Avatar?

Sono andata a vedere Avatar e un bel po’ di dubbi. Premetto che mi è piaciuto moltissimo dal punto di vista visivo, che le tecniche grafiche sono strepitose, che ha ragione chi ha scritto che sembra essere tornati ai tempi di Star Wars e, insomma, wow.
Però, ho dei dubbi sulla storia. Quello principale riguarda la sua semplicità: davvero estrema. I buoni sono buonissimi e i cattivi sono cattivissimi. I buoni sono semplici, in contatto con la natura e fraterni. I cattivi (per esempio, quando prima della battaglia finale il Perfido Generale arringa i Perfidi Mercenari) ridono -arr arr arr – della fede dei buoni nativi e annuiscono – yes yes yes – quando viene loro chiesto di sterminarli tutti.
E qui mi viene da pensare che Darth Vader era assai più sfumato, come personaggio.
Poi penso anche che i narratori americani tentano in tutti i modi di esorcizzare la guerra con l’Iraq, come è normale e giusto che sia: però c’è il modo di The Dome e c’è il modo di Avatar.
Che è, nè più nè meno, un western etico, del genere di Soldato blu e, poi, di Balla coi lupi, o di Pocahontas. Ovvero ancora: giovane uomo bianco si infiltra tra i selvaggi, finisce con il condividerne le idee, la purezza, l’amore per la natura, tradisce la propria provenienza, si unisce a loro e li guida contro le giacche blu, o contro i terrestri, nel caso.
Ecco, trovo che sia un po’ poco. E’ vero, stiamo parlando di una storia fantastica: ma a me sembra che siamo stati abituati, o che dovremmo essere abituati a una maggiore complessità (che non vuole affatto dire difficoltà di approccio) del fantastico. Basta citare Tolkien: chi è il “cattivo”, Gollum? E chi sono i “buoni”, gli elfi? Sicuri? Anche nel film di Jackson, le cose non erano affatto così lineari.
Poi, c’è Matrix. Il primo, almeno, quello che aveva dato una sterzata al filone: non era affatto poco comprensibile, era spettacolare, aveva però vari piani di lettura. Ce ne sarebbe, volendo, uno anche in Avatar: io sono convinta che Pandora sia una metafora del web, per esempio, e che la “connessione” fra i suoi abitanti rispecchi quella che avviene su Internet. Però la faccenda è resa in modo didascalico.
Sono una guastafeste? Può darsi. Però, da un giocattolo così bello, mi sarei aspettata una maggiore profondità: e non un “messaggio” ecologista raccontato come in un vecchio cartone animato. Di quelli di serie B, però: Miyazaki, a Cameron, avrebbe molto da insegnare (e forse gli ha già insegnato: sono solo io a rivedere le immagini de La puta nelle montagne volanti di Pandora?

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53 Risposte to “Avatar?”

  1. claudia b. Says:

    ciao Lara, non sono del tutto d’accordo. Credo invece che l’estrema stilizzazione dei personaggi di cui parli sia funzionale alla creazione di una dinamica di opposizione buoni/cattivi, tale che non lasci spazio al alcuna riflessione sulla psicologia del cattivo, cosa che toglierebbe il focus da quella che è la vera protagonista, cioè la natura. Alla natura non importano le ragioni dei cattivi, e neppure quelle dei buoni a dire il vero. L’unica ragione per cui ascolta le preghiere è che vuole salvare se stessa, aldilà di qualsiasi dinamica altra a quella che la concerne direttamente, cioè la salvaguardia del pianeta. E’ davvero la prima opera d’arte, indipendentemente di generi e dagli stili, in cui vedo una natura che pensa e agisce per sé. Io credo che questo debba essere valutato nel giudizio complessivo sul film, e non la complessità o meno dei vari personaggi che animano la vicenda. Quello che mi pare davvero potente di questo film è il fattoche la natura non risponde direttamente alle preghiere, non interloquisce, ma agisce solo in base all’esigenza della propria salvaguardia. Ho trovato questa “personaggificazione” della natura, o per dirla alla Wu Ming, questo sguardo obliquo sulle ragioni dei contendenti, davvero straordinario.

  2. Lara Manni Says:

    Mi dai da riflettere, Claudia. Anche se nella “personaggificazione” della natura come Grande Madre sento profumo di…trappola?
    Forse ho visto il film con sguardo deformato, non lo nego. Forse scatta troppo automaticamente l’attenzione alla scrittura e riesco difficilmente a farmi coinvolgere fino in fondo.
    Ci penso.

  3. avalon9 Says:

    Hai, a mio parere, centrato perfettamente l’essenza di Avater: un giocattolo. Uno stupendo fantastico preciso definitoo giocattolo. Non un prisma o un quadro, magari di quelli fiamminghi, preciso e limpido, con però qualche specchio che riflette il nascosto, qualche bicchiere troppo trasparente, qualche porta lasciata socchiusa.
    Avater è lineare, come storia e come sentimenti; è piatto. Non è una sotria, non è un fantasy; è una fiaba. Una fiaba per grandi. E l’interesse, quello vero, quello autentico, non è nella psicologia; non è nel rendere realistico un mondo (virtuale, cibernetico, altrodimensionale, inventato e basta o comunque lo si voglia definire) e nel veicolare una visione poliedrica. L’interesse è puramente estetico.
    Il film è stato creato, è godibile e spettacolare proprio per la sua grafica. Solo per la sua grafica. Ti siedi sulla tua poltroncina con i popcorn e resti a fissare incantata creature vagamente marine nuotare nell’aria, piante similpreistoriche o rivisitazioni di anemoni e barriere coralline fremere ad un vento ad un movimento, ad una esplosione.
    Bellissimo.
    Dov’è il problema? La storia, appunto. La storia che non esiste; o esiste in quanto scontata ripetizione di un topos che, se vogliamo, risale, per noi, ai poemi omerici e anche prima.
    Avatar è davvero un capolavoro. Se in un film si cerca solo l’elemento artistico e si desidera assitere ad una sfilata di pinakès in movimento. Non è altro. Un omaggio alla fantasia e all’abilità grafica.

