Che la polemica abbia fondamento, visto che non è COMMERCIALIZZATO in Italia, poi… questo è un altro discorso e, volendo, è più nociva che altro (è pur sempre pubblicità).
    Però, sinceramente, penso che la ministra non abbia errato di concetto, ma di “ignoranza”, non avendo ben chiaro (come il 90% dei politici) come funziona il P2P e il mercato legale ed illegale dei videogames.

  3. imp.bianco Says:

    @stregatto: tra l’altro essendo in giapponese si capisce davvero bene poco… se non sapessi tutta la diatriba avrei potuto scambiarlo per un hentai normale…

    X-Bye

  4. Lara Manni Says:

    Il problema è che non è solo la ministra: tutti ne hanno parlato come se lo vendessero nel supermercato sotto casa…Riporto il commento che mi ha lasciato Alessandra Lex, che di game è esperta, su Facebook e che mi sembra molto, molto saggio:

    “Sto seguendo la triste vicenda.
    Certo il mercato giapponese non ha nulla a che vedere con il mercato europeo.
    Vorrei ricordare, però, che il genere esiste da una vita in giappone, ci possiamo scandalizzare, ma la cultura asiatica è molto diversa dalla nostra e a scrivere e disegnare hentay ci sono anche moltissime donne.
    E’ pornografia e come tale va trattata, nessuno, da noi si scandalizza che esistano di DVD di un tal MAXXX, regista e porno attore californiano, da noi largamente commercializzato. Altro che stupro di scolarette…
    La cultura e l’approccio alla pornografia è molto diverso, paesi che vai… ma se esiste una produzione esistono i fruitori e qui, purtroppo, la quantità di idioti è uguale in tutto il mondo.
    Detto questo, però, se sei maggiorenne hai diritto di guardarti o giocare quello che vuoi, perchè se si prende la china di chiedere la censura per un gioco stupido, si arriva a chiederla anche per capolavori come letterari come American Psycho. Ed è accaduto”.

  5. Ele/Caska Says:

    Che poi, tra parentesi, avvengono meno stupri in Giappone che non in Italia. Direi che c’è da meditare.

  6. imp.bianco Says:

    @lara: è che come al solito in Italia, sparano idiozie prima di informarsi…

    X-Bye

  7. Ema Says:

    concordo con Stregatto quando dice che lo stupro in un videogioco è diverso, e anche molto, da un episodio di stupro in un film o comunque in qualcosa di esclusivamente narrato, che si vive passivamente.
    Il videogioco è attivo, anzi inter-attivo, in questo si differenzia da altre forme d’arte (sì, arte) e intrattenimento. Se il videogioco mi mette in grado di stuprare qualcuno (è così? se non lo è, invece, il fatto non sussiste proprio!), per quanto virtualmente, è storia diversa dal leggere di uno stupro o guardarne uno in un film.

    Che poi la polemica venga usata strumentalmente per condannare i videogiochi ed i mostri che questi creano nella società, siamo tutti d’accordo.

  8. Lara Manni Says:

    Ema, figurati se non condanno lo stupro. Mi sembra però che in questo caso specifico si stia montando una polemica che sarebbe stato meglio riservare a molte altre occasioni, no?

  9. Ema Says:

    non mi sognavo di pensare che non condannassi lo stupro, evidenziavo solo la differenza tra contenuto “attivo” e contenuto “passivo”, diciamo.

    In realtà pensandoci meglio non vedo perché dovrei condannare lo stupro virtuale e non lo sterminio virtuale propugnato dai vari “sparatutto”… è vero che nella maggior parte dei casi i cattivi sono volutamente ghettizzati come a) mostri, b) morti e nonmorti, c) robot (e quindi senz’anima) oppure d) criminali sanguinari per non parlare di e) soldati che in quanto soldati sanno a cosa vanno incontro.

    Non è un argomento così facile, forse.

  10. Ema Says:

    vi ricordate le polemiche su Carmageddon, in cui facevi più punti a investire i passanti innocenti?

  11. Stregatto Says:

    si, e mi ricordo anche carmageddon… il filotto di vecchie e ragazzine era uno spasso.
    E ciò nonostante, con più di un decennio di patente alle spalle, non ho avuto la tentazione di stirare nessuno (al massimo di scendere e dirgliene quattro).

    Ho guardato un po’ cos’è questo benedetto gioco… e trovo molto diverso il concetto; in carmageddon era un’iperbole; questo è relativamente concreto e “realistico”.

    Sul fatto poi che simulare uno stupro sia ben diverso da farlo e che, condannando Rapeley dovremmo quindi gettar strali su qualsiasi sparatutto (o perchè no simulatore di guida… è vietato andare a 220 in autostrada!)… ha un certo senso, ma, sarò bigotto o magari semplicemente non giapponese, ma gli uni li comprendo; l’altro no.

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