Ossessione

La domanda è:  gli scrittori hanno sempre un’ossessione? Non dico in tutte le storie che scrivono, ma hanno un tema che ricorre di quando in quando?

Me lo chiedo perchè ho finito il racconto spettrale, e mi sono resa conto che nelle ultime tre storie brevi che ho scritto (poi vi dirò in quali antologie appariranno) il tema della maternità è ben presente.

Così, mi sono messa a pensare. Per King l’ossessione è quella corrispettiva (la paternità), per esempio. E anche riagganciandomi al post su Avatar (la natura e la distruzione della medesima), mi chiedo se ci siano tematiche, sempre quelle, che di volta in volta affiorino in questa o quella storia.

Nevica e si va sul meditativo.

20 Risposte to “Ossessione”

  1. Vale Says:

    Bè, la natura e la distruzione della medesima è uno dei miei temi.

    King non ha solo la paternità, ma anche il vaso di Pandora e l’impossibiità di richiuderlo una volta aperto.

  2. Vocedelsilenzio Says:

    Io, nel mio piccolo, più che altro ho l’ossessione di alcune ‘cose’ e non di concetti. Per esempio tendo ad inserire spesso riferimenti alla mela di Adamo ed Eva, poi tendo anche ad inserire le orchidee…

    Se penso a scrittori ‘veri’, la prima che mi salta in mente è Joanne Harris, che usa molto il cibo, sia esso cioccolato o sangue. Utilizza spesso anche la figura del reietto, del diverso mal voluto dalla società e in genere, nei suoi libri, c’è sempre una classe religiosa molto ‘influente’ e che tende a controllare tutto e tutti. (sì, se tu sei ‘ossessionata’ da King, io lo sono dalla Harris).

  3. Lara Manni Says:

    E’ interessante scavare nelle ossessioni. Vero per la Harris e vero il vaso di King.
    Per quanto riguarda me, oltre al materno e al femminile mi interessa la zona di confine veglia/sonno…ma questo penso si sia intuito. 🙂

  4. Stregatto Says:

    penso che ogni uomo abbia le proprie ossessioni… e le porti con se anche nei mondi che crea scrivendo.

  5. Eleas Says:

    ma sai che adesso che mi ci fai pensare su due storie alle quali sto lavorando in entrambe il tema di fondo è ricorrente? Probabilmente chi scrive resta volente o nolente influenzato da quel che gli accade attorno e lo rielabora.. no?

  6. YamiSanada Says:

    Uno dei temi con cui sono proprio fissata è la diversità: la storia – per me – più importante in cui sto cercando di svilupparlo è una science-fiction. In un certo senso ha anche a che fare con l’apertura del vaso di Pandora e, soprattutto, l’impossibilità di chiuderlo.
    Ma ultimamente anche l’ “invisibilità” e la solitudine.
    E infine, grazie a T.S. Eliot, la condizione dell’uomo di paglia.

    Mi sa che dovrò leggere qualcos’altro della Harris. L’unico suo romanzo che ho in libreria non mi è piaciuto affatto, ma quello che ha scritto Vocedelsilenzio mi incuriosisce.

  7. Lara Manni Says:

    Penso che in realtà ogni scrittore abbia un nodo da cui non sfugge: e penso che sia assolutamente suo, che riguardi la sua storia, magari le sue ferite, chissà. E magari può allontanarsene, ma quel nodo torna sempre.

  8. Giobix Says:

    io nei racconti che ho scritto trovo spesso i miei nodi, se posso li elimino perchè risultano ripetitivi.
    Le ossessioni degli scrittori le noto spesso: nei libri di Stieg Larsson vengono consumate quantità non indifferenti di sandwich con formaggio e cetrioli:) in Scerbanenco la donna è sempre vittima dello sfruttamento maschile, Corona è ossessionato dalla vendetta femminile, Lansdale dal razzismo e dalla violenza sugli animali.