  4. Lara Manni Says:

    Sai che ho pensato a Omero, ieri? Ma ho pensato a Ulisse: eroe positivo e mostro di crudeltà: è Ulisse che determina l’uccisione del piccolo Astianatte, senza pietà alcuna, ed è lo stesso Ulisse che nell’Odissea impara a conoscere, anche, la pietà. Una volta soddisfatta l’estetica, mi è rimasta l’insoddisfazione narrativa, tutto qui.

  5. Vocedelsilenzio Says:

    Claudia b., la tua risposta da da riflettere pure a me. Non ci avevo pensato, ma hai ragione.
    Poi, lo ammetto, io alla storia c’ho badato poco. Sono rimasto così affascinato da Pandora che nei miei pensieri c’era spazio solo per lei. Una volta uscito ne sentivo nostalgia.
    La storia è, oserei dire, ridicola… ma non mi importa, perché se penso ad Avatar rimango sempre folgorato da Pandora.

  6. avalon9 Says:

    @claudia b.: mi permetto di risponderti anch’io, ma -sottolineo- è solo la mia interpretazione. Assolutamente personale.
    Concordo con la tua visione della natura, ma personalemte ritengo che il tutto resti sullo sfondo, resti nel potenziale. Una Grande Madre appena abbozzata e lasciata intravvedere, ma subito accantonata nel rischio di complicare, di far scattare un meccanismo di interrogazione, di domande che porterebbero gli stessi “protagonisti umani” a valutare il loro ruolo e il proprio status di personaggio. Un confronto fra buoni e cattivi è un bipolarismo facile da giocare, lineare e (quasi) scontato. Proviamo a inserire un’entità più complessa, la Natura, che agisce per se stessa, senza schierarsi ma assecondando il proprio utile.
    E’ nel film.
    Facciamola interagire con i personaggi in modo attivo e non sullo sfondo, accantoniamo la storia d’amore-ribellione: penso che si entrerebbe in cortocircuito. La Natura è forse l’unico personaggio potenzialmente a tutto tondo; confinata fra figure comuni e bidimensionale. Manca eco; manca cassa di risonanza.
    Ribadisco, comunque, che questa è solo la mia umile opinione.

  7. Dr. Sci-Psy Says:

    Io ci ho rivisto molto pure la principessa Mononoke in Avatar, ma con mille complicazioni in più.

  8. Eleas Says:

    stranamente mi sento di dire la mia pur non avendo visto ancora il film, lo vedrò sabato pomeriggio. Tuttavia mi sono già fatto una certa idea leggendo qua e là sul web.
    La cosa che mi colpisce maggiormente è l’idea di uomo e di umanità che passa dal film. Talmente disumano è l’uomo che è meglio trasformarsi per sempre in puffo con la coda e lasciare il vero (magari brutto) per il finto. L’uomo è il male. Tanto da spingere il ragazzo infiltrato a abbandonare la propria natura.
    E qui si potrebbe insinuare appunto il paragone con il web di cui in effetti Pandora potrebbe essere metafora. Fa talmente cagare la nostra vita reale che l’abbandoniamo in favore dei nostri avatar… fa un po’ paura vista così e gli effetti speciali appaiono meno affascinanti.

  9. Erika Says:

    Io non sono propriamente d’accordo. Mi rendo conto – impossibile non farlo – che la storia è lineare in modo elementare e che presenta topos visti e rivisti. Ma quando si tratta di un film non è solo la storia ad interessare, ma come la si racconti. E penso che su questo Cameron abbia messo a tacere tutti. In effetti sono sempre stata convinta che i registi (bravi) si dividessero in due filoni: i narratori e i creatori di mondi. Cameron fa senza dubbio parte di questa seconda categoria. Pandora è un’esperienza estetica, visiva, che cattura completamente il personaggio. Infiltrarci una storia complessa, di rimando, intrigata, alla fine avrebbe fatto perdere allo spettatore quel piacere puramente visivo di immergersi nella natura di un mondo alieno.
    Poi si vogliamo parlare di contenuti: sì, è vero, si gioca molto su topos già visti. Ma, alla fine, chi non lo fa? Anche Matrix, alla fine, ha ripreso storie e tematiche di altri film (per esempio Nirvana o, forse ancora di più, il tredicesimo piano ), ma rimane un gran film per come ne parla. Per Avatar è lo stesso. Richiama Pocahontas, Balla coi Lupi, Fern Gully, il cinema di frontiera di John Ford… Ma lo fa in un modo completamente nuovo. Inserendo all’interno di questa dialettica buoni/cattivi (stilizzata, come ha detto qualcuno, come una fiaba) denunce sanitarie, l’attualità americana (Anselma dell’Olio lo ha giustamente definito un film di Al Qaeda), il tema del borderline e un omaggio continuo al cinema. Per me, chi riesce a mettere insieme John Ford e 300 merita la mia stima, anche solo per aver avuto il coraggio di provarci.
    E per me sta qui la sua grandezza. Nel fatto che prende una storia che conosciamo, che sappiamo come va a finire, eppure ti lascia comunque lì ad occhi sgranati. Poi il fatto che io l’abbia amato oltre ogni limite è un altro paio di maniche 🙂

  10. kudu Says:

    quoto…e rilancio:
    rappresenta l’emblema del blockbuster, pieno d’effetto e scarico di idee;
    saccheggia a piene mani dall’immaginario di Miazaki, oltre che molto beceramente da nonno Disney con spruzzate di fantasy alla Ralph Bakshi..però da tutto sto saccheggiare cosa esce? Un Pochaontas misto all’ultimo dei Moichani e balla coi lupi..gli sceneggiatori stavano in vacanza su Pandora mentre il buon vecchio Cameron di una volta contava gli introiti negli uffici della produzione.

    rimandato ai prossimi 300 milioni di dollari.

