Contro gli acchiappapolli

Dunque, gli editori a pagamento: se n’è parlato su Lipperatura e ne parla oggi GL. Ayame ne parla da tempo.
Perfettamente d’accordo con tutti: occorre stroncarli, ora, subito. Aggiungo solo che appena ho messo piede su Facebook, oltre un anno fa, e appena ho scritto sul mio profilo che leggevo e scrivevo, sono stata subissata di richieste di amicizia da persone che ho poi scoperto essere coinvolte con l’editoria a pagamento. Acchiappapolli mi sembra la definizione più benevola.
Non c’è nessuna differenza fra questi individui e le cricche gelatinose di cui si legge nelle cronache politiche. Nessuna. Vendono sogni e ci si arricchiscono sopra, senza dare in cambio che libri pieni di refusi che, ben che vada, giaceranno sul fondo di qualche magazzino.
Non cadeteci, per nessun motivo al mondo: non si diventa scrittori perchè c’è il proprio nome su un pezzo di carta, ma perchè si ha voglia di raccontare.  E le alternative sono due: o pubblicate gratis, per il web. O, se arrivate alla carta, qualcuno deve pagare voi. Non viceversa.

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23 Risposte to “Contro gli acchiappapolli”

  1. imp.bianco Says:

    Ma… leggete nella mente mia e di Mad Dog? XD la prossima intervista sarà ad un ragazzo, mio amico, che ha pubblicato con il Filo. E logicamente Mad Dog non gliela farà passare liscia…

    Comunque concordo con te. Sono degli squali. Anzi peggio.

    X-Bye

  2. Melmoth Says:

    Si ma il vero nemico non sono loro, quanto gli editori ‘veri’ che/quando si comportano come loro. Diciamo che sono un metro di paragone. Quando un grande editore ha dei comportamenti assimilabili a un editore a pagamento, c’è un problema.

    M.

  3. Lara Manni Says:

    Intanto però bisogna cominciare con il fare chiarezza su quelli dichiarati, Melmoth. Non hai idea delle persone che si svenano perchè sono in mano a questa gente.
    Imp. Voglio leggere 🙂

  4. Fabio Catalano Says:

    Lara, una cosa. Si scrive per sé stessi, ma penso anche per gli altri. Quanto può soddisfare vedere il proprio libro pubblicato solo su internet? Chi mi assicura che venga “scoperto” da un potenziale lettore e poi comprato? Con questo non voglio dire che si deve pagare per farlo arrivare nelle librerie, ma credo che sia molto meglio se magari viene esposto in una vetrina. Non tanto per i soldi, ma come metodo di divulgazione… E’ un ragionamento sbagliato?

  5. Alessandro Forlani Says:

    Lara, non fare di tutt’erba un fascio. Esistono molti (troppi) editori a pagamento a dir poco truffaldini (il caso de “Il Filo”, che citi, è ormai noto). Questo è vero. Ma esistono anche editori a pagamento che operano con limpida onestà intellettuale, e propongono agli autori di loro interesse (REALE interesse, non i primi polli che capitano a tiro…) formule di pubblicazione niente affatto capestro, anzi di reale e reciproco vantaggio. Sono pochi, piccoli, coraggiosi e così rari che occorre “rintracciarli col lanternino”, come si usa dire.

    Non credere poi che la “grande” editoria di prestigio sia estranea alla soluzione della pubblicazione a pagamento. Resteresti sorpresa di sapere quanti e quali noti editori pubblicano con questa formula altrettanto noti autori. E’ che in alcuni casi a pagare sono altri (ovvero non gli autori ma certe loro conventicole), spesso insospettabili. Ciò è vero soprattutto per la saggistica…

    Infine: quella che il valore di uno scrittore venga immancabilmente riconosciuto e premiato dalla “grande” editoria è una favola romantica a cui non puoi più credere. Lette fra le righe, con gli occhi e il discernimento di chi conosce la realtà dell’editoria, certe interviste agli esordienti da migliaia di copie suonano a dir poco surreali. Esempio recente: la Avallone che spedisce i primi due capitoli (solo i primi due, senza aver ancora scritto il resto…) del suo “Acciaio” all’editor Rizzoli di cui conosceva nome e cognome e recapiti personali… (ti immagini quanti anonimi editor ha Rizzoli?), e quello subito le risponde “magnifico, ti pubblichiamo in 26mila copie!”… Ma và! Le vie dell’esordio sono il più delle volte – ahimé – altre; non dico immorali (questo no), ma governate da criteri diversi dal valore letterario.