  9. Melmoth Says:

    Ma… se l’ossessione è proprio scrivere?
    Un nodo al quadrato, al cubo, al tesseract.

  10. Ema Says:

    beh, le ossessioni sono un potente catalizzatore dell’immaginazione (se no non sarebbero ossessioni). E non si chiamerebbero ossessioni se non focalizzassero il pensiero di chi le subisce. Il fatto che uno se le ritrovi lì, senza averci pensato prima, e senza nemmeno che intendesse scrivere di quella cosa… oddèi, ma devi essere proprio ossessionato allora! 😛

    Scherzi a parte, penso che un’ossessione sia interessante di per sé, da raccontare. Per definizione. E quindi è un bene che esca fuori!

  11. Lara Manni Says:

    @Giobix, La paura della ripetitività, in effetti, c’è. A volte ho la sensazione che si vada a cicli. Il tris “materno” , per esempio, si esaurisce con la ghost story, almeno esplicitamente. Ma questo fa parte, secondo me, del modo di porsi nei confronti della scrittura: io penso che bisogna, ogni tanto, cambiare rotta. Non interessi, eh. Non credo che scriverò mai un mainstream o una storia realistica, voglio continuare a muovermi nel fantastico. Però cambiare rotta significa pensare ad altri contenuti, altri personaggi, altri contesti, e questo, credo, è salutare.
    @Melmoth. 🙂 Però dentro la scrittura ci sono i contenuti, no?
    @Ema. Sì, in effetti sì. Non è del tutto liberatorio, ma sicuramente nel momento in cui affronti un’ossessione, credo che chi legge avverta che sta nuotando in acque profonde. Spero, almeno.

  12. Vocedelsilenzio Says:

    Vado OT ma son curioso…
    @YamiSanada: che libro hai della Harris?

    Io credo poi che sia interessante anche analizzare l’evolversi delle ossesioni nei vari testi di un autore. Mi piace, per esempio, vedere come la Harris pone il problema del diverso ogni volta in contesti differenti…

  13. YamiSanada Says:

    Vado un attimo OT anche io, pardon ^^;

    @Vocedelsilenzio: Il seme del male.
    Come ho scritto, non mi è piaciuto; ma della Harris si dicono cose troppo interessanti per non leggere altro di suo. Il tema del diverso mi interessa molto perciò, dopo quello che hai scritto, Joanne Harris arrivo! 🙂

  14. Vocedelsilenzio Says:

    E, bisogna sempre dare un’altra occasione 😀 Ma lascia per ultimo Le parole segrete… a mio avviso non è la sua opera meglio riuscita.

  15. claudia b. Says:

    Non sono una scrittrice – magari in un’altra vita – ma la mia ossessione, se così la si può chiamare, è il silenzio come assenza. Trovo che la miglior resa letteraria del silenzio in quel senso si trovi in Body Art di De Lillo.

  16. Lara Manni Says:

    Bellissima la tua ossessione, Claudia. Caspita, mi stai facendo venire un’idea…e giuro che se la sviluppo ti dedico quel che ne viene fuori 🙂

  17. Fabio Catalano Says:

    La mia ossessione? La solitudine, quella triste purtroppo.
    In effetti di spunti ne dà tanti, ma nessuno felice. 😦

  18. Mimmi Says:

    Credo sia naturale avere le proprie ossessioni, e se uno scrittore mette la propria anima dentro un libro.. allora ci vanno pure le sue paure, le sue speranze, o qualsiasi cosa lo assilli dal mattino alla sera. Se diventano ricorrenti? Be’, possono trasformarsi nella caratterizzazione dell’autore, o diventare tremendamente noiose. Bisogna gestirle.

  19. claudia b. Says:

    Lara: mi incuriosisci! 😀

  20. Lara Manni Says:

    🙂
    E’ il famoso Romanzo Nuovo che ha preso almeno tre direzioni diverse. Ma adesso che sono libera dai racconti (che alla fine erano quattro, non tre)…

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