  11. Narelen Says:

    L’unica cosa su cui tutti si trovano d’accordo parlando di questo film a quanto pare é l’estetica spettacolare 🙂
    Io l’ho adorato anche per la trama. Mi sono commossa molte volte durante la proiezione. Non ho trovato la storia banale. Semplice, certo, ma in grado di focalizzarsi su delle questioni importanti trasmettendole con la forza che si proponeva. Credo che la bellezza di una storia risieda nel come é raccontata. Anche quando il suo scheletro é composto di topoi visti e rivisti. E anche la bellezza di un’immagine e di un’inquadratura é narrazione e linguaggio.

  12. Ema Says:

    Non sono ancora riuscito a vederlo 😦
    Ho sempre pensato che una forte categorizzazione dei cattivi serva proprio a consentire di massacrarli senza troppe remore, mi riallaccio al discorso che facevo sui videogame sparatutto: ora non so se alla fine di Avatar succeda proprio questo, ma in generale se io sceneggiatore voglio giocarmela su battaglie e ammazzamenti, o faccio un film “diverso” (ma a quel punto, come già detto, il punto di interesse sarebbe altro che non lo scenario) oppure devo fare in modo che gli spettatori non storcano il naso per lo sterminio di tutti quei “cattivi”. In star wars è vero che c’è grande “tridimensionalità” sia dei buoni che dei cattivi, ma è pur vero che quelli che vengono fatti fuori a milioni sono tutti droidi o nel peggiore dei casi CLONI (che, come si dimostra, sono una sorta di fantocci. E mai nessuno si ferma a considerarli come esseri umani, nonostante tutti i cavalieri Jedi ripetano di non considerarli come vittime sacrificabili). E’ quasi fisiologico che la carne da cannone debba essere disintegrata senza produrre pensieri “impuri”.

  13. polifonie Says:

    @vocedelsilenzio e @avalon9:

    “Sono rimasto così affascinato da Pandora che nei miei pensieri c’era spazio solo per lei”.

    “La Natura è forse l’unico personaggio potenzialmente a tutto tondo; confinata fra figure comuni e bidimensionale.”

    Ecco, penso che questo fosse esattamente l’obiettivo del film: obnubilare il plot dietro una cortina visiva abbacinante, e ridurre la caratterizzazioe a pochi schizzi, condensarla a puro manicheismo, in modo che non si rendesse necessario per il pubblico problematizzare gli eroi, positivi o negativi.
    Il messaggio: concentrarsi sulla natura, e solo su di essa, e non su noi stessi, per una volta. Se manca l’identificazione con il personaggio (e credo nessuno si possa davvero identificare né con l’eroe positivo e neppure con il negativo, tali sono le estremizzazioni: un paraplegico che necessita di recuparare autostima, e un mostro tout court), con cosa ci si identifica.
    Da spettatrice posso affermare con tranquillità che l’unico personaggio in cui mi sono identifica è proprio la Grande Madre (tutt’altro che appena abbozzata, direi). Ho provato dolore fisico assistendo alla distruzione del luogo, e un grande sentimento nei momenti più lirici (il volo dei soffioni, per esempio, quintessenta bucolica).

  14. polifonie Says:

    scusate, quella sopra sono io, Claudia, ero loggata con l’account del blog 🙂

  15. claudia b. Says:

    Mi permetto anche di riportare la più bella recensione che ho letto finora, per ravvivare il dibattito che a me sembra molto interessante:
    http://www.facebook.com/#!/note.php?note_id=299932108451

  16. Lara Manni Says:

    Devo ammettere che gli unici momenti di empatia sono stati quelli della distruzione dell’albero e dell’esodo dei nativi.
    Però non è tanto il riprendere temi da altri film che mi ha lasciato perplessa: ci sono film che ho amato molto, come Kill Bill, che sono un letterale cut’n paste (persino da Arancia meccanica, oltre che da Sergio Leone).
    I miei dubbi restano sulla costruzione dei personaggi: è vero che secondo la lettura di Claudia, nel momento in cui il fuoco è sulla Grande Madre, il resto si sfoca. Però, proviamo a ragionare con il what if: e se la macchietta dell’imprenditore non fosse stata tale? Se il difensore (anzi, colui che prosegue in automatico la logica capitalista) avesse portato argomenti più forti invece di giocare a golf? Se avesse difeso il valore del denaro (cosa che fa orrore a tutti noi, certo) in toni e modi che ci portano a smascherare davvero chi quei discorsi fa?
    Voglio dire: i “nostri” cattivi sono ben più arguti. La visione Bene/Male così netta non ci aiuta a smascherarli. E’ vero, questo è un sottotesto che non è necessario chiedere…ad una storia fantastica? O forse sì?
    Riprendo Tolkien. La follia di Saruman ha un suo fascino. Esercita un fascino anche a chi è dalla parte di Frodo. E non a caso uno dei suoi compagni guarda nella sfera, nel libro: perchè il Male ha fascino.
    Qui il Male è stupido. Ok. Hannah Arendt alla mano, lo è, lo può essere anche davvero. Ma io continuo ad avvertire una pecca, ed è una pecca di scrittura.