    E potrei raccontarti molti casi che conosco per esperienza personale diretta…

  6. Ema Says:

    ma perché questi signori dovrebbero andare a bussare a una che ha già pubblicato, e non a pagamento, ma addirittura con Feltrinelli?
    Voglio dire, mi sembra tempo perso.

  7. eleas Says:

    concordo con l’immediata stroncatura senza appello del fenomeno e aggiungo che a mio avviso chi si fa pagare da qualcuno per pubblicargli un testo NON PUO’ essere in buona fede.

    PS: Il filo ha cambiato nome adesso si chiama in un altro modo che non mi sovviene se n’era parlato sul vlog del Falco qualche tempo addietro.

  8. Lara Manni Says:

    Caro Alessandro Forlani, anche se io avessi tutti i miei scritti nel cassetto, posso giurarti e sottoscrivere col sangue che mai e poi mai darei un centesimo a codesti signori.
    Poi.
    Sarà anche una favola romantica quella del primo romanzo pubblicato da un grosso editore, ma io ho esordito con una casa editrice non nanoscopica e senza sborsare un euro e senza calarmi le mutande. Che tu ci creda o meno.
    Onestà intellettuale e editore a pagamento, perdonami, sono due concetti che si escludono a vicenda.
    E pochi paternalismi, grazie.
    Fabio, al momento è la carta che fa lo scrittore, nella percezione comune: personalmente, credo che arriverà il momento in cui questa verrà sovvertita. Io ho cominciato su Internet e sono stata ben felice di essere letta, commentata e aggiunta ai preferiti: i lettori sono tali ovunque leggano.

  9. Laurie Says:

    Verissimo. O tenti la strada di un editore che non ti chiede nulla in cambio, o ti applichi per migliorare il tuo romanzo… o forse il tuo romanzo non è proprio da pubblicare.
    Sinceramente, però, il fatto che in Italia ci siano più aspiranti scrittori che lettori… fa un attimo riflettere, no?
    E poi sì, ecco, c’è sempre internet. Se proprio uno vuole condividere… secondo me le fanfiction del tizio più incapace di EFP sono più lette che un libro pubblicato da una vanity press.
    Per carità, so benissimo che scrivere è divertente: ma diventare scrittori mi pare un duro lavoro.

  10. Lara Manni Says:

    Vanity press è definizione meravigliosa 🙂
    Certo che fa riflettere, Lau. Il problema non è tanto che si aspiri a pubblicare: il problema è che qualcuno ti convince che PAGANDO puoi diventare tutto. Scrittore, tronista, cantante, presidente del cons…

  11. G.L. Says:

    Lara, posso unirmi? credo sia importante che chi ce la fa ad esordire per Case Editrici non minuscole debba far sentire la sua voce sia contro (grazie per il link, felice ti sia piaciuto il post) che a favore di chi, con tenacia, a testa bassa, con convinzione, ce la fa. In. Modo. Pulito.

    Ergo: si può fare, senza dare via il, senza sborsare una e senza avere la tessera del. (grazie per

  12. Lara Manni Says:

    Esatto GL! Altrimenti qui si alimenta la perversa convinzione “è tutto un magna magna” che va solo ed esclusivamente a favore dei mangiatori 🙂