  17. Stregatto Says:

    Avatar: pocahontas recitata da puffi giganti, il tutto in 3d e in mille colori.

    Ok, si potrebbe dire così, ma è riduttivo; la trama è obiettivamente molto semplice ed estremamente scontata, d’altronde la complessità del mondo dipinto è veramente ragguardevole.
    Quando ho saputo che sono già previsti gli “episodio 2 e 3” non ho potuto fare a meno di pensare che abbiano concentrato il 1° sul “mondo pandora” rendendo semplicissimo tutto il resto per non “scavalcarlo”, poi spero tireranno fuori qualcosa di più come trama e complessità dei personaggi.

    Sul discorso della grande madre, non sono d’accordo.
    In Avatar TUTTO è interconnesso a livello cognitivo; tutto il mondo è in realtà un unico grande organismo, con un sistema nervoso condiviso (anche se a nodi singoli e autonomi); è molto di più di quanto si intende di solito con i discorsi sulla natura terrestre.
    Più che “natura grande madre” la definirei “natura P2P”.

  18. Stregatto Says:

    Lara… se i cattivi fossero stati furbi… i puffi sarebbero stati bombardati dall’orbita e il film sarebbe finito in 5 minuti.

    Oppure se la vuoi guardare da un punto di vista tecnico, invece di fare una miniera a cielo aperto e sobbarcarsi i costi (elevatissimi) della difesa, se il filone era così ricco, visto il valore strabiliante del minerale, e il fatto che i puffi non scavano, bastava farne una sotterranea.
    Al che il film sarebbe stato un documenario su pandora :-p

    Il punto è che o facevano i cattivi-fessi monodimensionali, oppure se li avessero fatti furbi, scaltri e ben motivati o avrebbero evitato il conflitto (che costa), oppure avrebbero vinto a mani basse, bendati e saltellando su un piede solo.

  19. :A: Says:

    Personalmente trovo scandalosa la totale mancanza di inventiva grafica (sto parlando di idee visive, non del livello tecnico, indiscutibile).
    Tarantino che cita in maniera postmoderna è molto diverso da Avatar, in cui non si riesce a visualizzare una scena senza appoggiarsi a Miyazaki o a visualizzare un mondo (visto che questo mondo tanto ha affascinato) senza plagiare Metal Hurlant.
    Le citazioni, “digerite” e assimilate in un contesto più ampio, ci possono stare. Qui non c’è UN concept visivo nuovo, è saccheggio puro.

  20. claudia b. Says:

    @Lara:
    “La visione Bene/Male così netta non ci aiuta a smascherarli. E’ vero, questo è un sottotesto che non è necessario chiedere…ad una storia fantastica?”

    Il mio punto di vista è che non è necessario richiedere ulteriori spiegazioni in generale, e non in particolare a una storia fantastica.
    Citi molto saggiamente Tolkien, però da un lato la narrazione in Tolkien (se non erro, ma non sono un’esperta) aveva un altro obiettivo, e cioè smascherare il male *fra* gli uomini, e non la distruzione sistematica dell’ambiente compiuta *dagli* uomini, davanti alla quale i buoni e i cattivi sono semplicemente due declinazioni del genere umano;
    dall’altra parte, noi viviamo immersi nella logica capitalista oramai da un secolo, e i meccanismi di cui parli tu a questo punto e in quel contesto sarebbero suonati abbastanza didascalici. Mi spiego: a che pro chiedere al cattivo giocatore di golf di fare un discorso articolato, quando chiunque viva e interagisca con il mondo come lo conosciamo noi sa benssimo di quali logiche di profitto si sta parlando? Allora, a me sembra molto più riuscita una caratterizzazione stilizzata e una funzione veicolata da un unico dettaglio: gioca a golf invece di riflettere, come fa qualsiasi CEO di qualsiasi grande organizzazione che trae profitto dalla distruzione dell’ambiente. Cioè, il gesto veicola il contenuto. Lo stesso si può dire di Carlo Magno nella Chansond e Roland (parlo del testo originale del xii sec., non delle rielaborazioni successive), che come è noto è il testo-paradigma di tutta la tradizione epica europea del mondo moderno, quindi escludendo la tradizione classica e quella orientale: si tira la barba e piange invece di discutere con i pari di Francia della questione di Rolando alla retroguardia, e così si rende responsabile della morte dell’eroe. Tutti all’epoca conoscevano la vicenda della rotta e le vere intezioni dell’imperatore francese, e quindi non c’era bisogno di affondo nel personaggio. Si tratta appunto di un personaggio-funzione che contribuisce con il suo silenzio ad innescare la tragedia rolandiana. Lo stesso credo che valga qui: il cattivo che gioca a golf è un personaggio-funzione, un “tipo”, come nella commedia dell’arte, la cui funzione è appunto quella di innescare la parte finale della vicenda, e non una riflessione sul male, di cui sappiamo già abbastanza.
    Scusa se mi sono dilungata, ma mi occupo proprio di caratterizzazione nell’epica 🙂

  21. Lara Manni Says:

    Il dilungamento mi fa un enorme piacere 🙂
    E’ vero, Carlo Magno è un “tipo” così come il CEO golfista. Però non sempre l’epica (credo, io parlo davvero da profana) ha bisogno di appiattire. Rilancio con Omero. Ma anche, arrivando fino ai tempi nostri, con i Wu Ming. Anche i loro personaggi minori, nel bene come nel male, hanno sempre un nocciolo d’ombra o di luce.
    E’ vero che questo è cinema, ma anche il cinema è narrazione.
    Io non avrei voluto che i cattivi fossero furbi (e rispondo anche al gatto): avrei voluto che fossero sfumati. Che ci fosse stato, nel famoso discorso del Perfido Generale, un soldato che avesse chiesto: ma signore, è sicuro? Una pennellata, ecco. Ma penso che abbiamo bisogno di chiaroscuri, anche nelle fiabe.
    Anche perchè siamo andati avanti, nel frattempo. Forse. 🙂

  22. demonio pellegrino Says:

    mmm, non sono d’accordo. E’ vero, la storia si e’ gia’ vista. Ma Avatar e’ una redifinizione del cinema…ha lo stesso valore dei primi film dei fratelli Lumiere, secondo me. Per cui l’eventuale debolezza della storia non inficia in niente la mia meraviglia.

    Non sono neanche d’accordo sulla questione Iraq. Non ce l’ho visto. Non c’e’ nessuno, qui in America, che – pur contrario alla guerra in Irak – consideri gli iracheni e i seguaci di Al Qaeda come dei puri di spirito che vivono in contatto con la natura. I grandi puffi blu sono gli indiani: la storia e’ presa pari pari dalle mille storie di sterminio e abuso della terra degli indiani perpetrati dagli americani nella seconda meta’ del XIX secolo.

    I casi in cui i minatori (con o senza l’appoggio del governo) hanno ammazzatto gli indiani nei loro territori non si contano…

    Chiaroscuri in quella storia non ce ne sono.

  23. Stregatto Says:

    La sfumatura dei personaggi, sarebbe stata funzionale alla storia?
    Dal punto di vista dei produttori, che vogliono venderne milioni di biglietti… mi sa di no.
    Qual’è il punto di forza di Avatar? La grafica e pandora. Tutto il resto… puf.

    Senza dubbio però il poco spessore “pesa” e, a mio avviso, rende Avatar non un “capolavoro”, ma solo una “milestone”, non un film perfetto, ma un qualcosa che comunque segna la storia del cinema e con cui i film successivi dovranno confrontarsi.

  24. Lara Manni Says:

    Demonio, ricordi Piccolo grande uomo? Era una storia lineare, molto simile peraltro (uomo bianco eccetera), ma zeppa di chiaroscuri. E senza happy end, con tutta la malinconia e il dolore che si riserva ai mondi perduti.
    E Alzata con pugno di Balla coi lupi? Anche in quel caso c’erano chiaroscuri, nel suo background.
    Sono tutte milestones. Piccolo Grande Uomo 1970, Balla coi lupi 1990, Avatar 2010. Corrono vent’anni esatti fra l’uno e l’altro film. Certamente Avatar stravince sul piano dell’immagine. Il primo stravince sul piano della storia. Ma può darsi che la storia, è vero, diventi meno funzionale.

  25. demoniopellegrino Says:

    mmm, dov’e’ il chiaroscuro in balla coi lupi? Non ce lo vedo…E se vogliamo, poi, anche tra gli impiegati della multinazionale c’e’ la gente che piange e si rifiuta di combattere. Anzi, ora che ci penso, c’e’ piu’ chiaroscuro in Avatar che in balla coi lupi…

    Poi, insisto: secondo me Avatar e’ su un altro pianeta rispetto a piccolo grande uomo e balla coi lupi. Quei film, bellissimi, non hanno reinventato il cinema. Hanno raccontato magistralmente belle storie. Avatar ha reinventato il cinema.

    Almeno secondo me. Augh.

  26. Lara Manni Says:

    Sul piano visivo siamo d’accordo 🙂
    Chiaroscuro? Alzataconpugno ha avuto la famiglia sterminata dai Sioux, e li ha odiati con tutto il cuore. Però è una di loro. Dunque, i Sioux non sono “i buoni a prescindere”.

  27. Melmoth Says:

    Lara, quanto sarebbe bello su un film non sentire mai più le parole “era bello dal punto di vista visivo” (non è una critica a te, ovviamente). Perché una buona storia deve sempre contare così poco?

  28. demoniopellegrino Says:

    mmm, sai che non me lo ricordo? Cioe’, non mi ricordo la sua storia. Mi ricordo che era una vedova di uno dei sioux, ma la storia precedente, che nel film non si vede, non me la ricordo. Il che pero’ conferma che NEL FILM, sono tutti o di qua o di la’.

    Melmoth, be’, il tuo commento potrebbe avere un senso per film “normali”. ma e’ come dire che i primi robot antropomorfi sono brutti perche’ non si movono fluidamente.

    Prendi un altro film, wall-e. Una storia di una banalita’ strabiliante. Una cagata col botto. Eppure, me lo riguarderei anche stasera per godere degli effetti.

  29. Melmoth Says:

    Gli effetti di Avatar sono nuovi.
    La novità durerà, dai, facciamo dieci anni. Magari otto.
    E poi? Te lo vedrai ancora Wall-E tra dieci anni? Per gli effetti?

  30. CosinoNero Says:

    Avatar me lo sono visto poco tempo fa. Sicuramente è uno di quei film che va visto proprio per la novità. Certamente è innovativo, vedere la profondità è un enorme passo avanti (il prossimo saranno gli ologrammi?), e la trama, nonostante tutto, era veramente carina. Il finale però era scontato.
    Tra l’altro il personaggio Norm Spellman parlava come un nerd che gioca a wow, specialmente quando parla delle montagne fluttuanti di Pandora.