  13. Elfo Says:

    Grazie ragazzi per questo post! Per chi non lo sapesse, adesso “Il filo” si fa chiamare “Gruppo Albatros” e si fa pubblicità persino sulle reti Mediaset (…) nonché su diversi quotidiani di rilevanza nazionale. Io conosco alcuni esponenti di case editrici piccole, ma oneste e trovo che la stragrande maggioranza delle case editrici a pagamento utilizzino mezzi poco meno che truffaldini. Però…c’è un però: sfruttano la debolezza dell’aspirante scrittore medio ovvero la convinzione di avere qualcosa da dire e di SAPERLO dire. E’ difficile, per chi ama la scrittura, ammettere che forse, ma proprio forse, non tutti abbiamo tanto talento da essere ritenuti degni di pubblicazione cartacea. C’è anche da dire che ci sono tanti di quegli obbrobri (spesso traduzioni da testi stranieri) rilegati con copertine scintillanti, che un poveraccio ogni tanto è tentato di dirsi ‘se ce l’ha fatta questa perchè io no? Io almeno non scrivo – “Non ci credo! – esclamò incredula.’ Insomma…il discorso è immenso, ma il riassunto è: ragazzi non pubblicate a pagamento! Se proprio tenete a vedere il vostro nome su un testo rilegato e nessuno vi considera andate in copisteria o utilizzate il print on demand, almeno i vostri soldi non finiranno nelle tasche di chi lucra sul vostro sogno!

  14. Marco Says:

    Non ci sono solo quelle a pagamento che rappresentano un problema.

  15. Ayame Says:

    E invece, Marco, sono proprio gli editori a pagamento il problema. E pure bello grosso.

    Poi, possiamo darci un taglio con le stupidaggini sul fatto che i big chiedono soldi? Sono voci messe in giro da gente che vuol fingersi bella e importante dicendo “Mondadori – pensa, Mondadori! – voleva che pagassi duemila euro per pubblicare con loro. Ho rifiutato, naturalmente.”

    P.S. Grazie, Lara.

  16. G.L. Says:

    Mondadori! pensa, Mondadori! Mi ha pagato per le mie schifezze! E pensa, lo fa con un sacco di altra gente! 🙂

  17. Ayame Says:

    G.L. sei un bugiardo, ammetti che sei stato tu a pagare loro 😀

  18. Lara Manni Says:

    Di niente, Ayame. Sinceramente, la faccenda mi dà ai nervi: possibile che non sia EVIDENTE che la pubblicazione a pagamento è un autogol? Cosa bisogna fare, scriverlo sui muri?
    Elfo, condivido tutto!
    GL: 🙂

  19. Roberto Says:

    Ah, puoi anche scriveglielo sulla fronte così che lo possano leggere tutte le volte che si guardano alla specchio e dubito che caveresti comunque un ragno dal buco, Lara xD
    E’ il meccanismo del “vorrei ma non posso” che dà il via alla giostra psicologica di chi paga per farsi pubblicare. Essendo in gran parte un meccanismo di auto-inganno, e ricordando che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, chiaro che non c’è un recepimento dall’altra parte.
    Comunque è giusto insistere. A fianco dei polli che godono a farsi strappare le penne, ci saranno anche coloro che si possono accorgere del trabocchetto che loro stessi si tendono e riconsiderare così le proprie azioni.
    [ma non ti aspettare riconoscenza, ovvio – si sa che fine facevano i messaggeri di cattive notizie … 😉 ]

  20. Lara Manni Says:

    Io consiglio sempre una full immersion su Efp, prima di cominciare a scrivere un romanzo… 🙂

  21. Laurie Says:

    E certo, lo penso anch’io. Magari diventare scrittore non è come diventare un medico, ma ci vuole comunque impegno, e non dev’essere un qualcosa che improvvisi dal giorno alla notte e con 2000 euro in mano.
    Comunque, non le chiamo io vanity press, ma gli ammeregani… ed è azzeccato al 100%
    Con loro ci guadagni solo un aumento di ego (ingiustificato).

  22. Lara Manni Says:

    Ingiustificatissimo 🙂

  23. Sara Says:

    Sono pienamente daccordo con tutti.
    Io avevo inviato un mio libro al concorso per esordienti del Gruppo albatros ( Ovvero il filo).
    Ma quando ho ricevuto il contratto mi si sono infranti tutti i miei sogni.
    Sono un’adolescente che scrive bene e vorrebbe che questo fosse il suo mestiere, rispondo ad un concorso per esordienti sperando di avere l’opportunitò giusta e loro quanto mi chiedono?
    3000 EURO!!!!! no ma dico, dove li vado a trovare tremila euro.
    E poi, non avevano detto che era un concorso per esordienti???
    E poi un vero editore, come avete ben detto, deve essere disposto a rischiare.

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