  31. Avatar? « Laramanni's Weblog Says:

    […] Here is the original post: Avatar? « Laramanni's Weblog […]

  32. Mele Says:

    1. Non ho potuto guardarlo in 3D, e quindi mi sono persa gran parte dello spettacolo. In tv come sarà? Comunque, grandi innovazioni, grandi tecniche e… fra un anno ne uscirà uno tecnicamente elevato alla potenza. Che “dieci anni”!
    2. Io tengo per l’uomo bianco. Ma a parte quello. Chi mi spiega l’effetto del paradosso dei gemelli? Chi mi spiega come trasportano quello che sono lì a prendere se ci impiegano gli anni che ci impiegano ad arrivare? (per non fare anticipazioni -_- “… ) Tutto è dato per scontato, e a me sembra solo non realistico. Ok non fare gli “spiegoni” (in questo senso, mi è piaciuto il modo in cui si vengono a sapere i dati temporali) con didascalie e infodumping a non finire. Ma insomma.
    3. Spiego perché tengo per l’uomo bianco: presente il finale? Non è una via un po’ troppo… facile? Proprio un “deus”, se non ci fosse stato l’alberello magico e la sacerdotessa stile voodoo? Troppo… bah, qualcosa di insipido.
    4. E cavolo, avete visto cosa faceva il cattivo (soprannominato da noi amici “Scar”, vedi sotto), quando non aveva ossigeno? È immensamente esagerato, ma che figata!
    5. Le citazioni. Dalla Disney, da mille altri film per bambini. –SPOILER- Quando lui rimane da solo nella foresta? Cosa mi ricorda quando si nasconde sotto le radici di un albero per sfuggire alle grinfie della belva? Per fare un esempio. Poi, la connessione personalizzata con i “draghetti”? Eh, ricorda qualcosa. E poi, ma il suo primo dragetto che fine fa? Si prende quello figo e dimentica l’altro in garage? A parte che si capiva da quando aveva visto il teschio cosa avrebbe fatto alla fine… E la fidanzata rubata, in che cartone era? –FINE SPOILER-
    6. Wall-e era una cosina carinissima! E poi lì vincevano gli umani! E poi c’erano i titoli di coda con la storia della pittura e le citazioni dai quadri di Van Gogh ( http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ab/Vincent_Willem_van_Gogh_118.jpg )! E secondo me la storia era semplice, “piccola” ma non banale. Fantasiosa e abbastanza profonda.
    7. Se Pandora fosse davvero una metafora del Web, che cavolo di messaggio manda? Meglio rimanere “collegati” a vita? Un po’ insano.
    8. –SPOILER- A me Pandora non è proprio piaciuta. Vivere in un albero? Senza carta igienica (o cose ancora più importanti per una signora!)? Con tutti quegli animali viscidi e senza peli! Non ci sono gatti. Gli umani non possono cantare o suonare, perché dovrebbero farlo colla maschera e spiegami tu la meccanica della cosa. E la privacy? Cammini per i fatti tuoi, ti si impiglia la treccia in una liana e in un momento tutto il mondo sa cosa stai pensando. –FINE SPOILER-
    Insomma, siamo scesi dagli alberi millenni fa. Dobbiamo tornare indietro? Avrebbe senso farlo? Non dico che la nostra società sia l’ultima possibile (messaggio veicolato da altri film, tipo Madagascar…), che sia la “fine della storia” e tutto il resto. Ma siamo umani, che cavolo, non c’è nessun film che ci possa insegnare ad amarci così come siamo senza pretendere di trasformarci in qualcos’altro?
    (A parte Wall-e. Lì si torna uomini. Wall-e è bello. Dimmi qualcosa, Demonio, dai. E, Melmoth, lo rivedrò. Con i miei bambini. Che imparino qualcosa.)

  33. demoniopellegrino Says:

    Mi sono spiegato male: dicevo, Wall E e’ bellino come effetti, ma non e’ Avatar. Avatar tra dieci anni te lo riguardi, e anche tra cinquanta, cosi’ come ora gli appassionati di cinema si riguardano le cagate (dal punto di vista della storia) dei fratelli Lumiere: perche’ rappresentano gli albori del cinema.

    Mele, mi hai fatto schiantare con il “E la privacy? Cammini per i fatti tuoi, ti si impiglia la treccia in una liana e in un momento tutto il mondo sa cosa stai pensando”.

    Io voglio sapere come fanno sesso. Pare che ci fosse una scena, tagliata poi per le sale. E’ chiaro che usano quello spinotto. Pero’ ci dev’essere qualcosa di piu’, altrimenti e’ uguale a come quando vanno a cavallo.

    Pare che nel dvd ci sara’ la scena di sesso. Solo per quello, va visto.

  34. Mele Says:

    Oddio, sarebbe una cosa un po’… furry. Ugh. Ma sono brutti. E Blu. Come guardare accoppiarsi i Puffi.

  35. Luca Says:

    Ciao Lara,

    intanto ringrazio Claudia, che ha citato la mia recensione (la migliore che ha letto, grazie !) e mi piacerebbe spendere anch’io due parole sul tema. E chiaro, ed indiscutibile, che i personaggi sono b/w. Ma è giusto così ! e per i motivi che Claudia ha spiegato molto meglio di me. I personaggi di Avatar sono dei characters, delle maschere, ma non nel senso che nascondono qualcosa, ma perchè sono degli stereotipi, e quindi con quella linearità, che noi – abituati ai personaggi complessi del nostro tempo – scambiamo per bidimensionalità. Invece nell’epica antica e medioevale, ma anche nella commedia dell’arte italiana questo era il procedimento standard. Vi erano dei personaggi ‘tipo’: lui,lei, l’altro, il buono, il cattivo. Ed intorno a questi schemi si costruiva la storia reiterando ruoli e relazioni. Un pò come la ‘Morfologia della fiaba’ di Propp, con tutti i dovuti distinguo. Un’altro che – in tutt’altro genere – ha fatto lo stesso lavoro è Rohmer nei “Six contes moraux”, dove i personaggi sono gli stereotipi della borghesia francese, assolutamente e volutamente piatti, un puro rimando (in questo senso maschere) ad un’identità vuota (penso anche ad ‘Eyes wide shut’). Tornando ad Avatar, i personaggi sono gli archetipi della cinematografia americana di genere, come è stato ampiamente detto, e quindi non serve che diventino veri uomini, sono ‘i loro ruoli’ sono icone. Non so se questo sia bene o male, ma è la spiagazione dei ruoli. Non credo pensiate che Cameron non fosse in grado – volendo – di dare spessore ai suoi personaggi: è una scelta, voluta.
    Un ultima considerazione, che mi è stata suggerita dall’amico Ivan Carozzi, e che mi ha illuminato: la caduta dell’albero madre è l’11 settembre, la caduta delle torri, il Götterdämmerung, il crepuscolo degli dei. Le urla, le lacrime, la polvere, la lentezza della caduta, le persone che si allontanano. Tutto è studiato su quei filmati: nessuno me lo toglie dalla testa. Cameron è un genio, e ciò che mi convince davvero a pensarlo è che Avatar per un canale o per l’altro a le potenzialità per piacere a tutti, indipendentemente dall’estrazione sociale, dalla cultura, o da qualsiasi altro fattore od estrazione sociale, ma questo può farlo perchè tocca corde che sono proprie dell’umano, costruisce immaginario, e ci chiama a farne parte. E come fai a non andare su Pandora !!

  36. eleas Says:

    luca io resto convinto come espresso più sopra, che pur usando delle maschere l’umanità si poteva salvare, concordo con Mele quando dice che tiene per gli umani. Per quegli umani che in wall-e pur nella loro scemenza alla fine trovano una volontà di riscatto. Qui il solo riscatto dell’uomo è la negazione di ciò che è. Il messaggio sull’umano è quello tremendo. La storia in sé pass aancora su un altro piano d’importanza. Ed ecco il parallelo con internet.
    In un mondo in cui l’umano è merda, meglio la fuga definitiva su Pandora-web. Dove puoi essere chi vuoi. Non è un buon messaggio.

  37. Luca Says:

    Ho letto adesso dell’ipotesi di paragone con Wall-E. E’ interessante, soprattutto perchè Wall E è un capolavoro, senza mezzi termini. Avatar non lo vale, ed anche qui non ho dubbi, da un punto di vista cinematografico. Ma è come paragonare – che so – in musica Giuseppe Verdi e James Taylor. Non ha senso, ognuno nel so campo è geniale, ma non si può paragonarli. Cosa è più utile ad un bambino? (non dimentichiamo che sono loro il target principale): entrambi, in modi e fruizioni diverse, ma certamente entrambi. Wall-E è pura poesia, ma i semi dell’alberosacro fluttuanti nell’aria di Pandora non hanno nulla da invidiargli.

  38. Luca Says:

    Siè vero, “il solo riscatto dell’uomo è la negazione di ciò che è.” ma anche in Blade Runner, ad esempio, era così. Non ci vedo questa negatività di principio. Non siamo insostituibili, ne gli unici, siamo un elemento di qualcosa di molto più vasto di noi. Oggi ci siamo e domani no, e questo vale per tutti. Non credo in un ‘umanesimo’ per dovere, ma credo di più in un etica universale che mi porti ad essere corretto anche a mio discapito.

  39. Mele Says:

    Non sono d’accordo. Wall-e insegna a essere indipendenti e a contare sulle proprie forze. Avatar insegna che un paraplegico può avere una bella vita solo cambiando corpo.
    Il tizio protagonista, da umano è un perdente e anche un poco stronzo. Da Avatar è un eroe. Che significa?
    Non sono queste le cose che vorrei insegnare a mio figlio.

  40. Mele Says:

    Noi siamo insostituibili e unici, che cavolo, siamo persone. Non siamo prese per la corrente! Per quanto olistica sia una visione del mondo.

  41. Lara Manni Says:

    Che bella discussione!
    In effetti, se un film stimola questo tipo di approfondimenti, qualcosa c’è. E’ vero quel che dice Luca (benvenuto): vengono toccate corde profonde. E’ anche vero che non per tutti quelle stesse corde vengono sfiorate nel modo giusto. Io continuo a soffrire la semplificazione e anche un’altra cosa: la sensazione che tanti elementi siano stati assemblati con consapevolezza anche un poco astuta.
    Ma sono pignola, come è noto.

  42. Stregatto Says:

    Sono perfettamente d’accordo con Mele che spesso i discorsi dei sostenitori dell’eco-naturale-sostenibile siano poco realistici; a mio avviso non dobbiamo negare quel che siamo ne’ tornare sugli alberi (per carità, chi vuole, vada; io penso che “fisicamente” non sia in grado di sopravvivere “brado”); i discorsi sullo sviluppo sostenibile spesso vedono il sostenibile solo come green, tralasciando gli altri pilastri (sociale ed economico) così come “dimenticandosi” del fatto che dovrebbe essere SVILUPPO.
    E tornare indietro alla favola del “buon selvaggio” è poco sensato.
    Personalmente credo che invece sia lo sviluppo la chiave per riuscire ad evolvere in modo equo ed in equilibrio con la natura (un equilibrio dinamico, di una società in continuo sviluppo e mutamento, non l’equilibrio statico del villaggio dei puffi).

    PERO’ questi discorsi si applicano all’ecosistema terrestre; “pandora” è molto diversa, è un solo organismo, una sola mente. Gli indigeni prima di morire fanno backup nella mente globale! Quando cambierebbe la nostra prospettiva della natura se la pianta in giardino contenesse la mente vivente di nostro nonno? Sicuri che lo tagliereste? (vostro padre era così rompiballe?)

    Ma anche in questo caso, secondo me, stiamo andando troppo a fondo, cercando ciò che non era obiettivo primario di Avatar.
    Cameron voleva un film di gran successo, ha usato grafica immaginifica e strabiliante (anche se in parte scopiazzata), archetipi di facile comprensione, una storia lineare, comprensibile a tutti (come detto da Luca) e… una morale… “di moda”.

    Fatto, grande successo, pacco di soldi.

    Wall-e è poesia.
    Avatar una pietra miliare per il mondo creato e per gli effetti speciali.

  43. Luca Says:

    Se ciò che vuoi dire Lara è che con quel potenziale si poteva fare molto di più sono d’accordo, però insisto sulla questione delle diverse sensibilità. Noi siamo intellettuali europei sofisticati e pignoli, nel bene e nel male, mentre Avatar ha un orizzonte ben più ampio.

    @mele. Capisco bene il tuo punto di vista, non credere. Ma vi è una differenza di fondo. La mia ricerca scientemente e volutamente mi allontana dall’umanesimo, in cerca di un etica differente, e di una visione non antropocentrica. Possiamo parlare di olismo, di induismo, di animalismo, di Gaia, etc. ma in fondo la differenza è cruciale. La razza umana è un elemento – per quanto estremamente limitato – anche abbastanza disturbante nell’economia dell’universo. Restando comunque in una scala accessibile, non credo che la rivendicazione dell’umano sia una strada corretta verso un futuro ‘più giusto’. Iniziamo a fare ammenda per errori millenari.

  44. Lara Manni Says:

    E bravo Luca. Forse pecchiamo, pecco, per esigenza di complessità. Ma è vero quello che dice anche lo Stregatto: Avatar necessitava di tematiche semplici. Ripeto però che appena un po’ di spessore ai villain avrebbe aiutato: appunto, penso a Darth Vader.

  45. Stregatto Says:

    il gattaccio imamgina Dart Vader che invade Pandora con un esercito di cloni e sghignazza soddisfatto…

    Luca, la tua ricerca è molto interessante; sono pienamente d’accordo che, da un punto di vista esterno la razza umana sia un elemento e soltanto un elemento di un tutto più complesso.
    Però, se prendo il mio punto di vista, divento, per forza di cose, antropocentrico; io guardo con i miei occhi e penso con quello che so, recepisco e conosco; nulla più.

    E poi senza umani… che mondo sarebbe e, soprattutto, chi mi darebbe i croccantini? (Laaaaraaa)

  46. Luca Says:

    hahhahah, ma certo micione 🙂 anch’io compro i croccantini per una gattina che mi fa le collole, ed è ovvio che poi ricadiamo nella nostra quotidiana visione. Uccido il buddha, e accetto i miei limiti e le mia mancanze, anche se dietro c’è un mondo di dolore. E’ giusto così.

    @Lara, vero Darth Vader ha una ben più solida consistenza, però Lucas ci ha messo sei film per costruirla !

  47. Lara Manni Says:

    Il punto di fascino è nella metafora della rete, secondo me: e devo confessare che mi ha un po’ stupita il tecnoentusiasmo di Cameron: perchè il rapporto mondo reale/mondo illusorio è sempre stato un desiderio e un tormento, da Platone in giù, più che una meta. Questo mi colpisce.
    Perchè è come se, infine, per ottenere il paradiso perduto, dovessimo sbriciolare la nostra corporeità, smettere di respirare (letteralmente). Mutare, in una parola.
    Altro punto di fascino, da antica tolkieniana: la creazione di una lingua. Quella è una parte che mi è piaciuta molto: imparare a parlare nuovi linguaggi (e crearli, perchè il Na’vi è stato effettivamente un’invenzione degli autori) è un bel segno, forte.
    Uh, controversa la faccenda.

    Ps. I croccantini per il gattone ci saranno sempre, anche se si dovesse dipingere di blu.

  48. claudia b. Says:

    complimenti Lara, bellissima discussione, di gran lunga la più interessante che ho visto su Avatar. Rilancio su FB. Un saluto

  49. debby Says:

    ciao lara!!
    proprio ieri ho visto avatar…
    ti dirò..a me è piaciuto molto…anche se a dire il vero avevo già intuito la fine…nel momento in cui GRACE muore con la possibilità di poter scambiare i corpi……bè si è accesa la lampadina!!^^
    2 erano le cose o lui andava via da pandora insieme agli altri o appunto decideva di rimanere utilizzanto proprio lo scambio dei corpi!!…
    guarda caso non poteva camminare…e…magia!!!un corpo tutto nuovo!!!^^
    comunque l’hò apprezzato!!
    ti saluto
    ps: sto colorando il disegno!!..ed ho postato cose nuove….se ti va..mi fa sempre piacere!!^^

    ciao
    DEBBY.

  50. Bloggo ergo SUM! » Avatar Says:

    […] in giro per internet. Quella entusiastica di Fab e Stefano, quella più ponderata e riflessiva di Lara, quella tratta da questo articolo. Non partivo avvantaggiato. Troppe opinioni, si rischia un […]

  51. le Malvestite » Blog Archive » Avatar, guida alla conversazione DEFINITIVA Says:

    […] Archetipi: Giovane cinefilo, Michel Maffesoli; Influenze: Matt Bateman, Eyes Wide Ciak, Luca su Laramanni’s weblog, L’isola di Mompracem; Temi: Michele Coscia, Arturo su Freddy Nietzsche, Cineblog, CineRoom; […]

  52. Lara Manni Says:

    Uh, ma quante citazioni!
    Debby, viste le novità: sei sempre più brava 🙂

  53. debby Says:

    grazie…molto gentile..come sempre!!^^
    KISS debby!!^^

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